In Campania la benzina costa più che in Liguria e Lombardia. In Basilicata il gasolio ha il prezzo più alto d’Italia. È da qui che si parte per capire se, al Sud, fare rifornimento costi davvero di più, in settimane in cui i blocchi dei camion e i distributori a secco hanno riportato il tema al centro del dibattito. Ma una cosa è quanto si paga alla pompa, un’altra è perché il prezzo cambia da una regione all’altra, e un’altra ancora è perché i camionisti protestano.
Nei dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 23 ottobre, la benzina self service è a 2,072 euro al litro in Campania e a 2,004 in Liguria e Lombardia: 6,8 centesimi di differenza, che su un pieno da 50 litri valgono 3,40 euro. Per il gasolio si va dai 2,313 euro della Basilicata ai 2,238 della Liguria, 7,5 centesimi.
LE PROTESTE
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Dopo la Campania, per la benzina vengono Basilicata, Calabria e Molise, mentre per il gasolio le prime sei posizioni sono tutte meridionali. Ma non si può dire che al Sud si paghi sempre di più. A Bolzano la benzina costa 2,034 euro e il gasolio 2,270, più che in Abruzzo e in Sardegna. Proprio in Sardegna il gasolio è a 2,249, meno che in Piemonte, Veneto, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Bolzano. E secondo un’elaborazione di Facile.it sui dati del Mimit di metà ottobre, in Sicilia il 60% dei distributori vende la benzina sotto i due euro, più che in Lombardia e in Veneto.
Per un quadro d’insieme si può fare la media dei prezzi regionali: Nord con Trento e Bolzano, Sud con le otto regioni del Mezzogiorno, Centro escluso. Ne escono 2,014 euro al Nord e 2,042 al Sud per la benzina, 2,253 e 2,280 per il gasolio. Meno di tre centesimi al litro, circa 1,40 euro su un pieno.
Tre centesimi non spiegano perché i camionisti siano scesi in strada. Il problema è il livello del gasolio. Il 21 ottobre, secondo l’ultima rilevazione del Mimit. Il diesel self service costava in media 2,259 euro al litro, 2,294 in autostrada. Anche se è sceso rispetto ai picchi, a inizio ottobre per il Codacons era ancora oltre 50 centesimi sopra i livelli precedenti alla guerra in Medio Oriente iniziata il 28 febbraio con l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.
Teheran ha ostacolato il traffico nello Stretto di Hormuz, da cui passa normalmente un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, e a marzo il Brent è salito di oltre il 60%. Secondo la Svimez, circa il 17% del petrolio importato dall’Italia transita da lì. Ma il gasolio non segue soltanto il greggio: pesano anche la scarsità di prodotto raffinato, le restrizioni russe alle esportazioni e i margini di raffinazione, che Reuters ha documentato a livelli record e che, secondo l’agenzia americana Eia, nel terzo trimestre sono quasi triplicati rispetto a un anno prima.
Dal 19 marzo il governo ha più volte tagliato le accise. L’ultima riduzione sul gasolio, 5 centesimi al litro (6,1 compresa IVA), è scaduta il 5 ottobre senza essere sostituita dal meccanismo delle accise mobili. Un nesso temporale con i blocchi c’è, ma non è detto che sia una causa.
Per gli autotrasportatori il conto è più duro che per un automobilista. Secondo Assotir, prima della crisi il gasolio valeva il 27% dei costi aziendali e oggi vale tra il 35 e il 40%. Per compensare, le tariffe avrebbero dovuto salire di almeno il 15%, ma nella maggioranza dei casi, sostiene l’associazione, non è successo. Chi guida il proprio camion lavora spesso con contratti già concordati e poco potere contrattuale, e alzare i prezzi vuol dire rischiare di perdere il cliente. Le tabelle del ministero delle Infrastrutture del 19 ottobre indicano, per un mezzo oltre le 26 tonnellate, un costo di gasolio tra 54 mila e quasi 94 mila euro ogni 100 mila chilometri, a cui si aggiungono circa 17 mila euro di pedaggi. In Sicilia pesano anche i traghetti, con tariffe cresciute di circa 700 euro in due anni, secondo il coordinatore del Comitato trasporto siciliano. E c’è il capitolo degli aiuti. circa 480 milioni di crediti d’imposta sul gasolio, rimasti fermi per mesi, con circa 32 mila imprese in attesa. Un rimborso che arriva dopo mesi non risolve il problema di chi deve pagare subito carburante e fornitori.
