Ex militari russi, Italia e Francia frenano il divieto UE


Al Coreper del 26 giugno la formula pubblica del bando agli ex combattenti russi ha perso la sua apparente linearità. La Commissione europea vuole colpire chi ha servito nelle forze armate russe dall’inizio dell’invasione su larga scala. Roma e Parigi chiedono un testo diverso, perché un consolato europeo non dispone sempre di registri militari russi affidabili né di canali istruttori identici fra capitali.

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Roma e Parigi chiedono la via dei visti

Le due capitali non chiedono di aprire l’Unione agli ex militari di Mosca. Chiedono che il filtro passi dal codice dei visti, dove ogni domanda lascia una traccia consolare, un fascicolo e una motivazione individuale.

La separazione giuridica pesa. La misura nasce come atto esterno comune e impone un perimetro rigido; il visto lascia agli Stati spazio per esaminare identità, pericolo di sicurezza, documenti presentati e ragioni dell’ingresso. Nel caso degli ex militari russi, il secondo canale riduce l’area grigia fra sospetto politico e prova personale.

La prova del servizio nelle forze armate russe

Il servizio nelle forze armate russe dopo il 24 febbraio 2022 non coincide sempre con una condanna, una lista pubblica o un atto giudiziario. L’accertamento passa da documenti militari, registri statali, contratti di arruolamento e dichiarazioni rese dal richiedente.

Affidare l’intero accertamento all’ufficio che tratta la domanda d’ingresso vorrebbe dire convertire il confine Schengen in un luogo di istruttoria penale senza fascicolo penale. Qui sta il nucleo tecnico della frenata franco-italiana: Bruxelles deve scrivere chi prova il servizio, con quali documenti e davanti a quale autorità.

Sanzione nominativa o categoria ampia

Nel diritto sanzionatorio europeo il divieto di viaggio opera con maggiore tenuta quando il destinatario è identificato con nome, cognome e motivazione. Qui il destinatario non è una persona già iscritta in lista. È una categoria ampia: chi ha servito in un apparato militare dopo una certa data.

Se la categoria resta scritta così, dogana e consolato devono tradurre una formula politica in una prova personale. La correzione richiesta da Italia e Francia nasce da questo scarto. Il divieto agli ex militari non viene respinto; viene chiesto di portarlo dentro una procedura capace di reggere un ricorso.

Il precedente dei visti russi dal 2022

Il canale dei visti è già stato usato contro Mosca. Dal 12 settembre 2022 i cittadini russi hanno perso l’accesso agevolato all’Unione: tariffa più alta, istruttoria più lunga e documenti supplementari. Nel novembre 2025 Bruxelles ha stretto ancora sulle autorizzazioni a ingresso multiplo, imponendo una domanda per ogni viaggio nella maggioranza dei casi.

Il Consiglio dell’UE e la Commissione europea hanno fissato entrambe le tappe in atti pubblici. Per Roma e Parigi questo precedente indica la strada più solida: non un bando generalizzato in una rubrica sanzionatoria ma un esame consolare rafforzato.

Il pacchetto 21 oltre il divieto agli ex militari

Il bando ai combattenti russi è una parte del pacchetto. Il tavolo comprende banche, piattaforme cripto, trader petroliferi, nuove navi della flotta ombra, restrizioni su LNG e importazioni di pesce russo. Reuters colloca nello stesso testo anche il congelamento del price cap sul greggio russo a 44,10 dollari.

La frizione sui visti incide nel pacchetto. Introduce una materia di frontiera. Finora l’Unione ha irrigidito l’ingresso dei cittadini russi con atti consolari. Spostare tutto nelle sanzioni cambia l’ufficio che decide, il tipo di prova richiesta e il margine lasciato agli Stati.

Coreper e unanimità: perché il testo non passa ancora

Il 26 giugno il fascicolo è passato dal Coreper, la sede degli ambasciatori permanenti dei 27. L’accordo non è arrivato. La ragione istituzionale è netta: le sanzioni UE passano dal Consiglio all’unanimità. Una sola capitale basta a fermare l’atto o a chiedere una riscrittura.

La guida pubblica del Consiglio lo conferma: decisioni e regolamenti sanzionatori arrivano dopo l’esame nei gruppi competenti, in Coreper II e poi al Consiglio. Nel pacchetto 21 il negoziato sugli ex militari russi si intreccia così con oil cap, flotta ombra, LNG e pesce russo.

La linea italiana: colpire chi ha combattuto, non il passaporto

L’Italia di Antonio Tajani ha ripetuto una frase netta: Roma non è in guerra con il popolo russo. Nella trattativa di Bruxelles quella frase diventa un confine diplomatico. Colpire chi ha combattuto rientra nella pressione su Mosca; allargare il divieto a chi possiede solo un passaporto russo cambierebbe natura alla misura e darebbe al Cremlino un argomento immediato contro gli europei.

Adnkronos registra la stessa ragione politica nella posizione italiana. La cautela di Roma non cancella la pressione contro Mosca, la sposta sulla qualità giuridica dell’atto.

La Francia segue il canale giuridico

Parigi si muove nello stesso solco: sostegno alla pressione su Mosca ma attenzione alla base legale e al carico amministrativo sugli Stati. Euronews, ANSA e Meduza convergono sulla stessa linea: Francia e Italia non respingono l’idea di fermare gli ex militari russi, chiedono un testo che non trasformi il sospetto in divieto automatico.

Nel lavoro Schengen, un automatismo mal scritto produce contenzioso e disomogeneità tra consolati. La Commissione dovrà sciogliere questo passaggio prima dell’approdo al Consiglio.

La riscrittura richiesta agli ambasciatori

La correzione richiesta ha un bersaglio: spostare l’accertamento dal divieto indistinto al fascicolo individuale. Bruxelles deve scrivere chi prova il servizio militare, quali documenti hanno peso, quale spazio resta per disertori, giornalisti, oppositori e familiari con legami nell’Unione.

Un divieto scritto fuori dal canale visti impone ai Paesi di creare archivi nazionali su persone non sempre identificate dall’UE. Un vincolo dentro il visto lascia il rifiuto dentro una procedura già esistente: domanda, documenti, esame consolare, motivazione e ricorso. È la via che Roma e Parigi stanno cercando di imporre nel testo.

La traccia già aperta da Sbircia il 19 giugno

Sbircia aveva già separato il rinnovo annuale delle sanzioni economiche russe dal pacchetto 21. Quel pezzo resta il riferimento interno per leggere il calendario: il rinnovo protegge l’architettura esistente, il nuovo pacchetto aggiunge misure.

Il freno franco-italiano entra nella seconda casella e non tocca il sì dei 27 al ciclo annuale. La partita odierna riguarda la qualità del nuovo testo: se il bando resta nella rubrica sanzionatoria, servirà una clausola probatoria molto più nitida; se passa dai visti, il lavoro tornerà ai consolati con regole comuni rafforzate.


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 Junior Cristarella

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