“La PMI è un presidio sociale”. Energia, credito e competenze le sfide delle imprese varesine



Da maggio 2026 Andrea Rinaldi guida il Comitato Piccola Industria di Confindustria Varese, una realtà che rappresenta la grande maggioranza della base associativa: secondo i dati citati nel corso del colloquio, l’87% delle imprese associate ha meno di 100 addetti, il 72% meno di 50, mentre solo il 5% supera i 200 dipendenti. Rinaldi è amministratore unico di Præzision di Bodio Lomnago, azienda specializzata nella vendita e assistenza di software per la sanità, nata nel 1984 per iniziativa del padre Liborio. Laureato in Scienze dell’informazione nel 1999, ha conseguito un master alla Liuc in Business Administration e ha insegnato informatica per qualche anno negli istituti penitenziari prima di entrare in azienda come tecnico. Ha poi affiancato il padre nei rapporti con i clienti e, dal 2008, quando questi ha lasciato l’azienda, ne è alla guida. È anche componente del consiglio di amministrazione della BCC, Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate.

Il termometro delle imprese

Presidente Rinaldi, sono passati pochi mesi dalla sua elezione alla guida della Piccola Industria: qual è oggi la fotografia dello stato di salute delle PMI nel Varesotto? Tra rallentamenti internazionali e tenuta del mercato interno, quali sono i segnali che arrivano con più forza dalle aziende del territorio?
«È un ruolo prestigioso e mi rende molto orgoglioso. Ringrazio il mio predecessore, Andrea Bonfanti, che mi ha passato il testimone dopo due mandati svolti molto bene. Raccolgo l’eredità con un focus soprattutto sulla digitalizzazione e sull’innovazione, cioè sull’accompagnare le PMI in una transizione sempre più complessa. Il quadro resta differenziato tra i vari settori. Le realtà tecnologiche e del terziario avanzato possono contare, per caratteristiche insite, su una maggiore flessibilità organizzativa e su una più naturale propensione all’innovazione. Più complessa, invece, è la situazione per le imprese che sono maggiormente esposte ai rincari energetici e all’aumento dei costi di produzione. Secondo l’osservatorio del nostro Centro studi, uno degli elementi più critici riguarda proprio la capacità delle aziende di assorbire questi aumenti: circa il 60% dichiara di non essere ancora riuscito a trasferire i maggiori costi sui prezzi di vendita. Questo significa che una quota rilevante dei rincari continua a essere assorbita direttamente dai bilanci aziendali, con conseguenze inevitabili sui margini e, nel medio periodo, anche sulla capacità di investire».

Credito e liquidità

Il costo del denaro e l’accesso al credito continuano a rappresentare un banco di prova critico, soprattutto per le aziende di minori dimensioni che non hanno la liquidità strutturata dei grandi gruppi. Qual è la situazione della morsa creditizia sulle piccole imprese varesine e quali strumenti servono per difendere la loro continuità finanziaria e i piani di investimento?
«L’accesso al credito è fondamentale e spesso è una nota dolente, perché la piccola impresa non ha la struttura della grande. Confindustria ha un’area dedicata al supporto delle aziende, anche delle PMI, che si confronta con i principali istituti di credito. Poi l’imprenditore deve fare la sua parte: la domanda che tutti rivolgono alla PMI è “quanto ci metti tu in questo progetto”, e l’imprenditore non si è mai sottratto. Un altro tema su cui il comitato deve concentrarsi è come ci si presenta alla banca. Al di là dei  fondamentali, che devono esserci, cambia molto avere un bilancio che racconti cosa si è fatto sul tema ESG, anche solo in due slide fatte e presentate bene. Sempre più spesso, poi, al fido tradizionale va affiancato un credito alternativo, con strumenti di finanza straordinaria adatti alle PMI e non solo alle medio-grandi aziende».

