Pietracatella, sangue di Gianni e Alice verso Berlino


Il prelievo del 30 giugno non è una replica degli esami già svolti sui campioni raccolti a fine dicembre. L’atto guarda alla risposta immunitaria dei superstiti e porta il fascicolo in un laboratorio tedesco scelto per le tossine biologiche.

Nota di garanzia: il prelievo di sangue non attribuisce responsabilità a Gianni o ad Alice Di Vita. L’atto serve a stabilire se l’organismo dei due familiari abbia prodotto anticorpi contro la ricina.

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Prelievi su Gianni e Alice: perché si cercano anticorpi

Il bersaglio dell’esame non è soltanto la tossina libera nel sangue. Dopo mesi dalla finestra dei malori, il quesito diventa immunologico: capire se i due familiari abbiano avuto un contatto biologico con la ricina sufficiente a lasciare anticorpi. La scansione odierna è netta: prelievo ematico al mattino, campioni diretti a Berlino entro poche ore e mandato affidato agli specialisti del Robert Koch Institute.

La scelta ha un effetto processuale sobrio ma rilevante. Se nel sangue di Gianni o Alice emergesse una risposta anticorpale, il fascicolo dovrebbe confrontare quel risultato con sintomi, pasti, tempi di ricovero e campioni già conservati. Un esito opposto non cancellerebbe le altre piste materiali: resterebbero alimenti, superfici, oggetti domestici e dispositivi digitali.

Il precedente negativo di Gianni e il problema del calendario biologico

Il campione di Gianni Di Vita prelevato il 28 dicembre 2025 era risultato negativo alla ricina dopo l’arrivo al Centro Antiveleni di Pavia l’11 marzo 2026. Quel passaggio rimane nel fascicolo con una variabile pesante: la sostanza si degrada e il tempo trascorso tra prelievo, conservazione e lettura incide sulla possibilità di intercettarla in forma diretta.

L’esame sugli anticorpi segue un tracciato diverso. Non cerca la stessa fotografia chimica di dicembre ma una risposta dell’organismo. Per questo Berlino diventa decisiva nel calendario attuale: il test non nasce per ripetere ciò che Pavia aveva già letto, bensì per misurare una traccia biologica più adatta al tempo trascorso.

Il 1 luglio entrano i 70 alimenti

Il giorno dopo i prelievi sui superstiti tocca agli alimenti. I 70 reperti sequestrati nelle abitazioni dello stabile di via Risorgimento passano agli specialisti tedeschi per la ricerca di ricina. La sequenza è fissata: campioni ematici il 30 giugno, consegna degli alimenti il 1 luglio, sopralluogo domestico nei primi giorni di agosto.

Il numero 70 non nasce da un unico sequestro. Sbircia la Notizia Magazine aveva già ricondotto l’inventario a due accessi distinti nel servizio del 19 giugno sugli alimenti nel caso ricina: 19 prodotti prelevati il 29 dicembre nell’appartamento familiare e altri 51 il 7 gennaio. Il blocco del 7 gennaio comprende 35 prodotti dall’abitazione della famiglia e 16 dall’alloggio della madre di Gianni Di Vita nello stesso stabile.

Due abitazioni e catene di provenienza separate

La provenienza dei reperti pesa quanto il numero. Nell’appartamento familiare il secondo accesso ha aggiunto 18 alimenti dal congelatore e 17 dal frigorifero; nell’alloggio al primo piano la ripartizione è di otto prodotti dal frigorifero e otto dal congelatore. La mappa già pubblicata dal Magazine conserva il tratto che oggi conta: ogni prodotto ha un luogo di prelievo e una modalità di conservazione.

La separazione materiale tra i due appartamenti impedisce letture indistinte. Una traccia in un prodotto conservato nel congelatore familiare avrebbe una portata diversa da una traccia ritrovata in un reperto dell’alloggio al primo piano. Il laboratorio non darà un responso generico sulla casa: ogni esito dovrà restare agganciato al luogo di prelievo, al contenitore, alla temperatura di conservazione e alla possibile presenza nei pasti natalizi.

Casa Di Vita: campionamenti nei primi giorni di agosto

Il sopralluogo di agosto riporta gli specialisti dentro la casa sequestrata. Non riguarda il solo frigorifero e non si limita alla cucina. Il mandato si estende a indumenti, mobili, oggetti e superfici, con campionamenti per rintracciare ricina o materiale vegetale compatibile con Ricinus communis. La presenza del Bka aggiunge capacità di polizia scientifica quando la ricerca esce dal cibo e passa agli ambienti.

La differenza tra matrice alimentare e matrice ambientale è concreta. Un alimento contaminato parla della via di assunzione; una superficie positiva parla della presenza della sostanza in un luogo. Il valore nascerà soltanto dall’incastro tra reperto, posizione nella casa e sequenza dei malori.

Il vertice di Pavia ha fissato il gruppo tecnico

La riunione al Centro Antiveleni Tossicologico Maugeri di Pavia del 29 giugno ha portato nello stesso tavolo Procura, Squadra Mobile, consulenti italiani e specialisti tedeschi. Accanto a Carlo Locatelli figurano il medico legale Benedetta Pia De Luca, il tossicologo forense Luca Morini e il chimico forense Daniele Merli. Per Berlino entrano Christian Herzog e Sylvia Worbs del Robert Koch Institute, con l’affiancamento operativo del Bka nelle attività sugli ambienti.

Il Robert Koch Institute non entra come laboratorio qualunque. Il profilo indicato dalle cronache tecniche riguarda il centro per i rischi biologici e i patogeni speciali e il laboratorio dedicato alle tossine biologiche. La ricina è un veleno naturale del ricino, capace di bloccare nelle cellule la produzione delle proteine necessarie alla sopravvivenza; negli alimenti e sugli oggetti, la sua ricerca dipende da matrice, conservazione e storia termica del reperto.

Duplice omicidio e filone sanitario restano separati

La Procura di Larino mantiene un fascicolo per duplice omicidio contro ignoti sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Accanto a quel procedimento corre il filone sanitario per omicidio colposo che riguarda cinque medici coinvolti nei primi passaggi sanitari tra guardia medica e Cardarelli di Campobasso. La separazione evita di confondere due domande diverse: chi abbia portato la ricina verso le vittime e che cosa fosse riconoscibile nelle ore iniziali del percorso ospedaliero.

Il prelievo di sangue su Gianni e Alice appartiene al primo asse, quello della ricina. Non modifica da solo il perimetro personale del fascicolo. Serve a collocare i due superstiti nel calendario biologico del caso, insieme ai campioni delle vittime e al materiale sequestrato nella casa.

Gli esiti nel fascicolo: positività, negatività e peso dei luoghi

Il fascicolo ora si muove su tre piani che dovranno parlarsi senza scorciatoie: sangue dei superstiti, alimenti sequestrati e superfici domestiche. La positività anticorpale in Gianni o Alice direbbe che l’organismo ha incontrato la ricina; non direbbe da sola quando, in quale quantità e con quale veicolo. Una positività in un alimento chiederebbe invece di tornare alla sua provenienza, al frigorifero o al congelatore, alle mani che lo hanno spostato e ai commensali che lo hanno consumato.

Il risultato più forte nascerebbe dalla convergenza fra biologico e domestico. Un esito isolato, senza aggancio con tempi e luoghi, avrebbe un peso diverso. Il lavoro di Berlino serve proprio a evitare sovrapposizioni: anticorpi, alimenti e ambienti sono prove di natura diversa e vanno lette dentro la medesima sequenza di Natale.


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 Junior Cristarella

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