Rovetta, spariti almeno 500mila euro dai conti postali: direttrice indagata


Almeno mezzo milione di euro sarebbe stato sottratto dai risparmi di alcuni clienti dell’ufficio postale di Rovetta, in provincia di Bergamo. Al centro degli accertamenti c’è l’ex direttrice della filiale, Paola Cavaliere, licenziata da Poste Italiane dopo l’emersione di gravi irregolarità nelle operazioni sui conti.

La vicenda è oggetto di un’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Clusone. Tra le persone che hanno denunciato la scomparsa dei propri risparmi figurano due coniugi di 84 anni, residenti nel paese, che sostengono di aver perso complessivamente 148mila euro.

Secondo quanto emerso, i movimenti contestati sarebbero stati effettuati nell’arco di circa due anni attraverso numerosi prelievi e operazioni che i titolari dei rapporti postali affermano di non aver mai autorizzato.

Poste Italiane ha comunicato di considerarsi parte lesa e ha assicurato il proprio impegno a rimborsare agli aventi diritto le somme indebitamente sottratte.

Rovetta, l’indagine sui risparmi scomparsi dai libretti postali

L’ufficio postale coinvolto si trova nel centro di Rovetta, a poca distanza dal municipio e dalla chiesa.

La scoperta delle presunte irregolarità ha portato all’intervento degli ispettori di Poste Italiane e, successivamente, all’apertura di accertamenti da parte delle forze dell’ordine.

La cifra finora emersa ammonterebbe ad almeno 500mila euro, ma il numero complessivo dei clienti coinvolti non è ancora stato definito.

Gli investigatori stanno esaminando le operazioni contestate per ricostruire l’eventuale sottrazione delle somme e individuare le responsabilità.

L’ex direttrice, una donna di circa quarant’anni residente a Fino del Monte, è stata allontanata dall’incarico e successivamente licenziata dalla società.

La sua posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

L’indagine è ancora in corso e le ipotesi relative alle sottrazioni dovranno essere verificate nelle sedi competenti.Non risultano, sulla base delle informazioni disponibili, accertamenti definitivi di responsabilità penale.

Due anziani denunciano la scomparsa di 148mila euro

Tra i casi emersi figura quello di una coppia di pensionati di 84 anni.

I due coniugi avevano accumulato i propri risparmi nel corso della vita, anche grazie ad alcune eredità, e li avevano affidati a prodotti di risparmio postale.

L’uomo sostiene di aver perso 90mila euro, mentre la moglie denuncia la scomparsa di altri 58mila euro.

La somma complessiva contestata raggiunge quindi 148mila euro.

I pensionati si sarebbero rivolti ai carabinieri nel mese di giugno, dopo aver scoperto che i propri rapporti postali erano stati progressivamente svuotati.

Fino a quel momento, secondo il loro racconto, erano convinti che il denaro fosse ancora disponibile.

La donna frequentava l’ufficio soprattutto per riscuotere la pensione, mentre i risparmi depositati non venivano abitualmente utilizzati.

La scoperta dei movimenti contestati ha quindi riguardato somme che i coniugi ritenevano di aver conservato nel tempo, senza effettuare i numerosi prelievi successivamente emersi.

Oltre 150 prelievi dal conto del marito

Uno degli aspetti più rilevanti della vicenda riguarda la frequenza delle operazioni registrate sui rapporti postali.

Secondo quanto denunciato dalla coppia, dal conto del marito sarebbero stati effettuati oltre 150 prelievi da 600 euro ciascuno.

Sul rapporto intestato alla moglie, invece, risulterebbero circa venti operazioni distribuite nell’arco di due anni.

In questo secondo caso, gli importi sarebbero stati variabili, con prelievi da 2.500, 3.000, 5.000 e fino a 7.000 euro.

I coniugi sostengono di non aver autorizzato tali movimentazioni.

Le richieste di prelievo presenterebbero firme che gli anziani dichiarano di non riconoscere come proprie.

La questione delle sottoscrizioni rappresenta uno degli elementi da approfondire nell’ambito degli accertamenti.

I pensionati affermano inoltre di non aver mai richiesto il rimborso anticipato di parte dei propri buoni fruttiferi, nonostante dalle verifiche siano emerse operazioni di questo tipo.

La fiducia nell’ex direttrice e il trasferimento dei risparmi

Il rapporto tra la coppia e Paola Cavaliere si sarebbe sviluppato negli anni successivi alla pandemia.

La donna aveva iniziato a rivolgersi all’ufficio di Rovetta, dove aveva trovato nell’allora direttrice una persona che considerava disponibile e affidabile.

La fiducia era diventata tale da convincere anche il marito a trasferire a Rovetta i libretti precedentemente custoditi in un altro ufficio postale della valle.

Secondo il racconto dei pensionati, l’ex responsabile avrebbe spiegato che i documenti dovevano essere inviati a Roma per una procedura di accorpamento.

L’operazione avrebbe dovuto portare alla creazione di un nuovo libretto.

