«Non siamo più nell’età dell’oro» — La Verità


Oggi il governo scopre le carte della legge di Bilancio, l’ultima di questa legislatura e quindi la più importante dal punto di vista della campagna elettorale. Ma anche quella decisiva per convincere la Commissione Ue a consentire maggiore flessibilità sui conti, necessaria a bilanciare la fiammata inflazionistica dovuta al caro energia.

Dopo il varo nel consiglio dei ministri di oggi, il testo della manovra sarà inviato al Parlamento per l’iter di approvazione definitiva. E lì può succedere tutto. Sullo sfondo c’è anche il voto parlamentare sullo scostamento di bilancio da 28,8 miliardi, collegato all’attivazione della clausola europea per difesa ed energia. Il Pd ha annunciato il proprio no, con il consueto refrain che così si sacrifica la sanità.

Manovra, il confronto tra Giorgetti e le opposizioni

Ed è su questa voce che si concentrerà il dibattito parlamentare. Le avvisaglie ci sono state già ieri nella maratona delle audizioni davanti alle commissioni Bilancio congiunte Camera e Senato, sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), primo passo verso la manovra, quando dopo la sfilata delle istituzioni, dalla Corte di conti, all’Istat, al Cnel, dalla Banca d’Italia all’Ufficio parlamentare di bilancio della Camera, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato messo sulla graticola dagli esponenti del centrosinistra. Due visioni si sono scontrate: quella del realismo e del pragmatismo del «guardiano» dei conti pubblici che avverte «non siamo più nell’età dell’oro» e quella dogmatica dell’opposizione.

Giorgetti: «La credibilità del Paese va preservata»

Giorgetti ha tracciato uno scenario crudo: il Paese si trova a dover affrontare gli effetti di una situazione geopolitica caratterizzata dall’aumento dei prezzi energetici, delle materie prime, che ha provocato una fiammata inflazionistica. Uno scenario «contraddistinto da elevata incertezza» che richiederebbe l’unità delle forze parlamentari. «L’Italia ha conquistato una credibilità a livello internazionale, ha mostrato capacità di tenuta in questi anni, e ha rispetto gli impegni assunti, nonostante le difficoltà. Ma l’elevata incertezza nei contesti internazionali può modificare rapidamente le prospettive economiche». Per questo, incalza il ministro, «la credibilità del Paese, tanto più in una fase come questa, è una risorsa che va preservata, con il consenso auspicabilmente più ampio possibile delle forze parlamentari». Ha messo in guardia dai rischi che lo scenario possa mutare in peggio. E a chi critica replica di «non considerare che la solidità del Paese consente di affrontare la tempesta geopolitica». Certo la crescita dell’1%, ammette, non è il massimo ma considerato lo scenario europeo, non si poteva fare di più. «Abbiamo tenuto la barca in galleggiamento e continuiamo in questa direzione», afferma lasciando intendere che la manovra economica non sarà la classica operazione elettorale che allenta i cordoni della spesa.

Energia, inflazione e flessibilità: la trattativa con Bruxelles

Così anche la richiesta di maggiore flessibilità va nella direzione di avere maggiori risorse «per far fronte alle difficoltà di famiglie imprese». Quindi è vero che lo scostamento crea nuovo debito «ma lo facciamo con consapevolezza di dove stiamo andando». Quanto alla richiesta di scostamento per la spesa per la difesa, oltre al fatto che bisogna pur stare al passo a livello tecnologico per il settore, è un passaggio necessario per ottenere la flessibilità anche per l’energia. «Le due voci sono appaiate in base alle regole europee» spiega Giorgetti. E ricorda all’opposizione che «non siamo più nell’età dell’oro in cui gli scostamenti si potevano fare perché non esistevano regole». Inoltre la maggiore flessibilità si chiede perché le stime della spesa sono superate dall’aumento dell’inflazione. «Una inflazione», sottolinea, «importata dallo choc energetico che induce politiche fiscali restrittive che si cumulano a politiche monetarie restrittive che aumentano i tassi d’interesse». La Commissione Ue dovrebbe fare una «interpretazione più realistica e sensata della realtà che consideri le difficoltà di famiglie e imprese». Il ministro ricorda che «è in corso una trattativa con la Commissione europea con cui mi sono impegnato di dare interpretazione ragionevole della Nec (la National Escape Clause, la clausola di salvaguardia). Spero che queste indicazioni vengano recepite».

Investimenti, credito e imprese: le richieste del ministro

Quanto agli investimenti post Pnrr, afferma che che l’intenzione è di mantenere invariato il livello. Alle critiche sul balletto dei numeri, risponde che «il ministero non ha mai gonfiato le stime, al contrario abbiamo sempre dovuto aggiornare al rialzo. Io dovrei essere rimproverato dalla maggioranza». Giorgetti ha ricordato il fondo per le piccole e medie imprese e ora «auspica che il sistema bancario si renda conto di quanto fatto dal governo sul fronte del credito». Forse un modo velato per richiamare quel contributo da parte del sistema bancario che la Lega è tornata a chiedere. Ha rassicurato sul payback che vede impegnate le imprese dei dispositivi medici dicendo che c’è l’impegno di dare certezze per «tappare il buco creato anche nel 2019».

Brunetta, Istat e Bankitalia: i rischi per la crescita

Nel corso delle audizioni il presidente del Cnel Renato Brunetta, ha insistito sulla necessità che risanamento e crescita procedano di pari passo. «Senza crescita la sostenibilità dei conti è una chimera. La buona notizia è che la crescita ha tenuto, e meglio del previsto». Ma l’anno prossimo, avverte, rischiamo di perdere due decimali di crescita per effetto dell’inflazione. Sul caro vita ha insistito il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli. «La fase di recupero delle retribuzioni rispetto alla crescita dei prezzi si è arrestata. Il potere d’acquisto è sceso dello 0,9%». Altro punto messo in chiaro: scende il deficit ma sale la spesa per interessi.

La Corte dei conti ha evidenziato che la la spesa sanitaria è in lieve riduzione sul Pil pur aumentando in valore assoluto da 148,8 miliardi nel 2026 a 160,0 miliardi nel 2029. Il capo del dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini, ha messo in evidenza che l’elevato debito pubblico costituisce un fattore di vulnerabilità.


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