Contratti fermi fino a 14 anni, circa 300mila lavoratori coinvolti nelle vertenze e differenze retributive che per alcune figure arrivano a 500 euro mensili
Mediobanca: 13,4 miliardi di ricavi e 102mila addetti nei principali gruppi privati. Saccomanno, Onesti e Vivaldi: «Servono investimenti, sostenibilità e valorizzazione del personale».
Roma, 10 ottobre 2026 – Per anni la sanità privata ha rappresentato, per numerosi medici, infermieri, tecnici sanitari, fisioterapisti e altri professionisti della salute, un’opportunità di crescita, specializzazione e cambiamento lavorativo. Oggi emergono segnali di una possibile inversione di tendenza: una parte del personale delle strutture private guarda nuovamente al pubblico, anche attraverso la partecipazione ai concorsi, mentre ritardi contrattuali, differenze retributive e aumento dei costi di gestione rischiano di ridurre l’attrattività di alcune realtà del settore.
Non esiste ancora una rilevazione nazionale che quantifichi questo fenomeno di ritorno, ma le segnalazioni territoriali, unite ai dati economici e contrattuali, indicano una questione che non può essere sottovalutata.
È il quadro che emerge dall’incrocio delle rilevazioni dell’Area Studi Mediobanca, delle vertenze contrattuali documentate nel 2026 e delle informazioni sulla mobilità professionale raccolte in sede istituzionale. Su questo scenario interviene AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, richiamando la necessità di rafforzare la competitività del privato, tutelarne la sostenibilità e valorizzare le competenze dei professionisti che vi lavorano.
Contratti fermi fino a 14 anni, differenze retributive fino a 500 euro
Secondo le ricostruzioni dell’ANSA dell’aprile 2026, circa 300mila lavoratori della sanità privata accreditata e delle RSA sono interessati dalle vertenze per il rinnovo dei contratti collettivi. Una platea che comprende differenti figure sanitarie, sociosanitarie, tecniche e amministrative.
Il contratto AIOP-ARIS della sanità privata è fermo al 2018, mentre per il comparto RSA e alcuni ambiti della riabilitazione le attese raggiungono circa 14 anni.
Il divario economico rappresenta un elemento significativo. Secondo quanto dichiarato dal segretario generale della FP CGIL Federico Bozzanca all’ANSA il 17 aprile 2026, la differenza retributiva rispetto al pubblico può raggiungere circa 500 euro mensili, con riferimento in particolare al personale infermieristico. Si tratta di una stima sindacale, non di un differenziale uniforme applicabile a tutte le professioni.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre stimato una perdita di potere d’acquisto del 22% per i lavoratori della sanità privata con contratti fermi da otto anni e del 32% per quelli delle RSA con attese contrattuali più lunghe. Sono valutazioni riferite agli effetti cumulati dell’inflazione sui periodi considerati.
Queste condizioni possono incidere sulle scelte occupazionali, soprattutto quando alle differenze economiche si aggiungono prospettive di carriera e stabilità contrattuale differenti.
I segnali del ritorno: concorsi e uscite dalle strutture private
Il fenomeno trova alcuni riscontri territoriali.
Nel 2026, durante le audizioni presso il Consiglio regionale del Piemonte, rappresentanti delle strutture private hanno segnalato un significativo flusso di lavoratori in uscita negli ultimi due anni, collegandolo anche alle differenze economiche rispetto al pubblico.
Nel Lazio, AIOP ha richiamato l’attenzione sugli effetti dei concorsi pubblici e sulle difficoltà incontrate dalle strutture accreditate nel trattenere personale sanitario, in particolare infermieristico.
Sono segnalazioni che non permettono di calcolare un saldo nazionale della mobilità professionale, ma mettono in evidenza una possibile trasformazione: il privato, tradizionalmente capace di offrire opportunità di cambiamento e specializzazione, rischia oggi di diventare meno competitivo per alcune categorie di lavoratori.
La questione interessa l’intera organizzazione sanitaria, perché la continuità delle prestazioni dipende dalla presenza di équipe multidisciplinari, competenze cliniche, tecniche, riabilitative e assistenziali.
Mediobanca: 13,4 miliardi di ricavi e 102mila addetti, ma margini più contenuti
Secondo l’analisi dell’Area Studi Mediobanca pubblicata nel luglio 2026, i 38 maggiori operatori della sanità privata italiana hanno registrato nel 2024 13,4 miliardi di euro di ricavi, in crescita del 5,5% rispetto al 2023 e del 22% rispetto al 2019.
L’occupazione raggiunge circa 102mila addetti, con un incremento del 17,5% rispetto al periodo precedente alla pandemia.
La crescita non coincide però con un analogo miglioramento della redditività: il margine operativo si attesta al 3,6%, contro il 5,4% del 2019, mentre l’utile netto aggregato raggiunge circa 34,6 milioni di euro.
La fotografia restituisce un settore capace di generare attività e occupazione, ma sottoposto a pressioni economiche che possono condizionare gli investimenti.
Si tratta di dati riferiti ai principali gruppi analizzati, non all’intero universo della sanità privata, che comprende anche ambulatori, poliambulatori, centri diagnostici, strutture riabilitative e presidi sociosanitari con caratteristiche economiche e organizzative differenti.
Un settore essenziale: oltre un quarto dei ricoveri nel privato accreditato
La rilevanza della sanità privata non si misura soltanto attraverso i ricavi.
Secondo il terzo Bilancio Sociale AIOP, presentato nel gennaio 2024, la componente ospedaliera privata accreditata assicura oltre un quarto dei ricoveri nazionali, impiegando circa un decimo della spesa complessiva considerata nell’analisi.
