AI e droni, l’UE deve diventare il primo mercato delle tecnologie che produce


Droni e intelligenza artificiale cambiano il settore della Difesa.

Intelligenza artificiale (AI), attacchi ibridi e droni ampliano le minacce da cui dobbiamo saperci difendere: istituzioni e imprese puntano su competenze, cooperazione, gestione dei dati, tutela dei diritti e autonomia tecnologica europea per rafforzare sicurezza nazionale. Questi sono stati alcuni dei temi affrontati nel panel dal titolo “Difesa, sicurezza nazionale e cybersicurezza nell’era dell’AI di frontiera e nel contesto geopolitico” alla 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale, in corso a Villa Erba, sul lago di Como, su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS ed organizzata da NOW Italia e da Triumph Group.

Alessandro Moretti (CEO di Meridian Group): “AI ha un peso crescente nella nostra vita“

Alessandro Moretti, CEO di Meridian Group, ha sottolineato come la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale (AI) imponga un cambio di approccio anche alla cybersicurezza. “Siamo in un’epoca in cui l’AI ha un peso crescente nella vita quotidiana e in tutti i settori sociali ed economici. Dobbiamo cambiare prospettiva e prepararci a difendere i sistemi da possibili compromissioni, man mano che queste tecnologie vengono utilizzate in ogni ambito della nostra vita.
Quest’anno abbiamo scoperto una macchina virtuale creata nel 2005. Al suo interno era presente un ransomware progettato per alterare le informazioni elaborate dai sistemi di calcolo impiegati nell’arricchimento dell’uranio. Abbiamo compreso la natura dell’operazione solo di recente
– ha spiegato Moretti – si trattava già di un tentativo di manipolare i sistemi attraverso piccole modifiche ai dati processati. Oggi, con l’ampliamento degli impieghi di queste tecnologie, possiamo immaginare quanto sia cresciuta la portata del rischio.

Passeremo rapidamente da un modello basato sulle applicazioni a uno fondato sugli agenti. Chiederemo ai modelli di svolgere molte attività al posto nostro: questo aprirà nuove opportunità, ma aumenterà anche la superficie di rischio informatico. Oggi le vere gang criminali informatiche sono gli Stati”.

Ettore Rosato (segretario del COPASIR): “Serve una cultura della sicurezza informatica più solida“

Ettore Rosato, segretario del COPASIR, ha evidenziato i progressi compiuti dall’Italia nel contrasto agli attacchi informatici e ibridi, ma anche le difficoltà legate alla prevenzione, alla disponibilità di competenze e alla dipendenza tecnologica dall’estero. “Stiamo imparando a difenderci dagli attacchi cyber e ibridi, ma prevenire completamente i rischi è sempre difficile. Il nostro sistema istituzionale si sta aggiornando, anche grazie alla direttiva NIS2. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale fa la propria parte, in collaborazione con l’intelligence e le forze dell’ordine, ma abbiamo difficoltà a reclutare personale. Gli ingegneri che escono dalle università italiane, per esempio, percepiscono stipendi pari alla metà di quelli dei colleghi tedeschi”, ha detto Rosato.

“Un’altra questione riguarda la struttura economica del Paese, caratterizzata da un gran numero di piccole e medie imprese con dimensioni e risorse finanziarie più limitate da destinare alla cybersicurezza. Anche la percezione del rischio varia in base alle dimensioni aziendali. Dobbiamo affrontare il problema diffondendo una cultura della sicurezza informatica più solida.
Chi attacca è sempre più veloce di chi si difende
– ha precisato Rosato – servono incentivi all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione dell’industria e del commercio, così da favorire anche gli investimenti in cybersecurity. Le imprese, a loro volta, devono raccogliere questa sfida. È necessario, inoltre, un piano d’azione europeo: la nostra sicurezza informatica dipende da soggetti extraeuropei. Gli Stati Uniti non accetterebbero mai di affidarsi a tecnologie sotto il nostro controllo. Per questo dobbiamo investire nelle tecnologie europee”.

“La Difesa deve operare in un numero crescente di domini, dal cyber all’underwater, e una parte importante degli investimenti riguarderà i droni. I sistemi antidroni non servono soltanto nei teatri di guerra, ma anche per contrastare gli attacchi terroristici. In Italia ci sono aziende di eccellenza – ha aggiunto il segretario del COPASIR – che lavorano nella direzione giusta e sviluppano prodotti di qualità. Servono però maggiori investimenti in queste tecnologie e nei progetti di ricerca e sviluppo. L’Europa deve riuscire a costruire un’industria dedicata: i sistemi antidroni sono più costosi e complessi dei droni stessi”.

Massimo Mennitti (Generale di corpo d’armata e vicecomandante generale dell’Arma dei Carabinieri): “Nel settore dei droni, l’obiettivo è sia colpire sia proteggersi dagli attacchi“

Massimo Mennitti, Generale di corpo d’armata e vicecomandante generale dell’Arma dei Carabinieri, ha illustrato l’impiego dell’AI nei processi interni e nelle attività investigative, sottolineando la necessità di tutelare i diritti e i dati personali.

