Pnrr. Tempo scaduto. Cosa succede adesso? La situazione in provincia di Trapani 


Tempo scaduto (o quasi). Alla fine il 30 giugno è arrivato. Ed entro oggi dovevano essere completati i lavori finanziati con i fondi del PNRR: il Piano nazionale di ripresa e resilienza che avrebbe dovuto far rinascere l’Italia dopo le macerie del Covid.

In provincia di Trapani il Pnrr ha finanziato 1.788 progetti, distribuiti tra Comuni, Asp, scuole, ministeri e altri enti pubblici. Opere che spaziano dalla rigenerazione urbana alla sanità, dagli impianti sportivi alle scuole, fino alla digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Ma cosa significa davvero questa scadenza? I cantieri ancora aperti si fermeranno? I fondi andranno persi? E soprattutto: una volta conclusi i lavori, queste opere saranno davvero utili ai cittadini?

Cos’è il Pnrr e perché oggi è una data decisiva
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è il programma con cui l’Italia ha investito quasi 194 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione europea attraverso il Next Generation EU, il fondo straordinario creato per rilanciare le economie europee dopo la pandemia.
L’obiettivo era ambizioso: modernizzare il Paese, migliorare la sanità territoriale, costruire nuove scuole, digitalizzare la pubblica amministrazione, rendere più efficienti infrastrutture e servizi.
Quei fondi, però, non sono mai stati un assegno in bianco. Bruxelles ha imposto tempi rigorosi e obiettivi precisi. Ed è proprio il 30 giugno 2026 la data entro la quale gli interventi devono risultare sostanzialmente conclusi.
Attenzione, però: il Pnrr non finisce oggi. Da domani si apre la fase della chiusura amministrativa. Entro il 31 agosto gli enti dovranno completare la rendicontazione, caricare tutta la documentazione sulla piattaforma ReGiS e dimostrare di avere raggiunto gli obiettivi previsti.
 

Cosa succede se un’opera non è finita
La domanda che molti si pongono è semplice: cosa accade ai cantieri che non riusciranno a rispettare la scadenza?
Non vengono automaticamente cancellati. Ma potrebbero uscire dal perimetro del Pnrr e non essere più finanziati con le risorse europee. In quel caso sarà lo Stato, la Regione o gli stessi enti locali a dover trovare altre coperture economiche per completare le opere.
È questo il vero rischio della scadenza del 30 giugno: non tanto vedere fermarsi le ruspe dall’oggi al domani, quanto ritrovarsi con interventi destinati a rallentare per mancanza di fondi o costretti a essere rifinanziati con altre risorse.
Nei giorni scorsi Anci Sicilia ha riunito sindaci, segretari comunali e tecnici proprio per affrontare quest’ultima fase del Piano. Il messaggio è stato chiaro: non basta chiudere i lavori, bisogna arrivare senza errori anche alla rendicontazione finale. Perché una documentazione incompleta o caricata in ritardo può compromettere il finanziamento tanto quanto un cantiere non ultimato.
 

La Sicilia resta in ritardo
Se si guarda ai numeri complessivi, il quadro dell’Isola resta preoccupante.
Secondo l’ultimo monitoraggio della Corte dei Conti, la Sicilia è la regione italiana con la più bassa percentuale di progetti Pnrr conclusi: appena il 22,4% degli interventi risulta completato. Significa che oltre 9.300 opere sono ancora in corso.
Anche sul fronte della spesa i dati sono poco incoraggianti: risultano pagati appena il 32,1% dei fondi disponibili, una percentuale ben inferiore alla media nazionale.
La fotografia restituisce una regione che fatica a rispettare i tempi e nella quale il rischio non è soltanto perdere risorse europee, ma ritrovarsi con opere terminate solo sulla carta o difficili da rendere realmente operative.
 

Trapani tra cantieri e verifiche
Nel Trapanese la situazione è molto articolata. Ci sono ancora molti progetti che non sono stati completati. Molti sperano nella proroga, o una sorta di “sanatoria” che non ha nessuno previsto. 
Tra i Comuni, quello di Trapani è tra gli enti siciliani che hanno intercettato il maggior numero di risorse: 34 progetti per oltre 63 milioni di euro, di cui più di 48 milioni finanziati direttamente dal Pnrr.
Gli interventi riguardano scuole, impianti sportivi, l’ex Mattatoio, il quartiere Cappuccinelli, Palazzo Lucatelli, le Mura di Tramontana, la Torre di Ligny, il polo culturale San Domenico e il borgo Ummari-Fulgatore.
Secondo la cabina di regia convocata nelle scorse settimane a Palazzo D’Alì, i lavori procedono senza particolari criticità. Restano però opere particolarmente complesse, come il recupero di Palazzo Lucatelli, già interessato da sospensioni, varianti progettuali e contenziosi.

