Caditoie incapaci di fare refluire l’enorme quantità d’acqua, tombini zampillanti come fontane che reimmettono le acque sporche, pedoni impossibilitati ad accedere ai marciapiedi sommersi e automobilisti costretti a procedere a passo d’uomo.
È bastata una pioggia intensa nelle prime ore del mattino , durata pochissimo, per riportare Trapani in uno scenario che i cittadini conoscono fin troppo bene.
Strade allagate, traffico in tilt, interventi dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile e una città che, ancora una volta, si è scoperta vulnerabile davanti a un evento meteorologico annunciato.
E la paura dei commercianti di vedere invasi dall’acqua i propri locali, tanto da mantenere in modo permanente delle barriere all’entrata, che non si sa mai.
Le criticità maggiori si sono registrate nel centro storico che, secondo alcuni, non aveva mai sofferto particolarmente gli alluvioni.
Non la pensa così lo scrittore e giornalista Giacomo Pilati, che ai social affida il suo personale ricordo di alluvioni e allagamenti fin dal 1976.
Resta il fatto che, in via Torrearsa, all’altezza della Guardia di Finanza, l’acqua ha superato i marciapiedi, mentre nella zona della statua di Garibaldi e della stazione marittima le carreggiate si sono trasformate in veri e propri fiumi in via Mazzini é caduto un albero.
E situazioni analoghe si sono registrate nella zona di via Madonna di Fatima e a Pizzolungo, nel territorio di Erice.
Secondo le prime ipotesi, all’origine degli allagamenti potrebbe esserci anche un malfunzionamento del sistema di pompaggio della stazione idrica presente nell’area portuale, che avrebbe impedito il corretto smaltimento delle acque meteoriche. Saranno però le verifiche tecniche a chiarire le cause dell’emergenza.
La polemica politica e sulla BRT
L’episodio ha immediatamente riacceso il dibattito sulla realizzazione della Bus Rapid Transit.
Tra i più critici c’è il consigliere comunale di opposizione Tore Fileccia, che attribuisce senza esitazioni gli allagamenti del centro storico ai lavori della BRT. Secondo Fileccia, inoltre, la scelta annunciata dall’amministrazione di avviare la sperimentazione del servizio il prossimo 15 luglio, pur con il cantiere ancora non completamente ultimato, rappresenterebbe un potenziale fattore di rischio per la sicurezza e dimostrerebbe la fretta di inaugurare un’opera non ancora completata.
Il consigliere di “Futuro” – il movimento di cui è presidente l’imprenditore Valerio Antonini – chiede le dimissioni del sindaco Giacomo Tranchida e dell’ingegnere Orazio Amenta, elencando una serie di criticità amministrative, tra cui “i danni arrecati allo sport cittadino”.
Sui social numerosi cittadini – tra cui l’ex candidato sindaco del M5S nel 2017, architetto Marcello Maltese, hanno sostenuto i lavori al porto hanno progressivamente stravolto il deflusso naturale delle acque, avendo la città vecchia una pendenza da nord verso sud. Quindi con piogge già di intensità medio-alta e’ capitato che si allagasse quella zona.
“E visto che questa cosa si sa, cosa fai? Vai a mettere un altro sbarramento che rallenta ulteriormente il deflusso e non solo, rischia di diventare una trappola. Era ovvio che i cordoli avrebbero peggiorato le cose”.
Miceli: “Servono opere concrete”
Sulla vicenda interviene anche il capogruppo di Fratelli d’Italia e leader dell’opposizione a Palazzo Cavarretta, Maurizio Miceli, che collega gli allagamenti alle carenze strutturali del sistema idraulico cittadino.
“Le immagini di questa mattina da via Ammiraglio Staiti fanno rabbia. Ancora una volta Trapani paga il prezzo di anni di mancata manutenzione e di scelte sbagliate che hanno reso la città più vulnerabile anche senza piogge eccezionali”, scrive.
Miceli richiama quindi la mozione approvata ieri dal Consiglio comunale, con l’assenza della maggioranza e la sola astensione dei consiglieri Angela Grignano, Parisi e Genco. Nella mozione si chiede di accantonare l’ipotesi di un nuovo piano idraulico, ritenuto troppo costoso, e di concentrare invece gli investimenti su due interventi considerati prioritari: la realizzazione dei canali di gronda nel territorio di Erice, previsti da decenni ma mai realizzati, e il collegamento del cosiddetto “Pozzo Porto” con il dissalatore, per alleggerire il sistema di pompaggio di via Marsala.
“Amministrare significa scegliere. Io scelgo interventi concreti, efficaci e immediatamente realizzabili, non opere mastodontiche che rischiano di costare milioni senza risolvere davvero i problemi dei trapanesi”, conclude il consigliere.
Valenti chiama al dialogo Trapani ed Erice
Il maltempo diventa anche terreno di confronto tra i candidati alle prossime elezioni amministrative.
Il candidato sindaco di Trapani, Valerio Valenti, ha pubblicato un lungo intervento nel quale osserva come “che sia Trapani o Erice cambia poco”, sottolineando che gli allagamenti dimostrano criticità comuni ai due territori.
Valenti propone che la sicurezza idraulica diventi uno dei temi centrali del confronto elettorale e lancia un appello ai candidati alla guida di Erice, Livio Marrocco, sostenuto da Fratelli d’Italia, e Vincenzo Scontrino, invitandoli a lavorare insieme già da adesso su soluzioni condivise.
Alle critiche risponde l’agronomo Filippo Salerno, ex PD e vicino alla maggioranza tranchidiana, che invita ad evitare conclusioni affrettate.
“Per chi non ha pazienza e vuole criticare tutto e tutti, sentendosi superiore, mi dispiace per voi. Ma l’acqua piovuta stamattina è andata via dopo mezz’ora”, scrive sui social, sostenendo che il rapido deflusso dimostrerebbe come la situazione sia rientrata in tempi contenuti.
Una replica che, tuttavia, non sembra destinata a spegnere la polemica.
Il nubifragio ha infatti riportato al centro del dibattito uno dei temi più delicati per la città: la capacità del sistema di drenaggio di reggere eventi meteorologici sempre più intensi e l’impatto che i grandi cantieri in corso, a partire dalla BRT, possono avere sull’equilibrio idraulico del centro urbano.
Mentre saranno gli accertamenti tecnici a stabilire le cause precise degli allagamenti, sul piano politico la pioggia di questa mattina ha già prodotto il primo effetto: trasformare una semplice emergenza meteorologica nell’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza, opposizione e candidati in vista delle prossime elezioni.
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redazione@tp24.it (Valentina Colli)
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