l’arciconfraternita Morte e Orazione San Filippo Neri si rinnova continuando ad attraversare la Storia [FOTO]


Un’istituzione antichissima, nata nel Cinquecento per aiutare le persone in difficoltà, che ha attraversato la Storia, con lo stesso spirito solidale animato dalla fede, capace di adattarsi ai tempi, senza mai tradire se stessa. È la realtà dell’arciconfraternita Morte e orazione San Filippo Neri di Lanciano, che recentemente ha rinnovato il consiglio direttivo, investito ufficialmente il prossimo 2 novembre. 

In Abruzzo è conosciuta soprattutto per i riti della Settimana Santa, particolarmente sentiti in città anche per l’unicità di organizzare due processioni: quella del Cireneo, la sera di Giovedì Santo, e quella del Venerdì Santo, più simile ad altri appuntamenti del genere nella nostra regione. 

È il neo priore Luca Di Loreto a guidarci in un viaggio misterioso e affascinante, fatto di simboli, riti e solidarietà, che parte dall’emergenza peste, che colpì anche Lanciano, fino ai giorni nostri. Odontoiatra e padre di due bambini, 41 anni, Di Loreto ha dedicato alla confraternita più di metà della sua vita, entrandovi a soli 18 anni: “Sono sempre stato affascinato dalla processione del Giovedì Santo e per la prima volta ho partecipato a quella del Venerdì (aperta anche ai bambini, ndc) a circa 10 anni”, racconta. Poi, con la maggiore età, l’inizio del percorso di noviziato, l’ingresso ufficiale e un impegno costante, fino ad arrivare alla carica più alta: “Ma – precisa più volte nel corso della chiacchierata – la confraternita è di tutti, il ruolo di priore è solo temporaneo”. 

Un mandato triennale, quello Di Loreto, che si prospetta in continuità con i precedenti due del priore Raffaele Sabella, di cui è stato anche vice. Per il prossimo triennio, sarà affiancato dal vice priore Alessandro Margiotta, dal segretario Massimo Simigliani e dall’economo Andrea Lattanzio. Al consiglio direttivo, poi, spetterà affidare altri incarichi ai cosiddetti “consiglieri nominati”, cui verrà conferita una vera e propria delega per le varie attività della confraternita. L’organo decisionale più grande è l’assemblea dei confratelli, cui possono partecipare tutti coloro che sono in regola con l’iscrizione, che hanno anche diritto di voto. 

Ma come si conciliano gli impegni personali e professionali con una realtà così ben radicata? Di Loreto ne è certo: “Dalla vita devi prendere, ma devi anche ridare: la confraternita mi è stata vicino in momenti davvero difficili, come una seconda famiglia, che non va in conflitto con quella di sangue. Si stringono legami unici: qui dentro ho incontrato persone che sento quotidianamente, che sono diventati amici stretti. Oltre agli impegni dell’arciconfraternita condividiamo molti momenti fuori, coinvolgendo anche le famiglie: al contrario di altre realtà simili, noi siamo aperti a tutti. Si può entrare a 18 anni, dopo un percorso di noviziato, e la sera della Domenica delle palme c’è la professione dei novizi, che ricevono il medaglione con il nostro simbolo. Negli ultimi tempi molti ragazzi giovanissimi si sono avvicinati a noi ed è positivo: vuol dire che questa realtà continua a crescere e che ha ancora prospettiva di sopravvivere per altri decenni”. Far parte di un’istituzione del genere toglie inevitabilmente tempo al proprio privato, ma i propri cari comprendono: i confratelli non lo dicono, ma dai loro racconti emerge una vera e propria missione filantropica, portata avanti da persone comuni, con interessi uguali a quelli di tanti altri. 

Una fede solidissima, unita a passione e impegno, fanno il resto. E lungo la navata della chiesa di Santa Chiara, fra un salto nella storia e l’altro, ancora si scorge l’entusiasmo di quel neo maggiorenne che più di 20 anni dopo, professionista affermato e padre, ha preso le redini di una realtà arricchita da anime diverse, mossa come un motore unico.

La storia

Dal 3 novembre 1952, la confraternita Morte e orazione San Filippo Neri di Lanciano ha il suo quartier generale nella chiesa di Santa Chiara, ex convento delle Clarisse. Ma le sue origini risalgono a diversi secoli prima. Siamo agli inizi del 1500, una feroce epidemia di peste flagella la città: le vittime sono numerose e l’emergenza sanitaria è drammatica. Un gruppo di nobili decide che non può stare a guardare, così si unisce per offrire a proprie spese sepoltura ai defunti che non ne hanno le possibilità economiche, occupandosi anche dei riti funebri. La cosiddetta “compagnia della buona morte” bussa di casa in casa per sollevare le famiglie da quella piaga, eliminando il pericolo del contagio. 

