Il futuro della politica di coesione passa da Bruxelles, ma si misurerà nei territori. Nelle opportunità di lavoro, nei collegamenti, nella qualità dei servizi e nella possibilità, soprattutto per i giovani, di costruire una vita nel luogo in cui sono cresciuti. È questa la posta in gioco della Settimana europea delle regioni e delle città, che prenderà il via lunedì 12 ottobre e proseguirà fino a mercoledì 14. Promossa dalla Commissione europea e dal Comitato europeo delle regioni, la ventiquattresima edizione si presenta con un messaggio preciso: “Regioni forti, Europa forte”. Una formula che riassume il senso dell’appuntamento: lo sviluppo europeo dipende dalla capacità di valorizzare territori con caratteristiche, risorse e difficoltà differenti.
L’edizione di quest’anno cade in un momento politicamente delicato. Il negoziato sul bilancio europeo 2028–2034 deve trovare un equilibrio fra nuove esigenze — sicurezza, competitività, energia — e politiche che hanno accompagnato lo sviluppo dell’Unione. Fra queste, la coesione occupa un posto essenziale: ridurre le distanze economiche e sociali fra territori significa rafforzare anche il mercato europeo e la sua capacità di reggere le crisi. La proposta della Commissione introduce i Piani di partenariato nazionali e regionali, destinati a diventare uno dei cardini della futura programmazione. La loro architettura sarà quindi decisiva sia per l’impiego delle risorse sia per la distribuzione delle responsabilità fra i diversi livelli di governo.
La presidente del Comitato europeo delle regioni, Kata Tüttő, ha espresso con chiarezza questa esigenza durante la plenaria di luglio: «È fondamentale che la coesione rimanga una politica a sé stante e in grado di aiutare tutte le regioni a svilupparsi». Una posizione che lega la difesa degli investimenti territoriali al coinvolgimento delle amministrazioni locali nelle decisioni sul prossimo bilancio europeo
In questo confronto Raffaele Fitto ha una responsabilità centrale. Il vicepresidente esecutivo della Commissione per la Coesione e le Riforme è chiamato a modernizzare gli strumenti europei lavorando insieme alle autorità nazionali, regionali e locali. Il coinvolgimento delle Regioni è parte del suo mandato e della linea di lavoro che ha indicato: costruire una politica più semplice e flessibile, capace di adattarsi alle esigenze dei diversi territori.
Fitto ha riferito di aver intensificato il partenariato con le amministrazioni territoriali, collegando questo confronto alla revisione della politica di coesione e alla preparazione del prossimo bilancio. La sua impostazione tiene insieme investimenti e riforme, semplificazione e responsabilità nell’utilizzo delle risorse. Nella relazione sull’attività del suo portafoglio, il vicepresidente ha richiamato il confronto con le autorità regionali e locali e la necessità di preservare i principi del partenariato e della governance multilivello. Il passaggio decisivo sarà tradurre questi orientamenti in un sistema nel quale le Regioni possano incidere sulle priorità, sulla programmazione e sull’attuazione degli interventi.
È qui che si concentra la sfida politica. Un’amministrazione regionale conosce le difficoltà delle proprie imprese, le carenze dei trasporti, le pressioni sul mercato della casa e le conseguenze dello spopolamento. Può individuare quali infrastrutture sblocchino davvero un’area produttiva, quali competenze servano alle aziende e quali servizi siano indispensabili per mantenere viva una comunità. Il coinvolgimento dei territori può rendere più efficaci le scelte europee, purché disponga di strumenti e responsabilità riconoscibili. Anche nelle interlocuzioni condotte da Fitto nel corso del 2026, il ruolo delle Regioni nei nuovi Piani di partenariato è stato uno dei temi espliciti del confronto.
Per questo la Settimana europea offrirà un’occasione per discutere anche il metodo con cui vengono costruite le politiche. Semplificare le procedure può accelerare gli investimenti e rendere i finanziamenti più accessibili. Ma la qualità della programmazione dipende dalla capacità di ascoltare chi conosce i problemi sul campo e dovrà poi realizzare i progetti. Per Fitto, la prova sarà tenere insieme queste due esigenze: una maggiore efficacia degli strumenti europei e una partecipazione sostanziale delle autonomie.
Secondo il programma anticipato dall’ANSA, lunedì mattina Fitto aprirà i lavori insieme alla presidente del Comitato delle regioni, Kata Tüttő, che presenterà la relazione annuale sullo stato delle regioni e delle città. Nel pomeriggio interverranno anche il presidente del Consiglio europeo António Costa e l’ex premier finlandese Jyrki Katainen. La presenza dei vertici europei conferisce all’appuntamento un rilievo che supera il confronto tecnico sui fondi, a pochi giorni dal Consiglio europeo nel quale il futuro bilancio sarà uno dei principali dossier sul tavolo.
Tra martedì e mercoledì entrerà nel vivo anche la plenaria del Comitato delle regioni. Il confronto sull’occupazione e sulle politiche sociali coinvolgerà la vicepresidente della Commissione Roxana Mînzatu; quello sulla Bussola culturale per l’Europa vedrà la partecipazione del commissario Glenn Micallef. Gli incendi e la siccità dell’estate saranno invece affrontati con Kamal Kishore, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi. Temi diversi, accomunati dal peso che hanno sulla vita delle comunità e sui bilanci delle amministrazioni.
Significativo anche il contributo italiano. Sono attesi i pareri sul trasporto sostenibile del presidente dell’Abruzzo Marco Marsilio, sulla semplificazione delle politiche ambientali della presidente dell’Umbria Stefania Proietti, sul piano europeo per la salute cardiovascolare del consigliere milanese Carmine Pacente e sull’organizzazione comune dei mercati agricoli dell’assessore emiliano-romagnolo Alessio Mammi. Una presenza che porta nel dibattito europeo questioni concrete: mobilità, salute, agricoltura e sostenibilità delle regole.
Nel programma trova spazio anche il “Right to Stay”, il diritto di restare, con una sessione dedicata alla possibilità di trasformare gli svantaggi geografici in opportunità di sviluppo locale. È un tema che riguarda da vicino le aree interne italiane, i piccoli comuni e i territori che perdono popolazione e competenze. Per rendere credibile questa prospettiva servono lavoro, abitazioni accessibili, collegamenti e servizi: condizioni che consentano di scegliere dove vivere senza essere costretti a partire.
Per Fitto, la settimana di Bruxelles sarà dunque un’occasione per consolidare il dialogo con chi dovrà trasformare le decisioni europee in interventi concreti. Il negoziato resta aperto e richiederà mediazioni sulle risorse e sulle regole. Il criterio con cui valutarne l’esito è però già chiaro: la forza della futura coesione dipenderà dallo spazio effettivo riconosciuto alle Regioni e dalla capacità dei fondi europei di migliorare la vita delle comunità. È su questo terreno che il protagonismo dei territori dovrà diventare una scelta operativa.
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