Salute e innovazione: a Roma il forum su competitività, payback e ruolo della filiera


Il potenziale del sistema italiano è stato al centro del “Forum salute e innovazione: rafforzare la competitività in Italia e in Europa”, promosso da Novartis, con il supporto organizzativo di Forum in Masseria e Comin & Partners, a Roma mercoledì 28 ottobre 2026, al quale era presente anche FarmaciaVirtuale.it. All’evento ha tenuto banco la competitività del settore health, che nella specifica congiuntura storica gioca sulla capacità di integrare ricerca, innovazione tecnologica e produzione industriale.

Politiche del farmaco e sostenibilità del Ssn

Ha condotto i vari panel Bruno Vespa, il forum è stato aperto dall’intervento del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha parlato di politiche del farmaco e sostenibilità del Ssn: «A volte credo che il nostro sistema sanitario, basato sui principi dell’universalismo, sia ingiustamente criticato e sia più apprezzato fuori o dai tanti cittadini stranieri che hanno un problema di salute in Italia e, quasi quotidianamente, inviano lettere al Ministero per ringraziare del trattamento e delle cure ricevuti senza che venisse chiesto loro di mettere mano al portafoglio».

Incremento del Fondo sanitario nazionale di circa 18 miliardi

Sollecitato da Vespa a esprimere un bilancio dopo il record dei quattro anni di governo, Schillaci ha ricordato l’incremento del Fondo sanitario nazionale di quasi 18 miliardi e, tra i vari risultati, il piano della salute mentale: «Tutti parlano di salute mentale, ma è stato questo governo a stanziare fondi, anche considerando che queste problematiche toccano la popolazione più giovane». Schillaci ha poi ricordato l’aggiornamento delle prestazioni, le case di comunità, emblema di come è stato centrato il piano Pnrr. «Sono più di 1200, attive sul territorio in maniera equilibrata. Adesso vanno rese pienamente operative. Mi dispiace vi siano ancora diseguaglianze in sanità tra i piccoli comuni e le grandi città, su cui vorrei fare qualcosa nel tempo del mio ministero. È certo che in un Paese come il nostro, caratterizzato da longevità, sia importante sgravare i pronto soccorso. Le liste di attesa, poi, sono il lato meno bello della nostra Sanità pubblica, problema che esiste da vent’anni. Oggi abbiamo creato un metodo, abbiamo lavorato con le Regioni, sappiamo cosa manca in ogni singola Regione, in ogni singola Asl, e abbiamo un sistema scientifico collaudato per capire cosa fa difetto e come intervenire: le Regioni stanno collaborando su questo aspetto, ma bisogna intervenire anche sull’appropriatezza prescrittiva».

Gli investimenti in un’azienda globale per essere attrattivi

In dialogo con il Ministro è intervenuto Giovanni Caforio, Chair of the Board di Novartis, parlando di investimenti in un’azienda globale per essere attrattivi: «Noi guardiamo a un Paese di manifattori, i cui prodotti sono punti di forza dell’Italia. Volgiamo lo sguardo alle competenze accademiche e di chi fa ricerca, eccellenza italiana, alla capacità di sviluppo degli studi clinici (più di 200, attualmente) e di accesso dei pazienti ai nuovi farmaci innovativi. Tale accesso in Europa è peggiorato. Il 50% dei prodotti innovativi approvati dall’agenzia europea non arriva ai pazienti. In Italia la situazione è migliore, perché siamo sopra al 70%. È uno degli argomenti di discussione della nostra azienda con le istituzioni, il Ministero. Una realtà come Novartis ha bisogno di vedere che si continua a investire nel Ssn, un settore così importante per il nostro Paese, caratterizzato da quella universalità unica di cui il Ministro ha parlato».

Farmaceutica 10% delle esportazioni in Italia

Sullo sviluppo economico, sui brevetti, sull’autonomia strategica è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani, ministro degli Affari Esteri. «La farmaceutica – ha spiegato – rappresenta il 10% delle nostre esportazioni e lo scorso anno è cresciuta nonostante i dazi americani. Cresciamo perché guardiamo a tutti i mercati, non solo a quello statunitense. E cresciamo anche in Usa, perché la qualità del prodotto italiano è più forte della barriera tariffaria, quindi occupiamo spazi che altri non sanno riempire. A ciò contribuisce anche la flessibilità del nostro sistema produttivo. Lavoriamo tantissimo in Paesi come Canada, Messico, India, Balcani, Estremo Oriente, Africa. La parola chiave del governo sull’export è diversificazione. Lavoriamo poi a 360 gradi per ridurre il prezzo delle materie prime, creando un mercato dei Paesi area G7 alternativo a quello cinese. Dobbiamo fare in modo di poter essere competitivi».

