cos’è e a chi spetta


Nel 2027 per le pensioni serviranno quasi 15 miliardi in più rispetto alla spesa sostenuta per il 2026. Determinante il peso della rivalutazione degli assegni all’inflazione, possibile un ritorno dei tagli

Il già caldo capitolo pensioni della Legge di Bilancio 2027 si infiamma ancora di più.

Il prossimo anno la spesa previdenziale è destinata a salire e non di poco: a tracciare il quadro della situazione è il documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) 2026.

Per la spesa pensionistica è previsto un aumento del 4,2% per effetto dell’indicizzazione delle pensioni alle variazioni osservate nell’anno precedente. Nello specifico è previsto un incremento di quasi 15 miliardi, passando dai 351,8 miliardi del 2026 a 366,5 miliardi del 2027.

Pensioni, rivalutazione da 14 miliardi nel 2027: cos’è e a chi spetta

Tutti gli anni l’importo della pensione viene rivalutato in adeguamento all’inflazione sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo, si tratta della cosiddetta perequazione delle pensioni.

A pesare sulla spesa previdenziale per il 2027 sarà proprio la rivalutazione degli assegni spettanti a pensionati e pensionate, come indicato nel DPFP. In base alle tabelle del documento, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil è destinato a salire dal 15,1% del 2026 al 15,3% nel 2027. Rispetto a quanto messo in conto per il 2026 il prossimo anno si prevede un incremento di spesa di quasi 15 miliardi.

Un aspetto evidenziato anche dalla Corte dei Conti nell’audizione sul DPFP presso le Commissioni riunite di Camera e Senato: “Nel breve periodo le previsioni tengono conto degli effetti delle nuove stime di inflazione sul meccanismo di perequazione delle pensioni. La spesa aumenta del 4,2 per cento, raggiungendo i 366,5 miliardi nel 2027”.

Per l’effettivo indice di rivalutazione da utilizzare si attende, come ogni anno, il mese di novembre quando il Ministero dell’Economia pubblicherà il decreto con la percentuale di rivalutazione provvisoria delle pensioni per il 2027.

Ad oggi il meccanismo di rivalutazione è quello basato sulle tre fasce di importo, per cui la rivalutazione è riconosciuta al:

  • 100 per cento per i trattamenti fino a 4 volte il trattamento minimo;
  • 90 per cento per quelli tra 4 e 5 volte il minimo;
  • 75 per cento per quelli superiori a 5 volte il minimo.

Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo (che per il 2026 è pari a 611,85 euro), pertanto, riceveranno un aumento corrispondente al 100 per cento e dunque all’intera quota dell’indice di variazione che, come detto, potrebbe essere del 2,9 per cento.

Le pensioni di importo superiore a 2.447,40 euro (4 volte il minimo) avranno invece un incremento ridotto come indicato nella tabella seguente. Le stime prendono in considerazione una rivalutazione del 2,9% che, secondo gli ultimi dati provvisori, dovrebbe essere la percentuale individuata dal decreto MEF.

Fasce trattamenti complessivi Percentuale indice perequazione da attribuire Aumento del
Fino a 4 volte il trattamento minimo (TM) 100 2,9 per cento
Tra 4 e 5 volte il TM 90 2,61 per cento
Oltre 5 volte il TM 75 2,17 per cento

Ecco allora che in vista della prossima Legge di Bilancio non si esclude un nuovo intervento sul meccanismo di indicizzazione delle pensioni medio-alte come accaduto nel biennio 2023/2024.

Nel 2023, infatti, con l’obiettivo di contrastare l’aumento dell’inflazione, è stato modificato il meccanismo di rivalutazione annuale delle pensioni, favorendo quelle di importi più bassi, fino a 4 volte il minimo INPS.

Per tutti gli altri l’aumento è stato ridotta gradualmente, fino a quelli oltre 10 volte il minimo, i quali hanno ottenuto una rivalutazione del 32 per cento nel 2023 e del 22 per cento nel 2024, mentre di norma, come abbiamo visto, la rivalutazione per le pensioni oltre 5 volte il minimo INPS è del 75 per cento.

I tagli hanno portato a una minore spesa pensionistica di 2,1 miliardi nel 2023 e di quasi 4,1 miliardi nel 2024 al netto degli effetti fiscali ma hanno spinto alcuni pensionati a fare ricorso contro le disposizioni del Governo, con il caso che è finito sul tavolo della Corte Costituzionale, la quale però in due occasioni ha ritenuto legittimo l’operato del Governo.

La discussione resta aperta. Con i primi dati ufficiali sulla percentuale di rivalutazione si potranno fare conti più precisi. Sul tavolo resta anche la necessità di un intervento sul TFS dei dipendenti pubblici: la Consulta ha dato al Governo tempo fino al 14 gennaio 2027.

Di quanto aumentano gli assegni nel 2027

Al netto di possibili interventi in Legge di Bilancio, vediamo come si tradurrebbe un aumento del 2,9% (che al momento ricordiamo è solo una stima) sugli importi degli assegni in pagamento?

Di seguito una simulazione dell’aumento sulla base di una rivalutazione al 2,9 per cento.

Simulazione rivalutazione pensioni 2026
Esempi di perequazione in base alle diverse fasce di reddito (Valori in €)
Assegno 2026 (lordo) mensile Rivalutazione del 2,9% Aumento
611,85 629,59 17,74
800 823,20 23,20
900 926,10 26,10
1.000 1.029 29
1.200 1.234,80 34,80
1.500 1.543,50 43,50
2.000 2.058 58
2.500 2.572,34 72,34
3.000 3.085,39 85,39
3.500 3.596,48 96,48

Se i valori dovessero essere confermati, il prossimo anno il trattamento minimo INPS, oggi a 685,11 euro, aumenterebbe di circa 18 euro. Incrementi modesti, ma pur sempre superiori rispetto al 2026, anche per le pensioni di importo superiore. Per un assegno di 900 euro si avrebbe un aumento di circa 23 euro, mentre per una pensione da 1.200 euro di circa 35 euro.

Per le pensioni fino a 4 volte il minimo INPS, quindi 2.447,40 euro c’è come detto la piena rivalutazione. Oltre tale soglia (e fino a 3.059,25 euro) l’incremento si ridimensiona (pieno fino alla soglia limite e del 2,61 per cento sulla somma restante). Una pensione da 2.500 euro ad esempio sarebbe rivalutata di circa 73 euro.

Rivalutazione ridotta anche per le pensioni di importo oltre 5 volte il trattamento minimo INPS (oltre 3.059,25 euro). Ad esempio un assegno da 3.500 euro riceverà aumenti per circa 96 euro mensili.

Per quanto riguarda la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime, che quest’anno è stata pari all’1,3 per cento come previsto dalla Manovra del 2025, resta da capire se l’intervento sarà confermato. Ad oggi, la rivalutazione straordinaria non è prevista oltre il 2026, vedremo se nel cantiere della Legge di Bilancio 2027 ci sarà spazio per una proroga.


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