Vi dico la verità se non apparisse ogni tanto qualche video sui social io mi sarei dimenticato completamente dell’esistenza dei Mondiali di calcio americani. Non è per snobismo, mi piace il calcio e sono tifoso ma l’assenza dell’Italia dalla competizione, oramai da tre edizioni, rende la Coppa del Mondo un evento come un altro. La guardo come gli esauriti guardano i mondiali di freccette o quelli di biliardo che danno la notte sui canali sportivi a perdita di tempo e per addormentarsi.
Poi questi campionati ospitati da tre nazioni cosi confusionari dispersivi. Lo chiamano soccer il calcio neanche football per distinguerlo dal football americano che a dispetto del nome però non si gioca coi piedi ma con le mani. Ed è il parente fighetto, giocato con poco virili caschi e protezioni, del rugby che invece è uno sport vero. Infatti ho sempre condiviso l’adagio inglese che diceva: “Il calcio è un sport da gentiluomini giocato da bestie. Il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini”. Questo è un po’ snob si.
Ancora aggrappati ai gol di Messi e Ronaldo
Comunque il campionato procede arrivando ai sedicesimi di finale dopo i gironi con qualche eliminazione inaspettata. Germania Messico e Svizzera tra le prime nei gironi, qualche sorpresa come Bosnia e Sudafrica o quella più simpatica di Capo Verde. Capo Verde, una minuscola isoletta nell’Atlantico ai sedicesimi e noi italiani a casa a guardare. Capo verde che ora se la vedrà con l’Argentina di Messi.
Ecco una cosa l’ho capita, che i nuovi protagonisti latitano e c’è carenza di nuovi campioni. Perché le notizie più eclatanti sono state i gol di Messi che lo hanno reso il miglior marcatore nella storia ai Mondiali e quelli di Ronaldo che lo hanno reso il primo a segnare in sei edizioni diverse dei mondiali. Due vecchietti terribili ed imperterriti.
Dei due ho sempre preferito Ronaldo, non amo questi giocatori “nanerottoli” e “infidi” che si insinuano a tradimento nelle difese, ho sempre amato i centravanti di sfondamento. Il record di gol di Messi poi mi ha dato un dispiacere togliendolo al panzer tedesco Miro Klose, grande centravanti teutonico e laziale. Ma è evidente che se i due protagonisti sono straordinari giocatori ma oramai quarantenni le nuove leve tardano a raggiungerli.
Da Gravina a Malagò: non cambia nulla
L’Italia intanto prepara il futuro che a quanto pare sarà uguale al passato. In settimana infatti a sostituire il disastroso Gravina è stato eletto Malagò alla presidenza della FIGC, un uomo per ogni sport ed ogni stagione. Peccato che cambi solo lui, il Consiglio federale che ha prodotto solo disastri è rimasto identico a prima. in pieno stile gattopardesco italiano dove tutto cambia affinché nulla cambi.
Del discorso di Malagò dopo l’elezione infatti ho capito due cose. La prima che lo ha eletto lo stesso Gravina, a cui ha dedicato una mielosa e ruffiana apologia come se fosse uno che ci ha portato al trionfo e non al disastro. La seconda è che ancora non lo hanno avvisato che non è più nel ruolo olimpico precedente perché la prima cosa di cui ha parlato è di portare le olimpiadi a Roma e non i mondiali di calcio. Succede.
Ma se da noi storicamente i Mondiali, quando ancora partecipavamo, avevano anche una funzione sociale di distrazione di massa lo stesso non sembra funzionare oltreoceano. Certamente non fa dimenticare i problemi mediorientali, le guerre e i conflitti internazionali.
La crisi della Volkswagen fa piangere l’Europa
Ma se l’America non ride, l’Europa è un pianto amaro non tanto calcisticamente quanto politicamente. E credo che i due casi emblematici di questi giorni, la crisi nera dell’automotive a partire dal colosso Volkswagen e le dimissioni del primo ministro britannico Starmer, lo rivelino con chiarezza.
Il gruppo Volkswagen ha annunciato infatti il taglio di centomila posti di lavoro che sono addirittura il quindici per cento della forza lavoro attuale. Dopo che le previsioni iniziali erano di cinquantamila esuberi sono nei fatti raddoppiate. È crisi nera, nerissima, per il più grande gruppo europeo e secondo al mondo. Un colosso che fino a poco tempo fa era la locomotiva industriale tedesca e trainante nell’economia.
