La geografia globale della filiera fotovoltaica è destinata a cambiare, ma difficilmente assisteremo, almeno nel breve e medio periodo, a un ridimensionamento significativo della leadership cinese nella produzione dei moduli. Diverso potrebbe essere il futuro degli inverter, per i quali le nuove normative europee e i requisiti di cybersecurity potrebbero favorire un rafforzamento della produzione continentale. La sfida è ricostruire una filiera industriale europea senza compromettere la competitività del fotovoltaico e rallentare le installazioni.
È lo scenario delineato dal presidente di Italia Solare Paolo Rocco Viscontini, il quale sottolinea la necessità di confrontarsi con gli equilibri consolidati delle supply chain globali e di offrire agli investitori prospettive di mercato stabili.
Leadership cinese
Per Rocco Viscontini, il predominio cinese nella filiera dei moduli fotovoltaici non è destinato a essere messo in discussione nell’immediato. La leadership industriale della Cina rende difficile ricostruire in Europa, in tempi brevi, una catena del valore competitiva, dal polisilicio ai wafer, alle celle e ai moduli. Molto dipenderà tuttavia dalle decisioni regolatorie europee e dai meccanismi di sostegno alla produzione locale.
pv magazine Session @ NetZero Milan Expo Summit 2026
Le dinamiche che stanno plasmando le catene di approvvigionamento globali del fotovoltaico – inclusi moduli solari, inverter e sistemi di accumulo di energia a batteria – saranno al centro della sessione “Decoding solar supply chains” durante l’evento NetZero, in programma a Milano il 21 ottobre.
La sessione analizzerà i fattori che stanno trasformando le catene di approvvigionamento dell’energia pulita, dalle strategie di produzione e approvvigionamento all’evoluzione dei requisiti commerciali e normativi. Verranno inoltre approfondite le implicazioni di questi sviluppi per le aziende che acquistano apparecchiature per il solare e l’accumulo di energia in un mercato globale sempre più complesso.
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Il punto è soprattutto il metodo con cui perseguire il ritorno della manifattura fotovoltaica in Europa, che non dovrebbe essere concepito come una contrapposizione industriale e commerciale con Pechino.
“Io sono per il reshoring europeo dalla Cina all’Europa dell’industria, però deve essere fatto su due basi: deve avere una logica industriale e non deve essere fatto sulla base di presupposti di conflitto coi cinesi, ma, al contrario, proprio di collaborazione coi cinesi”, ha dichiarato a pv magazine.
Rocco Viscontini contesta una narrazione che identifica la dipendenza dalla Cina esclusivamente come una minaccia, trascurando le opportunità della cooperazione tecnologica e industriale.
“Questo continuo voler portare la discussione sui cinesi brutti, cattivi, pericolosi, per me è proprio sbagliato. Non fa altro che fare danni ai cittadini, alle famiglie, alle imprese europee e rischia solo di irrigidire i rapporti con la Cina”, ha aggiunto.
L’alternativa è valorizzare competenze e risorse finanziarie dell’industria asiatica per favorire nuovi investimenti produttivi in Europa. “Noi dalla Cina dobbiamo solamente apprendere, approfittare dei loro capitali e del loro know-how, perché è ovvio che sono leader incontrastati. Quindi attiriamoli invece che parlar male di loro”.
Prezzi dei moduli stabili, ma aumentano i costi degli impianti
Dopo i rialzi di inizio anno, i prezzi internazionali dei moduli hanno mostrato una sostanziale stabilizzazione. Il quadro cambia però quando si passa dai prezzi di fabbrica a quelli della distribuzione europea e, soprattutto, al costo complessivo degli impianti.
In Italia, spiega il presidente di Italia Solare, i prezzi ai distributori e per le grandi forniture si collocano indicativamente tra 12 e 14 centesimi di euro per watt, con differenze legate alle tecnologie: i moduli back-contact, per esempio, costano di più.
Il prezzo dei pannelli rappresenta tuttavia soltanto una componente dell’investimento finale, sul quale incidono altre variabili industriali, tecniche e normative.
“Gli aumenti dei costi dei componenti vengono inevitabilmente trasferiti sul prezzo finale, perché chi realizza gli impianti deve mantenere un margine economico”, sottolinea Rocco Viscontini. “Ma il prezzo pagato dal cliente è aumentato anche per altri fattori, non soltanto per il rincaro dei moduli”.
