Colombia, Petro porta a Trump il caso OFAC


La telefonata supera l’atto di cortesia fra due presidenti. Petro porta a Trump un problema personale che ha già effetti bancari e un problema statale che pesa sul rapporto tra Bogotá e Washington: chi governa la politica antidroga colombiana e con quali metriche viene giudicato dagli Stati Uniti.

Nota editoriale: l’articolo distingue tra il fatto politico della richiesta a Trump e l’atto amministrativo necessario per cancellare una scheda OFAC.

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La richiesta a Trump e il limite politico

La richiesta non riguarda una generica distensione diplomatica. Petro chiede di uscire da un elenco che produce vincoli bancari, blocco di beni sotto giurisdizione statunitense e divieto di transazioni per persone Usa salvo licenza. La cronaca ANSA coincide sul nucleo che qualifica la giornata: telefonata, richiesta di sostegno, disponibilità politica di Trump e richiamo ai programmi di sostituzione delle colture illecite.


La decisione materiale passa però dal Tesoro. Una frase favorevole della Casa Bianca non equivale alla cancellazione dalla SDN List. Il presidente americano dispone della leva politica per orientare il dossier, l’OFAC conserva il fascicolo amministrativo e la motivazione finale. È qui che il caso Petro diventa più grande della telefonata: la sanzione nasce da un atto formale del 2025 e richiede un atto formale di segno opposto.

La scheda OFAC ancora attiva

La scheda pubblica dell’OFAC conserva l’iscrizione di Petro con il nome esteso Gustavo Francisco Petro Urrego, il programma ILLICIT-DRUGS-EO14059, nazionalità colombiana, cittadinanza colombiana e italiana e indirizzo a Bogotá. L’aggiornamento indicato per la SDN List è del 1 luglio 2026, due giorni prima della telefonata. La sequenza taglia ogni ambiguità: al momento del colloquio la posizione del presidente colombiano risultava ancora attiva nel registro.

Il Tesoro USA aveva inserito Petro il 24 ottobre 2025 ai sensi dell’Executive Order 14059, norma usata contro persone straniere collegate dal governo americano al commercio illecito globale di droga. Lo stesso atto aveva colpito anche Nicolas Fernando Petro Burgos, Veronica del Socorro Alcocer Garcia e Armando Benedetti, indicati dal Tesoro come rete di sostegno del presidente colombiano.

Per uscire dalla SDN List serve un atto OFAC

Il meccanismo di uscita non è una revoca orale. Le pagine del Tesoro USA sulla riconsiderazione amministrativa, aggiornate dopo il lancio del portale online OFAC del 29 giugno 2026, indicano una richiesta con nome listato, identificativo della scheda, data di inserimento e argomenti documentati su due piste: mutamento delle circostanze o insufficienza della base originaria.

Per Petro la strada più incisiva sul piano politico è la seconda: sostenere che la designazione non abbia basi sufficienti. La prima pista, fondata su un cambio di circostanze, sarebbe più difficile da usare finché il suo mandato non è concluso e finché Washington collega il problema alla politica antidroga attuata durante la sua presidenza. Il sostegno di Trump, se tradotto in istruzione agli uffici, abbasserebbe la resistenza politica. Non sostituirebbe il fascicolo che l’OFAC deve chiudere.


La chiamata del 3 luglio nella sequenza diplomatica

La chiamata si colloca nella mattina del 3 luglio a Bogotá. Reuters la inserisce nel negoziato sulle iniziative colombiane per ridurre la coltivazione di coca e sulla permanenza di Petro nel registro sanzionatorio. La Presidencia de Colombia la presenta come conversazione cordiale e colloca la richiesta di uscita dalla lista accanto alla continuità dei programmi di sostituzione con il governo entrante.

L’ordine dei temi non è casuale. Petro chiama Trump quando il potere a Bogotá sta per passare a un presidente eletto vicino alla linea trumpiana. Chiede un aiuto personale mentre offre una cornice di cooperazione antidroga che l’amministrazione De la Espriella dovrà decidere se mantenere, correggere o archiviare. Il colloquio serve anche a evitare che il dossier OFAC venga consegnato al nuovo governo come leva contro il presidente uscente.

