Trieste, niente sala al libro su Avanguardia Nazionale


Il caso si concentra sull’uso di una sede civica con rilievo storico, collocata nel perimetro museale dedicato al Risorgimento triestino e a Guglielmo Oberdan. Il libro resta un prodotto editoriale. La sala comunale appartiene alla responsabilità dell’ente che la concede.

Traccia redazionale: il testo separa annullamento della sede, confronto politico, disciplina costituzionale e storia dell’organizzazione richiamata nel titolo del libro.

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Il fatto a Trieste: il Museo esce dall’evento

La presentazione di Confesso che ho vissuto. Storie di Avanguardia Nazionale era indicata per il 4 luglio negli spazi del Civico Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan. Dopo la contestazione pubblica del 23 giugno, l’appuntamento non risulta più nella sede municipale. Trieste Cafe colloca la segnalazione di Adesso Trieste e ANPI-VZPI al 23 giugno. Il ritiro della sede comunale viene reso pubblico quattro giorni dopo, il 27 giugno alle 19:47.


La distinzione amministrativa incide sul giudizio politico. Il Comune non blocca una pubblicazione. Interrompe l’associazione tra un evento editoriale e un luogo civico affidato a una destinazione storica. In questa fenditura nasce il confronto fra chi parla di tutela dello spazio pubblico e chi legge la decisione come censura.

Il Museo del Risorgimento ha un’identità storica

Il sito ufficiale del Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan descrive la sede in via XXIV Maggio 4, Piazza Oberdan, con ingresso libero e apertura da giovedì a domenica dalle 10 alle 17. Lo stesso sito ricorda che il museo è ospitato nell’edificio progettato da Umberto Nordio nel 1934, decorato con affreschi di Carlo Sbisà.

Le collezioni conservano documenti, fotografie, divise e cimeli riferiti alle vicende risorgimentali locali, dai moti del 1848 alla prima guerra mondiale. All’esterno si trova il Sacrario dedicato a Guglielmo Oberdan, con la cella del patriota triestino impiccato nel 1882 e il monumento di Attilio Selva. Una sala dentro questa sede porta con sé un sigillo pubblico che supera la disponibilità materiale dello spazio.

La denuncia del 23 giugno e il dietrofront del 27

La segnalazione pubblica parte da Riccardo Laterza, capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio comunale, con l’intervento dell’ANPI Trieste-VZPI Trst. Il rilievo politico parte dal titolo del volume e arriva alla concessione di uno spazio municipale a un’iniziativa dedicata a Avanguardia Nazionale.

Il 27 giugno Laterza presenta il ritiro della sede come un primo risultato politico e chiede che il Comune aggiorni regolamenti e atti concessori degli immobili di proprietà. La richiesta porta la vicenda fuori dal singolo appuntamento: il tema passa dal calendario del 4 luglio ai filtri che una pubblica amministrazione usa quando valuta richieste su sedi museali, sale civiche e luoghi carichi di storia nazionale.


Il libro contestato e il nome di Claudio Scarpa

Il volume al centro del caso si intitola Confesso che ho vissuto. Storie di Avanguardia Nazionale. Nella contestazione di Adesso Trieste e ANPI-VZPI compare Claudio Scarpa, indicato come coautore e come ex appartenente ad Avanguardia Nazionale. Il rilievo entra nel comunicato politico che ha preceduto il ritiro della sede.

L’aspetto sensibile sta nel richiamo a un’organizzazione della destra eversiva già posta fuori legge nel 1976. Quel richiamo orienta la valutazione della sede: l’evento annunciato era previsto in una sede museale civica, con un peso istituzionale diverso da quello di una libreria privata o di uno spazio associativo.

Il 1976 e la legge Scelba nel caso Avanguardia Nazionale

Avanguardia Nazionale appartiene alla storia della destra radicale italiana del secondo dopoguerra. Il Manifesto ricorda lo scioglimento per decreto dell’8 giugno 1976, fondato sulla legge Scelba, tre giorni dopo la sentenza della settima sezione penale del Tribunale di Roma che aveva condannato 31 avanguardisti per ricostituzione del partito fascista.

