Padre Manzella moriva a Sassari il 23 ottobre 1937, dopo quasi quarant’anni dedicati alla Sardegna e alle persone più fragili. Giovanni Battista Manzella contribuì alla nascita di asili, orfanotrofi e opere assistenziali, lasciando un’eredità che attraversa ancora oggi l’Isola.
SASSARI – Il 23 ottobre 1937, esattamente 89 anni fa, moriva a Sassari padre Giovanni Battista Manzella, il sacerdote vincenziano che dedicò gran parte della propria vita alle comunità della Sardegna, lasciando un segno profondo soprattutto nell’assistenza ai poveri, agli orfani e alle persone più fragili.
Arrivato nell’Isola nel 1900, Manzella contribuì alla nascita di asili, orfanotrofi, ricoveri per anziani e istituti assistenziali. Un’opera che andò ben oltre la predicazione religiosa e che si sviluppò in numerosi centri sardi, dalla provincia di Sassari alla Gallura, fino alle comunità dell’interno.
A distanza di quasi novant’anni dalla sua morte, che cosa rimane delle opere di padre Manzella in Sardegna? La ricostruzione storica restituisce una realtà fatta di istituzioni ancora operative, attività trasformate nel tempo e strutture che hanno definitivamente interrotto il proprio percorso.
Indice dei contenuti
- Chi era padre Giovanni Battista Manzella: dalla Lombardia alla Sardegna
- Le opere sociali di padre Manzella: asili, orfanotrofi e assistenza ai poveri
- Il Rifugio Gesù Bambino di Sassari: un’opera del 1903 ancora attiva
- La Casa della Divina Provvidenza: dalla fondazione alla chiusura del 2024
- Le Suore del Getsemani: l’eredità di Manzella continua
- Dagli orfanotrofi agli istituti per ciechi e sordomuti: le altre opere storiche
- Il 23 ottobre 1937: Sassari in lutto per la morte di padre Manzella
- Dove riposa padre Manzella e perché viene ricordato ancora oggi
Chi era padre Giovanni Battista Manzella: dalla Lombardia alla Sardegna
Giovanni Battista Manzella nacque il 21 gennaio 1855 a Soncino, in provincia di Cremona, in una famiglia di modeste condizioni economiche.
Prima di intraprendere il percorso religioso lavorò come materassaio e nel commercio. Nel 1887 entrò nella Congregazione della Missione, fondata da San Vincenzo de’ Paoli, e il 25 febbraio 1893 ricevette l’ordinazione sacerdotale.
Nel novembre del 1900 giunse a Sassari, inizialmente come direttore spirituale del Seminario Tridentino. Aveva 45 anni e da quel momento avrebbe trascorso in Sardegna gli ultimi 37 anni della propria vita.
Il sacerdote iniziò a visitare paesi, campagne e comunità isolate, dedicando particolare attenzione alle famiglie in difficoltà.
La sua attività raggiunse anche gli stazzi della Nurra e della Gallura, le miniere, i cantieri e le carceri. Per richiamare la popolazione alle predicazioni utilizzava una piccola tromba, caratteristica che gli valse il soprannome di trombettiere di Cristo.
Le opere sociali di padre Manzella: asili, orfanotrofi e assistenza ai poveri
L’impegno sociale rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’eredità di Giovanni Battista Manzella.
Nei primi decenni del Novecento, quando in molte località sarde mancavano servizi assistenziali adeguati, il sacerdote contribuì a creare una rete di solidarietà sostenuta da religiosi, volontari e benefattori.
Secondo uno studio dello storico Angelino Tedde, Manzella ebbe un ruolo diretto o indiretto nella promozione di circa settanta asili infantili, soprattutto nella Sardegna settentrionale.
La stessa ricostruzione gli attribuisce la promozione personale di 25 asili tra il 1906 e il 1932. Il dato complessivo comprende anche iniziative nate grazie alla rete assistenziale sviluppatasi intorno alla sua attività.
Tra le opere storicamente collegate al sacerdote figurano istituti per bambini abbandonati, orfanotrofi, ricoveri per anziani e strutture destinate a persone con disabilità.
Alcune di queste istituzioni hanno attraversato oltre un secolo di storia. Altre, invece, hanno conosciuto trasformazioni profonde o hanno cessato di esistere.
Il Rifugio Gesù Bambino di Sassari: un’opera del 1903 ancora attiva
Una delle testimonianze più significative dell’attività di padre Manzella è il Rifugio Gesù Bambino di Sassari, nato nel 1903 grazie anche all’impegno del sacerdote e di suor Agostina Raiteri.
L’iniziativa nacque dall’esigenza di accogliere bambine abbandonate o provenienti da situazioni di grave povertà.
Il primo nucleo fu ricavato da una vecchia stalla concessa dal Comune, nei pressi dell’Ospizio San Vincenzo, sul colle dei Cappuccini.
Con il passare degli anni la struttura si ampliò, sviluppando servizi educativi e assistenziali.
Oggi il Rifugio Gesù Bambino continua a operare a Sassari, in viale Goffredo Mameli, con attività rivolte all’infanzia e ai minori in difficoltà.
Dal 2015 la gestione è interamente laica, mentre nel 2024 è stata avviata anche una sezione nido destinata ai bambini più piccoli.
È uno degli esempi più concreti della continuità dell’opera assistenziale promossa da Manzella: un’istituzione nata oltre 120 anni fa che, pur trasformandosi, ha conservato la propria vocazione educativa e sociale.