 

Sanità, la sfida adesso è far funzionare le strutture
Uno dei capitoli più importanti del Pnrr riguarda la riforma della sanità territoriale.
In provincia di Trapani l’Asp ha già completato o attivato gran parte delle nuove strutture previste: le Case della Comunità Hub di Castelvetrano, Marsala Centro, Marsala Nord e Mazara del Vallo, quelle Spoke di Castellammare del Golfo, Custonaci e Pantelleria e gli Ospedali di Comunità di Marsala e Salemi.
Il problema, però, non riguarda più soltanto gli edifici.
Lo Spi Cgil Sicilia ha chiesto ai direttori generali delle Asp di chiarire quante di queste strutture siano realmente operative e dispongano del personale previsto dagli standard nazionali. Il rischio, denuncia il sindacato, è inaugurare immobili nuovi senza avere medici, infermieri e operatori sufficienti per garantire i servizi.
Un tema emerso anche con il caso della Casa della Comunità di Alcamo, dove le dimissioni del direttore del Distretto hanno acceso i riflettori su criticità organizzative e di sicurezza. Un episodio che ricorda come il successo del Pnrr non si misuri soltanto con il taglio del nastro, ma con la capacità delle strutture di funzionare davvero.
 

Oltre i cantieri: chi farà vivere le opere del Pnrr?
C’è però una domanda che accompagnerà il Pnrr anche dopo la chiusura dei cantieri. Ed è una domanda che riguarda tutta la provincia di Trapani: cosa ne sarà delle opere una volta terminate?
Per anni il dibattito si è concentrato sulla capacità di ottenere i finanziamenti e di rispettare le scadenze. Molto meno si è parlato di ciò che accadrà dopo: chi gestirà queste strutture? Con quali risorse saranno mantenute? E, soprattutto, rispondono davvero ai bisogni del territorio?
Il caso più emblematico è quello dell’ippodromo di contrada Scacciaiazzo, a Marsala. È stata proprio un’inchiesta di Tp24 a sollevare il caso di un progetto finanziato con circa 2,5 milioni di euro del Pnrr: 800 mila euro destinati al recupero della vecchia pista ippica e oltre 1,3 milioni per un centro sportivo con campi da padel, tennis e bocce. Un investimento che ha fatto discutere ben oltre i confini cittadini, fino a diventare un caso nazionale raccontato anche dalla trasmissione PresaDiretta di Rai 3.
La questione, però, va oltre l’ippodromo. Quel progetto è diventato il simbolo di un interrogativo che riguarda molte opere finanziate con il Pnrr: in alcuni casi i fondi sono stati impiegati per rispondere a esigenze reali della collettività o, piuttosto, per cogliere l’occasione di utilizzare risorse disponibili entro tempi molto stretti?
La stessa domanda vale per molte altre strutture realizzate in questi anni: Case della Comunità, impianti sportivi, edifici recuperati, contenitori culturali e interventi di rigenerazione urbana. Chi li gestirà? Con quali risorse verranno mantenuti? Saranno in grado di sostenersi nel tempo o rischiano di trasformarsi in nuovi contenitori vuoti?
Perché completare un’opera è soltanto il primo passo. La vera sfida comincia dopo: garantire personale, manutenzione, attività e una gestione capace di renderla utile ai cittadini. Altrimenti il rischio è quello di ritrovarsi con edifici nuovi ma privi di servizi, impianti sportivi senza utenti o strutture culturali destinate a rimanere chiuse. Non più incompiute, ma opere finite e incapaci di produrre lo sviluppo per cui erano state finanziate.
 

La vera eredità del Pnrr
Il 30 giugno non rappresenta la fine del Pnrr. Rappresenta il momento della verifica.
Fra qualche anno il Piano non sarà giudicato dal numero dei cantieri aperti o delle targhe inaugurate, ma da ciò che avrà lasciato sul territorio: scuole utilizzate, Case della Comunità con medici e infermieri, edifici recuperati e impianti sportivi frequentati dai cittadini.
Per la provincia di Trapani, come per tutta la Sicilia, la sfida non è soltanto spendere i fondi europei. È trasformare quella che era stata presentata come un’occasione storica in uno sviluppo reale e duraturo.
Il vero bilancio del Pnrr, insomma, non si farà oggi, ma negli anni che verranno. Quando capiremo se quei 1.788 progetti avranno cambiato davvero il volto del territorio o se alcuni di essi finiranno per alimentare una nuova stagione di incompiute e cattedrali nel deserto.
 




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 redazione@tp24.it (Redazione)

Source link

Di