Con l’aumento dei visitatori, l’introduzione dell’arte contemporanea, l’apertura della Biblioteca con l’organizzazione di conferenze e attività didattiche, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana sta vivendo una grande rinascita, affermandosi come un esempio virtuoso di integrazione tra valorizzazione culturale, sostenibilità economica e capacità gestionale. Per approfondire questo interessante percorso ci siamo rivolti al Presidente Andrea Canova e al Segretario Generale Antonello Grimaldi, già riconfermato fino al 2032, che ci hanno parlato dei risultati raggiunti, delle sfide affrontate e delle prospettive future di quello che viene ormai definito il “modello Ambrosiana”.
L’esperienza del dottor Andrea Canova, Presidente dell’Ambrosiana di Milano
La Biblioteca Ambrosiana guarda al futuro forte di risultati che confermano la solidità del percorso intrapreso. Quali sono gli elementi chiave di questa rinascita?
Dal momento che sono presidente solo dall’ottobre del 25, voglio iniziare facendo un giusto riconoscimento a chi ha condotto l’Ambrosiana prima di me, alla struttura amministrativa che è in continuità con la precedente e, soprattutto, al Segretario Generale il dottor Antonello Grimaldi che considero il vero artefice della svolta. Tra gli elementi chiave della ripresa sicuramente c’è la visione rinnovata della comunicazione che ora ci vede più presenti.
L’Ambrosiana ha due anime, la Pinacoteca e la Biblioteca che custodisce alcuni dei tesori più importanti della cultura italiana…
Sì, assolutamente, la Biblioteca ospita opere magistrali, manoscritti tra i più preziosi del mondo, come il Virgilio Ambrosiano (Codex A 79 inf.) su cui Francesco Petrarca studiò e annotò riflessioni per tutta la vita; l’Ilias Picta, uno degli esemplari più antichi (V Secolo) dell’Iliade di Omero; naturalmente il Codice Atlantico (Codex Atlanticus), la più ampia e spettacolare raccolta esistente di disegni e scritti di Leonardo da Vinci; per continuare poi con gli autografi di Ariosto e Parini e Beccaria. Tuttavia, pur essendo una delle più importanti biblioteche del mondo, per la sua natura di luogo deputato allo studio e alla ricerca ha inevitabilmente un impatto comunicativo esterno diverso rispetto alla Pinacoteca che intercetta maggiormente gli interessi dei visitatori.
Come diventa accessibile un patrimonio così prestigioso senza rinunciare al rigore scientifico che lo contraddistingue?
Grazie al nostro pubblico che è composto da accademici e studiosi che operano per la comunità. Chi studia qui apprende delle nozioni essenziali per il progresso delle conoscenze che poi riemergono sul piano della comunicazione a più livelli: dai manuali scolastici e universitari, alla grande divulgazione che svolgono efficacemente colleghi come il Professor Barbero. Quindi, l’Ambrosiana si può considerare come il motore di un gigantesco ecosistema del sapere.
Parallelamente, come state rinnovando le attività culturali legate a questa nuova vita dell’istituzione?
Stiamo lavorando a dei cicli di incontri, di vario livello e su diversi argomenti, per aprire la Biblioteca a un pubblico di appassionati, curiosi, così da avvicinarli anche al processo di distillazione della conoscenza che avviene nell’adiacente sala studio. In particolare, sono orgoglioso di Discorrendo, un ciclo di incontri volto a mettere in rapporto testi e immagini, le due anime dell’Ambrosiana, la Pinacoteca e la Biblioteca, facendole promotrici di un discorso culturale associato.
Da presidente, quale ritiene debba essere oggi il ruolo di un’istituzione storica come l’Ambrosiana in una società sempre più digitale, veloce e frammentata?
Per far fronte alla tendenza alla virtualità, con conseguente perdita di contatto con gli oggetti reali, credo che il nostro compito sia proprio quello di essere sempre più concretamente presenti, cercando di andare controcorrente. L’Ambrosiana è uno di quei luoghi in cui gli oggetti continuano a esistere fisicamente. Chi visita le nostre sale o partecipa alle nostre iniziative, come le attività didattiche con i dottori dell’Ambrosiana, ha la possibilità di toccare la storia. Non ci limitiamo a descrivere un rotolo di pergamena ma lo mettiamo tra le mani dei nostri ospiti; gli mostriamo come veniva realizzato un libro stampato alla fine del Quattrocento; come si eseguiva una miniatura. Insomma, proponiamo esperienze fisiche dirette creando uno shock positivo che nessuna esperienza virtuale, per quanto raffinata, può offrire.

Parola al Segretario Generale Dott. Grimaldi della Ambrosiana di Milano
L’Ambrosiana chiude il terzo bilancio consecutivo in attivo e registra una crescita degli ingressi superiore al 50% rispetto al 2024. Quali sono state le scelte strategiche che hanno inciso maggiormente su questo risultato?
