di Alessandro Di Bussolo
«Il nostro incontro può essere inteso come un esercizio di ascolto attento di quegli echi che continuano a risuonare nella vita della Chiesa e nel cuore delle famiglie» e una «risposta ai molti echi che, come pastori, ci raggiungono da diversi ambiti della vita ecclesiale e umana». Così si è espresso il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, che stamani, giovedì 8 ottobre, ha introdotto i lavori della seconda giornata dell’incontro sul tema “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”. Il convegno, in corso fino al 14 ottobre, riunisce Leone XIV con i capi delle Chiese Orientali, i presidenti delle Conferenze episcopali, coppie sposate e diversi esperti.
In primo luogo, il porporato ricorda che il Vangelo «non è semplicemente una voce tra le tante: è la voce fondante, alla quale ogni autentica azione pastorale cristiana deve ispirarsi». «Ogni iniziativa pastorale, ogni discernimento, ogni proposta che formuliamo trova, in ultima analisi, la propria origine e il proprio criterio nel messaggio salvifico di Cristo», evidenzia. A dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, l’invito del cardinale è dunque ad «ascoltare come questo insegnamento sinodale abbia risuonato nelle Chiese locali: i cammini intrapresi, i frutti maturati, le difficoltà incontrate e le questioni che rimangono aperte. In ogni Chiesa particolare — aggiunge infatti il segretario generale del Sinodo — la medesima verità del Vangelo ha ispirato risposte pastorali diverse, plasmate dai differenti contesti culturali, dalle tradizioni ecclesiali, dalle opportunità e dalle sfide».
Pertanto, è urgente anche dare ascolto con particolare attenzione alle «voci delle famiglie stesse, soggetti della missione della Chiesa» e che spesso incarnano «autentici esempi di speranza», con il loro impegno quotidiano «nell’amarsi, nel perdonarsi, nel prendersi cura gli uni degli altri e nel ricominciare» tra notevoli difficoltà.
Il porporato nota poi come «fedeltà e fragilità spesso si intrecciano all’interno della stessa storia familiare», perché «anche le famiglie profondamente impegnate a vivere la propria vocazione possono attraversare momenti di incertezza, tensioni nelle relazioni, sofferenze e situazioni in cui hanno bisogno di sostegno». Inoltre, numerosi nuclei familiari «si trovano sopraffatti dall’incertezza economica, dalle pressioni culturali e ideologiche, dalla frammentazione sociale e dall’instabilità politica, mentre altri subiscono le conseguenze devastanti delle guerre e dei conflitti armati», che separano le persone care e costringono molti ad abbandonare le proprie case, nonché «portano pesi che sembrano troppo gravosi da sostenere».
Pertanto, l’auspicio del porporato è che l’incontro di questi giorni approfondisca la comunione e rinnovi l’impegno della Chiesa ad «accompagnare le famiglie con la verità del Vangelo, con compassione, sapienza e speranza», aiutando i pastori a «comprendere più chiaramente le differenze e a riconoscere le questioni che richiedono un ulteriore discernimento».
Dal canto suo, nell’introdurre il tema della seconda giornata di lavori — «Le famiglie oggi: realtà, bellezza e sfide» — il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ne ha evidenziato lo scopo: «Riflettere insieme, alla luce del Vangelo, sul contesto culturale, economico e sociale in cui si svolge la pastorale familiare», prestando particolare attenzione alle sue «implicazioni spirituali per la vita delle persone, prendendo in esame ciò che è cambiato maggiormente negli ultimi dieci anni e ciò che più spinge a ripensare il modo di agire».
Tra i tanti cambiamenti dell’epoca contemporanea, rimarca il porporato, i pastori sono chiamati a domandarsi dove trovare «punti di appoggio e segni di speranza» per far sì che i nuclei familiari vivano il matrimonio e la vita quotidiana come discepoli di Cristo.
A intervenire stamani sono stati poi il cardinale Filipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão, in India, e il professor Vincenzo Rosito, vicepreside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II.
