SCS, il bilancio è sostenibile, i rifiuti un po’ meno. La differenziata arretra e Ivrea resta indietro


C’è una cosa che i bilanci di sostenibilità hanno in comune con le fotografie di famiglia: generalmente si scelgono quelle in cui tutti vengono bene. Poi, magari, qualcuno guarda meglio e si accorge che non tutti stanno sorridendo.

Società Canavesana Servizi ha presentato il Bilancio di Sostenibilità 2025, il quinto della sua storia. Un documento volontario con cui l’azienda “municipalizzata” che si occupa della raccolta e della gestione dei rifiuti in tutto l’eporediese racconta ciò che ha fatto, i risultati raggiunti e gli obiettivi futuri.

Il presidente Calogero Terranova parla di valore per il territorio, di benessere collettivo e di responsabilità verso le prossime generazioni. Il direttore generale Andrea Grigolon sottolinea l’importanza di misurare gli effetti delle scelte aziendali per individuare criticità e orientare le decisioni.

Tutto giusto. Anzi, sacrosanto. Il bello di misurare i risultati, però, è che prima o poi bisogna leggere anche quelli che non migliorano.

Prendiamo la raccolta differenziata.

Nel 2025, secondo i dati diffusi da SCS, si è attestata al 70,7%. Nel comunicato viene presentata come un risultato in linea con gli obiettivi regionali. Ed è vero: per il 2025 il Piemonte aveva fissato l’asticella al 70%.

Peccato che nel 2024 SCS fosse già arrivata al 71,3%. Dunque, mentre l’azienda racconta il proprio percorso di miglioramento, la differenziata perde per strada 0,6 punti percentuali. Non è un tracollo, naturalmente. Ma neppure un progresso. È una battuta d’arresto, e come tale andrebbe raccontata, anche perché la Regione chiede di arrivare al 75% entro il 2030 e all’82% nel 2035.

Ma il dato più preoccupante riguarda il rifiuto indifferenziato. Ogni abitante del territorio servito produce mediamente 151 chilogrammi all’anno, contro un obiettivo regionale di 126 chili fissato proprio per il 2025. Nel 2024 erano 152,6. Il miglioramento, insomma, è di appena 1,6 chili a testa.

Nel 2030 bisognerà scendere a 100 chili e nel 2035 sotto i 90. Per rispettare la prima scadenza occorrerà ridurre la produzione attuale di altri 51 chili per abitante in cinque anni. Nell’ultimo ne è sparito poco più di uno.

E c’è di più. Perché basta consultare i dati pubblicati dalla stessa SCS per scoprire che dietro la media territoriale si nascondono realtà completamente diverse.

Ivrea, per esempio, si ferma al 63% di raccolta differenziata e arriva a 223 chilogrammi di indifferenziato per abitante. Quasi cento chili oltre il traguardo regionale del 2025. E stiamo parlando del Comune principale.

A Barone, il Comune “riciclone”, invece, la differenziata raggiunge addirittura il 92%, con appena 37 chili di indifferenziato per abitante. Quassolo arriva all’84% e a 81 chili, mentre Bairo si ferma al 66%, producendo 232 chili per abitante. Anche Agliè, con il 64% e 184 chili, resta indietro.

I risultati mostrano differenze che meriterebbero un approfondimento. Perché alcuni Comuni riescono a ottenere risultati eccellenti e altri no? Quanto incidono le modalità di raccolta, i controlli, l’organizzazione del servizio e le abitudini dei cittadini? Sono domande alle quali un bilancio di sostenibilità potrebbe provare a dare risposte, possibilmente indicando anche gli interventi programmati.

Nel frattempo, sul fronte dell’organizzazione aziendale, i risultati positivi non mancano.

Nel 2025 SCS ha sottoscritto un contratto per la fornitura di energia elettrica certificata al 100% da fonti rinnovabili. La produzione del suo impianto fotovoltaico è aumentata del 35,7% rispetto all’anno precedente e il 76,2% dell’energia prodotta è stato utilizzato direttamente dall’azienda. Il consumo energetico complessivo è diminuito dell’1%.

Sono stati inoltre dismessi sei vecchi automezzi, due EURO 4 e quattro EURO 5, mentre ne sono stati acquistati nove nuovi EURO 6.

Un altro risultato riguarda l’impianto di trasferenza dei rifiuti indifferenziati, entrato in funzione nel 2022, che ha consentito di ridurre del 15,4% i viaggi verso il termovalorizzatore. Meno spostamenti significano meno carburante consumato e una migliore organizzazione del lavoro. C’è da dire, però, che ridurre i viaggi verso il termovalorizzatore non significa necessariamente ridurre la quantità di rifiuti che finiscono nell’impianto.

Ci sono poi i lavoratori. SCS conta 127 dipendenti, il 96% dei quali assunti a tempo indeterminato. Nel 2024 erano 125, con il 94% di contratti stabili.

Sul fronte dell’educazione ambientale l’azienda ha organizzato 301 laboratori nelle scuole, coinvolgendo 5.549 studenti. Un investimento importante, soprattutto perché la raccolta differenziata non migliora soltanto cambiando i camion o aumentando i cassonetti, ma anche insegnando alle persone come e perché separare i rifiuti.

Poi c’è il capitolo della soddisfazione dei cittadini.

SCS racconta di aver realizzato la seconda indagine di customer satisfaction, raccogliendo 315 risposte attraverso un questionario online. I giudizi, spiega l’azienda, sono complessivamente positivi, con miglioramenti nella valutazione generale del servizio e negli orari di apertura dei centri di raccolta.

Qui c’è una curiosità. Anche nel 2024, quando SCS aveva presentato la prima indagine, le risposte raccolte erano state esattamente 315. Lo stesso numero. Una coincidenza perfettamente possibile, naturalmente, ma abbastanza singolare.

Resta soprattutto un problema di metodo. Un questionario online compilato volontariamente da 315 persone può offrire indicazioni utili, ma non basta, da solo, a rappresentare il giudizio di tutti gli utenti. Per farlo bisognerebbe conoscere la composizione del campione, la distribuzione delle risposte tra i Comuni e le valutazioni espresse sui singoli aspetti del servizio.

Nel comunicato non vengono riportate percentuali precise sul gradimento. Si dice che i risultati migliorano, ma non di quanto. E non si capisce quali siano le principali lamentele raccolte.

Grigolon, presentando il bilancio, spiega che misurare gli effetti dell’attività aziendale permette di «rendere visibili i progressi, individuare le criticità e orientare le decisioni future sulla base di elementi verificabili».

Appunto. Sarebbe interessante conoscere anche quante delle 315 persone che hanno risposto al questionario sono insoddisfatte, di che cosa si lamentano e quali cambiamenti chiedono.

Perché se si domanda ai cittadini come funziona un servizio, forse vale la pena raccontare anche che cosa rispondono quelli che non sono contenti.

La versione integrale del bilancio 2025 è scaricabile qui 




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