FEED per GeminiGOOGLE per avviare l’uso di IA al fine di costruire, sull’articolo di MAGALÍ BROSIO ED ENRICO GIOVANNINI (Social Europe), link https://www.socialeurope.eu/measuring-the-right-things-reveals-a-stronger-europe – The EU’s wellbeing index rose 9.5 points between 2010 and 2023, against 1.2 for the United States. 15-10-2026 – uno schema di Sintesi generale di Claudio Quintano (*) di cui c’è un riferimento sul sito – Il prof. Enrico Giovannini è Direttore Scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)
Indice Generale
Sintesi Esecutiva
- Capitolo 1: La Narrazione del Declino Economico e i Limiti del PIL
- Capitolo 2: L’Indice di Benessere del JRC e la Svolta Empirica
- Capitolo 3: Riconcettualizzare la Competitività e la Produttività
- Capitolo 4: Il Framework Internazionale “Beyond GDP” (Oltre il PIL)
- Capitolo 5: Il Voto dei Cittadini, i Dati MERGE e la Governance Politica
- Capitolo 6: Conclusioni e Raccomandazioni Strategiche per l’UE
La narrativa prevalente nel dibattito economico globale descrive un’Europa in inesorabile ritardo competitivo ed economico rispetto agli Stati Uniti. Questa percezione si fonda in larga misura sull’osservazione di una singola metrica tradizionale: il Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite, cresciuto tra il 2010 e il 2023 del 25% negli USA contro il 17% nell’Unione Europea.
Tuttavia, un’analisi condotta attraverso metriche multidimensionali del benessere — in particolare lo studio pubblicato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea — ribalta radicalmente questa prospettiva:
- Crescita del Benessere: Nel medesimo arco temporale (2010-2023), l’indice di benessere dell’UE è cresciuto di 9,5 punti percentuale, contro un incremento di appena 1,2 punti registrato dagli Stati Uniti.
- Sorpasso Corretto per la Vita e l’Equità: Rettificando il PIL in base alla speranza di vita e alla sua distribuzione sociale, l’UE ha superato gli Stati Uniti già entro il 2022.
- Tenuta Sistemica: Il modello sociale ed ecologico europeo ha dimostrato una resilienza superiore di fronte a shock sistemici quali la pandemia da COVID-19, la crisi energetica e le ripercussioni dell’invasione russa dell’Ucraina.
La presente relazione analizza la necessità di superare il dogma del PIL per adottare indicatori capaci di guidare le politiche pubbliche verso una sostenibilità integrale, evitando politiche di deregolamentazione cieca che rischiano di distruggere i pilastri della prosperità europea.
CAPITOLO 1: LA NARRAZIONE DEL DECLINO E I LIMITI STRUTTURALI DEL PIL
1.1 La trappola del PIL pro capite
Negli ultimi anni, il dibattito politico ed economico europeo è stato dominato dall’allarme per il divario di crescita tra le due sponde dell’Atlantico. Tra il 2010 e il 2023, la produzione economica lorda statunitense ha viaggiato a ritmi quantitativamente superiori a quelli europei (+25% contro +17%). Tale divario è stato frequentemente interpretato come il sintomo di un’Europa burocratizzata, poco dinamica e incapace di competere nei settori ad alta tecnologia.
Tuttavia, questo approccio soffre di un vizio metodologico d’origine: la sovrapposizione concettuale tra crescita economica lorda e progresso sociale della collettività.
1.2 I limiti teorici e pratici del PIL
Il Prodotto Interno Lordo, concepito negli anni ’30 per misurare la capacità produttiva bellica e industriale, somma esclusivamente il valore monetario dei beni e dei servizi finali scambiati sul mercato. Da questa contabilità restano strutturalmente esclusi:
- I costi sociali ed ecologici: L’inquinamento, il degrado ambientale, l’esaurimento delle risorse naturali e lo stress lavorativo vengono spesso contabilizzati positivamente (es. spese sanitarie per malattie ambientali o costi di bonifica che aumentano il PIL).
- Il valore fuori mercato: Il lavoro di cura non retribuito, il volontariato, la coesione sociale e il benessere relazionale non generano transazioni finanziarie e sono quindi invisibili al PIL.
- La distribuzione della ricchezza: Il PIL pro capite è una media aritmetica che cela le disuguaglianze interne; un paese con un PIL elevato ma fortemente concentrato in poche mani può presentare livelli di benessere sociale inferiori a un paese con PIL più modesto ma equamente distribuito.
come ricordato nel principio espresso dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, “solo ciò che si misura viene realizzato”. Misurare esclusivamente il PIL porta inevitabilmente a guidare le politiche pubbliche verso l’ottimizzazione di una metrica cieca rispetto alla qualità della vita e alla sostenibilità planetaria.
