Nel lavoro quotidiano dei servizi sociali ci si scontra continuamente con la difficoltà dei sistemi locali nel rispondere a bisogni complessi con interventi di tipo puramente assistenziale o riparativo. Sul territorio si affrontano di norma tre distinte vulnerabilità che spesso vengono trattate in modo del tutto frammentato: la solitudine involontaria della popolazione anziana, la precarietà abitativa di giovani o nuclei familiari in difficoltà economica e la progressiva dispersione del patrimonio immobiliare di persone anziane sole.
In provincia di Roma, all’interno del Distretto sociosanitario RM 5.1 (che comprende i Comuni di Monterotondo in qualità di ente capofila, Mentana e Fonte Nuova), è stata elaborata la proposta progettuale “La casa che non muore”. L’iniziativa si configura come un modello teorico del tutto sperimentale, concepito per applicare i principi del welfare generativo (Donati 2013), la cui eventuale attuazione è da intendersi come una proposta aperta a una futura adozione da parte degli Ambiti Territoriali Sociali.
Ipotizzando di mettere in contatto un anziano solo, privo di una rete familiare e proprietario di un’abitazione con spazi sottoutilizzati, con un percettore dell’Assegno di Inclusione (ADI), la proposta mira a prefigurare un cohousing monitorato dai servizi. In questa prospettiva, un’abitazione privata smetterebbe di essere un luogo di isolamento e si trasformerebbe in una risorsa generativa per l’intera comunità, evitando, al decesso del proprietario, il rischio di occupazioni abusive illegali.
Cosa vuole fare nel concreto il progetto
Il contesto a cui guarda l’iniziativa si rivolge a un bacino territoriale stimato in 96.587 abitanti, su cui è possibile definire un quadro sociale ben definito per l’anno 2025: si registrano 113 persone anziane in condizioni di severa povertà relazionale già in carico ai servizi e 973 nuclei familiari beneficiari dell’Assegno di Inclusione, censiti tramite la piattaforma GEPI del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In questo contesto, il progetto teorizza due innovazioni di sistema nell’ambito del cohousing.
In primo luogo, mira alla creazione di un patrimonio immobiliare solidale pubblico. Ispirandosi alla Legge 112/2016 (“Dopo di Noi”) e agli artt. 796 e 2645-ter c.c., il progetto propone di riadattare gli strumenti giuridici all’anzianità autonoma. Con il potenziale coinvolgimento di studi notarili durante le fasi di amministrazione condivisa, la donazione volontaria e trasparente dell’immobile all’Ente Pubblico (con riserva di usufrutto) diventerebbe un passaggio garantito per prevenire occupazioni illegali. Tale opzione non costituirebbe una condizione vincolante per l’avvio del cohousing, ma un elemento aggiuntivo.
In secondo luogo, punta al superamento dell’isolamento tra materia sociale e urbanistica. La pianificazione del territorio e la gestione patrimoniale diventerebbero elementi fondanti dell’abitare sociale. L’idea propone quindi un confronto permanente tra servizi sociali e uffici comunali per il governo del territorio, uniti nella co-programmazione e co-progettazione dell’intervento.
Cornice normativa, benefici individuali e innovazioni di sistema
La sostenibilità organizzativa ed economica prefigurata dal modello si fonda su un’architettura giuridica e programmatoria già disponibile.
Il pilastro finanziario potenzialmente individuato è rappresentato dalle risorse della Quota Servizi del Fondo Povertà (MPLS 2024), che potrebbero finanziare la costituzione di un’équipe multidisciplinare interistituzionale. Qualora recepito, l’intero percorso potrebbe prendere forma a seguito della pubblicazione di una manifestazione di interesse da parte di un Ambito territoriale sociale, volta ad attivare il percorso di co-programmazione e co-progettazione nell’ambito dell’amministrazione condivisa (Art. 55 del D.Lgs. 117/2017 – Codice del Terzo Settore).
L’équipe multidisciplinare, composta dagli assistenti sociali comunali, psicologi della ASL ed educatori professionali del Terzo Settore, andrebbe poi a gestire ogni fase del progetto: dall’assessment multidimensionale al matching intergenerazionale, fino al monitoraggio dei patti di convivenza. Dal punto di vista normativo, la coabitazione verrebbe formalmente inserita nel Patto per l’Inclusione Sociale del percettore ADI, trasformandola in una misura attiva di inserimento.