La coca entra nella telefonata

Petro ha portato nella telefonata la soglia di circa 30.000 ettari attribuita dal governo al programma volontario e l’arrivo a 41.000 entro fine 2026. La parte agricola del discorso va trattata come rivendicazione di Bogotá, non come saldo consolidato: La Silla Vacía ha riportato un conteggio UNODC di 9.200 ettari in quattro mesi e mezzo. Lo scarto non è un dettaglio marginale, perché Washington misura la cooperazione antidroga proprio attraverso numeri che devono reggere davanti a organismi esterni.

Il rapporto ONU 2024 dà la misura della posta in gioco: 261.000 ettari coltivati a coca in Colombia, +3,5% rispetto al 2023. Associated Press ha richiamato lo stesso numero e la scelta di calcolo che ha escluso la produzione potenziale di cocaina dal rapporto diffuso a giugno. Petro usa il rallentamento della crescita come argomento politico. Washington conserva invece una linea accusatoria centrata sulla permanenza della Colombia al vertice della produzione mondiale.

De la Espriella riceve il dossier più sensibile

Il secondo destinatario della telefonata è Abelardo de la Espriella. Il presidente eletto entra in carica il 7 agosto 2026 e riceverà un rapporto con Washington già rimodellato in parte dal dialogo Petro-Trump. Il suo profilo filo Trump gli consegna canali politici più rapidi. Lo obbliga però a scegliere se mantenere la sostituzione volontaria o virare verso la linea dura annunciata in campagna contro coltivazioni illecite e gruppi armati.


La mossa di Petro incide proprio su questa transizione. Se Trump spinge davvero per una revisione OFAC, De la Espriella eredita un dossier meno esplosivo sul piano personale. Se la pratica rimane ferma, il nuovo presidente colombiano avrà fra le mani un tema capace di condizionare il rapporto con il predecessore, con la sinistra parlamentare e con le banche che operano in dollari.

Il precedente interno sul voto colombiano

La telefonata non nasce nel vuoto. Nell’articolo del 5 giugno su Petro, Trump e il ballottaggio colombiano avevamo collocato l’appoggio americano a De la Espriella dentro lo scontro fra sovranità colombiana e riallineamento a Washington. Ora lo stesso asse arriva al tavolo OFAC: Petro affianca alla denuncia di ingerenza una domanda diretta di rimozione personale.

Il cambio di registro è netto. A giugno Petro contestava l’intervento politico di Trump nella campagna. Il 3 luglio cerca dallo stesso Trump una mediazione sul sistema sanzionatorio che lo colpisce. La coerenza sta nella posta colombiana: per Petro, tanto l’endorsement a De la Espriella quanto la permanenza nella lista OFAC appartengono alla stessa battaglia sul potere statunitense nella politica interna di Bogotá.

Banche e pagamenti restano il terreno immediato

Il costo diretto per Petro è finanziario. Una designazione SDN obbliga le controparti Usa e le banche esposte al dollaro a bloccare ogni rapporto vietato salvo licenza. Per un capo di Stato, la misura crea una contraddizione insolita: l’interlocutore istituzionale di Washington è anche un soggetto che il sistema finanziario statunitense deve trattare come bloccato.

Da qui nasce la fretta politica della richiesta. Il mandato di Petro si chiude il 7 agosto e la protezione diplomatica legata alla carica perderà peso. L’uscita dalla lista prima della fine del mandato gli restituirebbe margine personale e ridurrebbe il potere negoziale del nuovo governo sulla sua posizione. Il tempo amministrativo dell’OFAC, però, non coincide con il calendario politico colombiano.


Il margine reale della Casa Bianca

Trump non ha promesso un esito già scritto. Ha messo sul tavolo una disponibilità politica. La differenza pesa: l’OFAC dovrà motivare ogni cancellazione attraverso l’assenza della base sanzionatoria o un cambiamento delle circostanze. La frase benevola verso Petro offre copertura alla revisione. Non sostituisce il lavoro del Tesoro.

La notizia della giornata è la porta riaperta, senza decreto già scritto. Per Petro vale come risultato politico, perché porta la sanzione fuori dal silenzio degli uffici e la rimette nella relazione personale con Trump. Per Washington è un modo per recuperare influenza su Bogotá prima dell’insediamento di De la Espriella, evitando che la partita antidroga passi solo dalle mani del nuovo presidente.


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 Junior Cristarella

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