«Basta soldi alle armi mentre le famiglie non arrivano a fine mese»: Ivrea scende in piazza contro guerra, carovita e tagli ai servizi pubblici


Da una parte i miliardi destinati agli armamenti, dall’altra gli stipendi che non bastano, le bollette sempre più pesanti, il lavoro precario e i servizi pubblici in difficoltà. È su questo contrasto che si concentra la manifestazione in programma sabato 24 ottobre 2026, alle 15.30, in piazza Ottinetti a Ivrea. Un appuntamento che mette insieme la protesta contro la guerra e il riarmo con le rivendicazioni sociali ed economiche di chi fatica ad arrivare alla fine del mese. A promuoverlo sono il Comitato Ivrea per la Palestina e il Collettivo Aldo Moro, che lanciano un appello alla partecipazione rivolto a lavoratori, studenti, pensionati, famiglie e cittadini.

La mobilitazione nasce dalla volontà di collegare questioni che, secondo gli organizzatori, sono strettamente intrecciate: conflitti internazionali, aumento del costo della vita, precarietà, disuguaglianze e progressivo indebolimento dei servizi pubblici. Al centro della protesta c’è soprattutto una domanda politica: quali devono essere le priorità nell’utilizzo delle risorse pubbliche?

Il manifesto diffuso dalle due realtà eporediesi parte da una contraddizione che considerano sempre più evidente. Mentre gli Stati investono ingenti risorse negli armamenti, milioni di persone devono confrontarsi con stipendi insufficienti, rincari e crescenti difficoltà economiche. Nel frattempo, sottolineano i promotori, sanità, scuola, pensioni e servizi sociali subiscono pressioni che finiscono per ricadere direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini.

«Non è inevitabile: è il risultato di scelte politiche che possiamo cambiare, se ci mobilitiamo insieme!», sostengono gli organizzatori, che invitano a trasformare il malcontento in una mobilitazione collettiva.

Non sarà, nelle intenzioni dei promotori, una manifestazione dedicata esclusivamente alla situazione internazionale. Il Comitato Ivrea per la Palestina e il Collettivo Aldo Moro vogliono portare al centro del dibattito soprattutto il mondo del lavoro, con un’attenzione particolare alle categorie che garantiscono ogni giorno il funzionamento della società, ma che spesso devono fare i conti con retribuzioni inadeguate, condizioni difficili e scarse tutele.

Il documento dedica ampio spazio agli insegnanti, agli educatori e al personale scolastico, ricordandone il ruolo nella formazione delle nuove generazioni e nel contrasto alle disuguaglianze. La difesa della scuola pubblica viene indicata come una condizione indispensabile per garantire opportunità e diritti.

Un’attenzione particolare è rivolta anche agli agricoltori e ai lavoratori agricoli, alle prese con l’aumento dei costi di produzione, prezzi di vendita spesso insufficienti e difficoltà economiche che, secondo i promotori, rendono sempre più complicato garantire la sostenibilità delle attività. Difendere il settore agricolo, sostengono, significa tutelare anche la sicurezza alimentare.

Tra le categorie richiamate figurano poi medici, infermieri, operatori sociosanitari e assistenti, ai quali viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella tutela della salute e nell’assistenza alle persone più fragili. La richiesta è quella di garantire organici sufficienti, risorse adeguate e condizioni di lavoro dignitose, evitando che le difficoltà del sistema sanitario ricadano sui lavoratori e sui cittadini.

Il manifesto cita anche netturbini e addetti all’igiene ambientale, impegnati quotidianamente nella pulizia delle città e nella salvaguardia della salute pubblica, insieme a camerieri, cuochi e commessi, spesso alle prese con turni pesanti, precarietà e salari insufficienti.

Non vengono dimenticati autisti, corrieri e magazzinieri, il cui lavoro permette la circolazione delle persone e la distribuzione di merci, prodotti alimentari e beni essenziali. Accanto a loro, gli organizzatori richiamano la condizione dei caregiver familiari, che assistono anziani, persone con disabilità e familiari non autosufficienti, svolgendo un’attività indispensabile ma troppo spesso priva di sostegni adeguati, tutele e possibilità di sollievo.

«Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B», è uno dei messaggi centrali della mobilitazione. Le differenti categorie professionali, secondo i promotori, condividono bisogni che vanno oltre le singole mansioni: salari adeguati, sicurezza sul lavoro, diritti, servizi efficienti e condizioni di vita che non costringano a una continua rincorsa alle spese quotidiane.

