Si inizia mercoledì 14 ottobre con la Frieze week. Poi sarà il turno di Christie’s, Sotheby’s e Phillips con i grandi maestri in asta
I tempi sono cambiati, ma il primo grande appuntamento internazionale d’autunno, per il mercato dell’arte, è sempre a Londra. In un ottobre congestionato di eventi, su tutti la settimana dell’arte di Parigi appena sette giorni dopo, la Frieze Week (14-18 ottobre) sembra voler ricordare al mondo perché fino a pochi anni fa non aveva eguali in Europa. Soprattutto dal punto di vista fieristico. Mentre il panorama internazionale si frammenta in formati sempre più fantasiosi e specializzati, in virtù dell’efficienza e del contenimento dei costi, la capitale inglese riafferma il suo carattere massimalista. Con quasi 300 gallerie provenienti da 48 Paesi, Frieze London e Frieze Masters si completano a vicenda, come fossero un’unica manifestazione.
Tra passato e presente
Da una parte il presente, le pratiche emergenti, le nuove generazioni e le sperimentazioni; dall’altra la rilettura del passato, il lavoro archivistico, la revisione critica dei canoni. Frieze London affianca ai protagonisti consolidati del mercato internazionale – da Gagosian a Pace, da White Cube a Perrotin – una folta presenza di espositori provenienti dal Sud-Est asiatico e dal Medio Oriente. Non certo un caso. Mentre i collezionisti americani comprano a New York e quelli europei hanno ormai come punto di riferimento Parigi, a Londra convergono con sempre più intensità i compratori asiatici. Frieze Masters, guidata per il secondo anno dalla italiana Emanuela Tarizzo, muove nella proposta dalle civiltà antiche fino al secondo Novecento.
Sezioni, periodi e artisti
Impostazione che si riflette nella sezione Spotlight, mai così grande dal 2012, che propone una serie di presentazioni monografiche dedicate ad artisti del XX secolo non ancora valorizzati a dovere. Tra questi l’artista filippina Pacita Abad e l’africano Ernest Mancoba. Su questa stessa linea si colloca Queering Modernism: Visual Languages of the 20th Century, nuovo percorso curatoriale ideato da Anke Kempkes e diffuso trasversalmente lungo la fiera. Un modo per rileggere la modernità valorizzando autori che la storiografia tradizionale ha spesso ignorato, come Claude Cahun, Judy Chicago, Lotte Laserstein, Glyn Philpot e Bahman Mohasses. Torna con la seconda edizione Reflections, curata da Abby Bangser. Prendendo come riferimento Casa Luis Barragán a Città del Messico e The Cosmic House di Charles e Maggie Jencks a Londra, il progetto riflette sul rapporto tra architettura, collezionismo e costruzione dell’identità culturale.
Oltre le rassegne, le aste
Alle due fiere si aggiunge come da tradizione Frieze Sculpture, manifestazione che porta a Regent’s Park, fino al 1° novembre, undici opere di altrettanti artisti internazionali come Angel Otero, Carolina Aguirre o Conrad Shawcross. A completare la Frieze Week non possono mancare le aste delle major del sistema, tutte dedicate all’arte moderna e contemporanea. Parte Christie’s mercoledì 14 ottobre, con un catalogo in cui spicca Composition III di Piet Mondrian (20-30 milioni di sterline) e La vie mélangée di Wassilly Kandinsky, un’opera pre-astrazione del 1907 (stimata 18-25 milioni di sterline). Significativa, nel nucleo dedicato alla collezione di Peter Simon, anche Figure in Movement di Francis Bacon (14-18 milioni di sterline). Sotheby’s affida la sua replica, il giorno successivo, a Willem de Kooning e a un suo Untitled del 1977, valutato 8-12 milioni di sterline.
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La centralità di Londra
Appena sotto, in catalogo, Abstraktes Bild di Gerhard Richter, valutato 6-8 milioni di sterline. Sempre dell’autore tedesco il top lot di Phillips, che giovedì 15 ottobre punta anch’essa sul moderno e contemporaneo. Si tratta di Mathis, stimata 6-8 milioni di sterline. Segno evidente che, in un clima di forte riassestamento globale, la settimana londinese punta forte sulla sua vocazione storica: dimostrare che, quando si tratta di fare mercato al più alto livello, la capitale britannica sa ancora dettare le regole del gioco. Londra non è più il luogo verso il quale tutto necessariamente converge, come prima del Covid e della Brexit, ma uno dei nodi di un mercato multipolare. E la settimana dell’arte londinese del 2026 racconta questo passaggio. Non una città che prova a riconquistare un primato perduto, quanto una capitale che utilizza ciò che possiede ancora in misura eccezionale (istituzioni, musei, competenze, mercato secondario, gallerie e case d’asta) per riaffermare il proprio ruolo. Con Parigi che incombe.
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