la fine del senso d’urgenza


Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.

L’analisi del giorno è dedicata all’allargamento. La Commissione domani presenterà le proposte per preparare l’Ue ai nuovi Stati membri. David spiega che il senso di urgenza per l’allargamento sta svanendo, così come la volontà di riformare in profondità il funzionamento dell’Ue.

Nelle brevi ci occupiamo di Ucraina: il cancelliere Merz ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti per Kyiv. In Lettonia il primo ministro filo-ucraino ha vinto le elezioni, ma i filo-russi avanzano. Nei negoziati sul bilancio 2028-34, gli “Amici della coesione” si fanno sentire contro i “Frugali”. La Procura europea ha avviato un’inchiesta contro l’ex premier belga, Guy Verhofstadt, per la gestione dei tirocini nel vecchio gruppo Alde.

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Di David Carretta

Domani, con quasi un anno di ritardo, la Commissione di Ursula von der Leyen presenterà la proposta di revisione della politica sull’allargamento. L’obiettivo è di preparare l’Unione europea all’ondata di adesioni dei prossimi anni, dai paesi dei Balcani occidentali all’Ucraina e alla Moldavia. Il tempo stringe. Il Montenegro potrebbe diventare il 28esimo Stato membro dell’Ue già nel 2028, seguito l’anno successivo dall’Albania. Moldavia, Ucraina, Serbia e Macedonia del Nord dovrebbero seguire negli anni successivi. Ma questo calendario non tiene conto degli umori altalenanti dei leader nazionali — e ancor meno della crescente ostilità dei loro elettori. Diversi diplomatici avvertono che l’Ue e i suoi Stati membri stanno perdendo il senso d’urgenza sull’allargamento. Lo dimostra anche la revisione sulla politica pre-allargamento. Il pacchetto della Commissione è destinato più a proteggere gli attuali Stati membri dai nuovi arrivati che a dare un impulso decisivo a un’Ue allargata a 34 membri.

L’Ue vuole dare l’impressione che il processo è ripreso a tutta velocità. La proposta di revisione pre-allargamento deve essere discussa dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Von der Leyen è stata nei Balcani occidentali la scorsa settimana, offrendo parole incoraggianti non solo a Montenegro e Albania, ma anche a Macedonia del Nord e Kosovo. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ieri a Kyiv ha promesso di sostenere un’accelerazione per l’Ucraina. Il 13 ottobre potrebbe diventare il prossimo “Super martedì” dell’allargamento con quattro conferenze intergovernative con Ucraina e Moldavia (per aprire due serie di capitoli negoziali ciascuno) e Montenegro e Albania (per chiudere rispettivamente tre capitoli e un capitolo negoziale).

Quante volte Ursula von der Leyen e António Costa hanno ripetuto che l’allargamento è “un imperativo geostrategico” o “il miglior investimento che possiamo compiere oggi per il futuro”? Dietro alla facciata delle dichiarazioni e degli annunci ottimistici si nasconde un’altra realtà. Sull’allargamento “il senso d’urgenza della scorsa primavera sta venendo meno”, ci ha detto un diplomatico europeo. In autunno “non accadrà nulla di serio”, prevede un altro diplomatico. A settembre non sono stati aperti o chiusi capitoli negoziali con nessun paese candidato. La discussione al Consiglio europeo potrebbe limitarsi a una presa d’atto delle proposte della Commissione sulla revisione delle politiche pre-allargamento.

Ciò che è cambiato rispetto alla scorsa primavera è la posizione dell’Ucraina. L’adesione di Kyiv all’Ue era inclusa nel piano di pace che l’Amministrazione Trump stava negoziando con la Russia di Vladimir Putin. Per non tradire i vecchi paesi candidati, anche i Balcani occidentali sarebbero dovuti entrare. Oggi né il piano di pace né l’ingresso dell’Ucraina sono più all’ordine del giorno. L’Ue può tornare a rinviare le decisioni difficili. A parte il probabile ingresso del Montenegro e forse dell’Albania, “un allargamento ampio e rapido” sembra “escluso”, ci ha detto Sandro Gozi, eurodeputato di Renew e relatore sulle riforme interne all’Ue per prepararsi all’allargamento.

Quando Gozi parla di riforme, si riferisce alle riforme interne all’Ue. Nel novembre dello scorso anno António Costa, il presidente del Consiglio europeo, li aveva definiti “i compiti a casa” che l’Ue non può permettersi più di rinviare. Già nel giugno del 2025 il Consiglio europeo aveva chiesto alla Commissione di presentare il più presto possibile le sue proposte. Nell’ottobre dello stesso anno era stato il Parlamento europeo a chiedere alla Commissione riforme “ambiziose”. Eppure le proposte contenute nella revisione della politica pre-allargamento sembrano essere molto al di sotto di questa soglia.

