Nel settore della moda, la sostenibilità, oltre al suo valore intrinseco, richiama l’attenzione del management in relazione al tema della “reputation”. In primis però si rivela un problema correlato alla governance d’impresa, requisito per stare sul mercato. La corretta gestione dei dati è centrale. Senza informazioni ordinate e verificabili è di fatto impossibile misurare impegni e risultati in ambito Esg.
È il punto da cui prende le mosse la trasformazione di HModa, gruppo in rapida crescita nel comparto del fashion, che sceglie di affrontare la rendicontazione ambientale e sociale con metodo industriale, attraverso processi strutturati, raccolta standardizzata delle informazioni e un sistema capace di reggere un’organizzazione in continua evoluzione.
Il contesto
HModa nasce nell’ottobre 2017 come iniziativa industriale voluta da Hind, la holding che investe nel capitale di piccole e medie imprese per favorirne aggregazione e crescita. Oggi il gruppo riunisce diciannove società partecipate lungo l’intera filiera moda – dalla maglieria alla pelletteria, dal denim alle calzature, fino a ricamo, tessitura e lavorazioni del cashmere – per un giro d’affari vicino ai 300 milioni di euro e quasi 2.450 addetti, con una clientela che comprende grandi marchi internazionali del lusso. È una realtà che si allarga per acquisizioni successive e proprio questa dinamica definisce il problema di partenza. Il percorso Esg del gruppo prende avvio nel 2022, su base volontaria, con l’intento di costruire da subito un modello di rendicontazione solido. All’inizio le informazioni – consumi di energia e acqua, rifiuti, imballaggi, fornitori, trasferte – confluiscono in grandi fogli Excel condivisi tra aziende e funzioni: un metodo che consente di partire in fretta, ma che con l’aumentare della complessità mostra presto la corda. Ogni acquisizione, del resto, porta con sé i propri sistemi, i propri formati e le proprie abitudini di rilevazione: sommare queste eredità in un unico foglio condiviso diventa in fretta ingovernabile.
Il bisogno
L’esigenza di HModa è, in sostanza, bisogno di scala. Un gruppo che assorbe società con gradi diversi di maturità digitale e dati provenienti da sistemi differenti non può governare la propria sostenibilità con strumenti pensati per un perimetro ristretto. “Finché il perimetro era limitato, il sistema è risultato adeguato”, ricorda Vittoria Giachino, sustainability manager per l’area ambiente ed energia di HModa; ma quando il gruppo si è ingrandito, aggiunge, “è stato necessario adottare un sistema unico e standardizzato”. Il rischio, altrimenti, era di ridurre la rendicontazione a un processo lento, manuale e poco affidabile, proprio mentre l’orizzonte normativo si faceva più esigente. Le nuove regole europee sulla rendicontazione di sostenibilità – la direttiva Csrd e gli standard Esrs – hanno infatti alzato l’asticella: non più un esercizio facoltativo, ma obblighi puntuali di misurazione, tracciabilità e comparabilità dei dati. Serve quindi una piattaforma progettata per sostenere quel salto.
Il metodo
Il modo in cui HModa decide quindi di procedere dice molto della natura del progetto. Nel 2023 il gruppo avvia una selezione strutturata del software, alla ricerca di una piattaforma capace di accompagnarne la crescita e di rispondere ai nuovi obblighi. La scelta cade su Mesa, azienda nata vent’anni fa nel campus universitario di Savona e oggi a capo di un gruppo attivo nell’informatica e nei servizi digitali – e matura per ragioni non soltanto tecnologiche.
“Mesa ha dimostrato una conoscenza reale e una profonda expertise della sostenibilità. – osserva Giachino, e prosegue – Non ha proposto semplicemente un software di reporting finanziario adattato all’Esg”.
È questa una distinzione di fondo: la sostenibilità viene affrontata come un dominio a sé, con esigenze proprie, e non come un’appendice della conformità finanziaria. Il progetto operativo, partito tra ottobre e novembre 2023, si rivela ben più di un’installazione: i quattro mesi preventivati diventano circa dieci, in un lavoro condiviso tra i team di HModa e di Mesa che internamente viene chiamato di “istruzione reciproca” — gli uni a spiegare la complessità reale del gruppo, gli altri a modellarvi sopra la piattaforma. Un tempo in più che non è un ritardo, quanto piuttosto la condizione perché lo strumento aderisca ai processi reali del gruppo invece di imporne di astratti.
La soluzione
Nel disegno attuale la piattaforma Mesa è il centro della rendicontazione Esg per HModa. A ciascuna società del gruppo corrispondono flussi di lavoro propri, ruoli e responsabilità definiti, permessi di accesso differenziati e controlli di validazione strutturati; i team di sostenibilità e del finance e i referenti Esg delle singole aziende operano su un unico ambiente condiviso.
Il salto di qualità più rilevante, però, riguarda il governo del dato.
Ogni informazione immessa è tracciabile e verificabile: il sistema tiene memoria di chi ha caricato il dato, quando è stato modificato e la documentazione che la sostiene; una capacità che diventa decisiva davanti alle richieste di verificabilità poste dagli standard europei. Non a caso il gruppo arriva oggi a controllare l’intero campione di dati inserito. A rafforzare l’affidabilità concorrono il caricamento automatizzato, le nomenclature uniformi e le regole di aggregazione, che comprimono il margine di errore umano e innalzano la qualità complessiva. Sul versante più critico per la moda, quello della filiera, il progetto si è via via ampliato con cruscotti dedicati al monitoraggio dei fornitori: indicatori mirati, aggregazioni rapide, letture utili a orientare le decisioni. È il terreno su cui, in questo vertical, si gioca la parte più ardua della sostenibilità, che non si esaurisce dentro le mura dell’azienda ma corre lungo l’intera catena di fornitura. Il dato Esg, così, cessa di essere solo materiale da rendiconto e diventa uno strumento a supporto delle scelte.
I vantaggi
A pochi anni dall’avvio, i benefici si leggono sono evidenti su più piani. La raccolta dei dati è ormai omogenea in tutto il gruppo; le società appena acquisite entrano rapidamente nel sistema; la qualità e l’attendibilità delle informazioni sono cresciute, mentre la dipendenza dai fogli Excel è al minimo e il consolidamento è diventato più rapido. Aumenta, soprattutto, la possibilità di verificare l’intero impianto, oggi utilizzato da più di venticinque persone. “Il progetto si è stabilizzato”, conferma Giachino, che rivendica di aver trovato “una modalità di lavoro efficace sia internamente sia con le aziende del gruppo”. Dietro l’elenco dei risultati si intravede un cambiamento di natura: la rendicontazione Esg smette di essere un esercizio annuale, concentrato nelle settimane della chiusura, e diventa un livello operativo permanente nella governance d’impresa. È una traiettoria che va oltre il singolo gruppo moda: quando la sostenibilità diventa anche oggetto di verifica, a fare la differenza non è più la dichiarazione d’intenti, ma l’infrastruttura di dati che la sostiene. HModa, in questo, ha scelto per tempo di considerarla tale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


