niente Dad, ipotesi doppi turni


Tre scuole chiuse da una settimana, i bambini sono a casa e per le famiglie non c’è ancora una data da segnare sul calendario. Necessari gli esiti delle analisi

La scuola è chiusa da una settimana, i bambini sono a casa e per le famiglie non c’è ancora una data da segnare sul calendario. C’è chi ha chiesto aiuto ai nonni, chi ha dovuto riorganizzare il lavoro e chi sta cercando una soluzione alternativa per non lasciare i figli senza lezioni. Intanto, mentre si attendono gli esiti delle analisi sull’acqua, prende corpo l’ipotesi della didattica a distanza e si torna a discutere di doppi turni.

È la situazione che stanno vivendo le famiglie degli alunni dell’istituto comprensivo Publio Virgilio Marone Tomaselli di Palermo, i cui tre plessi sono chiusi dall’8 ottobre dopo il ritrovamento di legionella e batteri coliformi negli impianti idrici.

A rendere ancora più incerto il quadro è l’ultima circolare diffusa mercoledì 14 ottobre dalla dirigente scolastica Serena Roccaro. Il documento indica i passaggi necessari per arrivare alla riapertura, ma conferma che serviranno ancora diversi giorni prima di conoscere i risultati delle nuove verifiche. Nel frattempo, anche nei condomini vicini alle scuole cresce la preoccupazione e alcuni residenti hanno deciso di far analizzare privatamente l’acqua delle proprie abitazioni.

Dalla legionella alla nuova sanificazione

Tutto è cominciato il 7 ottobre, quando gli esiti dei campionamenti microbiologici hanno evidenziato la presenza di legionella negli impianti dei tre edifici scolastici. I valori più elevati sono stati riscontrati nel plesso Trinacria di via Trinacria, con 52 mila unità, seguito dalla Tomaselli di via Abruzzi, con 1.800, e dalla sede centrale Marone di via Valdemone, con un valore superiore a 100. Le analisi hanno inoltre rilevato criticità relative alla presenza di batteri coliformi.

La dirigente ha così disposto la sospensione immediata delle attività didattiche, inizialmente per l’8 e il 9 ottobre, successivamente prorogata fino a nuova comunicazione. Da allora gli alunni non sono più tornati in classe, mentre sono stati avviati gli interventi necessari per il ripristino delle condizioni di sicurezza.

L’ultimo aggiornamento è arrivato il 14 ottobre, dopo un incontro tra la dirigenza scolastica, l’assessore comunale Tamajo e l’ingegnere Di Francisca del Comune di Palermo, nel corso del quale sono state esaminate le relazioni dell’Asp. La nuova circolare prevede un’ulteriore sanificazione degli impianti idrici a partire da ieri 15 ottobre, seguita, dopo sette giorni, da nuovi campionamenti microbiologici. Per conoscerne i risultati occorreranno almeno altri due o tre giorni. Restano inoltre ancora da acquisire gli esiti dei controlli sulla legionella effettuati dall’Asp l’8 ottobre.

È dunque difficile, al momento, stabilire quando le scuole potranno riaprire. La possibilità di riprendere le lezioni nei rispettivi plessi dipenderà dagli esiti favorevoli delle verifiche.

Se soltanto la sede centrale Marone dovesse risultare idonea alla riapertura, la soluzione potrebbe essere quella dei doppi turni, con l’accoglienza degli alunni degli altri plessi secondo quanto già deliberato dal Consiglio d’istituto il 12 ottobre.

Famiglie in difficoltà

Proprio queste due possibilità stanno alimentando il confronto tra i genitori, già alle prese con le conseguenze della prolungata sospensione delle attività scolastiche.

«Siamo completamente allo sbando. I bambini sono a casa da una settimana e non abbiamo ancora certezze su quando potranno tornare a scuola», racconta una madre di un alunno che frequenta la seconda elementare presso il Trinacria e preferisce mantenere l’anonimato.

A preoccuparla è soprattutto l’assenza di una soluzione per i più piccoli. La didattica a distanza, inizialmente prospettata per garantire la continuità delle lezioni durante la chiusura dei plessi, non è percorribile alla luce delle nuove disposizioni. Resta quindi da individuare una sistemazione alternativa che consenta agli alunni di tornare in classe in ambienti sicuri. «Parliamo di bambini di sei o sette anni. Molti sono affidati ai nonni, che già ci stanno aiutando a gestire questa emergenza, ma le famiglie hanno bisogno di risposte concrete al più presto».

La difficoltà, infatti, non è soltanto quella di garantire la continuità didattica, ma anche di conciliare la chiusura delle scuole con gli impegni lavorativi. La donna racconta di poter contare sull’aiuto dei familiari, una possibilità che non tutti hanno. «Ci sono genitori che tengono i bambini a casa fino a mezzogiorno e poi li accompagnano nelle strutture private che offrono il doposcuola. Significa però non poter andare al lavoro prima di quell’ora, oppure dover trovare ogni giorno una sistemazione diversa. È anche per questo che alcune famiglie ormai finiscono per scegliere le scuole private».