Il motivo è semplice: la assurda agenda green europea e l’imposizione ideologica delle autovetture elettriche fuori da ogni logica di mercato. Risultato, i colossi europei dell’automobile ridotti sul lastrico mentre quelli cinesi fanno vendite e utili da record. In confronto all’attuale classe dirigente europea Tafazzi, quello che si dava le bottigliate da solo sugli zebedei, era un genio assoluto.
Eppure i segnali c’erano tutti: se prendi la Porsche Macan, il modello più venduto e inizi a venderla solo elettrica, aumentando i costi di produzione e dimezzandone le vendite, come diamine pensi di mantenere un profilo industriale efficiente e redditizio? Quando tra l’altro i cinesi ad un terzo del prezzo ti danno auto più performanti e moderne tecnologicamente nel settore elettrico. Geni.
Il new green deal europeo e l’elettrico che non piace
E poi la ridicola forzatura di imporre il blocco del motore termico nel 2035 costringendo i produttori ad adeguarsi a questa scelta scellerata pena pesantissime multe è assurdo. In un campo in cui i concorrenti erano già anni luce avanti. Più che scelte della commissione europea sembrano scelte del comitato centrale comunista cinese. Perché hanno avvantaggiato solo loro e distrutto l’economia europea.
E poi diciamoci la verità ma perché dobbiamo farci costringere a guidare dei forni a microonde su ruote invece di macchine vere. Infatti nonostante le offerte assillanti l’elettrico è stato sostanzialmente rifiutato dalla clientela. Soprattutto come obbligo forzato. D’altronde se devi comprare una macchina che si ricarica in due ore dove devi stare li con il sudoku a perdere tempo per poi camminare per due ore e ricaricare di nuovo non è che ci voleva Einstein a capirlo.
Sono le genialità degli epigoni della politica del new green deal europeo che dopo la devastazione covid hanno pensato bene di infierire un altro colpo ferale all’economia europea. Infatti l’Europa, intesa come governo europeo, si salva perché una volta votato i cittadini non hanno più alcuno strumento per cacciare i governanti eletti ma le singole nazioni invece dopo un po’ danno evidenti segni di reazione negativa.
In Germania la tanto temuta destra dell’Afd è data oggi dai sondaggi quasi al quaranta per cento ed ha stravinto le ultime elezioni locali. Lo stesso è successo in Inghilterra dove alle ultime elezioni ha stravinto Nigel Farage, oggi stabilmente al primo posto nei sondaggi.
Le dimissioni del primo ministro Starmer
E questo è stato tra i fattori determinanti delle dimissioni del primo ministro inglese Starmer, giubilato dal suo stesso partito laburista e non dalle opposizioni. Il principale favorito alla successione è oggi l’esponente laburista Andy Burnham ex sindaco di Manchester. Che se possibile è ancora più fagiano di Starmer.
Sembra che proprio Burnham assumerà il nuovo ruolo di governo dopo essere stato eletto leader dei laburisti. Si perché in Inghilterra il premier lo fa il leader del partito che ha vinto le elezioni. Almeno Starmer era stato votato dalla gente democraticamente. Poi si dimette e ti trovi un burocrate indicato dalle segreterie di partito. Un sistema diciamolo singolare.
Non ci si stupisce infatti che Starmer si sia presentato alla conferenza stampa al 10 di Downing Street praticamente piagnucolando tradito più dai suoi franchi tiratori che dalla opposizione che fa il suo lavoro.
I retroscena della dimissioni di Starmer
Ma per fare un po’ di insider riveliamo i veri retroscena che secondo noi hanno portato alle dimissioni del primo ministro inglese. È infatti esploso violentemente in Gran Bretagna il caso delle 250.000 violenze sessuali perpetrate a danno di donne inglesi per lo più ragazzine da parte di immigrati.
Un caso che da anni viene occultato in ogni modo all’opinione pubblica. E che fa il paio con le assurde politiche interne inglesi dove la libertà di stampa è ai livelli della Bulgaria della cortina di ferro e la gente viene addirittura arrestata per reati di opinione.
E faceva bene Starmer a temere la diffusione di certe notizie che però oggi con l’avvento dei social è deflagrata. Aveva tentato di mettere fuori legge alcuni social prima di tutto X di Elon Musk che era diventato il principale veicolo di queste notizie inquietanti.
È stato proprio l’uomo più ricco del mondo infatti, che recentemente è stato il primo a superare un patrimonio di un triliardo di dollari con dei suoi tweet personali a demolire la figura di Starmer creandone imbarazzo e inducendo il suo partito a sostituirlo.
Ma la storia ha radici antiche. La vicenda iniziale riguarda un gruppo di adescatori, per lo più di origine pachistana, condannati per aver stuprato centinaia di ragazze inglesi tra la fine degli anni Novanta e il 2013. Starmer era a capo del Crown Prosecution Service, che inizialmente decise di non procedere con l’azione penale.