Innovazione, digitale e burocrazia

Parlare di innovazione e transizione ecologica e digitale (Transizione 5.0) per una micro o piccola impresa spesso significa scontrarsi con problemi di scala, burocrazia e mancanza di risorse dedicate. A che punto sono le PMI varesine in questo percorso e qual è il rischio concreto di una «doppia velocità» rispetto alle grandi aziende?
«La transizione digitale è il focus del mio mandato. Sull’intelligenza artificiale il comitato chepresiedo collabora con il comitato AI creato da Confindustria Varese per individuare le migliori pratiche. Ormai la usiamo tutti: si tratta di capire come farsi aiutare e non schiacciare, che è una delle paure diffuse. Qui si innesta la sovranità digitale: i miei dati, dove vanno e da chi vengono usati? A livello europeo, prima ancora che italiano, dobbiamo arrivare a governare questo processo. Se i motori dell’intelligenza artificiale sono tutti statunitensi o cinesi, perdiamo il controllo dei dati. Vale anche per l’energia: il governo ha appena approvato di nuovo la legge sul nucleare, un passaggio importante. Sul fronte ESG, la PMI affronta la transizione con voglia di fare, ma si scontra con barriere burocratiche perfette per una grande azienda e più difficili da gestire per una piccola. Certi obiettivi sono più semplici per una realtà strutturata e organizzata, per la PMI un po’ meno: per questo c’è ancora più bisogno del nostro lavoro. Dobbiamo far capire a chi governa, e quindi scrive leggi e policy, che la PMI ha esigenze diverse dalla media e grande industria. A novembre c’è il Forum della piccola industria: stiamo organizzando una delegazione varesina, perché è il primo passo per farci ascoltare». 

Andrea Rinaldi

Capitale umano

La difficoltà a trovare profili tecnici qualificati e a trattenere i talenti è il grido d’allarme che arriva quotidianamente da gran parte degli imprenditori. Come si sta muovendo la Piccola Industria di Confindustria Varese per rinsaldare il legame tra scuola, formazione professionale e mondo del lavoro nel nostro territorio?
«C’è un gap tra domanda e offerta, ma anche sulle competenze specifiche richieste dalle aziende. Una strada è il dialogo con gli ITS, avviato come iniziativa di Confindustria Varese. L’altra è rendere la PMI più attrattiva per i collaboratori. Una grande industria ha politiche delle risorse umane strutturate, mentre la PMI media di solito non ha un responsabile interno e l’imprenditore è in prima linea. Quindi bisogna creare un clima sereno e collaborativo. Da noi ci si dà del tu, e non è così usuale. Anni fa abbiamo varato una politica di well being, con sei pilastri: c’è l’aspetto economico, perché non si lavora solo per la gloria, con riconoscimenti individuali, premi di produzione, MBO e stipendi leggermente sopra la media di mercato. Poi welfare aziendale, orario flessibile, smart working e ambienti di lavoro gradevoli. Anche su questo il comitato dovrà lavorare. Fondamentale poi è raccontare le PMI all’esterno, a partire dal PMI Day nelle scuole. Sono andato più volte in aziende diverse scoprendo posti e storie incredibili: un ragazzino che cerca uno sbocco può trovare lì la sua strada. Bisogna raccontare il percorso professionale in modo non staccato dal contesto contemporaneo».

Filiere e territorio

Il modello economico della provincia di Varese si regge storicamente su una fitta e interconnessa rete di subfornitura e manifattura diffusa. In un contesto geopolitico così instabile e in rapida evoluzione, qual è la ricetta della Piccola Industria per salvaguardare le filiere locali ed evitare che l’indotto perda pezzi?
«Il tessuto varesino è fatto di PMI, tante e diversificate, con nicchie di eccellenza praticamente dappertutto: ogni volta che si parla con una PMI si trova una storia. È una caratteristica unica rispetto al panorama europeo. Crescere aiuta a strutturarsi e a superare i momenti di crisi: noi siamo passati da microimpresa a piccola impresa. Ma non tutte diventeranno grandi, perché la tradizione varesina è un’altra. Il comitato ha un rappresentante per ogni settore merceologico, e ogni settore dà il proprio contributo specifico agli obiettivi di Varese 2050, il progetto di Confindustria Varese che vuole rilanciare la competitività del territorio varesino, oltre ad accompagnare le imprese nelle transizioni in atto. La competitività non è solo adottare strumenti digitali: significa anche ridurre i costi e stare su un mercato globale. E c’è il ruolo sociale: la PMI è un presidio sociale. Trattiene le persone dove vivono, crea comunità, reinveste sul territorio parte dei proventi. Se ci fossero solo grandi aziende avremmo uno spopolamento verso i grandi centri e le aree logistiche».

L’impronta del mandato

Quale impronta concreta vorrebbe lasciare al termine dei suoi anni alla guida della Piccola Industria varesina?
«Mi piacerebbe che alla fine del mandato gli imprenditori delle PMI che incontro mi dicessero che grazie al lavoro, mio ma soprattutto di tutta la Piccola Industria, sono riusciti a raggiungere certi obiettivi. Vorrei lasciare un segno di concretezza, al di là di parole, proclami, vision e mission. Se un’azienda mi dicesse di aver portato a termine un progetto che prima non riusciva a realizzare, per me sarebbe una bella soddisfazione».





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