In cantiere manovra per segnale positivo a giovani e ad anziani

Tajani ha confermato che il Governo, compatibilmente con la coperta corta, sta mettendo in campo una manovra che aiuti il ceto medio e dia un segnale positivo ai giovani e agli anziani. Per questi ultimi in particolare «si sta pensando ad una card destinata alle spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, tra i 300 e i 400 euro, che sostenga i cittadini anziani over 75, ma sulla fascia d’età potrebbe esserci un aggiustamento. Stiamo operando anche per un sistema previdenziale dedicato alle Forze dell’Ordine, personale della Difesa. Abbiamo dato segnali importanti: non investimenti a casaccio ma frutto di visione, per far crescere l’Italia».

Intervenire sul meccanismo del payback per superarlo

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, insieme a Tajani ha ribadito come il settore farmaceutico in Italia sia in costante crescita: «L’export lo scorso anno ha quasi toccato i 70 miliardi di euro. Gli investimenti sono in crescita, i brevetti negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 26%: un risultato superiore al resto d’Europa. Insieme alla farmaceutica è in crescita la diagnostica: abbiamo definito questo binomio “economia della salute”. Per l’Ai applicata a diagnostica e ricerca la casistica è convalidata, parliamo adesso di Ai per la medicina personalizzata e per la chirurgia robotica». Entrambi i Ministri hanno poi confermato la volontà del Governo di intervenire sul meccanismo del payback al fine di superarlo.

Servono tempi precisi per sviluppo e accesso ai farmaci in Italia

A questo punto del forum ha fornito il suo autorevole punto di vista Ornella Barra, presidente del board di The Boots Group: «L’Europa non manca di talenti e ricerca scientifica, ma a questo spesso non corrispondono velocità e capacità di trasformare tutto in innovazione e prodotti che arrivino al paziente. Servono indicazioni precise di come il prodotto possa essere sviluppato, con riferimenti e tempi precisi, nonché l’esplicitazione dei tempi di disponibilità effettivi del farmaco. In Italia abbiamo disomogeneità e frammentazione, nelle Regioni le procedure sono diverse, con il conseguente rallentamento. L’omogeneità è auspicabile, governance e compliance, le varie regolamentazioni sono fondamentali, ma la troppa complessità può essere controproducente. Bisogna che la filiera lavori insieme: l’industria del farmaco è da considerare un beneficio».

«Per curarci dobbiamo desiderare farmaci made in Europe»

La manager ha così fornito un assist a Marcello Cattani, presidente Farmindustria, che ha messo in luce la necessità di difenderci dalla Cina. «Per curarci dobbiamo desiderare farmaci made in Europe. In Cina sono campioni di velocità, ma non hanno standard come le aziende europee e americane. Dobbiamo perciò fare riforme per accompagnare l’evidenza dei dati e proteggerci dall’invasione di chi vede l’Europa come mercato per i propri farmaci. Per le life sciences, che stanno trasformando il manifatturiero italiano, serve una regìa di governo. Dobbiamo mettere al centro ricerca, innovazione, valore aggiunto, competenze». Nel nostro Paese, la chiave secondo Ornella Barra è determinare la filiera unica, in una visione olistica che tenga insieme tutte le istituzioni. «Possiamo essere ai livelli di altri Paesi in tema velocità se semplifichiamo la burocrazia».

Novartis in Piemonte con centro di eccellenza

Il focus è poi passato sul ruolo delle Regioni. In collegamento, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha mostrato come Novartis, in Piemonte, sia centro di eccellenza: «Se è evidente che le radici della Regione sono nelle industrie automobilistica e tessile, oggi grazie a questa base possiamo dire di aver sfociato nelle Life Sciences. Il nostro obiettivo è unire la capacità e gli investimenti del privato alla ricerca dell’industria e delle Università, per trasformare tutto in ricerca industriale».

