Abbiamo fissato la sequenza partendo dalle serie Istat in base 2021=100. Il numero dei consumatori è grezzo, quello delle imprese è destagionalizzato: le due curve misurano ambiti distinti e vanno separate fin dalla prima riga.
Nota redazionale: tutti i valori citati sono indici o saldi diffusi con la statistica flash Istat del 26 giugno 2026. Le differenze in punti nascono dallo scarto fra maggio e giugno.
Sommario dei contenuti
I numeri di apertura
L’indice dei consumatori scende di 1,0 punto, da 93,4 a 92,4. L’indicatore composito delle imprese guadagna 1,0 punto, da 94,2 a 95,2. La distanza è la notizia economica: le famiglie arrivano a giugno con un giudizio più severo sulla condizione personale, le attività produttive leggono ordini, vendite e piani di cantiere con un tono meno debole.
Il confronto con maggio spiega la natura del movimento. A maggio i consumatori erano risaliti da 90,8 a 93,4 e lo Iesi era sceso a 94,1 nella pagina pubblicata il 29 maggio su Sbircia la Notizia Magazine. A giugno la direzione si capovolge: il lato familiare arretra e quello produttivo recupera, con il retail al valore più alto della finestra febbraio-giugno.
Il valore di maggio nello Iesi
La tavola Istat di giugno riporta per maggio uno Iesi a 94,2, mentre il comunicato diffuso il 29 maggio indicava 94,1. Lo scarto di un decimale nasce dalla revisione mensile delle serie destagionalizzate delle imprese, ricalcolate con l’ultimo mese disponibile.
Il numero da usare oggi è 94,2. Ne deriva un rialzo di giugno pari a 1,0 punto. La correzione non riguarda l’indice dei consumatori, che da gennaio 2024 non viene più destagionalizzato perché nei modelli non compare una componente stagionale significativa.
Famiglie, migliorano solo le attese generali
Il blocco dei consumatori non arretra in modo uniforme. Il clima economico sale da 86,2 a 87,6 e il clima futuro da 87,2 a 87,4. Il movimento positivo si concentra sulle attese relative alla situazione economica dell’Italia passate da -68,5 a -60,0, sulle attese di disoccupazione da +41,8 a +41,6 e sulla convenienza percepita del risparmio salita da +146,3 a +154,3.
La parte domestica si indebolisce. Il clima personale scende da 96,0 a 94,2 e il clima corrente da 98,0 a 96,2. Nel bilancio familiare pesano giudizi sulla condizione economica della famiglia a -36,8, attese familiari a -29,4, giudizi sul bilancio a +25,2, risparmio futuro a -11,2 e acquisto di beni durevoli a -83,5. La caduta dei durevoli è la cifra più dura: segnala rinvio di spese impegnative, dalla sostituzione dell’auto agli elettrodomestici costosi.
Imprese in salita in tutti i comparti
Lo Iesi sale a 95,2 perché ogni comparto avanza. La manifattura passa da 87,9 a 88,4, le costruzioni da 99,4 a 101,7, i servizi di mercato da 96,8 a 97,2 e il commercio al dettaglio da 101,3 a 105,5. L’aumento non ha la stessa intensità: retail e costruzioni spingono, manifattura e servizi aggiungono meno di mezzo punto ciascuno.
La struttura dello Iesi limita l’effetto del balzo retail sull’indice finale. Dal 2021 la sintesi usa pesi legati al valore aggiunto: servizi 42,4%, manifattura 37,6%, commercio al dettaglio 10,2%, costruzioni 9,8%. Il recupero di giugno nasce da comparti con peso inferiore e maggiore vivacità nel movimento mensile.
Manifattura, scorte più leggere e ordini deboli
Nell’industria manifatturiera l’indice torna a 88,4, lo stesso livello di febbraio. La composizione non è brillante. I giudizi sugli ordini peggiorano da -18,6 a -19,7, le scorte di prodotti finiti scendono da +3,0 a +1,3 e le attese di produzione salgono da +0,7 a +1,5. Poiché le scorte entrano nel calcolo con segno invertito, il decumulo compensa ordini ancora freddi.
Il taglio per raggruppamenti conferma un recupero minimo: beni di consumo da 95,1 a 95,9, beni intermedi da 82,3 a 82,4 e beni strumentali da 88,6 a 89,4. La manifattura resta sotto la media 2021 e non mostra un ritorno pieno della domanda produttiva.
