Dal risparmio alla pianificazione del futuro


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Il denaro rappresenta per molti italiani una fonte di sicurezza, serenità e libertà. È ciò che permette di affrontare gli imprevisti, sostenere le proprie esigenze e costruire progetti per il futuro. Tuttavia, quando si passa dal risparmio all’investimento, il rapporto con il denaro sembra cambiare: siamo molto attenti ad accumulare liquidità, ma meno propensi a chiederci come impiegarla per raggiungere i nostri obiettivi nel tempo.

È quanto emerge da una nostra recente indagine, pubblicata daIl Sole 24 Ore, che ha analizzato il rapporto degli italiani con il denaro e gli investimenti, concentrandosi anche sulle emozioni che influenzano le decisioni finanziarie.

Risparmiare è una priorità, investire lo è meno

L’indagine mostra quanto la gestione quotidiana delle finanze occupi un posto importante nei pensieri degli italiani. L’84% degli intervistati dichiara di riflettere regolarmente su come spendere meno, mentre il 71% cerca modi per aumentare le proprie entrate. Il 75% dedica attenzione anche al miglioramento delle proprie competenze professionali.

Quando si tratta di investimenti, però, l’attenzione diminuisce: solo il 63% degli intervistati dichiara di pensare a come investire meglio il proprio patrimonio. Un dato che suggerisce come l’investimento continui a essere percepito come un tema più complesso rispetto alla gestione del bilancio familiare.

Anche il controllo dei risparmi è un’abitudine frequente. In media, gli italiani verificano la propria liquidità 7,2 volte al mese: quasi la metà lo fa almeno una volta alla settimana e il 19% ogni giorno, soprattutto attraverso app e servizi online.

Eppure, controllare i propri risparmi non significa necessariamente sapere come gestirli al meglio. Quando si tratta di decidere come impiegare la liquidità disponibile, spesso prevale il bisogno di sicurezza. Il 37% degli intervistati dichiara infatti di sentirsi tranquillo nel mantenere i propri risparmi sul conto corrente, mentre altri associano il tema a sentimenti meno positivi, come il disagio legato alla possibilità di gestire meglio il proprio patrimonio o alla perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione.

Il tema è particolarmente rilevante in un Paese in cui, secondo l’ultimo Rapporto Fabi citato nell’indagine, le famiglie detengono oltre 1.600 miliardi di euro in conti correnti e depositi, a fronte di un patrimonio finanziario complessivo superiore a 6.480 miliardi.

“Una liquidità enorme, spesso lasciata ferma per un bisogno di sicurezza più emotivo che razionale”, commenta il nostro Global Head of Wealth, Andrea Rocchetti. “Se investiti con criterio, questi fondi potrebbero generare valore nel tempo senza sacrificare la protezione dai rischi”.

Il denaro come protezione, ma anche come libertà

Per comprendere il rapporto degli italiani con il denaro, è utile osservare anche il significato che gli attribuiscono. Per la metà degli intervistati, il denaro rappresenta soprattutto sicurezza per il futuro. Un ulteriore 26% lo associa al benessere, inteso come realizzazione personale o fonte di felicità.

Allo stesso tempo, il 51% considera il denaro uno strumento per realizzare progetti e soddisfare esigenze concrete. Solo un italiano su cinque, invece, lo vive principalmente come un obiettivo da accumulare.

Nel complesso, il rapporto con il denaro è descritto in termini positivi: il 73% degli intervistati lo definisce sereno e l’11% parla addirittura di un rapporto “d’amore”. Tuttavia, non mancano le preoccupazioni. Il 19% associa il denaro all’ansia, una percentuale che sale al 25% tra le donne e tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, mentre scende al 12% tra gli over 55.

Le differenze generazionali emergono anche nel modo in cui viene vissuta la liquidità. I giovani sono quelli che più frequentemente provano senso di colpa nel lasciare il denaro fermo sul conto, mentre i 35-54enni risultano la fascia più serena. Tra gli over 55, invece, è più diffusa una certa indifferenza verso il tema.

Questa prudenza si riflette anche nella previdenza complementare. Secondo la Relazione COVIP 2025, gli iscritti ai fondi pensione sono 10,4 milioni, meno del 40% della forza lavoro. Una partecipazione ancora limitata, che può dipendere da diversi fattori: dalla scarsa conoscenza dei vantaggi fiscali e contributivi alla procrastinazione delle decisioni di lungo periodo, fino alla poca familiarità con gli strumenti di investimento.

La paura di perdere può frenare le decisioni

Le emozioni diventano ancora più rilevanti quando si parla direttamente di investimenti.