A pesare sono stati anche i rincari delle apparecchiature elettriche e delle strutture. Tra i fattori indicati figurano l’eliminazione dell’esafluoruro di zolfo (SF6) da determinate apparecchiature, con il ricorso ad alternative più costose, e le interpretazioni tecniche più restrittive sul dimensionamento dei tracker, che comportano maggiori costi strutturali.
Secondo Rocco Viscontini, l’insieme di questi fattori ha determinato incrementi di costo compresi tra 60.000 e 80.000 euro per megawatt. Considerando i margini industriali degli operatori, l’impatto sul prezzo finale può raggiungere circa 90.000-100.000 euro per megawatt.
Gli aumenti non sono uniformi: la concorrenza tra installatori, le caratteristiche dei progetti e la possibilità di ridurre i margini possono modificarne l’entità. La competitività del fotovoltaico, quindi, non dipende soltanto dai prezzi dei moduli cinesi.
La sfida europea: creare un’industria senza bloccare il mercato
Una delle principali preoccupazioni di Rocco Viscontini riguarda il rapporto tra politica industriale e competitività economica. L’Europa sta definendo nuove regole per favorire l’impiego di componenti prodotti nel continente, soprattutto nei progetti collegati alle aste e ai meccanismi pubblici di sostegno alle rinnovabili.
Tra i nodi più controversi figura la possibilità di introdurre requisiti sull’origine europea del polisilicio già nella prima fase dei nuovi meccanismi regolatori. Una scelta che rischierebbe di produrre effetti controintuitivi.
Anche utilizzando polisilicio europeo, infatti, sarebbe spesso necessario trasferire il materiale in Asia per produrre lingotti, wafer ed eventualmente celle, prima di riportare i componenti in Europa.
“L’illogicità che io denuncio è il fatto che serve poi trasportare il polisilicio dall’Europa all’Asia, nella migliore delle ipotesi. Far fare lingotti, far fare wafer, spesso fare anche le celle e rimandarli poi in Europa”, ha spiegato.
Si aggiunge un problema di concentrazione dell’offerta: con pochissimi produttori europei in grado di soddisfare i requisiti, l’obbligo di utilizzare determinate materie prime potrebbe aumentare significativamente i costi e creare nuovi colli di bottiglia nell’approvvigionamento.
“L’Unione europea non può fare delle leggi che poi di fatto portano un solo fornitore ad avere il coltello dalla parte del manico”, avverte Rocco Viscontini.
Il rischio diventa particolarmente rilevante rispetto agli obiettivi europei di sviluppo del fotovoltaico: se una quota significativa delle installazioni dovesse rispettare requisiti stringenti di contenuto europeo, la disponibilità dei materiali potrebbe condizionare la realizzazione dei progetti.
Visibilità per gli investitori
Secondo Viscontini, il principale limite dell’approccio europeo è l’assenza di una strategia abbastanza stabile da rendere finanziabili nuovi investimenti industriali. Costruire fabbriche di celle o polisilicio richiede capitali elevati, tempi lunghi e certezze sulla domanda futura.
Nelle condizioni attuali, finanziare questi stabilimenti in Europa rappresenterebbe un investimento poco sostenibile per le banche, a causa della pressoché totale assenza di visibilità sulle prospettive del mercato.
Requisiti introdotti in momenti diversi, senza garanzie sulla continuità delle misure, rischiano quindi di non produrre gli effetti desiderati. Le imprese non possono impegnare centinaia di milioni di euro sulla base di finestre temporali troppo brevi rispetto ai tempi necessari per avviare la produzione.
“Ci deve essere una visibilità di almeno dieci anni, a mio avviso, e poi bisogna partire subito con la legge chiara, con dei meccanismi premianti”, ha aggiunto Rocco Viscontini.
La soluzione sarebbe un sistema di incentivi graduati in funzione del contenuto europeo dei componenti, capace di valorizzare le diverse fasi della filiera senza bloccare la domanda. Potrebbe stimolare investimenti non soltanto in celle e moduli, ma anche nella componentistica e nei materiali, come il vetro solare.
“Ogni Stato membro dà dei meccanismi premianti, diversi in funzione di quello che è il contenuto europeo del materiale che si può utilizzare”, suggerisce Rocco Viscontini. Occorre però garantire “una visibilità di almeno 10-15 anni”, affinché gli investitori possano pianificare nuovi stabilimenti.