Da qui la scelta di costruire una protesta trasversale, capace di coinvolgere lavoratori dipendenti, autonomi, agricoltori, studenti e pensionati, superando le divisioni tra settori e professioni.

L’altro grande tema della manifestazione sarà naturalmente la guerra, con un riferimento particolare alla tragedia vissuta dalla popolazione palestinese e alle conseguenze umanitarie dei conflitti. Ma il ragionamento degli organizzatori si allarga anche agli effetti economici che le tensioni internazionali possono produrre nei Paesi lontani dai combattimenti.

L’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, il rincaro dei beni essenziali e le difficoltà delle famiglie vengono indicati come fenomeni sui quali possono incidere anche guerre e instabilità geopolitiche. Un legame che i promotori intendono portare all’attenzione della cittadinanza per contestare le politiche di riarmo e chiedere una diversa distribuzione delle risorse.

«La guerra non è soltanto quella che si combatte sotto le bombe, che distrugge città, spezza famiglie e devasta la vita di intere popolazioni, come quella palestinese. La guerra ha conseguenze anche qui, nelle nostre case, sulle nostre tavole e nelle nostre tasche», si legge nel documento.

Il messaggio è che le conseguenze dei conflitti possono estendersi ben oltre i territori direttamente coinvolti, pur nella profonda differenza tra la devastazione subita dalle popolazioni sotto i bombardamenti e le ricadute economiche vissute altrove.

«Non serve essere sotto le bombe per pagare il prezzo della guerra», ribadiscono gli organizzatori, che chiedono di destinare maggiori risorse alla pace, alla sanità, alla scuola, al lavoro, all’agricoltura e ai servizi essenziali anziché agli armamenti.

Le rivendicazioni che accompagneranno la manifestazione di sabato 24 ottobre a Ivrea riguardano dunque diversi ambiti: salari congrui, sicurezza e diritti per tutte le categorie professionali, difesa della sanità pubblica, della scuola e delle pensioni, sostegno agli agricoltori, ai caregiver e alle famiglie, contrasto al carovita, alla precarietà e alle disuguaglianze. Il tutto inserito in una piattaforma che pone al centro il rifiuto della guerra, del riarmo e dello sfruttamento, insieme alla richiesta di pace, solidarietà e giustizia sociale.

Per il Comitato Ivrea per la Palestina e il Collettivo Aldo Moro, la partecipazione collettiva rappresenta lo strumento attraverso il quale categorie sociali differenti possono far arrivare le proprie richieste alle istituzioni.

«Da soli siamo più deboli. Divisi facciamo più fatica a farci ascoltare. Ma quando lavoratrici e lavoratori, studenti, pensionati, famiglie, agricoltori e cittadini si uniscono, la loro voce diventa più forte e può incidere sulle scelte politiche», spiegano i promotori.

La manifestazione eporediese guarda inoltre a un altro appuntamento nazionale: lo sciopero generale di venerdì 30 ottobre 2026, proclamato dall’Unione Sindacale di Base (USB) per l’intera giornata, con una piattaforma che contesta le politiche di guerra e riarmo e chiede interventi su salari, pensioni e costo della vita.

Gli organizzatori dell’iniziativa di Ivrea invitano espressamente a sostenere e partecipare anche a quella mobilitazione, collocando così la protesta cittadina all’interno di un più ampio calendario di iniziative sindacali e sociali.

Il filo conduttore resta la convinzione, espressa nel documento, che i problemi economici e sociali non possano essere affrontati separando le diverse categorie di cittadini. Il costo della vita pesa tanto su chi lavora nei campi quanto su chi opera nella ristorazione, nella scuola o nei servizi. Allo stesso modo, le difficoltà della sanità pubblica e dell’assistenza sociale coinvolgono famiglie, anziani, lavoratori e persone fragili.

«La rassegnazione non costruisce futuro: la partecipazione sì!», scrivono gli organizzatori, che affidano alla manifestazione l’obiettivo di raccogliere adesioni attorno a queste rivendicazioni.

L’appuntamento è dunque fissato per sabato 24 ottobre, alle ore 15.30, in piazza Ottinetti a Ivrea. Una mobilitazione che punta a portare nello stesso luogo le istanze pacifiste e quelle sociali, nella convinzione che il confronto sulle spese militari non possa essere separato da quello sulle condizioni di vita e di lavoro.

«Non deleghiamo ad altri la difesa del nostro futuro. Facciamo sentire la nostra voce, uniamo le nostre forze e dimostriamo che una società più giusta è possibile», è l’appello conclusivo del Comitato Ivrea per la Palestina e del Collettivo Aldo Moro.




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