Sul caso è intervenuta anche Mari Albanese della segreteria regionale Pd Sicilia: «Sindaco Roberto Lagalla, ma davvero è questo il modo di governare Palermo? Sull’annosa questione legionella nelle scuole, assistiamo al solito scaricabarile. Invece di assumersi la responsabilità di guidare la città, chiarire cosa sta succedendo e dare risposte certe alle famiglie, al personale scolastico e agli studenti, continuiamo ad assistere a un rimpallo di responsabilità inaccettabile.

La salute degli studenti e la sicurezza delle scuole dovrebbe essere una sua priorità. Siamo quasi alla fine del suo mandato e ancora non ha dimostrato cosa significhi fare il primo cittadino. Palermo ha bisogno di un sindaco che governi, non di uno che si sottragga alle proprie responsabilità. Alcune scuole sono chiuse da giorni e lei che fa? Scrive letterine in cui interroga altri enti e scarica responsabilità sulle scuole già in affanno. Esca da palazzo, lo faccia almeno una volta. La prima e l’ultima da sindaco vogliamo ben sperare!».

Ipotesi doppi turni

Un problema che riguarda anche gli alunni più grandi, per i quali si prospetta la possibilità di frequentare le lezioni nel pomeriggio. L’ipotesi inizialmente discussa prevedeva infatti di riservare la mattina agli alunni della primaria e il pomeriggio a quelli della secondaria di primo grado, una soluzione che ha incontrato la contrarietà di diversi genitori delle medie.

«Non capisco perché i turni pomeridiani debbano essere riservati soltanto ai ragazzi delle medie e non si possa pensare a un’alternanza», osserva la madre di uno studente che ha appena iniziato la prima media alla Marone. «Mio figlio sta affrontando il passaggio dalla scuola primaria a un ambiente completamente nuovo, con insegnanti e modalità di studio diverse. È un momento delicato e anche questa continuità dovrebbe essere tutelata».

La donna è critica anche nei confronti della DAD, pur ritenendo che avrebbe potuto rappresentare una soluzione temporanea nelle prime giornate di chiusura. «Abbiamo già vissuto quell’esperienza durante il Covid e sappiamo quali difficoltà abbia comportato per i ragazzi. Allora però eravamo tutti a casa e potevamo seguirli. Oggi la situazione è diversa. Se si riteneva indispensabile ricorrervi, sarebbe stato meglio attivarla subito, mentre si cercavano alternative, per evitare di perdere un’intera settimana di lezioni».

Tra le soluzioni ipotizzate dai genitori c’è anche quella di individuare altri spazi in città dove trasferire temporaneamente le classi, evitando sia la didattica a distanza sia i doppi turni. Come possibilità viene citata anche la Fiera del Mediterraneo, ma la madre dell’alunno della Marone solleva alcune perplessità. «Qualsiasi locale alternativo dovrebbe essere adattato alle esigenze dei bambini, con il trasferimento di banchi, arredi e attrezzature. Sarebbero necessari ulteriori interventi, tempi e costi. Perché allora non cercare di utilizzare le strutture che abbiamo già a disposizione?».

La donna insiste sulla possibilità di installare servizi igienici temporanei all’esterno delle scuole, impedendo l’utilizzo di quelli interni fino al completamento della bonifica. «Lo scorso settembre è successo a Collesalvetti, in provincia di Livorno, dove è stata trovata la legionella in due scuole. Il Comune ha installato dei bagni chimici esterni, consentendo agli alunni di iniziare regolarmente le lezioni», racconta.

«Una soluzione simile – aggiunge – era già stata adottata anche a Palermo, ai Cantieri culturali della Zisa, nel 2024, dall’allora assessore Ferrandelli. Mi chiedo perché non si possa almeno valutare questa possibilità, anziché lasciare i bambini a casa senza sapere quando potranno tornare in classe».

La madre ritiene che si potrebbero trovare soluzioni anche per le altre necessità quotidiane della scuola, a partire dalla pulizia degli ambienti. «Alcuni genitori si chiedono come sarebbe possibile pulire le aule senza utilizzare l’acqua degli impianti: si potrebbero valutare delle autobotti, prodotti che non richiedono risciacquo oppure filtri specifici su alcuni rubinetti. Naturalmente sono possibilità che andrebbero verificate dai tecnici, ma perché non prenderle in considerazione prima di rinunciare a utilizzare edifici già attrezzati per ospitare gli alunni?».

Ma c’è anche chi, almeno per il momento, resta escluso dalle soluzioni prospettate: i bambini della scuola dell’infanzia. Non trattandosi di un percorso scolastico obbligatorio, per loro non è previsto neppure il ricorso ai doppi turni. «La scuola dell’infanzia non è nemmeno un argomento sul tavolo», osserva amaramente la madre dell’alunno della Trinacria. Anche in questo caso, quindi, sono le famiglie a dover trovare autonomamente una soluzione.

L’assemblea con genitori e lavoratori

Anche la Flc Cgil Palermo interviene sulla vicenda, convocando un’assemblea cittadina aperta ai genitori e ai lavoratori dell’istituto per martedì 20 ottobre alle 16.00, nel saloncino Bosco della Camera del Lavoro Metropolitana di Palermo.