Anche i tempi di attuazione sono decisivi. Posticipare determinati requisiti al 2030 rischia di scoraggiare gli investimenti immediati, mentre l’industria avrebbe bisogno di segnali chiari già oggi.
Il tutto senza sacrificare la crescita del mercato. “La convenienza ci deve essere per il cliente che deve a fare l’impianto e deve poterlo fare subito, perché non è possibile fermare il downstream”, insiste il presidente di Italia Solare.
Inverter, la cybersecurity può cambiare gli equilibri europei
Se per i moduli la leadership cinese appare destinata a mantenersi, il panorama potrebbe evolvere più rapidamente nel segmento degli inverter.
Le nuove regole europee e i requisiti di sicurezza informatica potrebbero modificare le scelte di approvvigionamento, favorendo i produttori continentali soprattutto nei progetti che partecipano a gare e aste pubbliche.
“Sugli inverter cambierà tanto, perché è passata la fase uno e già dal 2027 ci sarà una domanda ben più alta di inverter europei per molte gare pubbliche, come il FER X in Italia”, ha spiegato Rocco Viscontini.
“E poi c’è questa cybersecurity che addirittura rischia di essere dirompente”, ha dichiarato Rocco Viscontini, sottolineando come questo aspetto sia destinato ad assumere un ruolo crescente nella selezione dei dispositivi.
Si delinea così una divergenza tra moduli, per i quali il vantaggio competitivo cinese resta difficile da colmare, e inverter, dove le normative potrebbero accelerare il riposizionamento delle supply chain verso l’Europa.
Questo scenario non dovrebbe però tradursi in un modello industriale limitato alla produzione europea degli inverter e all’importazione sistematica dei moduli dalla Cina. L’obiettivo dovrebbe restare lo sviluppo di una filiera continentale più articolata e competitiva, senza rinunciare alla collaborazione con l’industria asiatica.
Il caso italiano: gli incentivi condizionano la domanda
Le difficoltà di conciliare politica industriale e sviluppo del mercato emergono in Italia, dove l’iperammortamento e le misure di sostegno legate ai componenti europei stanno modificando le decisioni di acquisto, soprattutto nel segmento commerciale e industriale (C&I).
Secondo Rocco Viscontini, questa dinamica non emerge ancora pienamente dalle statistiche ufficiali delle connessioni, che riflettono decisioni di investimento prese diversi mesi prima.
I segnali raccolti dagli operatori mostrano invece una crescente attenzione ai requisiti per accedere agli incentivi. Molti imprenditori preferiscono rinviare gli impianti piuttosto che rinunciare al beneficio fiscale.
La domanda di moduli conformi ai requisiti incentivanti si concentra così su una capacità produttiva limitata, generando difficoltà di approvvigionamento e tempi di attesa che rischiano di frenare il mercato.
La scelta di investire nel fotovoltaico finisce per dipendere dall’accesso all’incentivo, anche quando l’impianto sarebbe economicamente conveniente senza agevolazioni. “Purtroppo è un meccanismo psicologico che va a prescindere dai dati economici”, osserva Rocco Viscontini.
L’Italia è allo stesso tempo uno dei pochi mercati in cui gli incentivi offrono una certa visibilità alla domanda di prodotti europei. Anche qui, però, l’orizzonte temporale resta insufficiente per sostenere investimenti industriali complessi, considerando i tempi necessari per finanziare, autorizzare e costruire nuovi stabilimenti.
La questione italiana riassume così la sfida europea: sostenere la manifattura locale senza generare scarsità di componenti o scoraggiare gli investimenti negli impianti.
Una politica industriale basata sulla competitività
Per Rocco Viscontini, il futuro delle catene del valore fotovoltaiche dipenderà soprattutto dalla capacità dell’Europa di definire una politica industriale coerente, più che dalla semplice introduzione di requisiti di origine.
L’attuale competitività del fotovoltaico rispetto alle fonti fossili lascia spazio anche all’impiego di componenti europei leggermente più costosi. Per tradurre questa opportunità in investimenti industriali servono però strumenti di sostegno prevedibili, domanda stabile e regole che accompagnino la crescita dell’offerta senza penalizzare le installazioni.
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