Mesi di riunioni. Affrontati a colpi di tessere e di posizionamenti tattici. Schierando nomi, puntualmente cecchinati o impallinati. Tanto da ipotizzare la nomina di un mediatore, con cui risolvere la questione del nuovo Segretario Cittadino per per circolo Pd di Cassino. Un mediatore evocato dal Segretario provinciale Achille Migliorelli ma mai schierato per evitare lo scontro frontale con il sindaco di Cassino Enzo Salera. E la sua palese sconfessione.
Mesi trascorsi tra una proroga ed un’altra proroga. Sono mesi che il PD di Cassino cerca un Segretario di circolo. Non perché manchino i candidati. Non perché manchino gli iscritti, né la volontà, né le assemblee. Manca qualcosa di più sottile e più difficile da trovare: l’unità. In un Partito che su quella parola aveva costruito un dogma è doppiamente grave.
La vicenda, nei suoi tratti essenziali, è questa. Il Segretario uscente Romeo Fionda ha concluso il suo mandato. AreaDem, la componente che fa capo al presidente regionale del PD Francesco De Angelis e che esprime il Segretario Provinciale Achille Migliorelli, dispone della maggioranza assoluta degli iscritti dopo il tesseramento. Dovrebbe essere sufficiente per scegliere il nuovo Segretario. Non lo è, perché AreaDem a Cassino non è una cosa sola: è due cose diverse che si guardano con la diffidenza di chi sa che l’altro gioca la stessa partita su un tavolo totalmente diverso.
La geometria del blocco
Barbara Di Rollo, presidente del Consiglio comunale e figura di riferimento di AreaDem su Cassino, aveva la maggioranza degli iscritti e pensava di avere anche il diritto di indicare il nome. Ha proposto Stefano Tescione. Bocciato. Ha proposto Giuseppe Migliaccio. Bocciato. I nomi rimbalzano indietro come se il problema fosse sempre il candidato, non la scelta di chi lo propone.
Perché rimbalzano? Perché il PD di Cassino non risponde ad AreaDem in senso astratto: risponde al sindaco Enzo Salera, che AreaDem la frequenta e giura di esserne parte fin da quando il compianto Bruno Astorre lo convinse a tesserarsi. Ma Salera guarda Francesco De Angelis come il toro vede il drappo rosso. E nutre la stessa repulsione per il Segretario regionale Daniele Leodori, erede politico di Leodori. Che a maggio era intervenuto con un richiamo all’unità caduto nel vuoto con la velocità di un comunicato stampa di agosto.
Rimbalzano perché Enzo Salera in realtà sta con Enzo Salera. Sta lavorando con tutto se stesso per far saltare in aria il fortino delle Componenti Pd che resiste da oltre trent’anni in provincia di Frosinone. E riportare Cassino al centro del dibattito politico: restituendogli un ruolo che è stato sgretolato con la fine della Prima Repubblica.
Salera sta con Salera
Il vero asse di Salera, al di là delle dichiarazioni di fedeltà correntizia, passa per il suo stare su più tavoli nello stesso momento. Non per opportunismo: ma per il suo esatto contrario. Il sindaco di Cassino non si è formato né in una scuola di Partito né in una Sezione. Gli studi li ha fatti alla Scuola di Fanteria dell’Esercito Italiano a Cesano di Roma. Solo lui sa con chi sta. Con chi gli conviene di più per vincere la sua battaglia. per questo nei mesi scorsi ha recuperato il rapporto con l’ex assessore Danilo Grossi che è in piena sintonia con Marta Bonafoni, responsabile della Segreteria del Segretario Nazionale Pd.
È un posizionamento che spiega molto: Salera è un sindaco che ha preso il 60% dei voti, governa Cassino con una coalizione plasmata da lui e non ha nessuna intenzione di lasciare che le dinamiche del Partito provinciale condizionino le sue scelte. Lo ha già fatto alle scorse elezioni Provinciali, sbaragliando il campo Pd e facendogli saltare tutti gli schemi diventando consigliere provinciale e capogruppo. Lo sta facendo ora che bisogna schierare il candidato presidente della Provincia: mandando all’aria le alleanze trasversali. E lo sta facendo pensando anche ad una sua possibile candidatura alle regionali.
