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La rigenerazione urbana rappresenta una leva strategica per contrastare lo spopolamento delle aree interne, valorizzare il patrimonio esistente e promuovere uno sviluppo territoriale sostenibile. Durante la quarta tappa di “Traiettorie urbane e territoriali”, organizzata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri a Potenza, istituzioni, professionisti ed esperti si sono confrontati sul futuro dei territori più fragili. Al centro del dibattito, consumo di suolo, transizione ecologica, infrastrutture, servizi pubblici e cultura come strumenti di rilancio economico e coesione sociale. Dal CNI emerge la necessità di una pianificazione integrata, partecipata e orientata ai risultati.
Rigenerazione urbana e rilancio delle aree interne: le strategie del CNI tra sostenibilità, pianificazione e coesione sociale
La rigenerazione delle aree interne e il ruolo della cultura come motore di sviluppo territoriale e coesione sociale sono stati i temi centrali della quarta tappa di “Traiettorie urbane e territoriali”, il ciclo di incontri promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) per approfondire le sfide e le prospettive della rigenerazione urbana in Italia.
L’appuntamento, ospitato a Potenza, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, amministratori locali, professionisti ed esperti del settore per confrontarsi sulle strategie necessarie a valorizzare il patrimonio esistente, contrastare lo spopolamento e favorire uno sviluppo più equilibrato del territorio.
L’iniziativa nasce dalle attività del Gruppo di Lavoro sulla Rigenerazione Urbana del CNI, coordinato dalla Consigliera Nazionale delegata Irene Sassetti e composto da rappresentanti degli Ordini territoriali, esperti e componenti del Centro Nazionale di Studi Urbanistici (CeNSU).
Rigenerazione urbana: il CNI propone un modello di pianificazione orientato ai risultati
La giornata si è aperta con l’introduzione di Giuseppe D’Onofrio, componente del Gruppo di Lavoro sulla Rigenerazione Urbana del CNI, e con i saluti istituzionali dei rappresentanti della Regione Basilicata, delle amministrazioni locali, dell’Università della Basilicata e degli Ordini professionali.
Nel suo intervento, il Vicepresidente del CNI Elio Masciovecchio ha richiamato l’attenzione sulla necessità di riconoscere il valore strategico delle aree interne del Paese, riprendendo la celebre distinzione del meridionalista Manlio Rossi Doria tra la “polpa”, rappresentata dalle zone costiere e pianeggianti più sviluppate, e l’“osso”, costituito dai territori collinari e interni.
Una distinzione che Masciovecchio ha reinterpretato in chiave ingegneristica, sottolineando come proprio l’osso rappresenti la struttura portante di un sistema e, dunque, una componente fondamentale per l’equilibrio complessivo del territorio.
A delineare la posizione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri è stata Irene Sassetti, Consigliera Tesoriere del CNI con delega all’Urbanistica, che ha evidenziato la necessità di superare una visione della rigenerazione urbana limitata al recupero fisico degli edifici.
Secondo Sassetti, la rigenerazione deve essere prima di tutto un processo capace di produrre valore sociale, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni, delle amministrazioni e dei professionisti. La progettazione urbana deve quindi integrare la dimensione sociale con quella ambientale, affrontando questioni come il consumo di suolo, la transizione ecologica e la valorizzazione degli spazi verdi.
Da qui anche la riflessione sulla necessità di aggiornare gli strumenti normativi e di pianificazione.
Il CNI propone infatti di orientarsi verso un’urbanistica prestazionale, basata sul monitoraggio continuo degli effetti dei piani approvati, così da verificare il raggiungimento degli obiettivi e introdurre eventuali correttivi in funzione delle esigenze dei territori.
Consumo di suolo, cambiamenti climatici e nuove politiche territoriali
Il primo panel, dedicato al confronto politico-istituzionale e moderato da Biagio Bisignani, componente del Gruppo di Lavoro del CNI e Direttore all’Urbanistica del Comune di Catania, ha affrontato alcune delle principali criticità che interessano le città e i territori italiani.
Tra queste, la necessità di conciliare il contenimento del consumo di suolo con le conseguenze dello spopolamento e delle trasformazioni demografiche, individuando politiche capaci di rispondere a esigenze territoriali differenti.