«La chiusura dei plessi coinvolge l’intera comunità scolastica: alunni, famiglie e personale hanno bisogno di informazioni chiare, risposte tempestive e soluzioni che garantiscano insieme sicurezza e diritto all’istruzione», spiega Fabio Cirino, segretario generale della Flc Cgil Palermo.

Il sindacato solleva inoltre una questione relativa alla didattica a distanza. Secondo Cirino, l’autonomia scolastica non attribuisce agli istituti un potere generale di sostituire le lezioni in presenza con quelle online in caso di chiusura degli edifici, mentre la normativa straordinaria introdotta durante la pandemia non è più in vigore. «Servono pertanto interventi concreti delle istituzioni competenti per garantire la ripresa delle lezioni in presenza e in sicurezza, senza scaricare sulle famiglie e sul personale le conseguenze della chiusura».

Le analisi nei condomini vicini

Nel frattempo l’attenzione si è spostata anche oltre i cancelli delle scuole. Il ritrovamento della legionella negli impianti scolastici ha spinto alcuni residenti della zona a chiedere accertamenti sull’acqua dei propri condomini, nel timore che la contaminazione possa interessare anche altri edifici.

«Parlando con altre mamme ho saputo che diversi condomini si sono attivati per richiedere le analisi, ma ci sono tempi di attesa e costi da sostenere», racconta la madre della Trinacria. «Anche nel nostro palazzo se ne sta discutendo e ci hanno chiesto 220 euro per effettuare i controlli privatamente».

In altri edifici i campionamenti sono già stati effettuati. È il caso del condominio in cui vive la madre il cui figlio frequenta il plesso Marone. «Il prelievo è stato fatto l’8 ottobre e siamo ancora in attesa dei risultati. So che anche altri condomini vicini hanno deciso di fare le verifiche, ma non tutti hanno già ricevuto gli esiti», precisa.

Nuovi accertamenti sugli impianti e sulle condizioni delle scuole

Intanto emergono nuovi elementi sulle condizioni dei tre edifici scolastici. I sopralluoghi effettuati dall’Asp hanno rilevato anche la presenza di Pseudomonas aeruginosa, un batterio che può indicare la formazione di biofilm nelle tubature, oltre a diverse criticità strutturali nei tre plessi. Una situazione sulla quale il sindaco Roberto Lagalla, con una nota del 15 ottobre, ha chiesto chiarimenti e interventi urgenti agli uffici comunali competenti.

Restano inoltre da verificare alcuni aspetti relativi ai controlli precedenti alla chiusura, a partire dal rispetto delle misure di prevenzione e dalle ragioni per cui i campionamenti siano stati avviati il 18 settembre, quando le lezioni erano già cominciate. Tra le questioni aperte, e sollecitate dal sindaco, anche la necessità di individuare soluzioni alternative che consentano di limitare i disagi per le famiglie, considerando che l’ipotesi dei doppi turni non risolverebbe la situazione degli alunni della scuola dell’infanzia.

Dalle scuole ai condomini, l’opposizione chiede chiarezza

La preoccupazione è arrivata anche tra i banchi dell’opposizione in Consiglio comunale, dove i consiglieri chiedono chiarezza sull’estensione della contaminazione e sulle possibili conseguenze per la salute dei residenti. Già l’8 ottobre avevano inviato una nota congiunta al sindaco Roberto Lagalla, all’Asp e ad Amap, sollecitando controlli sulla rete idrica pubblica e nei punti di erogazione per individuare l’origine del problema e verificare se possa riguardare anche gli edifici vicini alle scuole.

Una richiesta ribadita il 12 ottobre con un nuovo sollecito, alla luce delle segnalazioni arrivate dai residenti e dei risultati di alcune analisi condominiali che, secondo i consiglieri, avrebbero evidenziato concentrazioni elevate di legionella. «Non è nostra intenzione generare panico o allarmismo, ma abbiamo il dovere politico e morale di pretendere la massima consapevolezza tra i cittadini e la totale trasparenza da parte delle istituzioni preposte».

Le opposizioni riferiscono inoltre di segnalazioni di persone che avrebbero manifestato febbre, tosse secca e altri sintomi influenzali, senza che al momento siano disponibili elementi sufficienti a stabilire un collegamento con la contaminazione. Per questo chiedono un’indagine epidemiologica coordinata, campionamenti a monte dei contatori delle scuole e dei condomini e indicazioni sanitarie chiare per i cittadini.

«La salute dei cittadini, della popolazione scolastica e dei soggetti fragili non può attendere i tempi della burocrazia né tantomeno essere sacrificata per logiche di autotutela istituzionale», concludono i consiglieri.

A oggi, però, le opposizioni fanno sapere di non aver ancora ricevuto alcun riscontro dagli enti interpellati. Intanto, la riapertura delle scuole resta senza una data certa e le famiglie continuano a organizzarsi come possono, soprattutto facendo affidamento sui nonni. Ancora una volta, sono loro a colmare i vuoti lasciati dalle istituzioni.




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