Lo scandalo degli adescatori
La contesa tra i due ruota attorno a una vicenda molto discussa nel Regno Unito e che riguarda un gruppo di adescatori, per lo più dicevamo di origine pachistana, condannati per aver stuprato centinaia di ragazze inglesi. A fare luce sulla questione fu soprattutto Andrew Norfolk, giornalista del Times.
Fu lui, nel 2012, il primo a rivelare che gli abusi sessuali nella città di Rotherdam, in Inghilterra, erano molto più diffusi di quanto si pensasse e, soprattutto, che la polizia era a conoscenza della situazione da oltre dieci anni. Le inchieste giornalistiche di Norfolk spinsero le autorità locali a commissionare un’indagine indipendente, guidata dall’accademica Alexis Jay. Il suo rapporto concluse che almeno 1.400 bambine e ragazze erano state stuprate a Rotherham tra il 1997 e il 2013 da un gruppo di adescatori pedofili, quasi tutti di origine pachistana.
Scandali simili furono scoperti anche in altre città del Regno Unito, tra cui Oldham, Oxford, Rochdale e Telford. Nacque così un’inchiesta nazionale sugli abusi sessuali sui minori, guidata anche questa volta da Alexis Jay. A occuparsi di questi casi fu il Cps (Crown Prosecution Service).
Il Cps britannico non svolge attività investigative, ma puramente legali. In altre parole, decide se procedere con l’azione penale oppure no in base agli elementi di prova raccolti dalla polizia. Nel caso relativo alla rete di pedofili di Rochdale, il Cps – guidato in quegli anni da Starmer – decise di non andare a processo, essenzialmente perché non si riteneva credibile la versione della vittima che con la sua denuncia aveva dato il via alle indagini.
Le inchieste sulla maxi rete di pedofili
Le inchieste sulla maxi rete di pedofili nel Regno Unito proseguono ancora oggi, con le ultime condanne che risalgono allo scorso settembre. Da qualche tempo, però, la vicenda è finita al centro del dibattito politico, principalmente a causa di un articolo del Daily Telegraph – quotidiano filo-conservatore – che accusa l’esecutivo laburista di aver bloccato una nuova inchiesta su larga scala sugli abusi sessuali compiuti ai danni di bambine e ragazzine inglesi dalla gang di pedofili di origine pachistana.
Jess Phillips, la ministra per le Pari Opportunità del governo Starmer, ha rimesso la decisione sull’avvio dell’inchiesta alle autorità locali di Oldham, uno dei sobborghi inglesi coinvolti direttamente nei casi di violenza sessuale, mentre i Conservatori chiedono un’indagine a livello nazionale. Difatti si ritiene che nel corso di questi anni i casi di pedofilia e violenza sessuale di queste gang di immigrati abbiano superato i 250.000 casi. Un numero mostruoso che ha inorridito l’opinione pubblica già in clima di rivolta per le tensioni sociali evidenti provocate dall’immigrazione incontrollata.
Il dibattito è degenerato dopo l’ingresso a gamba tesa di Elon Musk, che ha definito Starmer «un uomo totalmente spregevole» e ha scritto che la ministra Phillips «merita di essere in prigione». Non si è fatta attendere la risposta del premier britannico, che ha invitato il miliardario a smetterla di «diffondere bugie e disinformazione».
A quel punto, Musk ha pubblicato un sondaggio su X – piattaforma social di cui è proprietario – in cui ha chiesto ai suoi follower: «L’America dovrebbe liberare il popolo britannico dal suo governo tirannico?». Oltre a criticare l’esecutivo londinese, nei giorni scorsi Musk se l’è presa anche con la stampa britannica, accusata di presunte complicità con i pedofili in nome del «culto della società multietnica e del politicamente corretto».
Una vicenda emblematica del potere attuale dei social in entrambe le direzioni certamente e che neanche la censura è riuscita a fermare avendo effetti diretti proprio sul governo che quella censura attuava in modo pervicace. Dimostrazione dell’importanza della libertà di espressione, del free speech dicono in America, che resta ancora il fondamento vero della democrazia in ogni epoca e l’unico baluardo ai soprusi ed agli abusi del potere. Forse Starmer seguiva pedissequamente il noto adagio di Winston Churchill che diceva: “La verità è così preziosa che bisogna proteggerla sempre con una cortina di bugie”.
Io invece amo ancora il motto latino “Veritas filia temporis”. La verità anche dopo tempo arriva sempre e costruisce o distrugge. Sempre.
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