Se qualcuno pensa che un sindaco così possa farsi imporre il Segretario del ‘suo’ Partito da chi ha più tessere di lui è completamente fuori strada.
Cardarelli e il paradosso della soluzione ovvia
Di fronte allo stallo, gli iscritti (Mario Costa, Ermisio Mazzocchi, Ernesto Polselli, Michele Giannì tra gli altri) hanno dato vita ad un dibattito allargato per tracciare le caratteristiche del Segretario ideale. L’esercizio ha prodotto un profilo: radicamento nel territorio, vicinanza all’amministrazione Salera, credibilità presso gli iscritti storici, capacità di tenere insieme le diverse anime del circolo. In sintesi: un nome espresso da Salera che possa essere potabile anche per Barbara Di Rollo.
La figura che risponde a quasi tutte queste caratteristiche ha un nome: Fernando Cardarelli. Storico coordinatore delle liste di Salera, fedelissimo del sindaco dalla prima ora, sostenuto da tutti i consiglieri del PD e delle altre liste di maggioranza. Appoggiato dagli iscritti storici. Quasi da tutti.
Il problema è quel quasi. Perché Cardarelli non ha il sostegno di Barbara Di Rollo. Anzi. Fare quel nome equivale quasi ad una provocazione. Esattamente come quella compiuta da lei quando ha proposto il nome di Stefano Tescione, suo marito.
Perché Di Rollo dice no
Barbara Di Rollo ed Enzo Salera: sono entrambi di AreaDem (se Salera è davvero di AreaDem). Hanno condiviso anni di scelte politiche comuni. Non c’è tra loro una divergenza programmatica riconoscibile, nessuna frattura ideologica che giustifichi un veto.
La ragione, letta con attenzione, non riguarda Cardarelli in sé. Riguarda cosa significherebbe la sua nomina nel quadro più ampio. Cardarelli è l’uomo di Salera. Se Cardarelli diventa segretario del Circolo, quella non è soltanto una vittoria di Salera: è una sconfitta di De Angelis in una città in cui AreaDem ha la maggioranza degli iscritti. Sarebbe la palese dimostrazione che le Tessere sono diventate un pretesto e non uno strumento di democrazia. Di Rollo — che è la longa manus di AreaDem provinciale a Cassino — non può accettarlo senza che quella sconfitta ricada anche su di lei e sul vertice che rappresenta.
È il classico caso in cui il veto su una persona è in realtà un veto su ciò che quella persona simboleggia. Non è Cardarelli il problema. È il fatto che la sua elezione certificherebbe che il PD di Cassino è saleracentrico e che De Angelis e Migliorelli sono stati estromessi dal controllo del secondo comune della provincia.
La domanda che la crisi pone
C’è però una contraddizione che il vertice provinciale di AreaDem fatica a rimuovere. Se il veto su Cardarelli viene mantenuto, il conflitto si aggrava: perché lo scontro non complica lo scenario ma lo semplifica, riduce e due soltanto le strade percorribili. O la resa di AreaDem e l’accordo con Salera o un Congresso vero con uno scontro aperto, capace di certificare il reale valore delle tessere.
Nella prima ipotesi, se invece il veto viene ritirato, Di Rollo e il vertice provinciale devono fare i conti con una sconfitta formale che rischia di indebolirli in tutte le partite successive. Non è una scelta facile. Non è nemmeno una scelta che si risolve con la buona volontà.
Il congresso come epilogo
Salera ha deciso. Proporrà Cardarelli senza ulteriori rinvii. Se non ci sarà accordo, si andrà al Congresso. E un Congresso vero, non una fumata bianca negoziata nei corridoi, ma una vera conta tra candidati davanti agli iscritti: sarebbe la fine di ogni ipotesi di pacificazione tra Salera e De Angelis. Le scorie di quella conta peserebbero fino alle prossime elezioni comunali, e probabilmente oltre.
C’è un’ironia strutturale in tutto questo, che merita di essere nominata. Il PD di Cassino è il partito di un sindaco che governa con il 60% dei voti, in una città che è stata per decenni il riferimento del centrismo di destra ciociaro. Eppure non riesce a nominare un Segretario da mesi, paralizzato da una disputa interna che non riguarda il governo della città ma il controllo del Partito.
E forse proprio questa è la forza che si è tramutata in quel 60% di voti per Enzo Salera.
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