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Il vantaggio costruito nella prima metà dell’anno
La previsione per il 2026 guadagna mezzo punto sul valore di marzo. Il primo trimestre ha registrato un aumento dello 0,3% sul precedente, seguito dallo 0,2% nel secondo; a sostenere la revisione hanno contribuito anche rincari del petrolio inferiori alle attese. La frenata della domanda mondiale, soprattutto in Cina e Giappone, ha contenuto la pressione sui prezzi provocata dalla perdita di offerta nei Paesi del Golfo.
Il risultato annuale atteso è vicino alla crescita già acquisita, quella che si otterrebbe con una produzione ferma nel terzo e nel quarto trimestre, nel calcolo non corretto per i giorni lavorativi. È il passaggio riportato anche da Italpress: la media dell’anno beneficia del lavoro svolto nei mesi precedenti. Una seconda metà quasi piatta rimane compatibile con quella stima, lasciando un’eredità poco favorevole per l’inizio dell’anno successivo.
I fondi residui accompagnano il rallentamento dei cantieri
Gli investimenti fissi lordi sono attesi in aumento del 3,3% quest’anno e dello 0,8% nel prossimo. Le costruzioni sostengono il risultato del 2026 pur con l’edilizia abitativa in calo: dentro lo stesso settore, le commesse seguono andamenti diversi.
La spesa collegata al Pnrr passa, nelle valutazioni del rapporto, da circa 42 miliardi nel 2026 a 27 miliardi nel 2027. Le somme residue da utilizzare dopo il 2026 sono stimate in circa 47 miliardi, distribuiti anche oltre il prossimo esercizio.
Per un’azienda che lavora alle opere finanziate, la distanza fra una commessa conclusa e una nuova pesa sulla programmazione degli acquisti e del personale. Un impianto già installato rimane nella capacità produttiva disponibile; per giudicarne il rendimento bisogna osservare quanto viene utilizzato e quali ordini riesce a soddisfare.
La spesa delle famiglie incontra prezzi ancora in aumento
I consumi delle famiglie residenti sono previsti in crescita dell’1,1% nel 2026 e dello 0,5% nel 2027. Sul bilancio domestico arriva l’effetto dell’inflazione, stimata in media al 3,2% quest’anno e al 2,2% nel prossimo. Anche con rincari meno rapidi, il livello medio dei prezzi continua a salire. A parità di reddito, gli aumenti restringono la quantità di beni acquistabile; il recupero del potere d’acquisto richiede entrate capaci di crescere più dei prezzi che ciascuna famiglia paga.
Il credito aggiunge un onere proprio. Un prestito più caro assorbe una quota maggiore del reddito, a parità di capitale e durata, lasciando meno disponibilità per altri acquisti. Gli economisti inseriscono nelle proiezioni ulteriori rialzi dei tassi nei mesi successivi, che aggraverebbero gli interessi di chi accende o rinnova un finanziamento. Per le imprese, i guadagni previsti da un nuovo progetto devono coprire anche quel maggior esborso: alcune decisioni di investimento diventano più difficili da sostenere.
La distanza energetica dalle fabbriche tedesche
Nei primi nove mesi del 2026 il prezzo dell’elettricità in Italia è stato superiore del 35% a quello tedesco. Il divario, documentato anche da Gea, raggiunge le aziende attraverso una voce di spesa che accompagna ogni ciclo produttivo. Nella manifattura l’incidenza dei costi energetici sui costi totali è cresciuta del 40% in sei anni; chi deve formulare un preventivo ha meno spazio per assorbire aumenti delle forniture conservando il margine.
Le ipotesi centrali del rapporto assumono per il 2027 un Brent medio a 75 dollari al barile e un gas a 58 euro per megawattora, con una normalizzazione progressiva dei transiti nello Stretto di Hormuz dall’inizio dell’anno. La previsione incorpora già quel miglioramento. Un blocco prolungato allungherebbe la permanenza dei prezzi elevati, consumando risorse delle imprese prima che il sollievo atteso possa raggiungerle.
Il gas attraversa anche la produzione di elettricità e diversi processi industriali. Il suo rincaro si distribuisce perciò lungo una parte estesa dell’economia, fino ai beni acquistati ogni giorno. Nell’articolo di aprile sulla bolletta energetica della manifattura avevamo esaminato proprio la durata del conflitto come variabile del conto pagato dalle aziende.
Le esportazioni crescono, gli acquisti esteri ancora di più
Le vendite italiane di beni e servizi all’estero sono attese in aumento del 2,9% nel 2026, con importazioni al 3,4%. Il contributo della domanda estera netta alla crescita rimane negativo. Una parte degli acquisti di famiglie e imprese viene soddisfatta dalla produzione di altri Paesi: quella componente viene sottratta nel calcolo del Pil nazionale. Un macchinario importato entra negli investimenti di chi lo compra, mentre la sua fabbricazione appartiene all’economia del Paese che lo ha prodotto. L’aumento delle vendite oltreconfine racconta così soltanto una parte del rapporto commerciale italiano con il resto del mondo.
Per il 2027 le previsioni assegnano alle esportazioni un incremento dell’1,7% e alle importazioni dell’1,5%.
Quante persone lavorano e quanto lavoro viene svolto
Il numero degli occupati è previsto in aumento dello 0,8% quest’anno e dello 0,3% nel 2027. La misura in unità di lavoro equivalenti a tempo pieno, le Ula, sale rispettivamente dell’1% e dello 0,4%.
Le Ula riportano il volume di attività a una durata standard a tempo pieno. Due persone occupate per metà di quell’orario corrispondono a un’unità equivalente, pur restando due lavoratori nel conteggio delle persone. Per chi cerca un impiego, la crescita del totale lascia da conoscere la durata dei nuovi contratti e il monte ore offerto: sono caratteristiche che decidono quanto reddito entra a casa.
Il disavanzo diminuisce, il debito resta elevato
Nei conti pubblici il disavanzo previsto scende dal 2,9% del Pil nel 2026 al 2,8% nel 2027. Il debito si colloca al 137,9% quest’anno e al 138% nel prossimo, valori presenti anche nella scheda numerica diffusa da ANSA. Il deficit misura lo sbilancio fra entrate e uscite durante l’anno. Il debito accumulato risente dei nuovi saldi da finanziare e delle altre operazioni che ne modificano l’ammontare; il suo rapporto con il Pil varia anche attraverso la crescita nominale dell’economia.
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