Dopo diverse richieste, l’uomo aveva ricevuto un numero di riferimento e aveva iniziato a credere di aver investito parte delle somme in buoni fruttiferi.

I coniugi riferiscono inoltre che la direttrice preparava personalmente alcuni rendiconti, compilati a mano e consegnati in buste con il timbro di Poste Italiane.

Quella documentazione avrebbe contribuito a mantenere la loro fiducia nella regolarità delle operazioni.

Sarà compito degli investigatori verificare il contenuto dei documenti e ricostruire i movimenti effettivamente eseguiti.

La richiesta di 10mila euro per rifare il tetto

La situazione sarebbe diventata più complessa all’inizio dell’anno, quando i pensionati avevano deciso di utilizzare una parte dei risparmi per lavori di manutenzione della propria abitazione.

La coppia aveva chiesto di ritirare 10mila euro per finanziare il rifacimento del tetto di casa.

Secondo la loro versione, l’ex direttrice avrebbe inizialmente mostrato alcune esitazioni, suggerendo poi di non prelevare l’intera cifra in un’unica operazione.

Avrebbe invece consigliato di suddividere la somma in quattro prelievi da 2.500 euro in contanti, sostenendo che tale modalità avrebbe evitato possibili controlli della Guardia di finanza.

I coniugi avrebbero seguito l’indicazione, presentandosi all’ufficio postale a intervalli di circa un mese.

Durante queste operazioni, tuttavia, si sarebbe verificato un episodio che aveva suscitato qualche perplessità.

Dopo la consegna della terza tranche, la direttrice avrebbe telefonato alla moglie chiedendole di riportare il denaro in ufficio per effettuare ulteriori verifiche.

La somma sarebbe stata restituita alla pensionata il giorno successivo.

L’origine del contante consegnato ai due anziani non è stata chiarita. Secondo quanto emerso dalle successive verifiche, i loro conti sarebbero già stati privi delle disponibilità che ritenevano di possedere.

La scoperta durante una verifica degli ispettori di Poste

La vicenda è emersa in maniera più chiara alla fine di maggio.

I due pensionati sono stati convocati nell’ufficio postale di Rovetta, dove hanno incontrato due ispettori di Poste Italiane arrivati da Milano.

Gli incaricati stavano effettuando verifiche e hanno chiesto spiegazioni in merito a una consegna di 2.500 euro in contanti effettuata dall’ex direttrice.

I coniugi hanno riferito che si trattava di una delle somme richieste per i lavori alla propria abitazione e che la modalità di consegna era stata suggerita dalla responsabile dell’ufficio.

Durante il confronto sarebbero emerse le numerose operazioni registrate sui loro rapporti postali.

È stato in quel momento che i pensionati hanno scoperto la presunta scomparsa dei risparmi accumulati nel corso degli anni.

Le verifiche interne hanno successivamente portato Poste Italiane ad adottare provvedimenti nei confronti della dipendente.

Poste Italiane: licenziamento e impegno ai rimborsi

La società ha confermato di aver adottato misure nei confronti dell’ex direttrice dopo aver riscontrato gravi irregolarità.

Poste Italiane ha disposto il licenziamento della dipendente, precisando di essere a propria volta parte lesa nella vicenda.

In una comunicazione ufficiale, l’azienda ha inoltre annunciato l’impegno a garantire agli aventi diritto la restituzione delle somme indebitamente sottratte.

La posizione della società riguarda quindi sia i provvedimenti adottati sul piano lavorativo sia la tutela dei clienti eventualmente danneggiati.

L’impegno al rimborso rappresenta un elemento importante per i risparmiatori coinvolti, anche se le modalità e i tempi delle restituzioni non sono stati precisati nelle informazioni disponibili.

Il numero esatto dei rapporti interessati e l’ammontare definitivo delle somme contestate restano ancora da chiarire.

I carabinieri di Clusone al lavoro sui movimenti sospetti

L’inchiesta è affidata ai carabinieri della Compagnia di Clusone, chiamati a ricostruire le operazioni e a verificare le denunce presentate.

Gli accertamenti riguardano in particolare i prelievi contestati, le firme presenti sulla documentazione e le movimentazioni relative ai prodotti di risparmio.

Sarà necessario stabilire come siano state effettuate le operazioni e quale sia stata la loro effettiva destinazione.

La cifra di almeno mezzo milione di euro rappresenta una stima provvisoria delle somme coinvolte, non necessariamente il bilancio definitivo della vicenda.

Al momento non è noto quanti clienti possano aver subito perdite analoghe a quelle denunciate dalla coppia di ottantaquattrenni.

Non è stato inoltre possibile acquisire una replica dell’ex direttrice rispetto alle contestazioni emerse.

La sua posizione rimane pertanto oggetto di indagine e vale il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo.

Il caso di Rovetta resta aperto su due fronti: la ricostruzione delle presunte sottrazioni e la restituzione dei risparmi ai clienti che ne avranno diritto.

Per i due pensionati che hanno denunciato la scomparsa di 148mila euro, la priorità è recuperare le somme accantonate nel corso di una vita.

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