Il via catalano non concede una giornata neutra. La prima sera assegna tempi individuali dentro una cronometro a squadre. Il Tour apre così con una domanda sportiva già feroce: chi protegge il capitano fino all’ultimo metro e chi accetta di spezzare il blocco per salvare secondi?
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Barcellona pesa già sulla classifica
La cronometro a squadre Barcellona-Barcellona misura 19,6 km e vale subito per la generale perché ogni corridore riceve il proprio tempo al traguardo. I capitani possono restare nel nucleo fino al finale oppure liberare i compagni più pesanti e salire con gli uomini da classifica. Su un arrivo che tira verso l’alto, UAE, Visma e Red Bull-Bora-hansgrohe non corrono soltanto contro l’orologio. Provano a fissare una gerarchia tecnica prima della prima tappa in linea.
La prova catalana pesa anche per la sua coda. Dopo il cronosquadre, la corsa torna sul Montjuïc nella frazione da Tarragona e mette curve, rilanci e muri brevi dentro una giornata lunga 168,5 km. Chi perde secondi alla sera del 4 luglio non trova una tappa di sola pianura per rimettere ordine. Entra subito in una città che chiede lucidità di guida e gambe già accese.
Pogačar parte con il record nel mirino
Tadej Pogačar arriva al via con quattro Tour già vinti e con le ultime due maglie gialle consecutive. Il quinto successo lo porterebbe accanto a Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. La sua UAE Team Emirates-XRG ha depositato un gruppo costruito per difendere nei tratti veloci e salire di ritmo in montagna: Isaac del Toro, Adam Yates, Brandon McNulty, Felix Großschartner, Nils Politt, Florian Vermeersch e Tim Wellens.
Il mese di giugno ha già mostrato la direzione. Nel servizio Sbircia sul Tour de Suisse 2026, il margine finale di 6’32” su Carapaz ha raccontato una superiorità distribuita tra cronometro e salita. Quel risultato entra nel Tour perché la Grande Boucle propone proprio questi terreni nei giorni in cui la generale diventerà più selettiva.
Vingegaard arriva dal Giro e cambia la pressione
Jonas Vingegaard non riparte da un inverno incompiuto. La Team Visma | Lease a Bike presenta il danese dopo il Giro d’Italia 2026, chiuso con la maglia rosa e cinque tappe. La vigilia del suo Tour nasce da una corsa di tre settimane già vinta nello stesso anno. La squadra porta Sepp Kuss e Matteo Jorgenson per la montagna, Edoardo Affini, Bruno Armirail, Victor Campenaerts e Per Strand Hagenes per lavoro veloce e posizionamento, più Davide Piganzoli dopo il Giro.
Il servizio Sbircia sul Giro a Carì aveva già mostrato il modo in cui Vingegaard usa la maglia di leader: non aspetta soltanto l’indebolimento degli avversari. Aumenta il costo degli inseguimenti appena la salita consente ritmo costante. Al Tour quel meccanismo incontra una UAE meno prevedibile grazie a Del Toro.
Evenepoel, Lipowitz e Seixas allargano la corsa
Red Bull-Bora-hansgrohe non arriva come scorta di lusso. Remco Evenepoel e Florian Lipowitz partono da co-leader: il belga è stato terzo nel 2024, il tedesco terzo nel 2025 e la squadra aggiunge Jai Hindley, Maxim Van Gils, Mattia Cattaneo, Jan Tratnik, Nico Denz e Tim van Dijke. Il disegno è riconoscibile: cronometro con Evenepoel, resistenza di Lipowitz sulle salite lunghe, Hindley come cerniera nelle giornate più dure.
Paul Seixas sposta l’attenzione francese su un terreno nuovo. A 19 anni debutta nel Tour con Decathlon CMA CGM insieme a Olav Kooij. Il gruppo gli affianca Tiesj Benoot, Aurélien Paret-Peintre, Nicolas Prodhomme, Cees Bol, Daan Hoole e Matthew Riccitello. La Francia non vince dal 1985 con Bernard Hinault. Questa attesa non trasforma Seixas in favorito, però cambia il modo in cui il pubblico giudicherà ogni minuto perso o guadagnato.