La Casa della Divina Provvidenza: dalla fondazione alla chiusura del 2024
Diverso è stato il destino della Casa della Divina Provvidenza di Sassari, un’altra importante istituzione assistenziale legata a padre Manzella.
Fondata nel 1910, per oltre un secolo la struttura ha rappresentato un punto di riferimento per l’accoglienza e l’assistenza delle persone anziane e fragili.
La sua storia si è però interrotta nel 2024, dopo una grave crisi economica.
Alla fine del 2023 era stata dichiarata fallita e nei primi mesi del 2024 era stato avviato il trasferimento degli ospiti.
Nel gennaio di quell’anno la struttura accoglieva ancora 43 anziani. Il 21 maggio 2024, con il trasferimento dell’ultimo ospite, l’istituto ha definitivamente cessato l’attività assistenziale.
La vicenda ha avuto un ulteriore sviluppo nel 2026.
Il 13 aprile 2026 è emersa la notizia della messa all’asta giudiziaria del complesso immobiliare della Divina Provvidenza, comprendente quattro edifici distribuiti su un’area di quasi tre ettari.
Tra gli immobili figurano i padiglioni Sant’Anna, Santa Luisa e San Vincenzo, oltre all’ex Asilo.
La valutazione complessiva degli immobili messi all’asta era inferiore ai tre milioni di euro.
La messa all’asta non equivale necessariamente all’avvenuta vendita degli edifici, ma rappresenta un passaggio significativo nella storia di un’istituzione che per oltre un secolo aveva svolto una funzione sociale a Sassari.
Le Suore del Getsemani: l’eredità di Manzella continua
Un altro capitolo fondamentale della vita di padre Manzella risale al 5 giugno 1927, quando fondò, insieme ad Angela Marongiu, l’Istituto delle Suore del Getsemani.
La congregazione nacque con l’obiettivo di coniugare la vita religiosa con l’assistenza alle persone bisognose e l’educazione dei bambini.
A quasi un secolo dalla fondazione, le Suore del Getsemani continuano a operare in Sardegna e in altre realtà.
Tra le attività documentate figurano la scuola dell’infanzia Santa Teresa del Bambin Gesù a Sassari, in via Padre Manzella, una struttura per persone con disabilità intellettive a Lu Bagnu, nel territorio di Castelsardo, e la Casa Madre Maria Cocco a Sant’Andrea Frius, indicata nell’annuario diocesano come casa di riposo.
La congregazione mantiene inoltre comunità e iniziative assistenziali anche fuori dall’Isola, compreso il Madagascar.
Queste attività non devono essere confuse con gli istituti fondati personalmente dal sacerdote prima della morte, ma rappresentano la prosecuzione della missione sociale della congregazione da lui costituita.
Dagli orfanotrofi agli istituti per ciechi e sordomuti: le altre opere storiche
L’attività di Manzella non si limitò alle istituzioni sassaresi.
La biografia ufficiale della Congregazione della Missione ricorda numerose altre iniziative, tra cui orfanotrofi a Bonorva, Sorso, Tempio Pausania e Olbia, ricoveri per anziani a Ghilarza, Oschiri e Orotelli e istituti dedicati a persone cieche o sordomute a Sassari.
Per diverse di queste strutture, tuttavia, non è stato possibile ricostruire con sufficiente certezza la continuità fino al 2026.
Non è quindi corretto considerarle tutte ancora operative, né affermare che siano necessariamente scomparse.
La loro storia testimonia comunque l’ampiezza della rete assistenziale che Manzella contribuì a sviluppare nella Sardegna della prima metà del Novecento.
Il 23 ottobre 1937: Sassari in lutto per la morte di padre Manzella
Padre Giovanni Battista Manzella morì a Sassari il 23 ottobre 1937, all’età di 82 anni.
La notizia della sua scomparsa suscitò una grande partecipazione popolare.
Centinaia di persone raggiunsero la Cappella della Missione per rendere omaggio alla salma, esposta per un giorno e una notte.
I funerali si svolsero nella cattedrale di San Nicola, gremita di fedeli.
L’arcivescovo Arcangelo Mazzotti ricordò il sacerdote sottolineandone la misericordia, la bontà e la carità.
Un dato significativo della popolarità di Manzella riguarda anche il settimanale Libertà, da lui fondato nel 1910.
Un mese dopo la morte, il giornale pubblicò un’edizione straordinaria di 15.000 copie, che andarono esaurite in pochi giorni.
Dove riposa padre Manzella e perché viene ricordato ancora oggi
Le spoglie di padre Manzella riposano nella cripta della chiesa del Santissimo Sacramento, in via Matteotti a Sassari, presso le Suore del Getsemani.
Il sacerdote è ricordato dalla Congregazione della Missione come Servo di Dio, titolo legato all’avvio della causa di beatificazione e che non equivale alla proclamazione a beato o santo.
Anche Giovanni Paolo II ne ricordò l’impegno missionario durante un incontro con i vescovi sardi nel 1981, richiamandone la figura di apostolo della Sardegna.
A 89 anni dalla morte, la sua eredità non appartiene soltanto alla storia religiosa dell’Isola.
Il Rifugio Gesù Bambino ancora attivo, la congregazione delle Suore del Getsemani e la vicenda della Casa della Divina Provvidenza raccontano destini differenti di un patrimonio assistenziale costruito nel corso del Novecento.
Una storia che attraversa generazioni e che conserva un significato anche oggi: quella di un sacerdote arrivato dalla Lombardia che dedicò quasi quarant’anni della propria vita alle comunità e alle persone più fragili della Sardegna.
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