Manovra 2027, le novità e i quattro cantieri aperti: tasse (in meno), pensioni, energia, difesa


di
Enrico Marro e Mario Sensini

Flat tax al 5% per i giovani sotto i 35 anni, ma anche ecobonus per i lavori in casa e cedolare secca sui negozi. Le novità della Legge di Bilancio che sta prendendo forma

I numeri della Manovra fiscale per il 2027 ora sono più chiari: crescita che sale a circa l’1% nel 2026 e poi rallenta a 0,8%, debito in risalita fino a un picco del 138,6% nel 2027 (per poi ridiscendere gradualmente negli anni successivi), deficit che guarda all’uscita dalla procedura di infrazione Ue, visto che è atteso sotto il 3% del Pil nel 2026. E nei conteggi europei
verrebbe scomputato dello 0,6% di scostamento consentito per le spese in difesa ed energia per il 2027 e 2028: se il deficit reale resterà sopra il 3% per entrambi gli anni, quello valido per i conti Ue risulterà rispettivamente al 2,8 e 2,7%. 
Al di là delle grandezze principali del documento programmatico di Finanza pubblica (Dpfp), però, quali sono le misure che si inseriranno nella cornice macroeconomica in cui il governo disegnerà la nuova manovra? 
Ecco le principali novità, a cominciare da casa, tasse e pensioni. 
Fra le misure principali, allo studio c’è l’estensione del taglio della seconda aliquota Irpef per i redditi fino a 60.000 euro. La «flat tax» al 5% per gli incrementi salariali dei giovani, con l’ipotesi della cedolare secca, con alcune
limitazioni, per i negozi. Possibile anche la conferma del bonus casa per l’efficienza energetica al 50% per le prime abitazioni, con l’ipotesi di salire addirittura al 65%. 

Start tax per i giovani

Sarà una manovra, quella per il 2027, con al centro i giovani, ha più volte promesso il governo. Obiettivo: sostenere i salari di chi comincia a lavorare, anche per frenare la fuga all’estero dei laureati. Lo strumento principale dovrebbe essere la cosiddetta «start tax», una tassa piatta del 5% sugli aumenti del reddito da lavoro tra un anno e l’altro per i giovani fino a 35 anni. Questa agevolazione dovrebbe essere accompagnata da uno sgravio per i datori di lavoro che concedono aumenti di stipendio a questa fascia di dipendenti, mentre è sul tavolo anche l’ipotesi di prorogare l’esonero contributivo per l’assunzione di under 35 (il cosiddetto Bonus giovani). Per varare tutte queste misure servirebbe almeno un miliardo l’anno. Infine, per sostenere le future pensioni è allo studio un «libretto previdenziale alla nascita», con un contributo iniziale dello Stato che poi potrebbe essere alimentato da versamenti volontari dei familiari e del titolare del libretto quando comincia a lavorare.





















































28 miliardi in due anni per energia e difesa

Sette miliardi in più per la difesa, altri sette per la resilienza del sistema energetico, sia nel ‘27 che nel ‘28. Il governo ha optato per un’attivazione parziale della clausola che consente l’extradeficit per questi due obiettivi. Prevede, per ora, una spesa di 1,2 punti di Pil, contro gli 1,5 possibili nel biennio, che tutto sommato tiene il disavanzo, al netto della maggior spesa autorizzata, non lontano dal 3% del Pil, e sotto mano il rientro dalla procedura di infrazione per il deficit. Parte delle spese sterilizzate dai bilanci erano già previste e dunque libereranno spazio per altre misure discrezionali. Il che, ad esempio, rende più praticabili maggiori bonus per l’efficienza energetica delle abitazioni e delle imprese (già in parte previsti e ora finanziabili in extradeficit). Sulla difesa l’uso della clausola libera meno spazi di bilancio, ma il governo ha scelto di onorare gli impegni presi in Ue e Nato. Sperando che anche questo aiuti la richiesta di ulteriore, maggior flessibilità sulla spesa.

L’Irpef tra 50 e 60 mila euro di reddito scenderà al 33%

Il taglio dell’Irpef per il ceto medio è, allo stato, l’unica misura della manovra sulla quale concordano tutti i partiti di maggioranza. L’obiettivo è estendere l’aliquota del 33% ai redditi tra 50 e 60 mila euro, oggi tassati al 43%. Per chi dichiara 50 mila euro o più significherebbe un beneficio netto di mille euro l’anno. Lo sgravio costa 3 miliardi l’anno, non molti di meno se il beneficio venisse sterilizzato per i redditi più alti.
Gli altri «piatti» del menù fiscale della manovra dipenderanno dalla disponibilità del primo ingrediente, il denaro. La Lega punta alla flat tax per gli autonomi fino a 100 mila euro, Forza Italia sulla cedolare secca sull’affitto dei fondi commerciali, a Fratelli d’Italia piace la detassazione delle tredicesime, e la conferma degli attuali bonus su aumenti retributivi e straordinari. «Prelibatezze» che, però, costano molto. Più facile sarebbe aumentare al 65% i bonus casa, che dal ‘27 scenderebbero fino al 30%, se venisse attivata la clausola deficit per l’energia, e la Ue acconsentisse.

Pensioni, 10 miliardi per rivalutarle

Il tema pensioni è innanzitutto quello dell’adeguamento al costo della vita. Che, questa volta, preoccupa molto il governo, come ha sottolineato la premier, Giorgia Meloni, nella lettera inviata alla presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere più flessibilità di bilancio in seguito all’aumento della spesa pubblica determinato dall’impennata dell’inflazione. Secondo le prime stime della Ragioneria generale, infatti, per adeguare le pensioni potrebbero servire più di 10 miliardi di euro, contro i 2,6 miliardi spesi nel 2025 e i 5 miliardi del 2026. Questo perché i calcoli si fanno prevedendo un’inflazione media nel 2026 pari al 2,9%, visto anche il dato di agosto (+4,2%). C’è poi la proposta della Lega, che insiste per consentire anche a chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 (sistema misto) di andare in pensione a 64 anni, sia pure con l’assegno calcolato integralmente col contributivo. Costerebbe al Bilancio almeno un miliardo e mezzo all’anno.

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3 ottobre 2026 ( modifica il 3 ottobre 2026 | 09:27)


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