Bignami lascia la Commissione Covid, Conte chiede il rientro


Il confronto sulle audizioni entra nel terreno delle regole parlamentari. Bignami si dimette dalla Commissione per rispondere come persona chiamata a riferire. Conte accetta la stessa strada solo a una condizione: lasciare il seggio a ridosso della seduta e tornare nell’organismo appena concluso l’ascolto.

Avviso editoriale: il testo riguarda atti parlamentari e dichiarazioni pubbliche. Nessuna responsabilità personale viene anticipata oltre ciò che risulta dai documenti e dalle parole dei protagonisti.

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Bignami lascia il seggio per farsi ascoltare

Galeazzo Bignami presenta le dimissioni da componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid dopo la richiesta di audizione avanzata dal gruppo di Fratelli d’Italia. La formula scelta ha un esito netto: il deputato esce dall’organo che indaga e si mette davanti ai commissari come soggetto da ascoltare sulle vicende che rivendica di conoscere.

La dichiarazione resa dal capogruppo FdI alla Camera ha due bersagli distinti. Il primo riguarda l’incompatibilità fra chi partecipa ai lavori e chi deve riferire. Il secondo chiama in causa Giuseppe Conte, con l’appartenenza alla Commissione descritta da Bignami come riparo politico da rimuovere. La Sicilia colloca l’annuncio alle 19:20 del 29 giugno 2026, orario che consegna alla serata il cambio di passo della vicenda.

I documenti richiamati da FdI

La richiesta di ascoltare Bignami riguarda il lavoro parlamentare svolto nel 2020, fuori da incarichi formali nella gestione sanitaria. Il nucleo richiamato da FdI comprende accessi agli atti sul Piano pandemico nazionale e verbali del gruppo di lavoro ministeriale. Dentro lo stesso fascicolo i meloniani inseriscono i contratti della struttura commissariale per le mascherine, come indicato da Il Giornale nelle parole del gruppo FdI in Commissione.

Il significato parlamentare è netto. La Commissione ascolterebbe Bignami come deputato che nel 2020 avviò contenziosi amministrativi per ottenere documenti negati dal Ministero della Salute. La sua audizione dovrà misurarsi con carte, richieste di accesso e sentenze amministrative. Altrimenti la seduta rimarrebbe confinata nella schermaglia politica.

La risposta di Conte a Fontana e La Russa

Conte respinge l’idea di sottrarsi all’audizione. Nella lettera a Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, inviata per conoscenza a Marco Lisei, dichiara di essere pronto a dimettersi da componente immediatamente prima della seduta una volta fissate modalità e data. La formula pubblicata da Adnkronos lega la rinuncia temporanea al reintegro dopo l’ascolto.

Conte chiede a Fontana di garantire il rientro nel seggio al termine dell’audizione. La richiesta riguarda l’assetto finale dei lavori: senza il rientro, l’ex presidente del Consiglio perderebbe la possibilità di partecipare alla relazione di minoranza e al confronto sui testi finali della Commissione.

Ottobre 2024 entra nel fascicolo

La lettera di Conte inserisce nel fascicolo un riferimento cronologico: nell’ottobre 2024, l’ex premier sostiene di avere scritto a Lisei per comunicare la disponibilità a essere sentito. Aggiunge di averla confermata nella quinta seduta della Commissione del 15 ottobre 2024. Agenzia Nova pubblica lo stesso segmento della missiva, con il richiamo alla mancata risposta formale del presidente.

La frizione parlamentare sta qui. FdI accusa Conte di schermarsi dietro il seggio di commissario. Conte replica che la disponibilità era stata offerta quasi due anni prima e mai revocata. Sul tavolo rimane la formula del rientro garantito, richiesta che chiama in causa il presidente della Camera perché Conte siede a Montecitorio.

La scheda ufficiale e le posizioni interne

La Commissione è presieduta dal senatore Marco Lisei, FdI. Nella scheda ufficiale del Parlamento risultano Bignami fra i deputati FdI e Conte fra i deputati M5S. La vicenda nasce dentro l’organismo: due componenti della stessa bicamerale entrano nella procedura come persone da ascoltare.