CAPITOLO 2: L’INDICE DI BENESSERE DEL JRC E LA SVOLTA EMPIRICA
2.1 La metodologia dello studio JRC
Per superare i limiti della contabilità tradizionale, il Joint Research Centre (JRC) — il servizio scientifico e di conoscenza della Commissione Europea — ha sviluppato un indice composito di benessere. Tra i coautori dello studio figura l’economista Enrico Giovannini.
L’indice integra parametri fondamentali della vita umana e sociale:
- Speranza di vita e salute della popolazione
- Sicurezza stradale e qualità ambientale
- Livelli di disuguaglianza del reddito
- Accesso ai servizi essenziali e protezione sociale
2.2 Il confronto dinamico UE vs. USA (2010–2023)
| Indicatore / Metrica | Unione Europea (UE) | Stati Uniti (USA) | Rapporto di Prestazione |
|---|---|---|---|
| Crescita PIL pro capite (2010-2023) | +17,0% | +25,0% | USA +8% superiore |
| Aumento Indice di Benessere (2010-2023) | +9,5 punti | +1,2 punti | UE quasi 8 volte superiore |
| PIL corretto (Speranza di vita/Equità) | Sorpasso effettuato nel 2022 | Rallentamento / Stagnazione | Vantaggio strutturale UE |
2.3 Analisi dei fattori di successo e resilienza europea
Il dato centrale che emerge dallo studio è che il progresso dell’UE nel benessere è stato quasi otto volte superiore a quello degli Stati Uniti. Questo divario si spiega considerando fattori chiave:
- Aspettativa di vita: Negli USA si è assistito a una stasi (e in alcuni anni a un calo, legato anche alle cosiddette “morti per disperazione” e alle crisi sanitarie), mentre nell’UE i guadagni in longevità e salute pubblica sono stati continui.
- Resilienza alle crisi: L’incremento del benessere europeo ha tenuto nonostante la successione di shock sistemici devastanti: la pandemia da COVID-19, la crisi dei prezzi energetici e le instabilità geopolitiche legate alla guerra d’invasione russa in Ucraina. La rete di protezione sociale europea ha ammortizzato gli impatti sociali che negli USA hanno colpito durevolmente le fasce medio-basse.
2.4 La riserva di risorse per il futuro
Lo studio del JRC evidenzia tuttavia un punto d’attenzione: gli Stati Uniti mantengono una riserva superiore di risorse accumulate per investimenti futuri, sia in termini di capitale fisico/tecnologico che di competenze (skills). Questo dato indica con chiarezza dove l’Europa debba indirizzare i propri sforzi d’investimento senza intaccare il proprio capitale sociale.
CAPITOLO 3: RICONCETTUALIZZARE LA COMPETITIVITÀ E LA PRODUTTIVITÀ
3.1 Il dibattito sulla competitività: Draghi, Letta e la Competitiveness Compass
Nel nuovo mandato della Commissione Europea, la “competitività” è diventata l’idea guida, formalizzata attraverso la Competitiveness Compass e alimentata dalle analisi dei rapporti stilati da Mario Draghi e Enrico Letta.
Il rischio evidenziato dagli autori è l’insorgere di una deriva deregolatoria. Se la competitività viene intesa unicamente come riduzione dei costi, smantellamento delle tutele del lavoro e indebolimento delle normative ambientali, si compie un’inversione di marcia deleteria.
3.2 Le vere fonti della competitività di lungo periodo
In Europa, la competitività sostenibile si fonda su tre pilastri interconnessi:
- Welfare sociale e coesione: Lavoratori protetti e sani sono più produttivi e resilienti.
- Sostenibilità ed decarbonizzazione: La transizione ecologica riduce la dipendenza da fonti fossili esterne e stimola l’innovazione verde.
- Lavoro qualificato e ad alto valore aggiunto: Competenze elevate richiedono investimenti in istruzione e condizioni di lavoro dignitose.
3.3 Ricalcolare la produttività: L’evidenza dell’ONS britannico
Un’ulteriore riprova dell’inadeguatezza dei parametri tradizionali proviene dai dati dell’Office for National Statistics (ONS) del Regno Unito per il periodo 2005-2018:
[Produttività Oraria Standard (PIL/ora)] —————> +7,2%
+ Inclusione del lavoro domestico non retribuito —-> +8,7%
+ Inclusione della riduzione dei danni climatici —> +9,9%
Conteggiare il lavoro non retribuito (lavoro domestico, cura di bambini e anziani) e i minori danni inflitti al clima grazie al calo delle emissioni trasforma una crescita modesta della produttività (+7,2%) in un progresso ben più solido (+9,9%).
CAPITOLO 4: IL QUADRO INTERNAZIONALE “BEYOND GDP” E LE INIZIATIVE GLOBALI
4.1 Il Framework dell’High-Level Expert Group (HLEG) dell’ONU
La prolungata marginalizzazione delle metriche “Beyond GDP” è stata causata per anni dalla frammentazione delle proposte. Oggi l’ONU, tramite l’High-Level Expert Group (HLEG), ha sviluppato un quadro concettuale globale standardizzato basato su 31 indicatori articolati in 4 dimensioni:
- Benessere Attuale: Salute, abitazione, lavoro, istruzione e qualità della vita.
