10 tesi per la sostenibilità: anche una studentessa del Politecnico tra le premiate


“10 Tesi per la Sostenibilità” è il premio di laurea promosso da Fondazione Symbola, Università Luiss Guido Carli e Unioncamere per valorizzare ricerche dedicate alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Alla seconda edizione hanno partecipato 1.699 laureate e laureati provenienti da 81 università italiane, il 61% donne e il 39% uomini. Al termine della selezione sono state premiate 10 tesi, una per ciascuna area disciplinare, mentre ad altri 90 elaborati è stata assegnata una menzione di merito.

Tra le vincitrici figura Eleonora Tassini, laureata alla Scuola del Design del Politecnico di Milano, premiata nell’area Ingegneria civile, dell’Ambiente e del Territorio, Architettura e Design. La sua tesi, intitolata Design for repair: il settore del mobile nell’era del diritto alla riparazione, affronta il tema della riparabilità nel comparto dell’arredamento. 

Per conoscere più da vicino il progetto e il percorso che hanno portato Eleonora a ricevere questo riconoscimento abbiamo deciso di intervistarla.

Ciao Eleonora, benvenuta e complimenti! 

Grazie mille. Un saluto a tutti i lettori di Orizzonti Sostenibili!

Allora, com’è stata la premiazione? Come ti sei sentita a essere tra le dieci persone premiate?

È stata una bellissima esperienza. È stimolante vedere come persone provenienti da ambiti completamente diversi come l’ingegneria, la medicina, l’economia e il design abbiano interpretato la sostenibilità con linguaggi differenti, ma con un obiettivo comune. Ricevere il premio è stato un po’ come tornare all’università: si è creato così un filo rosso tra la tesi e il mondo del lavoro.

Ci racconti qualcosa di te e del tuo percorso universitario?

Ho iniziato il mio percorso universitario a Perugia, con una laurea triennale in Design. È stato allora che ho capito che la mia strada era il design di prodotto: mi affascina l’idea di dare forma a qualcosa che ancora non esiste e creare oggetti che abbiano una funzione, un significato e, in qualche modo, un’anima.

Ho poi frequentato il corso di laurea magistrale in Integrated Product Design al Politecnico di Milano, che mi ha dato la possibilità di seguire per otto mesi alcuni corsi presso la University of New South Wales di Sydney. Qui mi sono concentrata principalmente sul design del gioiello, integrando l’approccio tecnico appreso al Politecnico con una dimensione più artigianale e creativa. Ho progettato gioielli seguendo un approccio sostenibile, pensandoli per durare nel tempo anche grazie al legame emotivo che possono creare con chi li indossa.

Come è nata l’idea della tesi e perché hai scelto il settore del mobile?

L’idea è nata mentre frequentavo il laboratorio di Sintesi Finale della professoressa Laura Anselmi. È stata lei a notare il mio interesse per la sostenibilità applicata al design di prodotto e a propormi subito di approfondire il tema, poiché proprio in quel periodo si iniziava a discutere, a livello europeo, del diritto alla riparazione.

Ho scelto il settore del mobile perché è l’ambito nel quale sento di esprimermi meglio e in cui oggi lavoro. Mi interessava capire come applicare il diritto alla riparazione all’arredamento, per progettare prodotti capaci di durare più a lungo.

Ci spieghi, in poche parole, di che cosa parla la tua ricerca e cosa significa progettare un mobile riparabile?

La tesi analizza più di trenta casi di aziende e designer che hanno integrato la riparabilità nei propri prodotti. L’obiettivo è capire come l’ecodesign possa contribuire a rendere più circolare e sostenibile il settore dell’arredamento.

Da questa ricerca sono nati due strumenti: il primo serve ad analizzare prodotti già esistenti e a individuare i possibili interventi per renderli più riparabili. Considera, per esempio, il numero dei componenti, la facilità di disassemblaggio, la disponibilità delle istruzioni e gli strumenti necessari per effettuare una riparazione. 

Il secondo strumento è invece pensato per accompagnare aziende e progettisti fin dalle prime fasi di sviluppo di un nuovo prodotto, integrando la riparabilità nell’intero processo di progettazione.

Quale parte della ricerca ti ha appassionato di più? Durante il lavoro sulla tesi hai scoperto qualcosa che non ti aspettavi?

La parte che mi ha appassionato maggiormente è stata la ricerca dei casi di studio. Alcuni prodotti erano stati progettati mettendo la riparabilità al centro; in altri, invece, questa caratteristica non veniva comunicata esplicitamente, ma emergeva da una progettazione attenta e ben realizzata. È stato interessante “scovare” questi esempi e riconoscere una sostenibilità già presente nel prodotto, anche quando non veniva dichiarata.

Una scoperta inaspettata è stata il Repair Café di Perugia, una realtà della mia città che non conoscevo e che ho scoperto proprio grazie alla tesi. Ex elettricisti, artigiani e professionisti in pensione mettono a disposizione le proprie competenze per riparare piccoli elettrodomestici, abiti e altri oggetti in cambio di una piccola offerta. È anche uno spazio di incontro e di comunità, nato per preservare la cultura dell’aggiustare, del rammendare e del prendersi cura degli oggetti. 

Dopo la laurea e questo riconoscimento, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente lavoro in Umbria per SPACCAPAN\CO, una realtà che unisce uno studio di progettazione e design a un polo produttivo composto da tecnici e maestri artigiani, con l’obiettivo di coniugare tradizione e contemporaneità. 

L’azienda dispone di un emporio con oltre 18.000 arredi e oggetti vintage provenienti da epoche e luoghi diversi, che vengono recuperati, restaurati e reinterpretati per trovare nuova vita in progetti di interior design. Una credenza, ad esempio, può essere restaurata mantenendo le ante originali e arricchita con materiali e finiture caratteristici dell’azienda, mentre una poltrona può essere reinterpretata attraverso nuovi rivestimenti e materiali, preservando la struttura e l’identità che il tempo le ha conferito. Ciò che caratterizza questo approccio è la capacità di valorizzare la storia e l’identità di ogni pezzo attraverso la cura dei dettagli, la qualità dei materiali e il sapere artigianale.  

Mi piacerebbe continuare a crescere in questa realtà, perché mi permette di unire la componente tecnica e progettuale a quella pratica e creativa, approfondendo un modo di intendere il design che dà nuovo significato agli oggetti, mettendo in dialogo passato e contemporaneità.

Che consiglio daresti alle studentesse e agli studenti che stanno preparando la tesi?

Consiglierei di credere davvero nel progetto che stanno portando avanti. La tesi non è soltanto la conclusione del percorso universitario: può diventare il punto di partenza per qualcosa di più grande.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม