La mia più grande paura per il futuro? Una rielezione di Trump



Qual è la più grande paura per il futuro? “Scoprire che Trump ce l’ha fatta a vincere un altro mandato”. Così Giorgio Panariello svela all’Adnkronos uno dei suoi timori più grandi per il domani. Un tema, quello del futuro, che è anche il cuore pulsante del suo spettacolo ‘E se domani..’, un fenomeno teatrale che, con oltre 70 date di successo alle spalle, si prepara a continuare il suo viaggio anche per tutto il tour estivo del 2026. Il segreto di questo successo, secondo Panariello, risiede proprio nell’argomento: “Ho inventato questa piccola favola: dico che sono stato scelto per andare nel futuro. E questo, inevitabilmente, incuriosisce il pubblico, che vuole capire dove porta la storia”, spiega. Lo spettacolo, infatti, inizia proprio con Panariello che viene ricatapultato al giorno d’oggi dopo essere stato scelto insieme ad altri personaggi (solo al pubblico in teatro svelerà chi sono) per andare a scoprire cosa riserva il futuro di cui tanto si parla. Ma il tema del futuro è un pretesto per parlare dell’oggi, un presente che corre a una velocità da rendere quasi obsoleto ciò che solo pochi mesi fa sembrava avveniristico. “Quando abbiamo iniziato a scriverlo, sei, sette mesi fa, si parlava di cose future. Ma è talmente rapido il progresso che in effetti rischia che quel futuro che racconto nello spettacolo sia più presente che mai”. Questo viaggio nel tempo diventa così un modo per “saltare a piè pari il presente, perché insomma, c’è un disastro ovunque guardi”.

Se potesse davvero sbirciare nel domani, cosa vorrebbe sapere e cosa lo spaventerebbe? Le risposte di Panariello spaziano dal futile al profondamente serio. Da un lato, cederebbe a curiosità quasi da gossip: “Voglio sapere chi ha vinto lo scudetto, immediatamente. Se la Meloni tornerà ad essere il Capo del Governo. Come andrà il festival di De Martino? Belen con chi si mette? Quelle bischerate lì”. Dall’altro lato, emerge una paura concreta e radicata: “Mi spaventerebbe scoprire che, per esempio, Trump ce l’ha fatta a vincere un altro mandato”. Teme che il presidente Usa possa “provocare una scintilla da qualche parte per poter dire ‘siamo in guerra, io continuerò con il mio mandato'”. E aggiunge: “Ogni giorno accendiamo la televisione e sentiamo parlare di lui. Abbiamo capito che le sorti del mondo, in questo momento, sono un po’ legate al suo umore e a come si alza mattina. C’è bisogno di un cambiamento”.

In un contesto così incerto, specialmente per i giovani, Panariello rivendica con forza il ruolo del comico: sdrammatizzare. “Benigni c’è riuscito addirittura sull’Olocausto. La missione del comico è questa: sdrammatizzare qualsiasi cosa”. Per questo, il futuro che porta in scena è volutamente positivo: “Cerco di trovare il buono anche dove forse apparentemente non c’è”. Un futuro dove i robot ci aiutano, l’intelligenza artificiale è al servizio dell’uomo e la tecnologia unisce anziché isolare. È una scelta consapevole per “sollevare le truppe”: chi va a teatro cerca due ore di risate, “è inutile ricordargli che c’è una guerra intorno”. Nello spettacolo trovano spazio nuovi personaggi, come ‘AU’, un complottista che vede trame oscure dietro le banalità quotidiane, dal cartello ‘Non parlare al conducente’ alle fette di formaggio che si rompono. Questo personaggio, però, offre anche uno spunto di riflessione, suggerendo che i veri “alieni” tra noi sono stati i grandi geni dell’umanità, da Leonardo a Madre Teresa.

Ma la riflessione si fa più profonda quando, nello spettacolo, mette a confronto l’uomo con i robot. Questi ultimi, a differenza nostra, non ripetono gli stessi errori. “Quello che ci ha insegnato la Seconda Guerra Mondiale noi non l’abbiamo imparato, infatti continuiamo a ripetere questo errore. C’è chi ha paura dei robot, io ho paura dell’essere umano”, osserva. Oltre il palco, c’è un sogno nel cassetto inaspettato: “Mi piacerebbe aprire un negozio di abbigliamento per uomo che non sia troppo da pischello o troppo da cummenda”. Insomma, vorrebbe creare uno spazio con uno stile “un po’ creativo. Ma non troppo”.


Sul fronte professionale, però, il futuro è a Mediaset. “Quello che mi serviva adesso era un progetto da poter sviluppare”, afferma. Il piano include una serie di spettacoli-evento, a partire da questo Natale, e lo sviluppo di una serie televisiva di cui sarà anche autore. Una condizione, ammette, che non trovava più in Rai, dove “non c’è stato qualcuno che abbia detto: ‘Hai un progetto? Lo vogliamo fare insieme?'”. E gli amici di sempre? Come ha preso Carlo Conti il suo addio come giurato a ‘Tale e Quale Show’? Panariello scherza con affetto: “Ma cosa gli importa a Carlo? Lui sta là, è in pensione, a pescare col figliolo. Mentre quell’altro (Pieraccioni, ndr) sta a Firenze, ora fa un film ogni quattro anni e poi sta su Instagram dalla mattina alla sera. Vivono così”. E su un possibile ritorno del trio con Conti e Pieraccioni dice: “Ci si vuole talmente bene che ogni volta che ci vediamo diciamo ‘Ma allora, che si fa? Si rifà?'” ma “è difficile far conciliare un periodo di assoluto riposo per tutti e tre in modo da metterci la testa”. Ma mai dire mai: “A 80 anni o a 90 anni magari saremo sul palco insieme e non ci ricordiamo le battute”. Nel frattempo, conferma la sua partecipazione nel prossimo film di Pieraccioni dal titolo ‘Un weekend artificiale’: “Sì, c’è un cameo. Faccio la mia parte, la mia sporca figura”.

Infine, uno sguardo sul futuro della comicità: “Lo vedo positivo. C’è stata un’evoluzione notevole da quando ho iniziato: ai miei tempi, se dicevo ‘culo’ in scena rischiavo di essere accompagnato all’uscita. Oggi c’è una libertà di linguaggio impensabile”. Panariello apprezza la nuova generazione di comici anche se per lui, l’originalità assoluta è impossibile, “ormai si è fatto tutto”. La differenza, oggi come ieri, la fa il talento individuale: “Anche senza fare una battuta, con un semplice sguardo, con una smorfia, con una pausa, si può far ridere lo stesso”. Il tour estivo partirà da Arezzo con due date (10 luglio e 12 luglio alla Fortezza Medicea) per poi proseguire nel resto Italia (nuova data il 26 agosto a Marina di Pietrasanta) fino al 7 settembre a Castello Sforzesco di Vigevano (Pv). (di Loredana Errico)


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