Le famiglie oggi, dice il porporato, sono «un mosaico complesso di realtà diverse, segnate da gioie, speranze, difficoltà e ferite. La famiglia non è solo un luogo in cui la Chiesa porta il Vangelo. È anche un luogo da cui il Vangelo prende vita, da una generazione all’altra, da una famiglia all’altra e dalle famiglie alla società».
Soffermandosi in particolare sulla realtà indiana, l’arcivescovo di Goa e Damão mette in luce i tanti cambiamenti attraversati dai nuclei familiari del Paese: nuove forme di convivenza, matrimoni interreligiosi, migrazioni, insicurezza economica, povertà, disoccupazione, incertezza sul futuro, nonché «una crescente polarizzazione religiosa e ostilità, che rendono sempre più difficile l’espressione pubblica e la trasmissione della fede». Al contempo, non manca la bellezza che tante famiglie offrono alla Chiesa, nell’attenzione riservata a bambini, anziani, infermi e persone vulnerabili, riuscendo a «creare spazi positivi di gioia e speranza».
In tale contesto, l’Amoris laetitia ha plasmato il modo in cui la Chiesa in Asia e in particolare in India cammina insieme alle famiglie. «Ora consideriamo la preparazione al matrimonio come l’inizio di un percorso che dura tutta la vita, offriamo rinnovamento spirituale e accompagnamento alle coppie e ai bambini, e continuiamo a formare le famiglie e i leader laici nel corso del tempo», ha spiegato il cardinale Filipe Neri Ferrão.
Di qui, il suggerimento a passare «dalla missione rivolta alle famiglie alla missione tra le famiglie», che non sono solo destinatarie di assistenza, ma «collaborano con la Chiesa per la missione». E Neri Ferrão conclude raccontando l’esperienza concreta di un sacerdote che ha avviato la pastorale familiare nella propria parrocchia non partendo da un programma, ma da una visita a una famiglia con difficoltà latenti di dialogo tra i genitori e tra loro e i figli, creando così «la disponibilità ad ascoltare».
Il secondo relatore, Vincenzo Rosito, sintetizza il suo intervento con alcune domande per il discernimento sinodale dei partecipanti. Prima di tutto un invito, stimolato dalla riflessione di Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas: «Ciascuno stia attento a quali relazioni costruisce all’interno della propria famiglia e all’interno della Chiesa».
Quindi un quesito da porsi come padre, madre, teologo o pastore: «Sono in grado di riconoscere e presentare agli altri almeno una cosa nuova che ho imparato a fare, o a fare diversamente, negli ultimi anni della mia vita familiare o pastorale?». Questo perché i cambiamenti della vita familiare «non sono problemi — spiega — ma attività umane», e quindi rappresentano un’opportunità, processi concreti «nei quali le persone e le famiglie agiscono, reagiscono, apprendono e sviluppano nuove risorse. Pensiamo ad esempio — prosegue il vicepreside — a come l’uso delle nuove tecnologie digitali sta trasformando le abitudini quotidiane delle famiglie e dell’educazione dei figli».
Poi, richiamando l’immagine evangelica della fuga della Sacra Famiglia in Egitto, Rosito sottolinea che «attraverso l’esperienza delle famiglie profughe e migranti, alcune comunità cristiane si stanno riconfigurando come “Chiese rifugio” per chi arriva in una nuova terra o sta compiendo un lungo viaggio».
Perché il dramma condiviso da molti nuclei familiari è quello della violenza: «L’insicurezza che viene dalla violenza sociale e politica è una realtà preoccupante che molte Chiese devono gestire oggi, nella loro vita quotidiana» e che può «divorare anche gli affetti familiari e le stesse relazioni ecclesiali». La domanda finale per il discernimento, quindi, è: «Di cosa abbiamo bisogno, nelle luci e nelle ombre dell’oggi, per apprendere e immaginare nuovi modi di essere famiglia e nuovi modi di essere Chiesa?».
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