Adottare una gestione manageriale, affiancata da una comunicazione incisiva ed efficace è stato essenziale. Abbiamo lavorato per rinnovare l’immagine dell’Ambrosiana, rimuovendo lo stereotipo del luogo blasonato e ingessato, attraverso l’apertura dello spazio dedicato all’arte contemporanea, dove abbiamo avuto artisti come Gaetano Pesce, Pietro Terzini Nicola Samorì, Sidival Fila, No Curves, ascoltando il bisogno di un pubblico differente da quello abituale e “ascoltando” il territorio abbiamo fatto in modo che l’Ambrosiana fosse presente, come attore protagonista, nelle maggiori iniziative cittadine, come Open House, Orticola, Bookcity Milano.
In un contesto in cui sostenibilità economica e missione culturale vengono spesso percepite come esigenze contrapposte, come siete riusciti a farle dialogare senza compromettere l’identità dell’istituzione?
Anche in questo caso la chiave sta nella gestione manageriale, l’unica in grado di sviluppare una visione complessiva della situazione, coniugando cultura ed economia, in una prospettiva ampia che tenga conto di tutto gli aspetti, dai costi di preservazione delle opere, alla comunicazione. Avendo come scopo la valorizzazione economica del patrimonio culturale, attraverso l’aumento dei visitatori, la concessione di prestiti per creare network, le aperture serali a 3 euro per attrarre i giovani, per citare degli esempi. Tutti sono bravi a fare mostre bellissime, ma se la mostra bellissima costa mezzo milione e non è sostenibile economicamente si traduce in un fiasco.
La sua riconferma anticipata come Segretario Generale rappresenta un segnale di continuità molto forte. Quanto è importante la stabilità della governance per realizzare progetti culturali di lungo periodo?
È fondamentale. Io ho trovato una situazione economica non florida, che era sotto gli occhi di tutti, quindi mi sono occupato del risanamento, adesso inizia la fase di consolidamento in termini di numeri, tanto dei visitatori quanto economici, dunque è importante lavorare in continuità. Anche se ci tengo a precisare che i risultati raggiunti derivano da un lavoro corale, io sono riuscito a creare un modello organizzativo ma sono i miei collaboratori, valore aggiunto dell’Ambrosiana, che lo hanno realizzato, credendo fino in fondo nella nostra mission. Perché anche la migliore gestione manageriale senza un team in grado di metterla in pratica non basta ad ottenere questi risultati.
Qual è stata la sfida più complessa affrontata in questo percorso di rilancio e quale insegnamento vi ha lasciato?
La sfida pregnante è stata riuscire a far convivere un’anima di comunicazione innovativa e marketing con oltre 400 anni di storia. E penso di esserci riuscito proprio spiegando che tutto ciò che facciamo, anche in ambito economico, serve per preservare e valorizzare il nostro prezioso patrimonio e trasmetterlo alle generazioni future. Perché noi siamo dei custodi, il patrimonio è un bene collettivo.
Il nuovo Piano Strategico 2026-2030 punta proprio a rafforzare la comunicazione del patrimonio dell’Ambrosiana. Quali strumenti e linguaggi ritenete più efficaci per dialogare con pubblici diversi, tra cui i giovani?
La strategia di comunicazione punta sulla sinergia tra strumenti digitali e ufficio stampa tradizionale. Grazie a una diffusione cross-mediale – che include social media, piattaforme come Google Arts e newsletter segmentate – lo stesso contenuto culturale é declinato in modi diversi per raggiungere e coinvolgere target differenti.
Il Piano Strategico prevede un rafforzamento delle relazioni nazionali e internazionali. Quali collaborazioni o progetti ritenete prioritari per consolidare il ruolo dell’Ambrosiana nel panorama culturale globale?
I nostri tesori ci rendono famosi in tutto il mondo e oggi grazie alla digitalizzazione stiamo facendo ulteriori passi avanti per renderli fruibili. Abbiamo appena presentato Leonardo//thek@, uno strumento innovativo, sviluppato dal Museo Galileo, volto a rivoluzionare lo studio vinciano riunendo digitalmente il nostro Codice Atlantico e i fogli della Royal Collection di Windsor. Parallelamente, stiamo intrecciando diverse collaborazioni, siamo stati a Washington con Confindustria abbiamo partecipato con il Comune di Milano ad Expo Osaka 2025, poi siamo in dialogo con le maggiori istituzioni culturali mondiali. Io, provenendo dall’ambito della pubblica amministrazione, credo molto nel soft power, ovvero – semplificando – nella capacità di instaurare relazioni di natura politica su basi culturali. Anche perché nel contesto storico che stiamo vivendo la cultura non può rimanere silente, penso che sia doveroso prendere posizione.
Guardando ai prossimi cinque anni, quali risultati vi piacerebbe conseguire?
L’obiettivo è andare sempre avanti. Vorrei consolidare tutti gli asset relativi ai visitatori e occuparmi del rinnovo delle infrastrutture, rendendo sempre più accogliente questo luogo. Mi piacerebbe lavorare sul progetto di una caffetteria e creare uno spazio dedicato alle mamme, per accrescere il dialogo con i visitatori.
Dopo la riconferma fino al 2032, quale pensa possa essere il suo lascito all’Ambrosiana?
Spero che le prossime gestioni possano continuare su questa linea di crescita giovandosi di quanto costruito. In particolare, mi auguro che la mia eredità possa essere raccolta e perseguita dai miei colleghi.
Ludovica Palmieri
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