Resta da capire perché la protesta sia esplosa soprattutto al Sud. Paolo Uggè, presidente della Federazione autotrasportatori italiani, la spiega con la struttura del settore. Nel Mezzogiorno, dice, prevalgono le piccole imprese, con “una scarsa capacità contrattuale”, mentre nel Centro-Nord “i camion girano”. A questo si è aggiunto il blocco della raffineria di Taranto da parte degli operai ex Ilva, che rifornisce Puglia, Basilicata e Calabria.
Dal 19 marzo il governo ha più volte tagliato le accise. L’ultima riduzione sul gasolio, 5 centesimi al litro (6,1 compresa Iva), è scaduta il 5 ottobre senza essere sostituita dal meccanismo delle accise mobili. Un nesso temporale con i blocchi c’è, ma non è detto che sia una causa.
Per gli autotrasportatori il conto è più duro che per un automobilista. Secondo Assotir, prima della crisi il gasolio valeva il 27% dei costi aziendali e oggi vale tra il 35 e il 40%. Per compensare, le tariffe avrebbero dovuto salire di almeno il 15%, ma nella maggioranza dei casi, sostiene l’associazione, non è successo. Chi guida il proprio camion lavora spesso con contratti già concordati e poco potere contrattuale, e alzare i prezzi vuol dire rischiare di perdere il cliente. Le tabelle del ministero delle Infrastrutture del 19 ottobre indicano, per un mezzo oltre le 26 tonnellate, un costo di gasolio tra 54 mila e quasi 94 mila euro ogni 100 mila chilometri, a cui si aggiungono circa 17 mila euro di pedaggi. In Sicilia pesano anche i traghetti, con tariffe cresciute di circa 700 euro in due anni, secondo il coordinatore del Comitato trasporto siciliano. E c’è il capitolo degli aiuti: circa 480 milioni di crediti d’imposta sul gasolio, rimasti fermi per mesi, con circa 32 mila imprese in attesa. Un rimborso che arriva dopo mesi non risolve il problema di chi deve pagare subito carburante e fornitori.
Le prime proteste spontanee sono partite in Calabria a inizio ottobre, poi in Puglia, quindi a metà mese in Sicilia, Basilicata e Campania. Il 20 ottobre Matteo Salvini ha incontrato il settore e il 22 il governo ha varato un decreto per autotrasporto, agricoltura e pesca. In Sicilia e Calabria i blocchi sono stati revocati o sospesi, in Puglia e in Campania il rientro è parziale. Il prossimo confronto è fissato per il 27 ottobre.
C’è però un altro punto, che riguarda i prezzi. I dati del 23 ottobre sono stati raccolti mentre il Sud faceva i conti con la crisi delle forniture. Secondo QuiFinanza, in Campania, Calabria e Basilicata la corsa al pieno aveva svuotato alcune cisterne già prima dell’estensione dei blocchi, e diversi gestori avevano ritoccato i listini in anticipo. È quindi possibile che una parte del divario di oggi sia legata all’emergenza.
Sulla parte strutturale i dati sono pochi e non recenti. Nel 2012 l’Antitrust, con un’indagine sui distributori indipendenti, aveva trovato prezzi più alti al Sud rispetto al Nord-Est e al Nord-Ovest. Tra le spiegazioni indicava la rete. Nel Nord-Est le pompe bianche, cioè i distributori indipendenti senza il marchio delle grandi compagnie, avevano più spesso impianti efficienti e vendevano più carburante, e potevano quindi fare prezzi più bassi. Poi c’erano la logistica e la distanza dai depositi. Nel 2023 una nuova indagine ha esaminato i prezzi tra gennaio 2021 e aprile 2023 lungo tutta la filiera, senza entrare nelle differenze regionali, e ha segnalato una rete frammentata e volumi medi per impianto tra i più bassi d’Europa. L’Antitrust ha anche osservato che, per chi deve rifornirsi, conta il prezzo del distributore vicino, non la media di una regione intera. Accise e Iva, invece, sono uguali in tutta Italia e non possono spiegare le differenze tra territori.
Quel che regge davvero il malcontento dei camionisti è un gasolio che continua a costare tanto, tariffe che non lo compensano e aiuti che arrivano tardi. Se questi nodi restano, è difficile pensare che le proteste finiscano solo perché i blocchi sono revocati. Quanto al divario tra Nord e Sud, il test arriverà quando la distribuzione sarà tornata normale.
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