Laura Mongiello, Assessore della Regione Basilicata, ha richiamato l’importanza della nuova legge urbanistica regionale, sottolineando come sia necessario passare da una logica fondata sul finanziamento di singoli progetti a una politica strutturale di rigenerazione del territorio.
Il rapporto tra trasformazioni urbane e cambiamenti climatici è stato invece approfondito da Beniamino Murgante, Professore Ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica dell’Università della Basilicata.
Nel suo intervento, Murgante ha evidenziato la centralità delle città nelle dinamiche emissive e la necessità di programmare interventi capaci di migliorare la qualità della vita, anche attraverso la realizzazione di infrastrutture verdi e soluzioni basate sulla natura. Tra le esperienze richiamate figura il Bosco verticale di Pisticci.
Paolo La Greca, Presidente del CeNSU, ha ripercorso l’evoluzione delle politiche urbane italiane, dal recupero edilizio degli anni Settanta alla riqualificazione urbana degli anni Novanta, fino all’attuale stagione della rigenerazione.
Quest’ultima si caratterizza per un approccio maggiormente integrato, nel quale gli interventi sul patrimonio costruito si accompagnano a obiettivi ambientali, urbanistici, economici e sociali.
Sul ruolo della rigenerazione come strumento di governo del territorio si è soffermata anche Rosalia Smaldone, Dirigente dell’Ufficio Parchi, Biodiversità, Pianificazione e Paesaggio, mentre Giuseppe Sicolo, Assessore all’Urbanistica del Comune di Matera, ha illustrato l’evoluzione dei processi di trasformazione della città lucana, dall’abbandono dei Sassi negli anni Cinquanta fino ai successivi interventi di recupero e valorizzazione.
Aree interne: rigenerare significa ricostruire servizi, opportunità e comunità
Il secondo panel, moderato da Stefano Di Napoli, componente del Gruppo di Lavoro sulla Rigenerazione Urbana del CNI, si è concentrato sulle strategie necessarie a contrastare lo spopolamento e rilanciare le aree interne e montane.
Un tema che richiede di superare l’approccio basato esclusivamente sulla realizzazione di infrastrutture, per adottare politiche integrate capaci di garantire servizi essenziali, opportunità economiche e condizioni di vita adeguate.
Massimo Giuntoli, Consigliere del CNEL, ha illustrato il percorso istituzionale che ha portato alla formulazione del Disegno di legge sulla rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, approvato dal CNEL il 28 gennaio 2026.
Il provvedimento si inserisce in una visione più ampia della rigenerazione territoriale, nella quale il recupero degli edifici e il miglioramento delle infrastrutture devono accompagnarsi alla ricostruzione delle comunità e al rafforzamento dei servizi di cittadinanza.
Roberto Pella, Vicepresidente Vicario dell’ANCI con delega alle Aree Interne, ha ricordato che questi territori rappresentano circa il 53% della superficie nazionale, sottolineando la necessità di garantire ai residenti condizioni e opportunità paragonabili a quelle offerte dai principali centri urbani.
In quest’ottica, gli investimenti infrastrutturali devono essere affiancati da interventi rivolti al potenziamento dei servizi pubblici, indispensabili per contrastare l’isolamento e favorire la permanenza della popolazione.
Il ruolo delle aree montane e la necessità di valutare gli investimenti
Marco Bussone, Presidente dell’UNCEM, ha posto l’attenzione sulle prospettive di sviluppo dei territori montani, invitando a superare una visione che li considera esclusivamente come aree fragili o marginali.
La sfida consiste nel riconoscere montagne e città come sistemi territoriali interdipendenti, valorizzando le economie locali, le relazioni tra comunità e le specificità ambientali e culturali.
Un ulteriore elemento di riflessione è stato introdotto da Francesco Monaco, Dirigente della Fondazione IFEL-ANCI, che ha analizzato gli investimenti del PNRR destinati alle aree interne.
Secondo Monaco, è necessario ricostruire un quadro complessivo delle risorse disponibili, integrando gli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con quelli sostenuti dai programmi europei e dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.
Particolare attenzione deve essere riservata alla valutazione dell’impatto degli investimenti già realizzati, per comprenderne i risultati prima di programmare ulteriori interventi.
Il confronto è stato completato dai contributi tecnici di docenti universitari ed esperti, che hanno approfondito le diverse dimensioni della rigenerazione territoriale.