Costruzioni sopra 100 con ordini e lavoro atteso
Le costruzioni superano quota 100, da 99,4 a 101,7. I giudizi su ordini e piani di costruzione passano da -4,8 a -2,8, le attese sull’occupazione da +3,7 a +6,5. La spinta maggiore arriva dall’ingegneria civile salita a 108,6 e dai lavori specializzati a 104,0. La costruzione di edifici cala da 94,4 a 94,0.
Il settore resta sostenuto da piani già avviati e attese di lavoro meno negative. La risalita non nasce da un solo segmento: i lavori specializzati recuperano 4,4 punti in un mese e l’ingegneria civile aggiunge 1,0 punto partendo già sopra 107.
Servizi di mercato, turismo in alto e trasporti giù
I servizi di mercato salgono appena da 96,8 a 97,2. Sotto il totale si muovono direzioni molto diverse. I servizi turistici balzano da 101,4 a 110,3, informazione e comunicazione sale da 97,9 a 98,7, servizi alle imprese e altri servizi da 102,6 a 103,4. Trasporto e magazzinaggio scende invece da 85,2 a 83,3.
Dentro il totale dei servizi, gli ordini raccontano la ragione del recupero ridotto. I giudizi sugli ordini calano da +1,6 a +0,7 e quelli sull’andamento degli affari da +4,1 a +3,1. Le attese sugli ordini invece salgono da +4,4 a +7,4. Il settore anticipa ordini a tre mesi più sostenuti, pur con giudizi di giugno meno favorevoli.
Commercio al dettaglio, il +4,2 nasce dalle vendite
Il commercio al dettaglio è il comparto che più cambia passo, da 101,3 a 105,5. I giudizi sulle vendite salgono da +13,6 a +23,6. Le attese di vendita avanzano da +16,6 a +17,8 e i giudizi sulle scorte scendono da +5,9 a +3,7, movimento favorevole perché la variabile entra nell’indice con segno invertito.
La grande distribuzione accelera da 99,1 a 104,3. La distribuzione tradizionale sale da 108,1 a 109,3. La seconda resta più alta in livello, la prima produce lo strappo mensile maggiore. La posizione di Confesercenti lega il retail alla stagione turistica e al rientro delle tensioni su Hormuz.
Perché lo Iesi non parla dei consumatori
Lo Iesi è un indicatore del comparto produttivo. L’Economic Sentiment Indicator europeo della Commissione comprende anche i consumatori, lo Iesi Istat no. La salita delle imprese a 95,2 non cancella la flessione delle famiglie a 92,4: le due misure riguardano soggetti, questionari e orizzonti separati.
Quota 100 è la media dell’anno base 2021. Un valore sotto 100 segnala una fiducia inferiore a quella media, non una soglia psicologica fissa. Il numero dei consumatori è calcolato su saldi ponderati grezzi, quello delle imprese su saldi settoriali destagionalizzati.
Indagini e campioni dietro le stime
La rilevazione sui consumatori usa un campione teorico di circa 2.000 maggiorenni, stratificato per ripartizione geografica e ampiezza del comune. Le interviste sono telefoniche assistite da computer e avvengono nei primi quindici giorni del mese di riferimento.
Le rilevazioni sulle imprese usano panel mensili: circa 4.000 imprese manifatturiere, circa 700 costruzioni, circa 2.000 servizi di mercato e circa 1.000 commercio al dettaglio. Per manifattura, costruzioni e servizi sono escluse le unità più piccole sotto le soglie di addetti, mentre il commercio non applica soglie in entrata. Tutte le interviste alle aziende si concentrano nei primi sedici o diciotto giorni del mese.
La sequenza da febbraio a giugno
La finestra pubblicata nella tavola di giugno mostra consumatori a 97,4 in febbraio, 92,6 in marzo, 90,8 in aprile, 93,4 in maggio e 92,4 in giugno. Il minimo recente resta aprile; giugno sta sopra quel livello di 1,6 punti. Resta 5,0 punti sotto febbraio, mese precedente alla frenata più brusca.
Per le imprese, la stessa finestra consegna Iesi a 97,3 in febbraio, 97,2 in marzo, 95,2 in aprile, 94,2 in maggio e 95,2 in giugno. Il recupero riporta l’indicatore al livello di aprile. Resta ancora lontano da febbraio. Il pezzo di aprile resta il riferimento interno per leggere il minimo dei consumatori e la prima flessione marcata dello Iesi.
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Junior Cristarella
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