Meloni agli 80 anni della CNA, l’artigianato è lavoro, identità e futuro


Nel suo intervento a Roma, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni  ha ricordato il contributo degli artigiani e delle piccole imprese alla ricostruzione dell’Italia, al Made in Italy e alla coesione delle comunità

Al centro anche intelligenza artificiale, formazione professionale, ricambio generazionale, credito, energia e tutela delle eccellenze

Ottant’anni di storia intrecciati con quelli della Repubblica, della ricostruzione e del lavoro italiano. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuto il 1° ottobre all’Auditorium Antonianum di Roma durante l’evento celebrativo organizzato per l’80° anniversario della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa.

Nel suo discorso, il Presidente ha ringraziato la CNA e il presidente nazionale Dario Costantini per il confronto costruito negli ultimi anni. Ha descritto la Confederazione come una realtà capace di difendere gli interessi della propria categoria inserendoli in una visione più ampia, legata alla comunità, alla Nazione e al bene complessivo del sistema produttivo.

La storia della CNA e quella della Repubblica

La nascita della CNA nel 1946 coincide con uno dei passaggi decisivi della storia italiana. Il Paese usciva dalla guerra, ricostruiva le città, sceglieva la Repubblica e si preparava a porre il lavoro tra i principi fondamentali del nuovo ordinamento costituzionale. Nello stesso anno le donne italiane partecipavano per la prima volta a una consultazione politica nazionale.

Il Presidente Meloni ha collegato queste ricorrenze sottolineando come, per gli artigiani, il lavoro non sia mai rimasto un principio astratto. Nelle botteghe, nei laboratori e nei cantieri esso diventa un gesto concreto, ripetuto e perfezionato fino a trasformarsi in competenza, sapere e identità.

In ottant’anni sono cambiati i mestieri, i mercati, le tecnologie e le città. L’artigianato, tuttavia, ha continuato a rappresentare un punto di riferimento proprio perché è stato capace di adattarsi senza perdere la propria natura. La tradizione, in questa prospettiva, non è immobilità o nostalgia, ma una conoscenza ricevuta che può essere aggiornata e trasmessa.

L’intelligenza artificiale e il valore insostituibile della persona

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato il rapporto tra artigianato e innovazione. Le piccole imprese utilizzano ormai strumenti digitali, sistemi automatizzati e applicazioni di intelligenza artificiale. La tecnologia può migliorare la progettazione, ridurre gli sprechi, aiutare l’organizzazione e consentire alle aziende di raggiungere mercati più ampi.

Ma l’innovazione, ha osservato il Presidente, non elimina ciò che distingue il lavoro artigiano: l’occhio capace di riconoscere un’imperfezione, la pazienza di ripetere un’operazione e la volontà di migliorare un prodotto fino a raggiungere il risultato desiderato. Una macchina può eseguire una sequenza con velocità e precisione, ma il sapere dell’artigiano comprende esperienza, sensibilità, giudizio e responsabilità personale.

È una distinzione importante nell’era degli algoritmi. Il valore del lavoro non può essere misurato soltanto attraverso la quantità prodotta o la rapidità dell’esecuzione. Esiste una dimensione umana della qualità che nasce dal rapporto tra la persona, la materia e il risultato del proprio impegno.

Tenere l’uomo al centro dell’innovazione significa quindi utilizzare le nuove tecnologie senza consentire che cancellino professionalità, memoria e identità. L’intelligenza artificiale può affiancare l’artigiano, ma non sostituisce automaticamente la capacità di comprendere il contesto, riconoscere il valore di una differenza e rispondere personalmente della qualità di ciò che viene realizzato.

Il Made in Italy come modo di lavorare

el discorso, il Made in Italy è stato presentato non soltanto come un marchio commerciale, ma come un modo di stare nel mondo. Dietro un prodotto italiano vi sono la cura dei particolari, la creatività, la capacità di adattare le tecniche e l’orgoglio di collegare il proprio lavoro al nome dell’Italia.

Le imprese artigiane sono oltre un milione e duecentomila e costituiscono circa un quarto del sistema produttivo nazionale. Non generano soltanto ricchezza economica: mantengono vivi mestieri e territori, costruiscono relazioni e diventano punti di riferimento nelle comunità. La loro presenza assume un valore ancora maggiore in una società nella quale molti legami tradizionali si stanno indebolendo.

Secondo i dati richiamati dal Presidente, nel 2025 l’export italiano ha raggiunto il valore record di 643 miliardi di euro, portando l’Italia al quarto posto tra le nazioni esportatrici. Il Paese difficilmente può competere sulla quantità con sistemi produttivi di dimensioni molto maggiori, ma può distinguersi attraverso la qualità, l’identità e la capacità di creare prodotti difficilmente omologabili.