La sperimentazione del modello si prefiggerebbe un arco temporale stimato di almeno un anno, a partire dall’eventuale avvio delle procedure di manifestazione di interesse.
Tabella 1. Quadro normativo di riferimento e ricadute operative ipotizzate
| Fonte normativa | Oggetto e funzione principale | Ricaduta operativa ipotizzata nel modello |
|---|---|---|
| Legge n. 328/2000 | Legge quadro per il sistema integrato di interventi e servizi sociali. | Cornice per il Piano Sociale di Zona e promozione dell’aging in place. |
| D.L. n. 48/2023 | Istituzione Assegno di Inclusione (ADI) e Patto per l’Inclusione Sociale. | Inserimento teorizzato della convivenza nel PAIS come misura attiva di emancipazione. |
| Linee MLPS (2024) | Indirizzi sull’impiego della Quota Servizi del Fondo Povertà. | Possibile copertura finanziaria dell’équipe multidisciplinare (assessment e matching). |
| Art. 55 D.Lgs. 117/2017 | Amministrazione condivisa nel Terzo Settore. | Base giuridica utilizzabile per l’Avviso pubblico e la co-progettazione con il territorio. |
| Artt. 796 e 2645-ter c.c. |
Donazione con riserva di usufrutto e vincoli di destinazione. | Strumenti notarili ipotizzati per il trasferimento volontario dell’immobile per housing sociale a spese del progetto. |
| Legge n. 112/2016 | Disposizioni in materia di assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno genitoriale (“Dopo di noi”). | Ispirazione giuridica del modello per l’impiego di vincoli ex art. 2645-ter c.c. destinati a fini sociali e la creazione del patrimonio solidale abitativo pubblico. |
I vantaggi teorizzati dal modello aspirano a essere concreti per entrambe le parti coinvolte.
Per l’anziano la proposta prefigura un’intensificazione della presa in carico socio-sanitaria con attivazione di servizi domiciliari e semiresidenziali (aging in place), un monitoraggio costante e la riduzione della solitudine, accompagnata dalla garanzia pubblica sul futuro del proprio immobile in caso di donazione.
Per chi percepisce ADI, l’ipotesi di lavoro punta al superamento della precarietà abitativa d’emergenza (come stazioni di posta o dormitori), consentendo l’accesso a un alloggio adeguato con condivisione delle spese di gestione e il rafforzamento dei percorsi di inserimento lavorativo e sociale.
Condizioni di fattibilità e sfide per il welfare futuro
Nel momento di un’applicazione praticabile, l’équipe di progetto sarebbe chiamata a presidiare tre aspetti critici: l’incompatibilità relazionale, la netta separazione tra scelte patrimoniali e presa in carico sociale, e la distinzione tra i ruoli dei due target di conviventi.
L’impianto concettuale si regge su quattro pilastri fondamentali: volontarietà e revocabilità della scelta, cura del matching, monitoraggio pubblico e tutela notarile gratuita per il cittadino in caso di donazione dell’immobile. Se presa in considerazione dagli Ambiti territoriali, l’iniziativa si propone come un modello replicabile su larga scala, capace di trasformare la casa da bene privato a infrastruttura sociale stabile.
Unendo Enti locali, Terzo settore e competenze notarili, “La casa che non muore” vuole offrire uno spunto di riflessione per un welfare di nuova generazione: un sistema capace di rigenerare il patrimonio immobiliare e contrastare l’esclusione, integrando attori finora estranei al social work nel disegno strategico dell’abitare di domani.
Riferimenti bibliografici
- Barberis E. (2020), Politiche sociali e territori, Bologna, Il Mulino.
- Donati P. (2013), La società relazionale, Roma-Bari, Laterza.
- Folgheraiter F. (2011), Teoria e metodologia del servizio sociale. La prospettiva di rete, Trento, Erickson.
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2024), Fondo Povertà e Quota Servizi. Linee operative per gli Ambiti Territoriali Sociali, Roma.
- Sarlo A., Costa G., Quattrini S. (2024), Invecchiare a casa propria – Servizi e pratiche per l’ageing in place, Laboratorio Politiche Sociali.
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