Un dato che documenta il contributo delle strutture accreditate all’offerta ospedaliera e la necessità di preservarne la capacità operativa.
Accanto a questa componente opera il privato autorizzato non accreditato, che comprende numerose realtà diagnostiche, specialistiche e ambulatoriali e risponde a modelli di finanziamento differenti.
La pluralità del settore rende necessario evitare generalizzazioni: le condizioni dei grandi gruppi non coincidono necessariamente con quelle delle strutture più piccole, così come le difficoltà del comparto accreditato non possono essere automaticamente estese all’intera sanità privata.
Tariffe e costi: il problema della sostenibilità
Un ulteriore elemento riguarda le strutture accreditate.
Secondo le posizioni espresse da AIOP e ARIS nel 2026, una parte delle tariffe delle prestazioni ospedaliere è rimasta a lungo ancorata a valori risalenti al 2012, mentre l’aumento dei costi ha determinato una perdita di valore reale stimata intorno al 25%.
Personale, energia, tecnologie, manutenzione e adempimenti organizzativi incidono sulla gestione e sulla possibilità di programmare nuovi investimenti.
La questione assume particolare rilievo per le strutture che operano attraverso tariffe e budget definiti nell’ambito dell’accreditamento, mentre quelle non accreditate seguono differenti meccanismi economici.
Il nodo è conciliare sostenibilità delle strutture, rinnovi contrattuali e valorizzazione professionale, evitando che le difficoltà economiche si traducano in una perdita di competenze e servizi.
Saccomanno: «Il privato deve restare una scelta professionale attrattiva»
«La sanità privata rappresenta una componente fondamentale dell’assistenza italiana. È un settore che investe, innova, crea occupazione e mette a disposizione dei cittadini competenze cliniche, tecnologie e servizi di grande valore», dichiara Karin Saccomanno, presidente nazionale AISI.
«I segnali che arrivano dal mercato del lavoro meritano attenzione. Se una parte dei professionisti valuta il ritorno nel pubblico per ragioni economiche, contrattuali o di stabilità, dobbiamo rafforzare le condizioni che rendono attrattive le nostre strutture».
«Non sarebbe corretto descrivere l’intera sanità privata come un settore in difficoltà. Esistono realtà che garantiscono eccellenti condizioni professionali, investono nella formazione e valorizzano le competenze. Queste esperienze devono diventare un riferimento».
«Il privato deve continuare a essere una scelta professionale qualificante e duratura, non una semplice tappa di passaggio. Difenderlo significa renderlo più forte, competitivo e capace di investire nelle persone».
Onesti: «Non basta guardare ai ricavi. Servono risorse per investire»
«I dati Mediobanca mostrano un settore economicamente rilevante, capace di crescere e generare occupazione, ma con margini operativi inferiori rispetto al periodo precedente alla pandemia», osserva Giovanni Onesti, direttore generale AISI.
«L’aumento dei ricavi non coincide automaticamente con una maggiore disponibilità di risorse, soprattutto quando crescono i costi di gestione».
«Le strutture devono poter investire nel personale, nelle tecnologie, nella sicurezza e nella qualità delle prestazioni. Per quelle accreditate, il tema dell’adeguamento delle tariffe e dei budget è strettamente collegato alla possibilità di programmare questi investimenti».
«Non possiamo affrontare l’attrattività professionale senza affrontare contemporaneamente la sostenibilità economica. Servono regole stabili e condizioni che consentano di riconoscere concretamente il valore del lavoro sanitario».
Vivaldi: «Non basta assumere, bisogna creare le condizioni perché i professionisti restino»
La competitività della sanità privata non dipende soltanto dalle retribuzioni. Formazione continua, specializzazione, percorsi di carriera, autonomia professionale e qualità dell’organizzazione rappresentano fattori determinanti nelle scelte dei professionisti sanitari.
«Il privato possiede caratteristiche che possono renderlo particolarmente attrattivo: flessibilità organizzativa, innovazione, specializzazione e possibilità di costruire percorsi professionali qualificanti», sottolinea Fabio Vivaldi, segretario generale AISI.
«Questi punti di forza devono essere accompagnati da condizioni contrattuali adeguate, stabilità e riconoscimento delle competenze».
«La sfida non è soltanto trovare personale qualificato, ma trattenerlo. Un professionista deve poter crescere, specializzarsi e immaginare il proprio futuro nella sanità privata, senza considerare il passaggio a un altro settore come l’unica possibilità di miglioramento».
AISI: contratti, investimenti e carriere per rafforzare il settore
Dall’analisi emergono quattro priorità: superare i ritardi contrattuali, garantire sostenibilità economica alle strutture, rafforzare la formazione specialistica e sviluppare percorsi di crescita professionale.
Per AISI occorre riconoscere la pluralità della sanità privata, distinguendo le condizioni dei grandi gruppi da quelle delle realtà di dimensioni più contenute e le problematiche del comparto accreditato da quelle delle strutture autorizzate non accreditate.
«Il futuro della sanità privata non può essere costruito soltanto sulla crescita delle prestazioni e dei fatturati. Deve fondarsi sulla qualità dell’organizzazione, sulla sostenibilità delle strutture e sul riconoscimento del lavoro di tutti i professionisti», concludono Saccomanno, Onesti e Vivaldi.
«La sanità privata non chiede privilegi, ma condizioni che le consentano di continuare a investire, innovare e garantire assistenza. Valorizzare i professionisti significa tutelare il futuro delle strutture, la continuità dei servizi e soprattutto la qualità delle cure offerte ai cittadini».
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