A Lubiana le cronometro individuali completano il quadro della rassegna continentale, con il quinto posto di Patrik Pezzo Rosola tra gli Juniores, i piazzamenti di Nicolas Milesi e Roberto Capello tra gli Under 23, quinto e nono, e il quarto di Elisa Longo Borghini tra le Elite, a meno di sette secondi dal podio. E ancora: 14esima piazza per Alessia Vigilia (donne Elite), 22esimo Balliana tra gli juniores, settimo Marco Frigo e Mattia Cattaneo 16esimo nella prova Elite maschile.
È questo l’ultimo fotogramma di un Europeo che lascia all’Italia cinque medaglie e il terzo posto finale nel medagliere, alle spalle di Spagna e Paesi Bassi e davanti a Svizzera, Belgio e Francia. E che soprattutto racconta un movimento capace di cambiare protagonisti senza perdere competitività. Dai due podi nella prova in linea Elite alla doppia medaglia nelle Mixed Team Relay, dall’oro di Azzurra Ballan ai piazzamenti dei giovani: a Lubiana non c’è una sola storia da raccontare, ma diverse tessere che compongono una fotografia interessante del ciclismo italiano.
E tra queste ce n’è una che torna con particolare insistenza, non soltanto sulla strada: la capacità dell’Italia di fare squadra. È una caratteristica che attraversa categorie e discipline, dalla pista alla MTB, dal ciclocross alla strada, e che anche in questi Europei trova una nuova conferma.
LA FORZA DELLA SQUADRA – A Lubiana questa capacità si traduce in due medaglie: l’oro della Mixed Team Relay Juniores e l’argento di quella Elite. Due risultati diversi per età e contesto, ma accomunati dalla stessa idea di fondo: mettere insieme atleti con caratteristiche diverse e trasformare il valore dei singoli in un risultato collettivo. Non è un caso isolato. Poche settimane fa, a Montréal, l’Italia ha conquistato il titolo mondiale sia nella Mixed Relay su strada sia nel Team Relay della MTB, così come nel ciclocross è arrivato l’argento iridato nella staffetta. La continuità con cui le squadre azzurre riescono a essere competitive nelle prove collettive, in discipline diverse e con generazioni diverse, è uno degli elementi che più raccontano la profondità del movimento.
ELITE, DOPPIO PODIO – Anche la prova in linea Elite maschile va nella stessa direzione. Il doppio podio conquistato da Giulio Ciccone e Christian Scaroni va letto alla luce della prestazione collettiva: l’Italia non si limita a piazzare un uomo sul podio, ma interpreta la gara da protagonista e porta due azzurri nelle prime tre posizioni. Giulio Ciccone è l’unico corridore capace di seguire fino in fondo Remco Evenepoel e arriva a giocarsi il titolo in un testa a testa deciso al fotofinish. La medaglia d’argento lascia inevitabilmente un po’ di amarezza per il margine ridottissimo, ma non cambia la sostanza della prestazione. Due medaglie che raccontano di un’Italia capace di correre da squadra e di arrivare nel finale con più carte da giocare.
LA CONTINUITA’ DI LONGO BORGHINI – Nel settore Elite femminile il bilancio è diverso e racconta soprattutto la continuità di una protagonista ai vertici. Elisa Longo Borghini chiude quarta, una settimana dopo il bronzo mondiale di Montréal, e anche a Lubiana rimane fino alla fine nella partita per il podio. È un quarto posto che non va trasformato artificialmente in un successo, perché la medaglia resta il risultato che manca, ma che allo stesso tempo dice qualcosa di preciso: l’Italia continua ad avere una presenza concreta nelle gare che assegnano i titoli internazionali. La conferma arriva anche dalla cronometro, dove Longo Borghini è ancora quarta, a meno di sette secondi dal bronzo.
RICAMBIO GENERAZIONALE – È soprattutto tra gli Juniores che il bilancio di Lubiana guarda già oltre il presente. L’oro di Azzurra Ballan nella prova in linea, insieme a quello conquistato nella Mixed Relay, racconta una generazione che sa competere sia sul piano individuale sia quando è chiamata a mettere il proprio talento al servizio della squadra. Ma il dato interessante non si esaurisce nelle due medaglie: Brandon Fedrizzi sfiora il podio con il quarto posto nella prova maschile, Patrik Pezzo Rosola è quinto nella cronometro, mentre Elisa Bianchi e Matilde Rossignoli chiudono rispettivamente quinta e undicesima la prova in linea femminile. Tradotto: non una singola individualità da aspettare, ma una generazione che sta costruendo esperienza internazionale e può rappresentare il prossimo ricambio del ciclismo italiano.
Anche gli Under 23 lasciano indicazioni interessanti in prospettiva. A Lubiana non arriva una medaglia, ma gli azzurri sono protagonisti con continuità nelle posizioni alte delle classifiche: Mattia Negrente chiude quinto nella prova in linea maschile, mentre tra le donne Eleonora Ciabocco è settima e Giada Silo nona, con Gaia Segato tredicesima. A questi risultati si aggiungono il quinto posto di Nicolas Milesi e il nono di Roberto Capello nella cronometro. È una categoria che rappresenta uno dei principali passaggi verso il vertice del ciclismo italiano e anche questi Europei confermano una presenza azzurra diffusa, con diversi corridori già in grado di confrontarsi ad alto livello internazionale.
OLTRE LE MEDAGLIE – È proprio la varietà delle risposte ad essere uno degli elementi più interessanti di questi Europei. L’Italia cambia protagonisti, categorie e situazioni di gara, ma riesce comunque a rimanere dentro le competizioni che contano: con gli Elite attraverso le medaglie di Ciccone e Scaroni e la continuità di Longo Borghini, con gli Juniores attraverso Azzurra Ballan e un gruppo che si sta affacciando, con gli Under 23 attraverso diversi piazzamenti nelle posizioni alte. E, soprattutto, con le prove a squadre, dove il movimento azzurro continua a esprimersi ad alto livello anche cambiando disciplina e generazione. Non è soltanto una questione di medaglie: è la presenza di più corridori competitivi nello stesso momento, la capacità di costruire una gara insieme e di mantenere un ricambio che permetta al movimento di restare protagonista nel tempo.
“Questi Europei ci consegnano risultati importanti, ma soprattutto ci danno la possibilità di leggere il movimento nel suo insieme”, sottolinea il Presidente FCI Cordiano Dagnoni. “Abbiamo visto atleti affermati confermarsi ai vertici, giovani che si stanno affacciando con risultati importanti e, ancora una volta, squadre capaci di competere per le medaglie. È un patrimonio che va accompagnato nella crescita, perché è dalla continuità e dal ricambio che passa la competitività del ciclismo italiano anche negli anni che verranno”.
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