Valore aggiunto della Lombardia

Emanuele Monti, presidente della nona commissione del Consiglio Regionale Lombardia, ha evidenziato il valore aggiunto di una Regione come la Lombardia, «che produce 100 miliardi di Pil annuo in ambito Life Sciences, con una crescita dal 2013 ad oggi di oltre il 45%. In Lombardia ci sono la maggioranza dei trials clinici italiani. Il ruolo delle Regioni può essere importante in chiave europea, se garantiamo non solo la capacità di investire in ricerca e innovazione su temi di frontiera, ma anche se assicuriamo la sostenibilità del sistema sanitario, uscendo dagli schemi ideologici». Cirio ha voluto aggiungere che l’investimento in farmaci innovativi, il mettere in campo un farmaco che può allungare la vita delle persone, deve essere un obbligo per un presidente di Regione.

Ecosistema per l’industria del farmaco e attori della filiera

A latere dell’evento, parlando con FarmaciaVirtuale.it del posizionamento della farmacia come primo presidio del Ssn sul territorio, Ornella Barra ne ha messo in luce l’importanza all’interno del sistema italiano e non soltanto: «Quello che auspico sempre è creare un ecosistema tra tutti gli attori della filiera, intendo università, centri di ricerca, ospedali, industria, farmacia e, infine, anche paziente, per aiutare un sistema che sicuramente è tra i migliori, ma il cui funzionamento potrebbe essere migliorato dal rapporto tra pubblico e privato. Inoltre, la Farmacia con la sua prossimità può colmare a volte anche la mancanza, per ragioni diverse, del medico e degli ospedali: il farmacista deve perciò essere sempre più preparato e specializzato».

Tecnologia come leva e fattore reale di sostenibilità per le farmacie

In che modo quindi la tecnologia può diventare una leva, un reale fattore di sostenibilità economica per le farmacie italiane? «Stiamo già applicando la tecnologia nelle nostre farmacie in Italia e a livello internazionale, sta poi ai farmacisti e alla singola azienda fare leva su questo, ma la tecnologia non potrà mai sostituire la relazione umana farmacista-paziente, che io chiamo human touch, indispensabile, che fa la differenza rispetto al resto delle altre istituzioni». Dalla sua prospettiva internazionale, la manager ha descritto l’Italia come «uno dei Paesi dove l’industria ha sviluppato le sue competenze. Altrettanto vale per il modello farmaceutico, che possiamo portare ad esempio». Sul legame storico tra distribuzione intermedia e farmacia territoriale come punto di forza italiano, Barra ha sottolineato che «la distribuzione è un anello fondamentale per il servizio alla farmacia, l’una non può fare a meno dell’altra e viceversa, è un matrimonio consolidato nel tempo, che supererà tutti gli ostacoli. Anche quelli che oggi possono sembrare barriere, che in effetti non esistono».

Importante che l’Italia riconosca il valore dell’innovazione

Sulla traccia di quanto detto dalla dottoressa Barra, le conclusioni sono state delineate dal top management di Novartis. «L’innovazione farmaceutica va riconosciuta come volano e non rispetto al suo costo, perché in questo momento storico sta portando speranza a chi prima non ne aveva. Inoltre, con l’avvento dell’Ai senza dubbio siamo davanti ad un’accelerazione della ricerca: la sfida è allora far restare in Italia l’innovazione, a fronte di altri Paesi agguerriti come la Cina. Bisogna parlare non di voce di costo, ma di voce di investimento – ha affermato Federico Mambretti, Country President di Novartis Italia –. Credo sia importante che l’Italia riconosca il valore dell’innovazione: il settore farmaceutico porta salute, occupazione e crescita. Nella Legge di Bilancio, una riforma importante è la proposta sul payback, poiché introduce prevedibilità, rendendo il Paese attrattivo nell’ambito della competizione globale per gli investimenti».

«Chiediamo di riconoscere l’innovazione dando prevedibilità»

Focalizzandosi su cosa Novartis chiederebbe al governo per fare di più, Mambretti ha sottolineato in primis la loro forte presenza in Italia, con duemila impiegati e tre siti produttivi. «Novartis porta un contributo importante, sia all’economia locale sia alla salute dei pazienti. Chiediamo di riconoscere l’innovazione dando prevedibilità, in maniera tale che si possa continuare ad investire nel Paese». Ha concluso il Forum Patrick Horber, presidente International di Novartis, che parlando del potenziale del sistema-Italia, ha insieme messo in luce ciò che lo rallenta (un aspetto su tutti, il ritardo nell’approvazione dei medicinali innovativi), auspicando che si rafforzi quell’ecosistema di cui ha parlato Ornella Barra, condicio sine qua non per continuare a investire in Italia.

Alessandra Stoppini


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