Le idee più originali della Commissione — come un processo inverso di allargamento con un’adesione immediata ma diritti limitati e reversibili — sono state accantonate. Nella scorsa primavera la Commissione aveva sondato gli ambasciatori degli Stati membri, incontrando una forte opposizione. Nel frattempo sono emerse nuove proposte che rischiano di creare una nuova sala d’attesa, come quella di status di “membro associato” per l’Ucraina lanciata in tutta fretta da Merz in primavera.

Nel documento della Commissione, la principale novità dovrebbe essere la cosiddetta “integrazione graduale” dei paesi candidati, per fare in modo che possano partecipare e beneficiare di alcune politiche dell’Ue anche se non sono formalmente membri. L’obiettivo è fare in modo che i candidati possano fronteggiare meglio le pressioni esterne e convincere i loro cittadini ad accettare le riforme interne, accedendo ai vantaggi dell’appartenenza ad alcuni settori dell’Ue. È un’idea “utile”, spiega Sandro Gozi. Tuttavia l’integrazione graduale è già in atto. Ai paesi dei Balcani occidentali è stata offerta la possibilità di entrare nell’area unica dei pagamenti in euro Sepa. Ucraina e Moldavia sono sincronizzate alla rete elettrica dell’Ue. Alcuni analisti si interrogano su un possibile effetto disincentivante: i candidati potrebbero essere spinti ad aderire allo Spazio Economico Europeo invece che all’Ue.

La revisione della politica di allargamento da parte della Commissione dovrebbe anche servire a convincere i cittadini dell’Ue della necessità di allargare la famiglia. La paura dell’opinione pubblica — e dei potenziali referendum — è sempre presente nelle istituzioni dell’Ue. Ispirandosi a quanto fatto per il grande allargamento del 2004, la Commissione dovrebbe proporre una serie di periodi transitori per i nuovi entranti sulla Politica agricola comune e sulla Politica di coesione. Ma difficilmente questo basterà a convincere gli agricoltori francesi che l’Ucraina non rappresenta una minaccia per loro. Il progetto di trattato costituzionale venne bocciato dalla Francia nel 2005 dopo una campagna incentrata sugli idraulici polacchi che avrebbero rubato il posto di lavoro a quelli francesi.

L’esperienza del 2004 almeno dovrebbe essere sfruttata per preservare lo Stato di diritto. La trasformazione dell’Ungheria da parte di Viktor Orbán in un regime di democrazia illiberale ha lasciato il segno. Nella revisione pre-allargamento, la Commissione dovrebbe proporre una clausola anti “cavalli di Troia”, con nuove salvaguardie per prevenire e correggere le violazioni dei principi e dei valori fondamentali. La clausola sarebbe contenuta nei trattati di adesione con i paesi candidati. Per un certo numero di anni, i nuovi entranti rinuncerebbero a usare il diritto di veto e si impegnerebbero ad accettare una retrocessione in caso di violazioni sistematiche dello Stato di diritto.

Quanto alla revisione dei trattati, rimane un tabù. La Commissione si limiterà a invitare gli Stati membri a fare uso della flessibilità degli attuali trattati per i processi decisionali e il funzionamento delle istituzioni, nonché un ricorso maggiore alle cooperazioni rafforzate. Qui sta il problema, secondo Sandro Gozi. “Ogni allargamento nella storia dell’Ue è stato preceduto o accompagnato da una riforma istituzionale”, spiega l’eurodeputato di Renew. “Nel contesto geopolitico in cui ci troviamo, una riforma ora è ancor più necessaria.” La flessibilità “non sarà sufficiente senza riforme mirate del trattato su eliminazione del veto, bilancio, poteri del Parlamento, Stato di diritto che valgano anche per gli attuali membri”, avverte Gozi.

Tra i 27 c’è consenso che, senza riformare i trattati, l’Ue possa digerire l’ingresso di piccoli paesi come il Montenegro, l’Albania e la Moldavia. Ma il vero test dell’allargamento è l’Ucraina, vittima di una guerra di aggressione per la sua volontà di essere parte della famiglia europea. “Le riforme necessarie per l’adesione dell’Ucraina — istituzioni, agricoltura e politica di coesione — rendono la questione dell’adesione molto complessa. Quindi verrà rinviata, diventando una questione di lungo periodo”, prevede Gozi. “Non è il mio auspicio, ma una valutazione oggettiva se non c’è volontà di un accordo ora su riforme importanti”, dice Gozi.