Cultura e identità dei territori: la rigenerazione urbana oltre la trasformazione fisica
Il terzo panel, moderato da Alessandro Bucci, componente del Gruppo di Lavoro sulla Rigenerazione Urbana del CNI, ha approfondito il rapporto tra cultura, partecipazione delle comunità e trasformazione degli spazi urbani.
Un confronto che ha evidenziato come la valorizzazione del patrimonio culturale possa rappresentare uno strumento per rafforzare l’identità locale e generare nuove opportunità di sviluppo.
Ledo Prato, Segretario Generale di Mecenate 90, ha illustrato alcune esperienze di rigenerazione urbana a base culturale, sottolineando l’importanza dei processi partecipativi.
Dalle esperienze presentate emerge infatti che il coinvolgimento effettivo delle comunità contribuisce a migliorare anche la successiva gestione degli spazi rigenerati.
Un aspetto particolarmente rilevante, considerando che molti interventi, pur raggiungendo gli obiettivi di trasformazione fisica, incontrano successivamente difficoltà legate alla mancanza di risorse economiche, modelli gestionali e progettualità di lungo periodo.
La rigenerazione, dunque, non può esaurirsi con la conclusione dei lavori, ma deve prevedere fin dalle prime fasi una strategia per l’utilizzo e la gestione futura degli spazi.
Prato ha inoltre evidenziato come non esista un modello unico di rigenerazione urbana, dal momento che ogni città presenta caratteristiche sociali, culturali ed economiche differenti.
Dall’ecomuseo di Policoro alla riqualificazione di Brescia: le esperienze territoriali
Il rapporto tra identità culturale e rigenerazione è stato approfondito attraverso alcuni progetti realizzati in differenti contesti italiani.
Carmelo Colelli, Direttore del Museo Archeologico Nazionale della Siritide, ha presentato l’esperienza dell’ecomuseo di Policoro, in provincia di Matera, evidenziando il ruolo della cultura nella valorizzazione della memoria e delle specificità locali.
Michela Tiboni, Professore Ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica all’Università degli Studi di Brescia e Assessora del Comune di Brescia, ha illustrato invece il progetto “Oltre la Strada”, un programma integrato di rigenerazione urbana sviluppato in un contesto caratterizzato da dismissione industriale e significative criticità ambientali e sociali.
L’esperienza evidenzia la necessità di affrontare le trasformazioni urbane attraverso interventi coordinati, capaci di agire contemporaneamente sulla qualità degli spazi, sulle condizioni ambientali e sulle esigenze della popolazione.
Infine, Antonella Cascella, già Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia BAT, ha presentato l’intervento di rigenerazione urbana realizzato nel Comune di Marcon grazie ai finanziamenti del PNRR – Next Generation EU.
Il progetto ha portato alla realizzazione della nuova sede municipale, del Teatro “Luciano Pavarotti” e alla riqualificazione di Piazza della Libertà.
Un intervento che supera il concetto tradizionale di sostituzione edilizia, configurandosi come un’infrastruttura civica contemporanea, nella quale spazi istituzionali, culturali e pubblici concorrono a rafforzare le relazioni tra cittadini e territorio.
Verso una rigenerazione urbana integrata, sostenibile e partecipata
Dal confronto promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri a Potenza emerge una visione della rigenerazione urbana sempre più orientata all’integrazione tra competenze tecniche, strumenti urbanistici, politiche pubbliche e partecipazione delle comunità.
Rigenerare un territorio non significa soltanto recuperare edifici dismessi o riqualificare spazi pubblici, ma creare le condizioni affinché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire relazioni all’interno delle proprie comunità.
Per le aree interne, questa prospettiva assume un significato particolare: contrastare lo spopolamento richiede interventi coordinati su infrastrutture, servizi, opportunità economiche, patrimonio culturale e qualità ambientale.
Allo stesso tempo, il dibattito ha evidenziato la necessità di superare una pianificazione basata su interventi isolati, privilegiando strategie territoriali di lungo periodo, accompagnate da strumenti di monitoraggio e valutazione dei risultati.
In questo scenario, gli ingegneri possono svolgere un ruolo centrale nel collegare la dimensione progettuale a quella sociale e istituzionale, contribuendo a costruire modelli di sviluppo capaci di valorizzare le specificità dei territori e rafforzarne la coesione.
Fonte: Comunicato Stampa CNI
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