Tutelare gli artigiani e le eccellenze territoriali

La qualità deve però essere riconosciuta e protetta. Il Presidente ha ricordato le misure introdotte per riservare l’utilizzo delle definizioni “artigianato” e “artigianale” alle imprese regolarmente iscritte all’albo e impegnate direttamente nella produzione di beni o servizi artigianali.

La disposizione intende contrastare la concorrenza sleale di chi utilizza impropriamente queste denominazioni, tutelando tanto i professionisti quanto i consumatori. Nella stessa direzione si colloca l’azione contro le cosiddette attività “apri e chiudi”, aziende che cessano formalmente prima dei controlli fiscali per poi riapparire con una diversa denominazione.

Meloni ha ricordato inoltre il percorso europeo per estendere la protezione delle indicazioni geografiche, già prevista per i prodotti agroalimentari, anche alle produzioni artigianali. Tra le prime eccellenze interessate figurano il vetro di Murano, il merletto di Burano, il corallo di Torre del Greco e la ceramica di Vietri. Proteggere questi prodotti dalla contraffazione significa difendere non soltanto un’attività economica, ma la storia e la cultura dei territori nei quali sono nati.

Credito, crescita e dignità della formazione professionale

Tra le difficoltà delle imprese artigiane rimane centrale l’accesso al credito. Il Presidente ha ricordato la nuova Artigiancassa, fondata su una collaborazione tra Mediocredito Centrale, associazioni dell’artigianato e confidi, insieme al fondo da 50 milioni di euro istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per sostenere sviluppo e crescita.

Il Governo intende inoltre procedere con la legge delega sull’artigianato, affinché le imprese con una reale storicità possano aumentare il numero dei dipendenti senza perdere automaticamente la propria qualifica. La crescita non dovrebbe obbligare un’impresa a rinunciare alla specificità che ne ha determinato il successo.

Resta, tuttavia, il problema del ricambio generazionale. Molte aziende rischiano di perdere competenze maturate in decenni di attività perché non trovano giovani disposti o preparati a raccogliere il testimone. Secondo Meloni, è necessaria anche una svolta culturale capace di superare il pregiudizio che considera l’istruzione tecnica e professionale una scelta di livello inferiore.

Tecnici, chimici, periti, geometri, cuochi, informatici, sarti e modellisti costituiscono una parte essenziale del sistema produttivo. Restituire dignità a questi percorsi significa riconoscere che il sapere non è soltanto teorico e che la capacità di fare non è separata dall’intelligenza.

Il Presidente ha citato gli ITS Academy, il liceo del Made in Italy e la riforma del percorso formativo 4+2. Ha ricordato inoltre l’incentivo che favorisce l’assunzione a tempo indeterminato di giovani sotto i 35 anni, collegandola al passaggio al part-time dei lavoratori prossimi alla pensione. L’obiettivo è creare un periodo nel quale esperienza e nuove competenze possano incontrarsi direttamente nei luoghi di lavoro.

Innovare senza perdere la propria identità

Accanto alla formazione, le imprese devono essere accompagnate nella transizione tecnologica. Il Piano Transizione 5.0, la Nuova Sabatini e le misure rivolte alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno sostengono investimenti in intelligenza artificiale, big data, servizi cloud e cybersicurezza.

La questione decisiva non consiste nello scegliere tra tradizione e innovazione. La vera sfida è innovare senza perdere la propria identità, utilizzando gli strumenti digitali per rafforzare il lavoro umano e non per impoverirlo. Una bottega può diventare più connessa e tecnologicamente avanzata continuando a essere il luogo nel quale una competenza personale si traduce in un prodotto riconoscibile.

Nel discorso sono stati affrontati anche il costo dell’energia, la necessità di interventi strutturali, il percorso verso il nucleare, le richieste italiane di maggiore flessibilità europea e la riduzione della burocrazia. Ogni ora sottratta agli adempimenti inutili e restituita al lavoro, ha affermato Meloni, contribuisce alla produzione di ricchezza e occupazione.

La firma come assunzione di responsabilità

Nella conclusione, il Presidente ha richiamato un gesto semplice e profondamente simbolico: la firma che l’artigiano pone sul proprio prodotto. Non è soltanto un’affermazione di orgoglio personale, ma una dichiarazione di responsabilità: chi firma risponde della qualità di ciò che ha realizzato.

È forse questa l’immagine che riassume meglio il significato degli ottant’anni della CNA. In un’economia sempre più automatizzata e impersonale, l’artigianato conserva il legame tra il lavoro e il volto di chi lo compie. Ogni oggetto porta con sé tempo, capacità, tentativi, errori corretti e conoscenze ricevute da altri.

L’innovazione è necessaria, ma acquista valore quando rimane al servizio della persona e della comunità. Difendere l’artigianato significa allora proteggere un modello produttivo, ma anche una visione del lavoro fondata sulla dignità, sulla responsabilità e sulla capacità dell’uomo di trasformare la realtà senza perdere se stesso.

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