Con il tempo, questo gruppo di gentiluomini attira stima e rispetto attorno a sé, riesce ad accrescere i propri averi e le proprie potenzialità, anche grazie ai lasciti e alle donazioni. Così, c’è la possibilità di acquistare un terreno nell’attuale via dei Tribunali, a ridosso dell’attuale piazza D’Amico, la “Pietrosa”. Lì viene eretta la chiesa di San Giuseppe, patrono della buona morte, dove il gruppo si stabilisce ufficialmente il 2 luglio 1622; c’è anche una cripta, denominata la “Terra Santa” per la presenza di sabbia riportata proprio dal Medioriente, dove vengono seppelliti confratelli defunti. Solo poco più di un decennio prima, il 25 maggio 1608, era arrivato il riconoscimento ufficiale come confraternita, aggregata alla confraternita Madre di Roma, su concessione della bolla papale “Divina provvidenza” di papa Pio IV.

Il 3 novembre 1952 viene loro concessa la chiesa di Santa Chiara, dove la confraternita si riunisce ancora oggi. Nel tempo, ci sono stati momenti di crisi, anni in cui alla processione hanno partecipato poco più di una decina di confratelli: la guerra prima, una certa disaffezione poi, hanno messo in seria difficoltà la sopravvivenza stessa dell’arciconfraternita. “Poi però – racconta Di Loreto – dagli anni Settanta, i priori Giacinto Luciani e Filippo De Rosa riuscirono a coinvolgere tanti ragazzi di allora e la confraternita iniziò a ripartire arrivando a oggi. Un grande ruolo va riconosciuto anche al priore Roberto Valerio”. 

L’assetto moderno

Nel corso del tempo, questa realtà ha vissuto diverse evoluzioni, pur senza mai tradire l’ossatura originaria. Oggi, come detto, il priore è Luca Di Loreto, che resterà in carica per tre anni e potrà eventualmente ricandidarsi per un eventuale altro mandato. Qualora venisse eletto anche per il secondo triennio, però, non potrebbe poi ricoprire alcuna carica apicale per ulteriori due mandati. “Un modo – spiega – per dare possibilità di rinnovamento”. 

La sua elezione, lo scorso 27 settembre, ha segnato un’affluenza record. Spetta a lui, insieme agli altre tre componenti il consiglio direttivo, nominare ulteriori quattro consiglieri previsti dallo statuto: il maestro dei novizi, che si occupa di accompagnare il percorso dei nuovi aspiranti confratelli, il presidente dei revisori dei conti e due revisori dei conti. A questi, si possono aggiungere altri incarichi, così da gestire in maniera più efficiente tutti gli aspetti della confraternita. 

La Settimana Santa

I giorni che precedono la Pasqua sono i più importanti per la vita di un confratello o di una consorella. “Anche chi non vive a Lanciano – rivela il neo priore – fa di tutto per tornare in quei giorni e partecipare a riti davvero emozionanti”. Il Giovedì Santo, sull’altare della chiesa di Santa Chiara, viene esposto il sepolcro del Cristo, omaggiato da centinaia di fedeli. 

E da lì, alle 22, esce la processione del Cireneo, un rito unico e suggestivo. I confratelli (e non le consorelle, che partecipano solo il giorno successivo) con l’abito e il cappuccio fanno da cornice al Cireneo, scalzo e incappucciato, che porta lungo tutto il percorso una pesante croce di legno di circa 40 chili. Nessuno conosce la sua identità, viene scelto dal priore fra coloro che si sono particolarmente distinti nel corso dell’anno. Pochi minuti prima della processione, i confratelli già pronti si riuniscono e uno di loro viene silenziosamente convocato dal priore in un ambiente con poca luce e accompagnato nella cosiddetta “stanza del Cireneo”, a cui si accede da una porticina sull’altare. Lì, il prescelto ha un momento per confessarsi e raccogliersi, prima di affrontare un compito che viene percepito come un grandissimo onore. “Per un confratello – spiega il priore – essere scelto come Cireneo è un riconoscimento immenso del suo impegno nell’arciconfraternita”. L’emozione è contagiosa anche per chi è alieno a certe dinamiche e palpabile arriva il senso di gratificazione per chi, nel giro di pochi minuti, comprende di essere stato apprezzato e notato per i suoi meriti.

