orali su 4 materie, primo bilancio


Il 18 giugno alle 8:30 la prova di Italiano ha aperto la sessione 2026. Il giorno dopo è arrivata la seconda prova. Ora il giudizio sulla riforma passa dai verbali alle aule: presidente, commissari e candidati stanno mostrando se il nuovo colloquio regge fuori dalle schede ministeriali.

Nota redazionale: questo articolo aggiorna il lavoro già pubblicato da Sbircia la Notizia sulla Maturità 2026. Il fatto nuovo è il riscontro delle commissioni nella seconda settimana degli orali.

Sommario dei contenuti

La seconda settimana degli orali cambia il metro

Al 1 luglio 2026 la riforma non è più un testo da leggere in segreteria. È una stanza con candidati davanti ai commissari, tempi di risposta, fascicoli del Curriculum dello studente e materie da maneggiare senza frasi preparate per tutti. La paura di studenti spaesati non domina la scena. Le classi hanno attraversato l’anno sapendo che il colloquio avrebbe avuto questo assetto e l’aula sta assorbendo il cambiamento con meno attrito del previsto.


Il primo segnale solido riguarda l’orientamento degli studenti. Chi entra sa che la partenza personale non basta da sola. Serve aprire dal proprio percorso poi arrivare a contenuti, linguaggio disciplinare e ragionamento. Questa scansione rende più visibile la distanza tra chi ha costruito una presentazione da recitare e chi sa muoversi dentro gli argomenti del quinto anno.

Costarelli giudica l’esame dal tavolo della commissione

Il giudizio di Cristina Costarelli pesa per la doppia posizione da cui arriva: è presidente dell’ANP Lazio e in questi giorni presiede una commissione. La formula più netta, ha centrato l’obiettivo, nasce da colloqui visti al tavolo. La sua valutazione riguarda il modo in cui candidati e docenti stanno usando le nuove regole.

Il tratto che emerge è la minor dipendenza dalle acrobazie interdisciplinari. Negli anni precedenti molti candidati cercavano un filo artificiale tra materie lontane, spesso con frasi preconfezionate. Con quattro discipline il colloquio torna a fare domande dentro le materie. La prova guadagna densità quando un testo di Italiano, una breve versione di Latino o un periodo storico imprevisto chiedono allo studente di ragionare nel binario assegnato.

Quattro discipline, più tempo per vedere la preparazione

Il nuovo colloquio concentra l’accertamento su Italiano, sulla disciplina della seconda prova e su due materie fissate dal decreto per ogni indirizzo. Il commissario titolare lavora nella propria area d’esame. I collegamenti restano ammessi quando nascono dal contenuto o dal candidato, però non occupano più il posto della preparazione disciplinare.

La durata della parte sulle materie sta diventando la misura dell’esame. Costarelli colloca questo tratto intorno a 30-35 minuti. In quel tempo la commissione non ascolta solo un racconto globale: apre testi, chiede procedimenti, muove Storia su periodi non preparati come scaletta e mette alla prova l’uso del lessico settoriale. Lo studente eccellente guadagna spazio proprio lì, perché ha materiale da offrire oltre la risposta minima.


L’avvio personale non basta senza Curriculum

La riflessione iniziale ha tolto lo spunto a sorpresa scelto dalla commissione. Il candidato apre dal proprio percorso scolastico e personale, con il Curriculum dello studente davanti alla commissione. Questa scelta ha abbassato la tensione dell’ingresso: non c’è più l’oggetto imprevisto da decifrare nei primi secondi, c’è una presa di parola che il maturando conosce già.

Il rischio è il monologo standardizzato. Le commissioni stanno reagendo usando il Curriculum come repertorio di domande. Attività di orientamento, esperienze extrascolastiche, certificazioni e riflessioni su intelligenza artificiale entrano solo quando riportano il candidato alla sua formazione reale. Per i componenti esterni il fascicolo conta ancora di più, perché offre appigli su una storia scolastica che non hanno seguito durante l’anno.

FSL ed Educazione civica entrano senza recita

La Formazione scuola-lavoro, erede dei PCTO, arriva dopo l’avvio personale e dopo il confronto sulle quattro discipline. Il candidato espone l’esperienza con relazione orale o supporto digitale. Le prime aule stanno mostrando una maturità diversa: alcuni studenti sanno dire anche quando il percorso non ha rispettato l’attesa e riescono a nominare le competenze raccolte senza trasformare la relazione in promozione obbligata.

Educazione civica segue un taglio analogo. La commissione non apre l’intero universo di Costituzione, cittadinanza, ambiente e diritti. Lavora sui nuclei affrontati nel quinto anno e li aggancia alle discipline d’esame. Per chi ha avuto 6 in comportamento entra anche l’elaborato critico su cittadinanza attiva e solidale, assegnato dal consiglio di classe.

Scena muta, la protesta non vale come colloquio

Il rifiuto volontario dell’orale è la linea più rigida della riforma. L’esame è valido solo con tutte le prove svolte, compreso il colloquio. Il silenzio deliberato e il blocco autentico davanti alla commissione hanno esiti diversi. L’ansia e il vuoto mentale restano dentro la valutazione, la sottrazione programmata alla prova porta fuori dalla validità dell’esame.


Le lettere di protesta consegnate all’inizio del colloquio non prendono il posto delle risposte. L’indirizzo descritto da Costarelli è severo: una comunicazione di quel tipo resterebbe chiusa e non diventerebbe atto d’esame. La contestazione politica conserva i suoi spazi nella vita scolastica. L’orale misura una prova da sostenere davanti a una commissione pubblica.

Venti punti e una scheda nazionale più stretta

Il colloquio conserva il massimo di 20 punti. La scheda nazionale distribuisce quel punteggio in quattro fasce da 5: contenuti e metodi delle discipline, uso delle conoscenze nel dialogo, argomentazione critica, maturazione personale con autonomia e responsabilità.

Il voto finale resta in centesimi. Il credito scolastico arriva fino a 40 punti, i due scritti valgono fino a 20 punti ciascuno e l’orale completa la somma. Il bonus massimo è 3 punti per i candidati che arrivano almeno a 90 prima dell’integrazione. In aula significa che il colloquio non cancella il lavoro già svolto, però apre un margine reale per chi sa mostrare preparazione disciplinare davanti al tavolo.

Il raccordo con gli articoli già pubblicati

Il pezzo del 22 maggio su calendario, orale e voto finale aveva fissato la sequenza nazionale: commissioni, scritti e prova orale su quattro discipline. L’articolo del 4 giugno sul messaggio di Valditara ai maturandi aveva aggiunto il peso educativo del ritorno al nome Maturità. Il lavoro sulle commissioni online aveva portato nomi e numeri dentro la procedura.

Il tassello del 1 luglio è diverso: qui l’oggetto non sono più soltanto regole, date o composizione del tavolo. Il materiale nuovo arriva dalle aule degli orali. La riforma sta mostrando la sua parte più visibile quando il candidato lascia il racconto astratto del proprio percorso e deve attraversare le quattro discipline davanti a chi assegna il voto.



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 Junior Cristarella

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