Se si cerca il barometro per misurare dove sta andando la ricchezza in Italia, Torino è da sempre la piazza da osservare. In una fase storica segnata dal ridimensionamento della rete di sportelli bancari tradizionali e dalla trasformazione del tessuto industriale, sotto la Mole c’è un settore della finanza che continua a macinare numeri e crescita: il private bankinge la gestione dei grandi patrimoni familiari e societari.
È dentro questo scenario che si inseriscono i 90 anni di storia di Ersel, la boutique finanziaria torinese che ha celebrato il suo traguardo alle OGR riunendo oltre cinquecento ospiti tra imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti dei mercati. Un appuntamento che racconta la storia di una città capace di trasformare la custodia e la valorizzazione del patrimonio in un’industria solida, altamente specializzata e saldamente indipendente.
Dagli agenti di cambio ai 22 miliardi di asset
Nata nel 1936 dall’intuizione di Giuseppe Giubergia — che lasciò la tradizione di famiglia nella gioielleria per aprire uno studio di agenti di cambio — Ersel ha attraversato quasi un secolo di storia economica italiana. Dalla Torino del dopoguerra guidata dall’ingegner Renzo Giubergia (figura leggendaria della finanza sabauda, campione di scherma e grande mecenate) insieme al cognato Bruno Argentero, la banca ha stretto legami storici con il gotha industriale dell’epoca, compreso il rapporto di fiducia con l’Avvocato Gianni Agnelli.
Negli anni ’70 e ’80, con l’ingresso di Guido Giubergia, il gruppo ha avviato la grande espansione: il lancio dei primi fondi comuni con Fondersel nel 1984, l’asse con i britannici di Warburg, le acquisizioni strategiche delle fiduciarie torinesi Simon e Nomen rilevate da Franzo Grande Stevens, fino all’integrazione con Banca Albertini e la nascita di Ersel Banca Privata. Un percorso di crescita societaria la cui proprietà resta saldamente condivisa tra le famiglie Giubergia, Argentero e Albertini.
I protagonisti di oggi e la quarta generazione
Oggi il gruppo, sotto la guida dell’amministratore delegato Andrea Rotti, gestisce oltre 22 miliardi di euro e impiega 340 collaboratori. Ma la vera cifra distintiva di Ersel risiede nella sua governance familiare e nella continuità di gestione.
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Guido Giubergia, presidente del gruppo, rivendica un’identità precisa: «Non siamo una famiglia di banchieri. O almeno, non solo. Siamo una famiglia di imprenditori».
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Paola Giubergia, responsabile delle relazioni esterne del gruppo, è il punto di riferimento delle attività culturali della famiglia: presidente della Fondazione intitolata al padre Renzo e guida di Lingotto Musica.
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La quarta generazione: Il passaggio di consegne è già avviato senza le scosse che hanno segnato altre dinastie cittadine. Francesca Giubergia (figlia di Guido) e Andrea Rayneri (figlio di Paola) sono infatti già operativi nel consiglio di amministrazione della banca, con Rayneri impegnato anche nella gestione delle attività industriali.
Oltre la rendita: l’investimento nell’economia reale
Proprio la vocazione imprenditoriale sottolineata da Guido Giubergia segna la differenza tra la semplice “custodia” di patrimoni e la finanza d’impatto sul territorio. Attraverso la holding di partecipazioni Narval Investimenti (seguita da Andrea Rayneri), la liquidità gestita dal gruppo viene riallocata in settori chiave dell’economia reale: dalle energie rinnovabili all’immobiliare, dal private equity alla sanità, con la significativa acquisizione e il rilancio dello storico ospedale Koelliker di Torino.
Le voci dei protagonisti: «Custodire i patrimoni con indipendenza, sguardo al futuro e legame con la città»
A margine del traguardo dei novant’anni, la governance del Gruppo ha tracciato il bilancio di questo percorso e le prospettive per i prossimi anni.
Guido Giubergia (Presidente e azionista Ersel):
«Novant’anni di storia rappresentano un traguardo importante, ma soprattutto la testimonianza di un percorso di crescita costruito attraverso generazioni, mantenendo saldi i principi che hanno guidato la nostra famiglia fin dal 1936. In questi decenni abbiamo attraversato trasformazioni profonde del sistema finanziario, rimanendo fedeli a un’idea semplice: custodire i patrimoni delle famiglie con rigore, indipendenza e senso di responsabilità. Oggi siamo orgogliosi di aver costruito un gruppo bancario solido anche grazie al contributo di una squadra di manager di grande valore».
L’anniversario è stato celebrato con un concerto tributo a Ennio Morricone, sottolineando il profondo legame che unisce l’istituto a Torino e al mondo della cultura:
Paola Giubergia (Responsabile relazioni esterne e azionista):
«Abbiamo deciso di festeggiare con un concerto tributo a Ennio Morricone, la colonna sonora ideale per la storia che oggi vogliamo festeggiare. Diceva Morricone: “Io penso che, quando fra cento, duecento anni, vorranno capire com’eravamo, è proprio grazie alla musica da film che lo scopriranno”. Da anni Ersel organizza attraverso la fondazione intitolata a mio padre importanti eventi musicali, con un’attenzione particolare rivolta ai giovani e alla nostra città. Musica, giovani e Torino: per lui come per noi la musica e l’arte sono una grande passione da condividere con tutta la nostra comunità».
In un contesto globale in continua evoluzione, l’attenzione si sposta ora sulle sfide dell’innovazione:
Andrea Rotti (Amministratore Delegato Ersel):
«Novant’anni di storia dimostrano la capacità di Ersel di attraversare da protagonista la finanza italiana, sapendo leggere i cambiamenti e trasformandoli in opportunità. Oggi affrontiamo uno scenario caratterizzato da forti trasformazioni tecnologiche, economiche e geopolitiche, mantenendo l’approccio che ci contraddistingue da sempre: investendo nelle persone, costruendo competenze e innovando senza perdere la nostra identità».
Il modello Torino e la spinta a Nord-Est
Il modello Ersel dimostra come la finanza privata possa fare da ponte tra generazioni. Dalle sedi storiche di Torino,Milano e Roma, la banca sta oggi proiettando la sua presenza verso l’area del Nord-Est (con l’apertura delle nuove sedi di Padova, Treviso e Verona), intercettando quella fitta rete di piccole e medie imprese familiari che affrontano la complessa sfida del ricambio generazionale e della tutela degli asset societari.
In una Torino che ha visto tramontare o delocalizzare storici centri di potere industriale, la finanza d’affari indipendente dei Giubergia rappresenta un caso di scuola: la dimostrazione che la continuità di visione, la riservatezza e la capacità di investire nell’economia reale sono strumenti capaci di resistere ai cicli economici e alle trasformazioni della città.
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