Gianluigi Rozza, presidente SIMAI, spiega perché la matematica applicata — motore silenzioso dietro intelligenza artificiale, supercalcolo e innovazione industriale — meriti un posto nella politica industriale del Paese: dai numeri del recente rapporto Deloitte sul suo impatto economico alle quattro direzioni su cui agire per colmare il divario tra ricerca e sistema produttivo.
Quando si parla di competitività del Paese, il dibattito pubblico si concentra spesso su intelligenza artificiale, supercalcolo, innovazione digitale, transizione energetica o manifattura avanzata. Più raramente si pone una domanda essenziale: quale disciplina rende possibile tutto questo? La risposta è la matematica, in particolare la matematica applicata.
La matematica è il linguaggio universale con cui modelliamo sistemi complessi, ottimizziamo processi produttivi, interpretiamo dati, progettiamo algoritmi, riduciamo consumi energetici, sviluppiamo nuovi materiali, costruiamo gemelli digitali, rendiamo più sicure le infrastrutture e più efficaci le cure mediche. Ogni volta che un’impresa ottimizza la propria produzione, un ospedale utilizza modelli predittivi, un sistema di intelligenza artificiale prende una decisione o un veicolo autonomo interpreta l’ambiente circostante, dietro c’è quasi sempre una componente fondamentale di matematica applicata.
Per molti anni questa realtà è rimasta poco visibile. Oggi non è più possibile considerare la matematica soltanto come una disciplina di base: è una vera infrastruttura strategica dell’innovazione, soprattutto per un Paese come l’Italia.
L’Italia dispone di una comunità scientifica di assoluto livello internazionale. I nostri ricercatori sono protagonisti nei principali programmi europei, guidano progetti ERC, EIC e FIS, collaborano con imprese, centri di ricerca e istituzioni pubbliche. Tuttavia, esiste ancora una distanza significativa tra il potenziale della ricerca matematica e la sua piena valorizzazione nel sistema economico nazionale. Il recente rapporto L’impatto economico della ricerca matematica in Italia, realizzato da Deloitte Economics, commissionato da Unione Matematica Italiana e CNR, presentato lo scorso maggio a Roma, offre per la prima volta una misura di questo contributo: la ricerca e le professioni ad alta intensità matematica generano, nel complesso, oltre 680 miliardi di euro di valore aggiunto, circa un terzo della ricchezza prodotta annualmente in Italia, e sostengono 8,4 milioni di posti di lavoro. Eppure, la matematica continua a essere percepita soprattutto come una materia scolastica, molto meno come una leva economica e industriale. Ridurre questa distanza rappresenta una delle grandi sfide e opportunità tangibili per il Paese.
La matematica applicata è uno straordinario fattore abilitante. Non sostituisce le altre discipline: le connette. È il terreno comune su cui dialogano infatti ingegneria, medicina, fisica, chimica, economia, scienze dei dati, scienze sociali, statistica, biologia, geologia, scienze ambientali e informatica. È la disciplina che permette di trasformare una grande quantità di dati in conoscenza, la conoscenza in modelli e i modelli in decisioni strategiche.
Per questo la matematica è uno dei pilastri dell’intelligenza artificiale. L’AI non nasce soltanto dai dati: nasce dai modelli matematici, dall’ottimizzazione numerica, dalla probabilità, dall’analisi e dall’algebra. Investire nella matematica significa dunque investire nell’autonomia tecnologica del Paese.
È anche da questa consapevolezza che nasce il rinnovato impegno della Società Italiana di Matematica Applicata e Industriale: mettere in relazione università, centri di ricerca, imprese, startup e pubbliche amministrazioni, favorendo il trasferimento delle conoscenze e la mobilità dei giovani talenti. Non si tratta soltanto di rappresentare una comunità scientifica, ma di contribuire alla costruzione di un’infrastruttura nazionale dell’innovazione.
In questa prospettiva, il dialogo con il sistema produttivo diventa decisivo. Sempre più imprese riconoscono che la competitività futura dipenderà dalla capacità di integrare modelli matematici, simulazione numerica, analisi dei dati e intelligenza artificiale nei propri processi, ma soprattutto dalla capacità di attrarre una nuova generazione di giovani ricercatori e ricercatrici. La matematica applicata non è un costo di ricerca: è un investimento che genera efficienza, sostenibilità e innovazione.
Occorre agire in quattro direzioni: finanziare stabilmente la ricerca matematica; costruire strumenti semplici attraverso i quali anche le piccole e medie imprese possano accedere alle competenze delle università; favorire la nascita di nuove start-up innovative; creare percorsi professionali che consentano ai giovani matematici di muoversi tra ricerca e industria, senza che questo passaggio venga considerato un abbandono della carriera scientifica. A queste condizioni, la matematica può diventare una componente strutturale della politica industriale italiana.
La matematica applicata non è soltanto una disciplina scientifica. È una competenza strategica per la sovranità tecnologica europea, per la competitività industriale, per la sostenibilità ambientale e per migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Se vogliamo che l’Italia continui a essere un Paese capace di innovare, dobbiamo investire non soltanto nelle tecnologie, ma nelle idee che le rendono possibili e nelle persone capaci di realizzarle.
La matematica applicata è forse la più trasversale di queste idee: una disciplina antica che oggi decide una parte importante del nostro futuro. Renderla visibile e valorizzarla non è una rivendicazione della comunità scientifica. È una scelta di politica industriale per il Paese.
Gianluigi Rozza
Presidente della Società Italiana di Matematica Applicata e Industriale (SIMAI) e Professore Ordinario di Analisi Numerica presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste
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