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La frase

“La Russia ha un messaggio per i diplomatici stranieri a Kyiv: andatevene, o rischiate la vita. La nostra risposta: restiamo.”

Katarina Mathernova, ambasciatrice dell’Ue in Ucraina.

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Merz a Kyiv — Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ieri ha compiuto una visita a sorpresa a Kyiv, dove la Russia ha moltiplicato gli attacchi contro le infrastrutture civili per rendere impossibile la vita della capitale durante l’inverno. L’ultimo episodio: un drone ha colpito nuovamente il ponte nord di Kyiv, uno dei principali assi di trasporto, mentre era in corso la visita di Merz. In una conferenza stampa con Volodymyr Zelensky, il cancelliere ha annunciato un nuovo pacchetto di sostegno da 1,3 miliardi di euro, che include armi, aiuti per il settore energetico e finanziamenti per la produzione di intercettori contro gli Shahed a reazione. Merz ha anche assicurato che la Germania vuole accelerare l’adesione dell’Ucraina all’Ue, ma ha insistito sulla necessità di riforme sullo Stato di diritto e contro la corruzione.

Sánchez di fronte al dilemma delle elezioni anticipate — Il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez è pressato dal suo partito perché convochi elezioni legislative anticipate il 29 novembre, per approfittare della rabbia suscitata dal rigetto da parte dei deputati di due decreti-legge destinati ad affrontare la crisi degli alloggi. La decisione del partito indipendentista catalano di destra Junts (Insieme per la Catalogna, sostenitore del governo) di votare con la destra e l’estrema destra contro questi due decreti ha lasciato Sánchez senza maggioranza. Il rapporto di forza elettorale è a favore della destra. Il Partido Popular (PP) e Vox (estrema destra) hanno il vantaggio negli ultimi sondaggi d’opinione, ma le manifestazioni di rabbia dopo il rigetto dei decreti potrebbero consentire al PSOE e ai suoi alleati di risalire.

Sánchez consulta ma non rivela nulla delle sue intenzioni. Gabriel Rufián, il presidente del partito indipendentista catalano di sinistra ERC (Esquerra Republicana de Catalunya), ha invitato Pedro Sánchez a “mantenere la testa fredda” di fronte agli appelli a elezioni legislative anticipate in Spagna, perché “il PSOE non ha nessuno alla sua sinistra su cui poter contare.”

Risultato record per il partito del premier — Le elezioni parlamentari di sabato in Lettonia hanno prodotto un risultato storico. Il partito del primo ministro, Andris Kulbergs, Lista Unita, affiliato ai Conservatori e Riformisti Europei (ECR), ha ottenuto il 35,4% dei voti. Questo si traduce in 42 seggi nel Parlamento di 100 seggi. È il risultato più alto mai raggiunto da un singolo partito dalla conquista dell’indipendenza dall’Urss nel 1991.

Kulbergs, 47 anni, che aveva preso il posto del primo ministro Evika Siliņa a maggio dopo la gestione fallimentare di due droni da combattimento ucraini entrati per errore nello spazio aereo lettone, ora potrà continuare a governare con una solida maggioranza. I suoi ex partner di coalizione — il partito Alleanza Nazionale (anch’esso affiliato all’ECR) e Nuova Unità (il partito della Siliņa, affiliato al Partito Popolare Europeo) — hanno ottenuto rispettivamente 16 e 7 seggi.

“Prima la Lettonia”, partito populista di destra membro del gruppo Patrioti per l’Europa al Parlamento europeo, si è classificato secondo con 17 seggi, ma non farà parte di alcuna coalizione di governo. Il partito filo-russo Potere Sovrano ha ottenuto 15 seggi. È l’unico partito nel nuovo Saeima che si oppone apertamente al proseguimento del sostegno all’Ucraina, facendo invece campagna per relazioni amichevoli con Mosca. La sua fondatrice e leader, Julija Stepanenko, è figlia dell’uomo d’affari russo Sergey Fedotov, residente in Russia. Il media investigativo “The Insider” ha rivelato che una delle sue aziende ha consegnato barriere anticarro alle forze armate russe nel distretto di Belgorod e nella regione del Donbas occupata dalla Russia. Fedotov ha anche trasferito alla Stepanenko circa 420.000 euro in attività finanziarie e immobiliari, secondo “The Insider”. Questo ha sollevato interrogativi sulle fonti di finanziamento del suo partito.

Gli “Amici della coesione” rispondono ai Frugali — Dopo la lettera dei paesi “Frugali” per chiedere tagli da diverse centinaia di miliardi, il gruppo degli “Amici della coesione” ha deciso di prendere carta e penna e scrivere al premier irlandese, Micheál Martin, per illustrare le loro linee rosse prima della presentazione della prossima “nego-box” per il bilancio 2028-34 dell’Ue. La lettera è firmata da 17 capi di Stato e di governo. L’italiana Giorgia Meloni e il rumeno Nicușor Dan si sono messi alla testa del gruppo.