Il 38% degli intervistati dichiara di non provare particolari timori, ma tra coloro che invece manifestano preoccupazioni prevale la paura di perdere tutto, indicata dal 26% del campione. Seguono il timore di un crollo dei mercati, al 19%, e quello di ricevere consigli non adeguati, al 17%.

Donne e giovani mostrano una maggiore avversione al rischio: il 31% delle donne teme di perdere tutto, contro il 21% degli uomini. La stessa preoccupazione riguarda il 31% dei giovani, mentre scende al 17% tra gli over 55.

Anche le aspettative di rendimento riflettono un atteggiamento prudente. Il 16% degli intervistati considera soddisfacente evitare perdite, mentre il 18% ritiene sufficiente recuperare l’inflazione. Il 31% indica come adeguato un rendimento annuo tra il 3% e il 5%, mentre solo il 13% ritiene necessario superare il 5% per sentirsi realmente soddisfatto.

Tra gli over 55 prevale soprattutto l’obiettivo di conservare il capitale, indicato dal 42% del campione. I più giovani, invece, mostrano aspettative leggermente più ambiziose: il 36% considera adeguato un rendimento annuo tra il 3% e il 5%.

Prudenza e orizzonte temporale

La prudenza non è necessariamente un atteggiamento negativo. La scelta di quanto rischio assumere dovrebbe infatti dipendere dagli obiettivi, dall’orizzonte temporale e dalla situazione finanziaria di ciascun investitore.

Tuttavia, un’eccessiva concentrazione sulla conservazione nominale del capitale può esporre a un rischio meno evidente: quello dell’inflazione. Lasciare a lungo il denaro fermo sul conto corrente può infatti ridurne il potere d’acquisto, soprattutto quando il rendimento della liquidità non tiene il passo con l’aumento dei prezzi.

Anche i dati sulla previdenza complementare evidenziano questo tema. Secondo la Relazione COVIP 2025, oltre il 45% degli iscritti ai fondi pensione investe in comparti garantiti o obbligazionari, mentre appena il 14% sceglie comparti azionari.

Come sottolinea Rocchetti, “questa cautela ha evidentemente un impatto anche sui rendimenti attesi e realizzati. Un disallineamento che vale la pena correggere, soprattutto su orizzonti di medio-lungo termine e specialmente se si ricercano rendimenti superiori all’inflazione”.

L’obiettivo, naturalmente, non è eliminare la prudenza, ma renderla coerente con il tempo a disposizione e con gli obiettivi da raggiungere. Un investitore che dispone di un orizzonte lungo può valutare una maggiore esposizione ad asset potenzialmente più redditizi, mantenendo comunque un portafoglio diversificato e un livello di rischio compatibile con le proprie esigenze.

Dal risparmio alla costruzione del futuro

L’indagine mostra anche quanto gli italiani siano propensi a risparmiare quando le loro entrate aumentano. Solo il 4% degli intervistati spenderebbe immediatamente l’intero aumento di stipendio, mentre il 96% ne destinerebbe almeno una parte al risparmio.

Più della metà del campione accantonerebbe almeno un quarto o la metà delle nuove entrate, mentre il 43% arriverebbe a risparmiarne almeno il 75%. Il 18%, infine, metterebbe da parte l’intero importo aggiuntivo.

Questi dati confermano l’esistenza di una forte propensione al risparmio. La sfida successiva consiste nel capire come trasformare una parte di quella liquidità in uno strumento utile a sostenere progetti e obiettivi nel lungo periodo.

Il passaggio dal risparmio all’investimento non richiede necessariamente di rinunciare alla sicurezza. Richiede piuttosto di distinguere tra la liquidità necessaria per affrontare le esigenze quotidiane e le somme che possono essere investite con un orizzonte più lungo. In questo modo, è possibile mantenere una riserva per gli imprevisti e, allo stesso tempo, cercare di proteggere il patrimonio dall’erosione dell’inflazione e favorirne la crescita nel tempo.

“Il rapporto con il denaro e gli investimenti è profondamente emotivo”, conclude Rocchetti. “Da un lato rappresentano sicurezza, libertà e la possibilità di costruire il proprio futuro, dall’altro continuano a generare preoccupazioni che condizionano il modo in cui risparmiamo e investiamo. Comprendere queste dinamiche è essenziale per aiutare le persone a sviluppare una maggiore cultura finanziaria e a trasformare l’incertezza in scelte informate, più consapevoli, a beneficio del proprio benessere futuro”.

Il primo passo, quindi, non è necessariamente investire di più, ma comprendere meglio il ruolo che il denaro può avere nel nostro futuro: non soltanto una riserva da proteggere, ma anche una risorsa da gestire in modo consapevole per raggiungere i propri obiettivi.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.


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