La Sicilia è tra le regioni che incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo delle risorse destinate allo sviluppo. I pagamenti relativi al Fondo sviluppo e coesione (Fsc) si fermano al 5,9% delle somme disponibili, una percentuale inferiore sia alla media del Mezzogiorno, pari al 6,9%, sia a quella nazionale, che raggiunge il 9,4%. Un ritardo che si inserisce in un quadro di avanzamento disomogeneo tra le diverse aree del Paese e che riporta al centro la capacità delle amministrazioni di trasformare i finanziamenti programmati in interventi concreti.
A preoccupare è anche la quota di spesa ancora da certificare nell’ambito della programmazione europea 2021-2027: per la Sicilia raggiunge il 71%, uno dei valori più elevati tra le Regioni. Il dato emerge dalla relazione sullo stato di avanzamento degli interventi del Fondo sviluppo e coesione, aggiornata al 30 giugno 2026, e dall’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore sui ritardi nell’attuazione dei programmi di coesione.
Fondo sviluppo e coesione, il divario tra Nord e Sud
Il grafico sui pagamenti degli Accordi per la coesione mette in evidenza una distanza significativa tra le due aree del Paese. Nel Mezzogiorno è stato pagato il 6,9% delle risorse disponibili, contro il 20,7% del Centro-Nord. La media italiana è del 9,4%. All’interno di questo scenario, la Sicilia si colloca al 5,9%, ma non è l’unica Regione in difficoltà. In Puglia i pagamenti si fermano al 3%, mentre in Sardegna scendono al 2,6%. Sul versante opposto, la Liguria raggiunge il 47,4% e la Provincia autonoma di Bolzano il 35,3%. Seguono il Piemonte, con il 24,3%, e l’Emilia-Romagna, con il 25,2%.
Le percentuali fotografano una situazione ancora distante da un avanzamento uniforme della spesa. Gli Accordi per la coesione, sottoscritti dal governo con le Regioni in diverse fasi tra l’autunno del 2023 e il dicembre 2024, mettono complessivamente in campo 27,7 miliardi di euro. Al momento della rilevazione, i pagamenti ammontavano a 2,6 miliardi, pari al 9,4% del totale.
Programmi europei, Sicilia tra le Regioni più in ritardo
Il quadro non si esaurisce con il Fondo sviluppo e coesione. La programmazione europea 2021-2027 vale complessivamente 72,8 miliardi di euro, di cui 42,2 miliardi finanziati dall’Unione europea. Al 16 settembre, le spese certificate ammontavano a 11,4 miliardi, compresi 5,9 miliardi di risorse comunitarie.
Le amministrazioni centrali e regionali hanno selezionato progetti per 43,2 miliardi, pari a circa il 59% della dotazione complessiva. La selezione degli interventi, tuttavia, rappresenta soltanto una fase del percorso: per trasformare i finanziamenti in risultati occorre procedere con l’attuazione dei progetti e certificare le spese sostenute. Entro il 31 dicembre, in base alla regola europea N+3, l’Italia deve certificare 10,6 miliardi di euro di spesa in quota Ue. Al 16 settembre restavano da certificare 4,7 miliardi, pari al 44% dell’obiettivo.
La situazione varia sensibilmente da un programma all’altro. Su 48 programmi complessivi, 16 devono ancora certificare oltre la metà della spesa prevista entro la fine dell’anno. Tra le Regioni, la Sicilia presenta una quota residua del 71%, seguita dall’Abruzzo con il 63% e dalla Campania con il 61%. Più agevole il percorso per il Piemonte, che deve certificare ancora l’1% delle risorse relative alla componente Fse+, e per la Liguria, ferma al 2% per la stessa componente. Il Friuli-Venezia Giulia ha già raggiunto il proprio obiettivo.
È importante distinguere i due indicatori: il 5,9% riguarda i pagamenti del Fondo sviluppo e coesione in Sicilia, mentre il 71% indica la quota di spesa ancora da certificare entro fine anno nell’ambito dei programmi europei. Si tratta di dati differenti, riferiti a strumenti e obiettivi di spesa diversi.
Pnrr e fondi di coesione, la sovrapposizione delle scadenze
Tra i fattori che possono aver contribuito ai ritardi c’è la concomitanza con la fase conclusiva del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le amministrazioni sono state chiamate a gestire contemporaneamente procedure, investimenti e rendicontazioni legati a programmi differenti. In questo contesto, la necessità di rispettare le scadenze del Pnrr potrebbe aver assorbito risorse amministrative a scapito di altri interventi finanziati con i fondi di coesione.
La difficoltà emerge anche dalla consistenza delle risorse del Fondo sviluppo e coesione. La dotazione originaria di 93,2 miliardi di euro è stata ridotta a 52,8 miliardi dopo successivi interventi normativi e il finanziamento di misure collegate al Pnrr. Secondo la relazione più recente, restano inoltre 6,3 miliardi ancora da programmare.
Il rallentamento non riguarda soltanto le amministrazioni regionali. Al 30 giugno 2026, i fondi assegnati in anticipazione ai ministeri risultavano spesi per il 6,2%, pari a 404 milioni su 6,5 miliardi. Per le risorse assegnate attraverso delibere Cipess a specifici interventi, la percentuale era del 7,4%, con 84 milioni spesi su circa 1,13 miliardi.
La sfida siciliana: accelerare la spesa
Le percentuali di pagamento non significano necessariamente che le risorse siano destinate a essere perdute. In passato, alcune amministrazioni sono riuscite ad accelerare l’attuazione degli interventi negli ultimi mesi dell’anno, evitando il disimpegno dei finanziamenti. Una parte dei ritardi, inoltre, può dipendere dai tempi fisiologici necessari per avviare la programmazione e completare le procedure amministrative.
Resta però il fatto che quasi tutte le Regioni hanno chiesto modifiche agli Accordi per la coesione, con l’obiettivo di allungare i cronoprogrammi procedurali e finanziari e rimodulare le annualità. Al momento della redazione della relazione, Calabria e Puglia erano le uniche a non aver ancora presentato una proposta formale.
Per la Sicilia, i dati indicano una doppia esigenza: accelerare i pagamenti del Fondo sviluppo e coesione e rispettare gli obiettivi di certificazione della spesa europea. La sfida è passare dalle risorse stanziate e dai progetti selezionati agli interventi effettivamente realizzati, evitando che i ritardi amministrativi rallentino investimenti destinati a sostenere infrastrutture, servizi e sviluppo economico dell’Isola.
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