Gli “Amici della coesione” sostengono “il ruolo centrale” della Politica di coesione e della Politica agricola comune nel sostenere la prosperità dell’Europa e si oppongono a ulteriori tagli alle risorse destinate a queste politiche. La richiesta è di preservare il livello complessivo delle risorse per le politiche tradizionali. Gli “Amici della coesione” chiedono anche “risorse aggiuntive” per finanziare le nuove priorità (sicurezza e difesa, competitività, resilienza) e sostengono nuove risorse proprie (a condizione che siano eque, semplici e non regressive). Per creare ulteriore spazio fiscale, propongono un rimborso più graduale del debito di NextGenerationEU e strumenti di debito “limitati e mirati” per priorità strategiche. Infine, gli “Amici della coesione” si dicono contrari agli sconti (rebates) di cui beneficiano i frugali.

Gli europei cedono a Trump ed evitano una crisi di approvvigionamento di diesel — Donald Trump ha rinunciato a imporre un divieto di esportazione di diesel dopo che venerdì gli europei hanno accettato di rilasciare 100 milioni di barili di riserve di petrolio, cedendo alle pressioni del presidente americano che sta cercando di far abbassare i prezzi dei carburanti in vista delle elezioni di mid-term. La decisione è stata annunciata da Donald Trump ed Emmanuel Macron dopo una riunione dei capi di Stato e di governo del G7. La dichiarazione congiunta prevede il rilascio di 100 milioni di barili di greggio e diesel, coordinato dall’Agenzia internazionale per l’energia. L’operazione dovrebbe iniziare “immediatamente” con un rilascio “sostanziale” di riserve di diesel nei primi 20 giorni.

Ci sono dubbi sulla legalità della decisione degli europei. L’attuale legislazione prevede di rilasciare le riserve strategiche in caso di crisi di approvvigionamenti, non di prezzi. Ma la Commissione alla fine non ha obiettato. “I nostri cittadini hanno bisogno e meritano un’energia accessibile”, ha detto Ursula von der Leyen: “Accogliamo con favore la decisione dei paesi del G7 di non imporre divieti all’esportazione verso gli alleati e la solidarietà continua tra i partner. Sosteniamo un rilascio coordinato da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia delle scorte di carburante.”

Guy Verhofstadt nel mirino della Procura europea — La Procura europea (EPPO) sta indagando su possibili frodi da parte del gruppo ALDE al Parlamento europeo sotto la leadership di Guy Verhofstadt, ha rivelato sabato il settimanale belga “Knack”.

Gli investigatori stanno esaminando il modo in cui il gruppo del partito liberale — che si è ribattezzato “Renew Europe” dopo le elezioni europee del 2019 — impiegava i tirocinanti negli anni dal 2009 al 2019, quando l’ex primo ministro belga ne era il presidente. La polizia federale belga supporta l’EPPO; anche l’ufficio antifrode dell’Ue, l’OLAF, è coinvolto.

Gli avvocati di Verhofstadt hanno dichiarato a “Knack” che finora gli è stato chiesto solo di testimoniare sull’impiego di un certo numero di tirocinanti nel gruppo ALDE, in cui non ha avuto un ruolo personale, e che sta collaborando pienamente.

Accade oggi

  • Consiglio europeo: il presidente Costa in Polonia incontra il premier Donald Tusk e visita il Collegio d’Europa di Natolin

  • Consiglio di associazione Ue-Moldavia

  • Parlamento europeo: sessione plenaria a Strasburgo (dibattiti sulla situazione umanitaria in Ucraina; sulla salute mentale al lavoro; sulla vendita online di medicinali falsi)

  • Commissione: il commissario Hoekstra partecipa alla riunione pre-Cop31 a Fiji

  • Parlamento europeo: riunione dell’Ufficio di presidenza

  • Parlamento europeo: conferenza stampa della deputata Lena Schilling sui deepfake dell’IA sessualizzati

  • Parlamento europeo: conferenza stampa dei deputati Germain, Korner e Freund sui fondi Ue all’Ungheria

  • Parlamento europeo: audizione nella commissione speciale Scudo per la democrazia del segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset

  • Banca centrale europea: discorso di Philip Lane alla Conferenza sulla politica monetaria 2026 a Francoforte

  • Eurostat: dati sulle vendite di case nel secondo trimestre; prezzi della produzione industriale ad agosto; dati sugli insegnanti nella scuola primaria e secondaria nel 2024

Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.

Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com


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