Il briefing presso la Sala Stampa della Santa Sede al termine dei lavori in occasione del decimo anniversario dell’esortazione apostolica di Papa Francesco. Padre Costa: le famiglie non si limitino a “relazioni strette”. Monsignor Bordeyne: la Chiesa ha uno sguardo lucido sui cambiamenti della vita matrimoniale. Il cardinale Cabrera Herrera: i risultati siano a beneficio delle comunità in tutto il mondo
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Risposte nuove a domande nuove”. Lo sguardo della Chiesa è “lucido” e attento ai cambiamenti che ruotano intorno alle relazioni e alla vocazione matrimoniale. “Insieme in un mondo che cambia” è infatti uno dei titoli che comporranno il documento di sintesi dell’incontro “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi“, promosso in Vaticano dal 7 al 14 ottobre, Le conclusioni sono emerse nel corso del briefing tenutosi questa sera, 14 ottobre, presso la Sala Stampa della Santa Sede.
Sono intervenuti il cardinale francescano arcivescovo di Guayaquil, in Ecuador, Luis Gerardo Cabrera Herrera; l’arcivescovo metropolita di Malta e segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, Charles Jude Scicluna; il sacerdote nigeriano e professore presso la DePaul University di Chicago, negli Stati Uniti, Stanislaus Chu Ilo; padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo e responsabile della metodologia dell’incontro; il preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, e coordinatore degli esperti, monsignor Philippe Bordeyne; la signora Solange Gregory Schila e il signor Alisson Roberto Schila, coppia che ha preso parte all’incontro.
Il resoconto dei lavori
A prendere per primo la parola è stato padre Costa, che ha descritto l’atmosfera delle giornate di confronto, trascorse nella vicinanza spirituale al Papa dopo l’intervento di ieri, 13 ottobre, per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare. Dai partecipanti ai lavori è stato fatto pervenire al Pontefice un messaggio, al quale egli ha risposto con un proprio testo: “Leggerò i frutti del vostro lavoro e delle vostre discussioni”, ha scritto”, e a suo tempo offrirò le mie riflessioni”.
Il religioso ha definito il lavoro svolto “intenso”, ma costruttivo, specialmente attraverso il confronto tra sensibilità diverse. Tra i temi affrontati, l’importanza di offrire un aiuto spirituale e concreto nelle situazioni di violenza e abuso domestico: un sostegno che deve essere “tempestivo” e prestare particolare attenzione alla protezione dei bambini e delle persone vulnerabili. È stata inoltre evidenziata la necessità di ridurre lo stigma che può accompagnare la decisione di chiedere aiuto nei momenti di difficoltà.
Nel corso dei lavori sono stati presentati esempi di focolari che “costruiscono pace”, ad esempio attraverso l’accoglienza delle persone migranti. Come ha osservato Costa, l’impegno delle famiglie non deve limitarsi alle “relazioni più strette”, ma estendersi anche agli ambiti politico, economico e sociale. Si è parlato, inoltre, del loro coinvolgimento nella formazione dei presbiteri.
L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata alla presentazione del rapporto di sintesi, seguita da un confronto prima nei gruppi e poi in sessione plenaria. Il testo è stato riconosciuto come fedele alle discussioni, pur con alcune osservazioni costruttive volte a sottolineare ulteriormente la sua “dimensione missionaria”. A concludere i lavori è stato il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, con la lettura del messaggio di Papa Leone.
Il documento di sintesi
“Insieme in un mondo che cambia” e “I giovani e la scoperta della vocazione matrimoniale”. Nel presentare i temi cardine del rapporto di sintesi dell’incontro, monsignor Bordeyne ha spiegato come il percorso dei lavori sia partito dall’ascolto per arrivare a un’elaborazione condivisa delle questioni emerse. Tra gli elementi di convergenza più evidenti, l’accelerazione dei mutamenti che, negli ultimi dieci anni, ha interessato in tutti i Paesi le famiglie, il matrimonio e i costumi ad esso associati.
Un primo tema affrontato è stato quello della fragilità, concetto fondamentale di Amoris laetitia, tanto da essere al centro del capitolo 8 dell’esortazione apostolica. Un secondo ambito di riflessione ha riguardato i cambiamenti sociali ed economici e il loro impatto sulle famiglie. Per affrontare queste trasformazioni, ha sottolineato il presule, il riferimento è la dottrina sociale della Chiesa, che Leone XIV ha definito non una “bacchetta magica”, ma una “tradizione viva che ci prepara a trovare risposte nuove a domande nuove”. Il lavoro si è sviluppato nella consapevolezza di una Chiesa chiamata a confrontarsi con i cambiamenti e gli sviluppi umani anche in materia di vita matrimoniale e sessuale. Uno “sguardo lucido” sulla realtà che, pur messo alla prova dalle trasformazioni in corso, rimane animato dalla speranza.
Dai lavori è emersa inoltre la necessità di promuovere la prossimità e l'”apprendimento mutuo” tra le famiglie e la Chiesa, realtà che, come è stato osservato, “si assomigliano”. Il compito dei pastori non è anzitutto quello di giudicare le famiglie, ma di ascoltarle. A questo proposito, Bordeyne ha raccontato l’esempio di un sacerdote che non era riuscito a risolvere il problema di una famiglia alle prese con l’uso del cellulare eccessivo durante i pasti. L’ascolto, tuttavia, aveva permesso di cambiare il modo di affrontare la difficoltà. Quando la famiglia è tornata dal sacerdote qualche giorno dopo, ha raccontato: “Abbiamo sempre lo stesso problema, ma proviamo a viverlo più leggermente”.
Nel corso degli scambi si sono anche toccati temi che hanno demarcazioni diverse a seconda delle diverse parti del mondo, come quello della convivenza tra coppie. “Quando due giovani decidono di sposarsi si fanno vettori, nelle loro generazioni, delle trasformazioni del loro tempo”, ha sintetizzato il presule.
Le testimonianze
Gratitudine per aver rimesso “la famiglia al centro della Chiesa” è stata espressa dall’arcivescovo Scicluna, che ha ricordato come, già dieci anni fa, l’esortazione apostolica di Papa Francesco avesse lanciato un invito alla “conversione pastorale”, esortando ad ascoltare le famiglie prima ancora di giudicarle. Dai lavori in Vaticano di questi giorni, il cardinale Cabrera Herrera ha individuato quattro caratteristiche dei focolari: preghiera, comunione, formazione e missione. Il filo conduttore è quello dell’accompagnamento, da promuovere non soltanto nei contesti in cui si opera personalmente, ma a beneficio dell’intera Chiesa. Chu Ilo ha portato l’esperienza del lavoro di accompagnamento alle famiglie in Africa, sottolineando che “non tutti i problemi possono essere risolti, ma la Chiesa deve essere capace di parlare attraverso l’ascolto”. Un concetto ripreso anche dalle testimonianze di Solange Gregory Schila e Alisson Roberto Schila, che hanno raccontato di aver maturato un rafforzato “senso di appartenenza ecclesiale” grazie a un approccio attento non soltanto alle fragilità delle famiglie, ma anche alle loro risorse e ricchezze.
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