“Come organizzazione, ci siamo mossi in anticipo in questo settore: tutti i carabinieri dispongono di un assistente personale. I dati, però, vengono alimentati all’interno dell’organizzazione e non provengono dall’esterno. Abbiamo inoltre automatizzato alcuni processi interni, anche con l’intelligenza artificiale, per rendere più rapide le decisioni e le operazioni. Per quanto riguarda la Difesa  – ha sottolineato Mennitti – il tema centrale è l’interoperabilità con le altre Forze armate. Il conflitto in corso ci spinge a essere preparati e a operare in sinergia con loro. L’AI viene impiegata anche nelle attività investigative, ma con alcuni limiti, per esempio negli ambiti predittivo e biometrico. Questa tecnologia è utilizzata dai reparti più specializzati e, quando si tratta di analizzare grandi quantità di dati, è accompagnata dalla revisione di personale qualificato. È necessario mantenere un equilibrio e tutelare i diritti di tutti, soprattutto nel trattamento dei dati personali”.

“Nel settore dei droni, l’obiettivo è sia colpire sia proteggersi dagli attacchi. Li utilizziamo spesso – ha affermato il Generale dell’Arma – sempre nel rispetto dei diritti dei cittadini, soprattutto nelle indagini complesse e nelle situazioni operative più difficili. Stiamo valutando diverse soluzioni tecnologiche per proteggere il personale durante le attività di controllo e le irruzioni. I droni possono offrire una visuale dall’alto e aiutare a prevenire rischi e pericoli per i nostri operatori”.

Virgilio Pomponi (generale di corpo d’armata e comandante interregionale dell’Italia nord-occidentale della Guardia di Finanza): “La fase attuale è caratterizzata dalla guerra ibrida“

Virgilio Pomponi, generale di corpo d’armata e comandante interregionale dell’Italia nord-occidentale della Guardia di Finanza, ha richiamato l’attenzione sul legame tra minacce informatiche, flussi finanziari e sicurezza nazionale. Ha inoltre sottolineato l’importanza di gestire in modo efficace i dati e di valutare con attenzione le dipendenze tecnologiche: “La fase attuale è caratterizzata dalla guerra ibrida. L’evoluzione tecnologica ha trasformato l’economia e rende molto più complesso operare sul piano della sicurezza. Bloccare un sistema bancario può danneggiare una nazione quanto l’impiego di droni armati”.

Quando si verifica un attacco, ha proseguito Pomponi: “Dobbiamo chiederci chi lo finanzia, chi ne trae vantaggio e chi muove le risorse. Le transazioni economiche si svolgono ormai su piattaforme digitali e richiedono interventi qualificati. Per questo attribuiamo grande importanza alla formazione e all’impiego dell’intelligenza artificiale, uno strumento che può aiutare molto anche chi attacca.
Dobbiamo migliorare l’efficienza nella gestione dei dati, di cui disponiamo in quantità sempre maggiori. Stiamo sviluppando strumenti avanzati, compresi sistemi per mappare il territorio sotto il profilo socioeconomico attraverso variabili interne al Comando. Queste analisi possono aiutarci a rafforzare la presenza sul territorio e a orientare gli interventi in modo più mirato. L’AI va utilizzata con cautela e la persona deve rimanere al centro. Gli indicatori cyber ci aiutano a individuare i settori da presidiare con maggiore attenzione, così da prevenire le minacce più rilevanti
”.

“Anche nella valutazione dei costi – ha sostenuto il Generale della Guardia di Finanza – occorre definire delle priorità: conoscere le filiere e le catene di approvvigionamento, comprendere gli interessi dei nostri interlocutori e ricordare che il prezzo non è l’unico parametro. Dobbiamo proteggere le nostre risorse per prevenire ogni forma di opacità e integrare la sicurezza nei processi di approvvigionamento, valutando le prestazioni e la verificabilità dei risultati. È essenziale, infine, individuare le dipendenze critiche, soprattutto nei casi in cui il potere è concentrato nelle mani di soggetti privati”.

Walter Ruffinoni (presidente di DGS): “È necessario investire seriamente nella formazione”

Walter Ruffinoni, presidente di DGS, ha sottolineato la rapidità e la profondità della trasformazione tecnologica e la necessità di governare l’intelligenza artificiale con competenze adeguate, mantenendo autonomia nelle scelte: “Il cambiamento che stiamo vivendo è rapido e profondo. Per la prima volta ci troviamo di fronte a un insieme di tecnologie in grado di prendere decisioni e agire: per questo dobbiamo controllarle in sicurezza e disporre delle competenze necessarie. Mantenere la nostra autonomia non significa produrre tutto da soli, ma saper scegliere da chi dipendere, in quali ambiti e a quali condizioni”.

“È necessario investire seriamente nella formazione, affinché la tecnologia resti al servizio delle persone. Dobbiamo muoverci lungo quattro direttrici: adottare le nuove tecnologie con capacità di visione e di indirizzo, farlo in un ambiente sicuro e preservare la nostra autonomia.
Le imprese sono parte integrante di questa sfida
– ha affermato Ruffinoni – anche attraverso partenariati pubblico-privati che costruiscano insieme un modello di sicurezza. Possiamo farlo ricorrendo a sandbox e a modalità più efficaci per introdurre le tecnologie avanzate. Dobbiamo mettere chi è chiamato a difendersi nelle condizioni di sperimentare per tempo le soluzioni più innovative”.

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