La legge 20 giugno 1952, n. 645, pubblicata in Gazzetta Ufficiale e oggi consultabile su Normattiva come testo vigente, attua la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. L’articolo 1 qualifica la riorganizzazione del disciolto partito fascista quando un gruppo persegue finalità antidemocratiche, esalta o minaccia la violenza politica, denigra democrazia e valori della Resistenza, svolge propaganda razzista o richiama metodi propri del fascismo.

Articolo 21 e XII disposizione: il confine giuridico

L’articolo 21 della Costituzione, nel testo pubblicato dal Senato, tutela la libera manifestazione del pensiero con parola, scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Rossi usa proprio questo riferimento per contestare il ritiro della sede e parla di libertà calpestata. La XII disposizione transitoria e finale, nello stesso testo costituzionale, vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista.


La Corte costituzionale, nelle sentenze 1/1957 e 74/1958, legge apologia e manifestazioni del fascismo in rapporto al pericolo di riorganizzazione vietata. Nel caso triestino il terreno è ancora diverso: la decisione resa pubblica riguarda una sala comunale. Qui il Comune entra come proprietario e custode istituzionale dello spazio, non come autorità chiamata a giudicare il merito penale di un libro.

La linea di Laterza e ANPI-VZPI

Laterza parla di uno “sfregio” evitato a uno spazio museale comunale. La frase colpisce perché mette sullo stesso piano sede e messaggio: per Adesso Trieste, un museo civico dedicato a storia nazionale e spirito critico non deve diventare palco per iniziative ritenute celebrative del fascismo e della violenza politica.

L’ANPI-VZPI sposta il peso sul carattere delle iniziative dedicate ad Avanguardia Nazionale. Fabio Vallon, presidente dell’associazione triestina, aveva respinto il 23 giugno l’idea di un evento descritto come appuntamento storico-culturale ordinario. La posizione dell’associazione riguarda la compatibilità tra spazi pubblici, antifascismo costituzionale e simboli riconducibili alla destra eversiva.

La replica di Ugo Rossi: libertà di espressione

Ugo Rossi, consigliere comunale e capogruppo di Futuro Nazionale a Trieste, difende gli organizzatori dell’evento. Nella reazione registrata il 27 giugno esprime “massima solidarietà” e richiama l’articolo 21 della Costituzione. Il suo argomento affida il peso maggiore alla libertà di manifestazione del pensiero e alla possibilità di presentare un volume anche quando il contenuto accende conflitto politico.

La sua replica fotografa il lato opposto della vicenda: per Futuro Nazionale, il ritiro della sede municipale segnala una compressione del dissenso. La distanza fra le due posizioni si concentra sulla domanda amministrativa: una sede comunale a vocazione storica deve limitarsi a concedere spazi oppure selezionare le richieste secondo la propria identità pubblica?


Il dossier municipale: regolamenti e atti concessori

Il ritiro della sede non chiude la partita comunale. Laterza chiede di intervenire su regolamenti e atti concessori, cioè sui testi che disciplinano l’uso degli spazi di proprietà pubblica. La richiesta nasce da una frattura ricorrente nelle amministrazioni locali: le sale non sono tutte uguali. Una sala consiliare, una biblioteca, un museo storico e un edificio con sacrario hanno funzioni pubbliche diverse.

La scelta di Trieste mostra una soglia politico-amministrativa già tracciata dal caso. Un evento dedicato a un’organizzazione sciolta per ricostituzione del partito fascista viene escluso da un museo civico risorgimentale. La domanda che resta all’ente riguarda la scrittura delle regole: valutazione preventiva, responsabilità dei richiedenti, compatibilità con la destinazione della sede, clausole contro esaltazione di odio e violenza.

L’esito immediato: il 4 luglio fuori dal Museo

L’unico effetto già definito è l’uscita del Civico Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan dall’evento del 4 luglio. Il resto appartiene al confronto politico cittadino: Adesso Trieste e ANPI-VZPI rivendicano la tutela dello spazio pubblico; Futuro Nazionale denuncia una lesione della libertà di espressione.

La decisione tocca una città dove la storia novecentesca entra spesso nelle sedi della politica locale. Trieste non discute soltanto una presentazione editoriale. Discute chi parla dentro i luoghi comunali, con quale sigillo pubblico e sotto quale responsabilità dell’amministrazione.



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 Junior Cristarella

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