La notizia, con tutti i dettagli tecnici, l’aveva anticipata il 17 giugno scorso Alessioporcu.it. È di quelle destinate a cambiare per sempre il volto e il peso specifico di un territorio: il Ministero dell’Ambiente e la Sicurezza Energetica ha preso atto dei numeri sviluppati durante la fase di sperimentazione ed ha autorizzato la realizzazione definitiva nello stabilimento Itelyum di Ceccano del progetto Life Inspiree. (Leggi qui: Ceccano e le terre rare: un capannone diventa un pezzo di sovranità europea).
È il più grande impianto europeo per l’estrazione di “Terre Rare” senza andare a fare la guerra in Ucraina e senza andare in Africa a fare concorrenza alla Cina. Itelyum li estrarrà dagli Hard Disk dei Computer e dagli altri strumenti elettronici ormai vecchi che i proprietari hanno buttato.
Sulla scia del successo della sperimentazione partita nel 2023, sono state autorizzate quattro nuove linee produttive che tratteranno 2.000 tonnellate annue di RAEE di nuova generazione (vecchi hard disk, elettrodomestici, motori elettrici), estraendo una vera e propria miniera di 500 tonnellate di ossalati di Terre Rare. Parliamo di neodimio, praseodimio e disprosio: l’oro del futuro, essenziale per smartphone, automotive elettrico, fibra ottica ed energia eolica.
Il ritorno del progresso
È il ritorno plastico di quel progresso industriale dirompente che a Ceccano non si respirava dai tempi pionieristici del glorioso Saponificio Annunziata, quando la città decise di scommettere tutto sulle fabbriche diventando il motore occupazionale della provincia.
Ma c’è una differenza abissale dettata dalla storia e dall’evoluzione tecnologica: se quel colosso di mattoni del Novecento consumava inesorabilmente l’ambiente per produrre ricchezza, la rivoluzione green di Itelyum capovolge il paradigma. Non si consuma più il territorio ma il nuovo valore si estrae direttamente dagli scarti, nel pieno rispetto della circolarità e delle più rigide normative ecologiche contemporanee. Un autentico balzo nel futuro che candida una cittadina di 22.000 abitanti a sganciare l’Europa dalla morsa del monopolio cinese, portando investimenti e posti di lavoro vitali. (Leggi qui: Ceccano, il giacimento green per sganciare Cina e Russia. Leggi qui la presentazione del progetto: Terre rare, la sfida europea alla Cina passa per Ceccano).
Il “Toc Toc” di Liburdi: l’attacco mirato a Massa e Ciotoli
Eppure, un’operazione di questa dirompente portata strategica ha innescato una vera e propria detonazione politica. Ad accendere la miccia, alzando immediatamente il livello dello scontro, è stata una durissima e articolata nota del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Rino Liburdi.
Con un sarcastico «TOC TOC…», Liburdi ha puntato il dito contro il silenzio ritenuto inaccettabile della Giunta. L’accusa è frontale e metodica: in tre ore e mezza di conferenza stampa di fine anno del 15 giugno, l’Amministrazione non ha speso un singolo minuto per informare i cittadini di un fatto così vitale per la salute del territorio. Ma il presidente del circolo cittadino di FdI non spara nel mucchio, mira al bersaglio grosso con due nomi e cognomi (corredati persino da foto sui social): il delegato all’Ambiente Colombo Massa e l’assessora ai Progetti Comunitari Francesca Ciotoli.
Di Colombo Massa, Liburdi chiede di fatto l’azzeramento: «Valuti il Sindaco se avocare a sé la delega mettendoci la faccia, o se renderla di rango assessorile. La delega all’Ambiente oggi è inesistente». Poi solleva pesanti interrogativi pratici: come impatterà l’impianto sulla viabilità? Aumenteranno le polveri sottili PM10? Chi controllerà gli standard di sicurezza? E soprattutto, chiede a gran voce l’istituzione di un Ufficio Ambiente dedicato.
Ma è sull’assessora Ciotoli che scocca la frecciata avvelenata: «L’Assessora ai Progetti Comunitari non dovrebbe esporre e fare capire il progetto? O di questo tema non si può parlare? C’è forse qualche remora dovuta a qualche conflitto d’interessi o politico?». Il riferimento, chirurgico, è al fatto che la Ciotoli lavori proprio all’interno di Itelyum. Un affondo completato da una stoccata al vetriolo contro le sinistre “ambientaliste” a fasi alterne, oggi chiuse in un rigoroso mutismo.