La scheda storica fissa anche le date di avvio: costituzione il 18 settembre 2024. Lisei viene eletto nello stesso giorno e l’ufficio di presidenza risulta formato il 20 febbraio 2025. Bignami figura membro dal 4 marzo 2025. Conte risulta componente M5S. La cronologia colloca la disputa in un organo già pienamente insediato e lontano dalla fase preparatoria.

La legge che regge l’inchiesta

La base giuridica è la legge 5 marzo 2024, n. 22, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 marzo 2024. Il testo istituisce, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dal SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenirla e affrontarla.

La competenza dell’organismo abbraccia atti di governo, approvvigionamenti, documenti amministrativi e scelte sanitarie. Dentro tale perimetro l’audizione di Bignami ha natura documentale, perché il deputato lega il proprio intervento ad accessi agli atti e ricorsi. L’audizione di Conte tocca invece il piano politico di Palazzo Chigi durante l’emergenza.

Mascherine, consulenze e precedente Di Donna

Il fascicolo più discusso ruota attorno a mascherine non idonee, gare dirette dalla Cina e consulenze collegate alle forniture. ANSA colloca questi temi nel duello fra FdI e Conte, citando anche il riferimento di Meloni alle commissioni milionarie pagate con denaro pubblico. Fanpage associa la stessa offensiva politica alla richiesta di ascoltare l’ex premier.

Il riferimento alle mascherine appartiene all’indagine parlamentare e rimane distinto da qualsiasi accertamento giudiziario. Qui il precedente interno di Sbircia la Notizia Magazine separa i piani: nel pezzo del 9 giugno sul caso Di Donna, il pagamento da 454mila euro era stato circoscritto alla consulenza Adaltis richiamata in audizione e alla replica di Conte sulla chiusura del proprio ufficio forense dopo l’ingresso a Palazzo Chigi nel 2018.

Meloni porta il caso fuori dalla procedura

Giorgia Meloni, ospite di Nicola Porro su Rete 4, difende il lavoro della Commissione con una formula politica secca: i fatti emersi sono “incredibili” e meritano attenzione. Il Tempo registra quel passaggio televisivo nella serata del 29 giugno. La presidente del Consiglio evita la tecnica delle dimissioni temporanee. Porta il tema fuori dalla disputa regolamentare e lo colloca sul terreno della responsabilità politica.

Quel passaggio lega il lavoro della Commissione alla percezione pubblica delle scelte compiute durante l’emergenza sanitaria. Per la maggioranza la linea politica è portare Conte davanti alle domande dei commissari. Per Conte, la stessa audizione deve avvenire senza perdita del seggio parlamentare. Sono due letture inconciliabili della stessa seduta.

Le contestazioni sulle attività delegate

La lettera di Conte riprende anche le contestazioni delle opposizioni sulle attività delegate ai consulenti della Commissione in un commissariato di polizia. Repubblica colloca quelle accuse nel filone delle presunte violazioni delle procedure parlamentari. Il conflitto corre sui nomi da ascoltare e sul controllo delle modalità con cui la Commissione raccoglie testimonianze e documenti.

Il presidente Lisei respinge da settimane l’accusa di uso politico dell’organismo. La risposta di Conte ribalta il terreno: oltre all’attacco mediatico, chiede ai presidenti delle Camere di entrare nel passaggio che deve regolare la sua audizione. La richiesta consegna a Fontana e La Russa un tema istituzionale prima ancora che partitico.

Il precedente che la Commissione crea adesso

La mossa di Bignami produce un precedente politico immediato: un commissario richiesto in audizione lascia l’organismo e si rende disponibile come testimone. Conte accetta la stessa porta d’ingresso solo con garanzia di rientro. La Commissione ha davanti una scelta parlamentare netta: portare le accuse dentro domande verbalizzate o lasciare che il caso rimanga nel circuito degli attacchi pubblici.

La tenuta dell’inchiesta passa dal verbale. Se Bignami viene ascoltato, la Commissione dovrà trattare le sue conoscenze come materiale istruttorio. Se Conte viene audito, le sue risposte entreranno nello stesso circuito documentale. Solo lì la politica perde slogan e guadagna responsabilità davanti agli atti.


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 Junior Cristarella

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