Come recupera i soldi chi vanta un credito non pagato?


Il creditore ha strumenti precisi: anagrafe dei conti, pignoramento telematico, revocatoria, ipoteca. Ecco come funzionano e quando conviene usarli.

Avete prestato dei soldi a qualcuno che non li restituisce. Oppure avete eseguito dei lavori e il cliente non paga. Oppure siete un condominio con un proprietario moroso. In tutti questi casi la legge vi mette a disposizione strumenti concreti per recuperare quanto vi è dovuto — ma usarli ha un costo, richiede un avvocato e non garantisce il risultato se il debitore non ha nulla.

Nell’ultimo decennio il sistema italiano ha subito una profonda riforma che ha reso molto più efficace il recupero forzoso dei crediti: oggi il creditore — tramite l’ufficiale giudiziario — può accedere telematicamente all’anagrafe tributaria, ai conti correnti, al Pubblico Registro Automobilistico. Non serve più affidarsi ad agenzie investigative per scoprire cosa ha il debitore.

La domanda su come recupera i soldi chi vanta un credito non pagato richiede di conoscere gli strumenti che la legge mette a disposizione, i loro limiti e i costi che comportano.


Il debitore deve dire cosa possiede: l’autodenuncia obbligatoria

Il primo strumento — spesso sottovalutato — è l’obbligo del debitore di collaborare attivamente con l’ufficiale giudiziario. Quando i beni pignorati appaiono insufficienti o difficili da liquidare, l’ufficiale giudiziario è tenuto a invitare il debitore a indicare ulteriori beni pignorabili: conti correnti, stipendi, pensioni, immobili, crediti verso terzi, con l’esatta indicazione dei luoghi o delle persone presso cui si trovano.

In pratica, un primo pignoramento andato a vuoto può essere usato come leva per sapere di più dal debitore stesso. Il debitore che fornisce dichiarazioni false o reticenti si espone a conseguenze penali — ed è tenuto a saperlo, perché l’ufficiale giudiziario glielo comunica espressamente.

L’anagrafe tributaria e dei conti correnti: tutto in chiaro

La riforma processuale ha introdotto l’art. 492-bis cod. proc. civ., che istituisce la ricerca telematica dei beni da pignorare. Su richiesta del creditore, il presidente del tribunale può autorizzare l’ufficiale giudiziario ad accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni, degli enti previdenziali, all’anagrafe tributaria — compreso l’archivio dei rapporti di conto corrente — e al Pubblico Registro Automobilistico.

Questo significa che il creditore che dispone di un titolo esecutivo può scoprire rapidamente se il debitore ha conti correnti, immobili, auto, redditi da lavoro dipendente o pensioni — senza dover ricorrere ad agenzie investigative private. La richiesta deve essere presentata tramite avvocato.

Il pignoramento del conto corrente: quando è possibile e con quali limiti?

Individuato il conto corrente del debitore, il creditore può procedere al pignoramento presso terzi — notificando l’atto alla banca — per bloccare e acquisire le somme disponibili.


Esistono però limiti precisi quando sul conto vengono accreditati stipendi o pensioni. Per le somme già depositate sul conto al momento della notifica del pignoramento, è pignorabile solo la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale. Per le mensilità successive, il limite è di un quinto dello stipendio o della pensione — e per la pensione il quinto si calcola dopo aver detratto il minimo vitale, pari a due volte l’assegno sociale.

Questi limiti operano solo se sul conto transitano esclusivamente stipendio o pensione: se il debitore fa confluire anche altre somme sullo stesso conto — ad esempio redditi da locazione — i limiti non si applicano a quelle somme aggiuntive.

Il pignoramento dell’auto: oggi si fa dal computer

Grazie alla ricerca telematica, l’ufficiale giudiziario può iscrivere il pignoramento dell’auto direttamente dal computer, collegandosi al PRA, senza dover cercare fisicamente il veicolo. Una volta notificato il pignoramento, il debitore ha l’obbligo di consegnare il mezzo entro dieci giorni all’istituto delle vendite giudiziarie. Se non lo fa, scatta il prelievo forzoso da parte della polizia.

Non esistono limiti minimi di credito per procedere al pignoramento dell’auto — in astratto, anche per un credito di 100 euro sarebbe possibile, anche se la convenienza economica scoraggia queste iniziative per importi molto ridotti.

L’azione revocatoria: annullare le dismissioni dei beni

Se il debitore, nel tentativo di sottrarsi ai creditori, ha ceduto beni — donandoli ai figli, vendendo la casa, costituendo un fondo patrimoniale, istituendo un trust — il creditore può agire con l’azione revocatoria prevista dall’art. 2901 cod. civ.per far dichiarare inefficaci quegli atti nei propri confronti, entro cinque anni dalla loro formalizzazione.


Per esperire l’azione revocatoria ordinaria occorre dimostrare che il debitore ha agito consapevolmente a danno del creditore — cioè sapendo di ridurre la propria garanzia patrimoniale — e che il creditore non può soddisfarsi su altri beni.

Il pignoramento senza revocatoria: la norma del 2015

La riforma del 2015 ha introdotto uno strumento più rapido per i creditori: il pignoramento diretto di immobili e beni mobili registrati — auto, moto — che siano stati oggetto di donazione o inseriti in vincoli di destinazione, senza dover prima esperire l’azione revocatoria.

Per usare questo strumento, il creditore deve trascrivere il pignoramento nei registri immobiliari entro un anno dalla data in cui l’atto pregiudizievole — la donazione o l’atto istitutivo del vincolo — è stato a sua volta trascritto. Rispettato questo termine, l’immobile è aggredibile direttamente, senza dover dimostrare in giudizio la consapevolezza del debitore di ledere gli interessi del creditore.

Questo è uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni per il recupero crediti: chi riceve una donazione di un immobile non può considerarsi completamente al sicuro dal pignoramento per i debiti del donante, se il creditore agisce entro l’anno.

Il fondo patrimoniale non è sempre uno scudo

Come abbiamo visto nell’articolo dedicato al fondo patrimoniale, i beni in esso inseriti sono in linea di principio protetti dall’esecuzione forzata per i debiti estranei ai bisogni della famiglia. Ma esistono eccezioni importanti.


Il creditore che sia il condominio — per gli oneri condominiali non pagati dal proprietario dell’appartamento inserito nel fondo — può pignorare quell’immobile nonostante il fondo patrimoniale. Le spese condominiali ineriscono a un bene considerato essenziale per la vita familiare, e i relativi creditori possono sempre iscrivere ipoteca e procedere al pignoramento. Per le altre categorie di creditori, la valutazione dipende dal nesso tra il debito e i bisogni della famiglia.

I costi del recupero crediti: quando conviene agire?

Il recupero forzoso del credito non è gratuito e non è privo di rischi. I costi includono le spese legali per l’avvocato, il contributo unificato — che si paga anche per i pignoramenti — e le spese dell’ufficiale giudiziario. Se il debitore è nullatenente o ha solo beni impignorabili, questi costi non vengono recuperati.

Prima di avviare una procedura esecutiva conviene sempre valutare: quanto vale il credito? Quali beni ha il debitore? Qual è il rischio che la procedura si riveli infruttuosa? Per crediti di importo ridotto, i costi dell’esecuzione forzata possono superare quanto si recupera.




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 Angelo Greco

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