Ma che significato ha, ai giorni nostri, la figura del Cireneo? “Oggi – commenta Di Loreto – è qualsiasi padre che non riesce ad arrivare a fine mese, è l’’incarnazione di una realtà che ci vediamo passare accanto e porta una croce. La croce è il peso dato nel percorso della vita, che ci si ritrova improvvisamente addosso. Si spera che anche ci porta una croce metaforica venga aiutato, così come accade al Cireneo in difficoltà durante la processione”. 

Alle 22 in punto del Giovedì Santo, la processione esce dalla chiesa di Santa Chiara: ci sono solo lo stendardo, quattro lampioni accanto al Cireneo, l’incensiere grande e il talamo. E, poi, il suono della raganella, inconfondibile strumento della processione lancianese: “Nasce per gestire la processione – racconta il priore – ma è anche una sorta di canto di sofferenza”. 

Diversa la processione del Venerdì Santo, dove torna la figura del Cireneo, scelto con le stesse modalità dell’appuntamento precedente, ma ci sono anche le consorelle che accompagnano le statue delle “Tre Marie”: la Madonna Addolorata, Maria di Magdala e Maria di Cleofa. Ampio spazio è dato anche ai bambini, che portano le statue degli angioletti, i fiocchi e, i più grandi, i simboli della Passione di Cristo. Ogni anno, a Lanciano, c’è grande attesa per un rito sacro apprezzatissimo anche dai non credenti. Non solo perché incarna una fede e un’appartenenza culturale che da queste parti è radicatissima, ma anche perché si lega inevitabilmente alle storie personali e familiari di ciascuno, coinvolgendo parenti, amici, conoscenti. Un corpo unico fatto di anime molteplici, capace di dare volto alla sacralità, alla storia, alla cultura cittadina. Fra i vari appuntamenti dell’identità  lancianese, i riti della Settimana Santa sono indubbiamente fra i più apprezzati e attesi. 

Il ruolo sociale dell’arciconfraternita Morte e Orazione San Filippo Neri

Oltre alla Settimana Santa, c’è molto di più: un impegno sociale concreto e spesso silenzioso. “L’arciconfraternita – spiega Luca Di Loreto – si occupa della distribuzione di beni di prima necessità: attualmente seguiamo circa 70 famiglie in difficoltà. In più, ha anche un corpo di Protezione civile che è nato nel 2009, in occasione del terremoto dell’Aquila, ma già prima ha iniziato a muoversi in occasione delle varie emergenze. Ora, l’obiettivo è incrementare queste iniziative”. 

Tra i progetti in preparazione, la creazione di un doposcuola gratuito per bambini e attività nelle scuole per far conoscere la realtà dell’arciconfraternità, oltre a un impegno solidale nelle case di riposo. “Il priore Sabella – dice il suo successore – ha elevato lo spessore culturale della confraternita in maniera incredibile, inoltre il suo priorato si è distinto per armonia. Noi vogliamo mantenere una continuità con quello che c’è stato, ma proseguendo a evolverci. Anche una realtà così antica deve tenere conto dei tempi: l’occhio con cui guardiamo fuori da questo portone (della chiesa di Santa Chiara, ndc) deve essere sempre diverso e considerare ciò che vede”. Fra gli appuntamenti diventati ormai tradizione, inoltre, c’è l’organizzazione del concorso delle Letterine a Gesù Bambino, che quest’anno è giunta all 39esima edizione, rivolto agli alunni delle scuole primarie di Lanciano: un’occasione in cui i piccoli danno spazio ai loro desideri e, soprattutto, ai pensieri positivi verso il prossimo, i compagni, la famiglia, la società. 

L’ottavario dei Defunti e l’investitura

I prossimi appuntamenti, al via da domani (lunedì 26 ottobre) sono quelli del Solenne ottavario dei defunti: da lunedì a sabato (31 ottobre), ogni giorno, alle ore 19.30, ci saranno le messe nella chiesa di Santa Chiara, la prima delle quali sarà celebrata dall’arcivescovo monsignor Emidio Cipollone. Domenica 1° novembre, in occasione di Ognissanti, alle ore 16, è prevista la Santa Messa nella cappella del cimitero, mentre alle ore 21, la chiesa di Santa Lucia ospiterà il Concerto dell’Ottavario. E il giorno della Commemorazione dei defunti, lunedì 2 novembre, quest’anno assumerà un’importanza ancora maggiore: alle ore 19.30, nel corso della Santa Messa a Santa Chiara, ci sarà l’investitura ufficiale del nuovo consiglio direttivo, che potrà dunque iniziare la nuova stagione dell’arciconfraternita. 

 


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