Tabacco, consegnate oltre 52mila firme: la legge dei 5 euro arriva in Senato


lCon una mobilitazione civile e scientifica, le firme sono state raccolte in un lampo. L’adesione alla campagna per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina è stata enorme. Ora la volontà di oltre 52mila persone, tante sono state le firme legali raccolte, quasi 3.000 in più rispetto a quelle richieste dalla Costituzione, non resti lettera morta ma la legge di d’iniziativa popolare sia ora calendarizzata in Senato e discussa in Aula. Lo chiedono, instancabili, i promotori della campagna “5 euro contro il fumo”, che sono l’Associazione Italiana di Oncologia Medica Aiom, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom, che hanno l’adesione di più di 90 tra società scientifiche, associazioni, fondazioni e strutture sanitarie attive sull’intero territorio nazionale. «Un successo senza precedenti che testimonia la chiara volontà dei cittadini e degli operatori sanitari per ottenere la riduzione consistente del numero di fumatori» dicono «Le firme sono state ufficialmente consegnate al Senato ed entro 3 mesi, secondo quanto previsto dal regolamento, ci aspettiamo l’esame del disegno di legge e la calendarizzazione della sua presentazione in Assemblea. La palla ora passa alle Istituzioni per un provvedimento che riteniamo ineludibile: il fumo rappresenta una delle principali cause di malattia e mortalità prevenibile nel nostro Paese. Ogni anno si stimano circa 93mila decessi attribuibili al tabagismo, con effetti rilevanti sull’incidenza di tumori, patologie cardiovascolari-metaboliche e malattie respiratorie croniche. L’impatto economico e sociale è di straordinaria entità: i costi complessivi derivanti dal consumo di tabacco e nicotina, fra spese dirette, perdita di produttività e danni ambientali, superano i 23 miliardi di euro l’anno». Nonostante le norme sempre più restrittive, oltre 10 milioni di persone nel nostro Paese fumano regolarmente.

«In Italia il prezzo medio delle sigarette ammonta a circa 6 euro ed è molto basso rispetto al resto d’Europa. Nonostante gli aumenti, registrati negli ultimi anni, il prezzo reale al netto dell’inflazione è addirittura diminuito» sottolinea Silvano Gallus, Responsabile del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita dell’Istituto Mario Negri, che ricorda come «un forte aumento del prezzo sia la più efficace tra tutte le politiche contro il tabagismo. Alla recente conferenza ECToh 2026, decima edizione dell’European Conference on Tobacco or Health, che si è svolta a Milano, è stata lanciata la nuova versione della Tobacco Control Scale in Europe 2025, che certifica l’adozione delle più efficaci politiche di tabagismo, che tutti conosciamo molto bene. Basta volerlo. L’aumento dei prezzi è la misura che ha il peso maggiore. Eppure, l’Italia è in fondo alla classifica, con Bulgaria e Romania, è 32esima posizione su 37. Abbiamo un prezzo molto basso sulle sigarette. Lo stesso pacchetto che qui costa 6 euro nel Regno Unito costa quasi 18 euro e in Francia più di 12 euro».

Lo Iarc dimostra che la tassazione e aumento dei prezzi diminuisce consumo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità Oms e la Banca Mondiale «il forte aumento del prezzo rappresenta la via maestra da seguire, così come hanno dimostrato l’esperienza in Francia e in Irlanda» prosegue Gallus. «In Francia, all’aumentare del prezzo reale dei pacchetti (del 60% in cinque anni) le entrate fiscali sono aumentate, le stime parlano di un miliardo e duecento milioni l’anno, come calcoliamo in un lavoro in uscita sull’European Respiratory Journal». Dunque, il prezzo non è un fattore determinante del commercio illegale: «Che aumenti il contrabbando è semplicemente falso; è una delle false argomentazioni avanzate dall’industria del tabacco, uno dei falsi miti ben illustrati nel documento Taxation and price countering industry argument [manuale tecnico di advocacy prodotto dall’organizzazione non profit Campaign for Tobacco-Free Kids, che sostiene le politiche di controllo del tabacco a livello globale]».

Il provvedimento riguarderà tutti i prodotti fumo correlati, come le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato. «Non si sono dimostrati efficaci nel favorire la cessazione stabile e il loro utilizzo non fa altro che aumentare, anziché ridurre, la probabilità di fumare. Gli studi scientifici evidenziano come nel contesto reale non favoriscono la cessazione del fumo» riassume Gallus, ricordando che questi prodotti nel nostro paese godono di importanti benefici fiscali. Inspiegabili alla luce delle evidenze: «Le aziende vanno ripetendo che le e-cig sono il 95% più sicure delle tradizionali. La letteratura scientifica mostra un quadro molto diverso: una riduzione di molto inferiore, mentre l’uso duale di sigarette e di e-cig aumenta il rischio. In Italia, l’80% di chi consuma e-cig ha un uso duale».

