L’Europa rischia di non riuscire a tenere il passo con le esigenze finanziarie e militari dell’Ucraina. Mentre la Russia intensifica gli attacchi contro infrastrutture e civili, i conti di Kiev si aggravano e le difese aeree sono sottoposte a una pressione crescente. A Bruxelles cresce la consapevolezza che il sostegno dovrà proseguire più a lungo del previsto, ma trovare nuove risorse si annuncia sempre più difficile, tra debiti in aumento, crescita stagnante e divisioni politiche.
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“Questa guerra durerà più di quanto pensassimo”, ha ammesso un diplomatico europeo, parlando a condizione di anonimato. “C’è la consapevolezza che i bisogni continueranno a presentarsi, ma non è ancora chiaro come verranno affrontati”. Un altro diplomatico ha ribadito la necessità di mandare un segnale inequivocabile: l’Unione europea non intende cambiare posizione e vuole rafforzare sia il sostegno all’Ucraina sia la pressione sulla Russia.
I raid russi aggravano la crisi economica dell’Ucraina
Negli ultimi giorni, gli attacchi russi hanno colpito un lungo elenco di obiettivi: ferrovie, ponti, navi cargo, centrali elettriche, data centre, magazzini, strutture sanitarie, scuole e asili. Nel mirino è finita anche l’Accademia nazionale delle scienze.
La campagna di bombardamenti combina missili balistici e droni a reazione e ha provocato decine di vittime civili. A Kramatorsk, oltre 30 persone sono morte dopo che una bomba planante ha incendiato due autobus pubblici. Giovedì, un nuovo attacco ha lasciato Kiev al buio, anticipando uno scenario particolarmente preoccupante in vista dell’inverno.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito gli attacchi “terrorismo contro le persone e la vita”, invitando i leader internazionali a non ignorare quanto sta accadendo. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso solidarietà all’Ucraina, definendo gli attacchi “crimini di guerra”.
L’escalation militare sta aggravando anche le condizioni di un’economia già duramente colpita dall’invasione. Le incursioni dei droni interrompono le attività quotidiane, costringono le imprese a chiudere, aumentano i costi dei materiali e riducono i margini di profitto. A pesare è anche il blocco russo nel Mar Nero, che limita le esportazioni agricole e impedisce agli agricoltori ucraini di vendere sui mercati internazionali grandi quantità di grano, privando lo Stato di entrate fondamentali.
Il prestito Ue da 90 miliardi rischia di non bastare
La prospettiva di una guerra più lunga mette in discussione la sostenibilità dei programmi europei di assistenza. Al centro c’è il prestito da 90 miliardi di euro approvato lo scorso anno, concepito per coprire circa due terzi del fabbisogno finanziario ucraino nel biennio 2026-2027.
Il piano si basava sull’ipotesi che il conflitto potesse concludersi nel corso del 2026. L’intensificazione degli attacchi russi rende sempre meno realistico questo scenario e aumenta il rischio che Kiev abbia bisogno di ulteriori risorse per mantenere in funzione lo Stato e sostenere lo sforzo bellico.
Il ministro delle Finanze ucraino Sergii Marchenko ha avvertito che il bilancio del 2027 sarà il più difficile dall’inizio dell’invasione su larga scala. Il governo ha chiesto ai donatori internazionali di contribuire a colmare un deficit stimato in 78 miliardi di dollari, pari a circa 70 miliardi di euro.
La Commissione europea, per ora, non ha confermato questa cifra, che supera ampiamente i 45 miliardi di euro che Bruxelles prevede di mettere a disposizione dell’Ucraina il prossimo anno attraverso il prestito. L’esecutivo comunitario punta ad accelerare le erogazioni, subordinandole al rispetto degli impegni di riforma da parte di Kiev.
“Per il 2027, il quadro è effettivamente più impegnativo”, ha dichiarato venerdì il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, dopo una riunione dei ministri delle Finanze. “È chiaro che ci troviamo di fronte a un considerevole divario di finanziamento. La quantificazione esatta è ancora un lavoro in corso”.
Beni russi congelati e nuovo debito: le opzioni dell’Europa
Bruxelles non ha ancora riaperto formalmente il confronto su un nuovo pacchetto di aiuti. Gli Stati membri sono infatti impegnati in negoziati complessi sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Ma, dietro le quinte, funzionari e diplomatici riconoscono che la questione potrebbe presto tornare sul tavolo dei leader.
La discussione si inserisce in un contesto finanziario e politico sempre più complicato: il debito aumenta, la crescita resta debole e le forze di estrema destra contestano gli aiuti a Kiev. A rendere il quadro ancora più difficile è l’assenza di un sostegno finanziario statunitense paragonabile a quello garantito in passato da Washington, che era anche uno dei principali fornitori di armi all’Ucraina.
Tra le ipotesi c’è il ricorso ai beni russi congelati nell’Unione europea. Un gruppo di Paesi membri ha cercato di rilanciare la proposta, sostenendo che il prestito da 90 miliardi non sarà sufficiente. Ma il Belgio, dove è custodita la parte principale delle attività immobilizzate attraverso il sistema finanziario Euroclear, si è opposto a un nuovo utilizzo di questi fondi. Anche Francia e Italia, due Paesi determinanti per raggiungere un accordo, restano prudenti.
Il precedente pesa ancora sui negoziati. A dicembre, una proposta di prestito garantito dalle attività russe era naufragata dopo un confronto difficile tra i governi europei. L’attuale finanziamento da 90 miliardi era stato successivamente elaborato come alternativa.
“Sui beni c’è ancora un certo interesse, ma ricordiamo molto chiaramente quello che è successo a dicembre”, ha spiegato un alto diplomatico europeo. “Al momento non c’è nulla di nuovo o di sostanziale sul tavolo”.
Berlino e i Paesi nordici rischiano di sostenere il peso maggiore
Un’altra possibilità è emettere nuovo debito comune europeo, seguendo il modello utilizzato per il prestito da 90 miliardi. Ma l’ipotesi appare politicamente meno attraente, anche per il forte aumento dei costi di finanziamento sui mercati obbligazionari.
Più semplice sul piano tecnico sarebbe aumentare i contributi bilaterali degli Stati membri. Questa soluzione, tuttavia, rischierebbe di concentrare il peso finanziario su un gruppo ristretto di Paesi con maggiori disponibilità, in particolare Germania, Paesi Bassi e gli Stati nordici.
Senza una soluzione condivisa, Bruxelles guarda anche agli altri alleati occidentali, chiedendo a Regno Unito, Canada e Giappone di contribuire maggiormente al sostegno dell’Ucraina.
La promessa europea resta quella di garantire a Kiev le risorse necessarie per continuare a resistere. “Stiamo valutando altre possibilità”, ha assicurato Dombrovskis. “Siamo impegnati a garantire che l’Ucraina disponga dei finanziamenti necessari per tutto il tempo che sarà necessario”.
Resta però aperta la questione centrale: con una guerra che si prolunga e un fabbisogno finanziario destinato a crescere, l’Unione europea dovrà trovare nuove risorse proprio mentre aumentano le difficoltà economiche e politiche per mobilitarle.
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