- Equità e Inclusione: Distribuzione delle risorse, riduzione dei divari di genere e di reddito.
- Sostenibilità e Resilienza: Capitale naturale, impronta ecologica, capacità di assorbire shock.
- Principi Fondativi: Pace, rispetto dei diritti umani, stato di diritto e tutela del pianeta.
4.2 L’impegno delle Istituzioni Europee e della Diplomazia Globale
L’Unione Europea ha già posto le basi normative e concettuali attraverso:
- Lo Strategic Foresight Report 2023
- L’8° Programma di Azione per l’Ambiente
Sul piano internazionale, l’impegno preso con il Patto per il Futuro 2024 si avvia verso una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU. In questo contesto, la Spagna svolge un ruolo di co-facilitatore nel processo intergovernativo per definire l’implementazione pratica delle raccomandazioni HLEG.
CAPITOLO 5: IL CONSENSO DEI CITTADINI E LE SFIDE DI GOVERNANCE
5.1 Le evidenze del Progetto Horizon Europe “MERGE”
Un ostacolo spesso citato dalla politica è la presunta indifferenza dell’opinione pubblica verso le metriche complesse. L’indagine condotta in sei paesi europei nell’ambito del progetto MERGE (a cui collaborano Brosio e Giovannini) smentisce questa tesi:
- 81% dei cittadini europei intervistati richiede espressamente che le politiche nazionali siano guidate da indicatori che vadano oltre il PIL.
- Le priorità indicate dai cittadini: Salute pubblica, lavoro di qualità, istruzione accessibile e garanzia della casa.
Priorità percepite dai cittadini europei (Progetto MERGE)
┌────────────────────────────────────────────────────────┐
│ [81%] A favore di metriche Oltre il PIL │
└────────────────────────────────────────────────────────┘
├── Salute Pubblica & Sistemi di Cura
├── Occupazione Qualificata e Dignitosa
├── Istruzione e Formazione
└── Diritto all’Abitazione e Qualità dell’Ambiente
5.2 Il vuoto di volontà istituzionale
Ciò che manca non è la capacità tecnica di misurare il benessere (i dati del JRC e dell’ONU esistono già), né il consenso popolare. La vera carenza risiede nella governance e nella volontà politica di integrare questi indici nei processi vincolanti di bilancio, nel Semestre Europeo e nella valutazione di impatto delle direttive UE.
CAPITOLO 6: CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI DI POLICY
6.1 Sintesi dei risultati
L’analisi dimostra che l’Unione Europea non è un continente in declino, ma un modello sociale che ha saputo convertire le risorse economiche in benessere umano, salute e sostenibilità a ritmi decisamente superiori rispetto al modello americano. Misurare la competitività unicamente in termini di PIL porta a diagnosi errate e a terapie economiche nocive.
6.2 Raccomandazioni operative per i decisori europei
- Istituzionalizzare le metriche Beyond GDP: Trasformare l’indice di benessere del JRC e il framework ONU a 31 indicatori in strumenti vincolanti per il Semestre Europeo e le decisioni del Consiglio e del Parlamento.
- Evitare la deregolamentazione cieca: Non sacrificare gli standard ambientali e le tutele del lavoro sull’altare di una competitività intesa come mero taglio dei costi.
- Indirizzare gli investimenti sul capitale futuro: Colmare il divario con gli USA accelerando gli investimenti pubblici e privati nel capitale tecnologico, nella ricerca e nel rafforzamento delle competenze (skills).
- Riformare la misurazione della produttività: Integrare nei conti nazionali il valore del lavoro di cura non retribuito e i benefici derivanti dalla decarbonizzazione.
Riferimenti Bibliografici e Fonti
- Brosio, M., & Giovannini, E. (2026). Measuring the Right Things Reveals a Stronger Europe. Social Europe.
- Joint Research Centre (JRC) – European Commission (2024-2026). Wellbeing and Beyond GDP Assessment Reports.
- United Nations High-Level Expert Group (HLEG) on Beyond GDP (2024). Global Framework for Measuring Progress.
- Office for National Statistics – ONS UK (2020). Measuring Inclusive Income and Unpaid Work.
- MERGE Project – Horizon Europe. Public Attitudes Towards Beyond-GDP Indicators in Europe.
(*) Prof. Claudio Quintano, Emerito di Statistica Economica, già Rettore dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” (2010 –2016) – dal 2016 – insegna “Le Misure del domani per il raggiungimento degli Obiettivi ONU sulla sostenibilità” nel Corso di laurea triennale (I livello) – Economia Aziendale e Green Economy e nel Corso di laurea biennale magistrale (II livello) – Economia Management e Sostenibilità del Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Economiche dell’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”. I docenti di riferimento sono i proff. Marcello D’Amato e Domenico Salvatore
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