La strada verso Alpe d’Huez
Dalla Catalogna la corsa entra presto nei Pirenei. La sesta tappa da Pau a Gavarnie-Gèdre passa da Aspin e Tourmalet prima di un arrivo in quota che non ha la brutalità dell’Alpe ma impedisce ai favoriti di nascondersi. Il 14 luglio ad Aurillac-Le Lioran riapre la selezione nel Massiccio Centrale, con Puy Mary e Col de Pertus negli ultimi chilometri buoni per attacchi brevi.
Il taglio alpino accelera il Tour. Dopo la cronometro individuale Évian-les-Bains – Thonon-les-Bains di 26,1 km, la corsa arriva a Orcières-Merlette e poi raddoppia l’Alpe d’Huez. Il venerdì si sale dal lato classico. Il sabato la tappa da Le Bourg d’Oisans passa da Croix de Fer, Télégraphe, Galibier e Col de Sarenne prima dell’ultimo tratto verso l’Alpe. La somma dei colli impedisce di ridurre quel weekend al solo nome dell’arrivo.
Volate e maglia verde senza autostrade
La maglia verde non nasce con una sequenza comoda di sprint. Jasper Philipsen ha Mathieu van der Poel e Kaden Groves nel blocco Alpecin-Premier Tech. Tim Merlier guida Soudal Quick-Step con un treno abituato a chiudere le tappe piatte. Kooij porta a Decathlon un secondo registro accanto a Seixas. Arnaud De Lie, Biniam Girmay e Mads Pedersen completano il gruppo degli uomini che cercano tappe senza inseguire la generale.
Il calendario taglia le occasioni dei velocisti fra Pau, Bordeaux, Bergerac, Nevers, Chalon-sur-Saône e Voiron. L’ultimo giorno a Parigi non garantisce uno sprint classico perché Montmartre rientra nel circuito. Le squadre veloci dovranno spendere presto. Aspettare i Campi Elisi significa arrivare al tratto finale dopo tre settimane e dopo tre passaggi sulla collina.
Gli italiani: Tiberi, Ganna e Piganzoli
L’Italia ha un uomo di classifica e diversi corridori con ruolo netto. Antonio Tiberi debutta al Tour con Bahrain Victorious e ha la top ten come bersaglio dichiarato dal team. Accanto a lui c’è Damiano Caruso, alla sua ultima partecipazione al Tour secondo la squadra. Nel medesimo roster figurano Lenny Martinez per la montagna, Matej Mohorič per giornate miste e Phil Bauhaus per le volate.
Filippo Ganna entra con Netcompany-Ineos in una corsa in cui la cronometro di Thonon è più arrampicata di quanto piaccia a uno specialista puro. Il suo spazio migliore sta nella prima sera di Barcellona, dove il lavoro contro il tempo è collettivo e la potenza stabile ha ancora una parte pesante. Davide Piganzoli parte con Visma dopo il Giro. Matteo Trentin, Davide Ballerini, Marco Frigo, Edoardo Affini, Mattia Cattaneo, Stefano Oldani, Lorenzo Germani e Simone Velasco completano una presenza italiana distribuita fra gregariato, fughe e lavoro di posizione.
Parigi ritrova Montmartre prima dei Campi Elisi
Il finale parigino del 26 luglio non assomiglia alla passerella classica. La tappa Thoiry-Parigi Champs-Élysées misura 133 km e riporta Montmartre nel circuito conclusivo. Tre passaggi sulla collina, con la sommità dell’ultimo a poco più di sei chilometri dall’arrivo, danno spazio agli uomini da classiche. Per i velocisti puri diventa una giornata da difendere e non soltanto da lanciare.
La corrispondenza fra tracciato e nomi è netta. Le Tour fissa la sequenza Barcellona, Pirenei, Massiccio Centrale, cronometro di Thonon e doppia Alpe d’Huez. ANSA, Reuters, The Guardian e Cycling Weekly collocano gli stessi protagonisti nella vigilia: Pogačar, Vingegaard, Evenepoel, Lipowitz e Seixas. Le comunicazioni di UAE Team Emirates-XRG, Team Visma | Lease a Bike, Red Bull-Bora-hansgrohe, Decathlon CMA CGM e Bahrain Victorious confermano i blocchi dei capitani citati in questo servizio.
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Junior Cristarella
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