La controffensiva di Querqui: il “Cortocircuito” di FdI
La replica dell’Amministrazione Querqui non si è fatta attendere ed è arrivata con i crismi dell’ufficialità, sfoderando un comunicato stampa istituzionale dai toni perentori e inequivocabili. Una difesa che ribalta le accuse e punta a mettere l’avversario spalle al muro.
La Giunta respinge al mittente la patente di opacità con un dato anagrafico inoppugnabile: non se n’è parlato in conferenza stampa il 15 giugno semplicemente perché l’atto regionale è stato emesso il giorno seguente. Ma la vera mossa del Sindaco è squisitamente politica, mirata a evidenziare le contraddizioni dell’oppositore. L’Amministrazione parla apertamente di «cortocircuito», facendo notare il paradosso di un circolo cittadino di Fratelli d’Italia che chiede a un Comune di centrosinistra di «fare le pulci» a un’autorizzazione rilasciata dal Governo regionale e dal Ministero, entrambi saldamente a trazione FdI.
Querqui rivendica l’orgoglio del progetto: «Ci congratuliamo per l’efficienza dell’azienda in un momento critico per l’Europa. Questo proietta Ceccano in una dimensione internazionale di grande prestigio». E per spegnere gli allarmismi (definiti errati perché confondono la circolarità moderna con l’obsoleto modello “usa e getta” delle discariche anni ’90), il Sindaco sciorina il muro dei controllori: un’azione sinergica che coinvolge Provincia, Ministero, Ispra, Arpa Lazio e Vigili del Fuoco. Nessun passo indietro, anzi.
Querqui blinda l’esecutivo rinnovando «piena fiducia al delegato Massa ed a tutti gli assessori», annunciando che il Comune ha già incontrato i vertici aziendali e sta organizzando un evento istituzionale celebrativo e informativo.
Il “metodo social” e il peso degli archivi
È a questo punto che il dibattito si infiamma ulteriormente, scivolando però verso il basso. Perché in un’epoca in cui le direzioni strategiche si dovrebbero tracciare nelle sedi istituzionali, l’agone preferito della politica sembra essersi inesorabilmente ridotto allo schermo di uno smartphone. Un confronto epocale su salute, industria e futuro viene trascinato sull’altare delle bacheche social, declassato a una rissa da tastiera fatta di post, notifiche e repliche indignate su Facebook.
Proprio dai social, sentitosi tirare in ballo, Liburdi sferra il suo contrattacco. Evoca Angelino Stella paragonando l’Amministrazione al «Porto delle Nebbie» e sferza l’avversario con uno slogan durissimo: «NON VEDO, NON SENTO, NON PARLO! È questa la cifra della politica ambientale di Querqui». Ma l’arma letale sfoderata da Liburdi sono gli archivi. Il coordinatore ricorda che nel 2024, alla presentazione del progetto “pilota”, proprio Querqui, e qualla che poi è diventata il suo vicesindaco Mariangela De Santis e Di Pofi (allora all’opposizione) presentarono un’interrogazione al Sindaco Caligiore chiedendo spiegazioni, trasparenza e coinvolgimento popolare. «Ecco – incalza Liburdi – io ho chiesto la stessa identica cosa. Vedremo dove sta l’incoerenza e il cortocircuito».
Lo smarcamento dal passato e i messaggi in codice
In questo mare di polemiche, emergono infine due dettagli politici fondamentali che vanno ben oltre i “Mi piace”.
Il primo è un clamoroso smarcamento dal passato. Rispondendo a chi gli ricordava come la precedente Amministrazione di centrodestra avesse avallato l’avvio dell’impianto, Liburdi ha preso platealmente le distanze: «Anche all’epoca sollevai le stesse identiche considerazioni. Ci fu una rivolta della maggioranza e la cosa fu molto stigmatizzata come un’iniziativa personale e solitaria del sindaco». Un modo per dire: non fu una scelta condivisa dal gruppo, ma una fuga in avanti dell’ex primo cittadino.
Il secondo dettaglio è una premessa che Liburdi continua a ripetere ossessivamente: «Non sono contrario in linea di principio ad un impianto moderno… ben venga un sistema sicuro che porta occupazione importante». Una precisazione continua, un messaggio in codice rivolto non tanto a Querqui, quanto alle correnti pro-industria (politicamente pesanti) del suo stesso schieramento, come a voler rassicurare le anime del centrodestra favorevoli a questo progetto.
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