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Banca Mondiale il forte aumento del prezzo rappresenta la via maestra da seguire

Silvano Gallus

Ci sono poi gli effetti a lungo termine delle e-cig, che stanno emergendo dagli studi, al momento una dozzina di pubblicazioni, l’ultima delle quali di inizio giugno su Nature Medicine che mostra come il rischio di tumore al polmone per chi passa alle e-cig è maggiore rispetto a chi smette. Non da ultimo, «preoccupa il grande silenzio delle big tobacco che investono moltissimo in ricerca, anche per dimostrate che i prodotti non fanno male e non c’è uno studio che lo dica». Sulla cessazione, conclude Gallus, questi prodotti non aiutano, ma incoraggiano l’iniziazione e la ricaduta. «Nostri dati mostrano in via di pubblicazioni mostrano che su 100 persone fumatori che passano alle e-Cig, 2 cessano, 8 continuano con e-cig, 56 vanno avanti con le sigarette e 34 diventano dual users».

«Il processo che abbiamo messo in moto ha per noi un grande valore» ha dichiarato Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom. «In questi mesi, c’è stata la trasmissione di messaggi corretti, in cui ha parlato la scienza, la scienza libera da conflitti di interessi, della quale ci si può fidare. Se tutto questo diventerà legge dipenderà dalle intenzioni della classe politica che ci auguriamo ci metta la faccia come abbiamo finora fatto noi. Nella discussione in Senato, che deve avvenire entro tre mesi, sarà il loro turno. Tutto ciò riguarda il futuro delle generazioni più giovani: più del 10% degli under 19 è tabagista e di questi uno su dieci consuma già più di mezzo pacchetto al giorno. Ci aspettiamo un’approvazione con il voto unanime di tutte le forze parlamentari, come è stata quella sull’oblio oncologico, pur consapevoli che, in questo caso, puntando a ridurre il consumo di un prodotto, la soluzione dal punto di vista economico non conviene ai produttori». Ma conviene alla salute di tutti. Infatti, la proposta di legge prevede anche che le risorse aggiuntive vadano destinate al Ssn. «Oltre alla riduzione del consumo del 37%, si calcola un aumento di 800milioni di euro l’anno di gettito derivante dall’accisa» spiega Perrone, che puntualizza «L’aumento delle entrate fiscali a noi non interessa, l’obiettivo è la salute dei pazienti di oggi e di quelli futuri. Ma sosteniamo che se la legge portasse un beneficio economico per le casse dello stato, allora dovrebbe essere messo a disposizione del sistema salute, in generale del Ssn, questo chiediamo». Molte le cose da fare, ad esempio il potenziamento dei centri anti fumo.

In questi mesi, c’è stata la trasmissione di messaggi corretti, in cui ha parlato la scienza, la scienza libera da conflitti di interessi, della quale ci si può fidare

Franco Perrone

Come ha ricordato Giulia Veronesi, membro del Comitato di lotta al fumo di Fondazione Umberto Veronesi: «Quella per il fumo è una dipendenza costruita scientificamente, politica di marketing delle big tobacco. Questo è terrificante. Quando vedo un paziente con tumore al polmone e mi dice “è tutta colpa mia” io lo trovo ingiusto. C’è poi la grande favola della riduzione del danno. Ricordo che non è una battaglia contro i fumatori, che vanno difesi, ma contro la dipendenza. La politica deve pensare alla salute pubblica al di là dell’interesse e dell’influenza delle aziende». Dopotutto, una survey condotta da Fondazione Veronesi mostrava che i fumatori stessi erano d’accordo con l’incremento di prezzo, inteso proprio come misura non contro di loro.

«I dati scientifici in nostro possesso parlano chiaro: le abitudini si consolidano da giovanissimi e rischiano di diventare un fattore di rischio a lungo termine per la salute. Ora auspichiamo un intervento rapido ed efficace da parte del Senato, ma il nostro compito non è concluso» ha affermato Daniele Finocchiaro, consigliere delegato di Fondazione Airc «Dobbiamo fare in modo che la politica prenda sul serio la nostra proposta. Le persone si aspettano un cambiamento concreto. La mobilitazione civile e scientifica c’è stata, le evidenze scientifiche ci sono, ora il testimone passa alle istituzioni. Ma le società civile e scientifica saranno sempre presenti».

Senza il fumo i casi di tumore al polmone, come il suo carico di decessi, crollerebbero. Ma tutto l’organismo viene colpito dal fumo, all’origine di molte malattie non solo oncologiche ma anche cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. «Il tumore del polmone è paradigmatico circa il pericolo rappresentato dalle sigarette ed è, infatti, responsabile dell’85-90% di tutti i casi registrati in Italia» sostiene Di Maio. «Ma, per esempio, è anche il fattore di rischio a cui sono riconducibili la metà dei carcinomi della vescica. Inoltre, è collegato ad altre neoplasie come quelle alla faringe, al cavo orale, al rene, al pancreas, al fegato o allo stomaco. Esistono poi ovviamente altri stili di vita associati a rischi per la salute, come l’uso di alcol, la sedentarietà o l’eccesso di peso. Anche questi vanno contrastati attraverso iniziative sia legislative che di sensibilizzazione della popolazione. Era importante partire dal fumo, ma non intendiamo certo fermarci qui».

Foto di Mathew MacQuarrie su Unsplash

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 Nicla Panciera

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